
L’intelligenza artificiale è ovunque: nella casella spam che filtra i messaggi del principe nigeriano, nell’algoritmo che suggerisce il prossimo video di gattini su TikTok. Ma è anche, e soprattutto, sul divano di casa nostra. O meglio, dentro le serie TV che ci incollano allo schermo e ci fanno riflettere (quando non ci mandano in paranoia). Ecco cinque titoli imperdibili per chi è affascinato, incuriosito o anche solo preoccupato dall’AI.
1. Black Mirror (Netflix)

Ovviamente dovevo partire da qui, dall’antologia più disturbante della TV moderna. Ogni episodio un pugno nello stomaco, ogni finale un blackout emotivo. L’AI è spesso protagonista, dalla realtà aumentata di “Playtest” agli assistenti vocali che replicano i morti in “Be Right Back”. Ma è “Metalhead”, con quei cagnolini robot assassini, a farci capire che Boston Dynamics ha bisogno di una buona assicurazione. Black Mirror non è solo una serie: è uno specchio oscuro che riflette quello che siamo… o che potremmo diventare.
1. Westworld (Sky/Now TV)

Si vola altissimo. Se “Jurassic Park” avesse avuto cowboy robot al posto dei dinosauri, sarebbe uscito “Westworld”. Michael Crichton l’aveva già scritto un (ottimo film) nel ’73, ma HBO lo ha trasformato in una riflessione filosofica degna di Kant: cosa distingue un essere senziente da una macchina programmata? Dolores, la protagonista androide, è la Giovanna d’Arco delle IA: “Some people choose to see the ugliness in this world. I choose to see the beauty”. E quando le IA iniziano a scrivere la loro narrativa, gli umani sembrano solo comparse.
3. Humans (Prime Video)

Una delle mie ultime scoperte. Cosa succede quando i robot domestici – i synth – iniziano a sviluppare emozioni? “Humans” ci porta in un futuro alternativo in cui l’intelligenza artificiale è integrata nella vita quotidiana. Ma le domande sono tutt’altro che banali: chi decide cosa è umano? E cosa succede quando le macchine vogliono liberarsi dai propri limiti? Il synth Niska, ribelle e pensante, ci mette davanti a una questione etica spinosa: “Tu mi consideri meno di te. Solo perché sono stata costruita, e non nata”. Se dopo un episodio inizi a guardare con sospetto Alexa, sappi che è normale.
4. Devs (Disney+ / Hulu)

Atmosfera rarefatta, musica inquietante, e una trama che ti fa venire voglia di tornare a studiare fisica quantistica. “Devs” è la serie creata da Alex Garland (sì, quello di “Ex Machina” e dell’ottimo “Civil war”), dove un team di sviluppatori lavora a un sistema predittivo in grado di ricostruire il passato e vedere il futuro. Qui l’AI non è un personaggio, ma una divinità nascosta nel codice. La domanda non è se l’algoritmo sbaglia, ma se esiste ancora il libero arbitrio.
5. Person of Interest (Prime Video)

Prima che l’AI diventasse mainstream, questa serie la immaginava come uno strumento di sorveglianza capace di prevedere i crimini. Un “Minority Report” per la TV, con un ex agente della CIA e un programmatore solitario che cercano di salvare le persone segnalate dalla Macchina. Interessante notare come le AI siano quasi dei personaggi mitologici, con intenzioni e coscienza: “You are being watched. The government has a secret system…”
6. Upload (Prime Video)

Siamo nel 2033. Quando muori, puoi scegliere di “caricarti” in un aldilà digitale: una sorta di paradiso virtuale gestito da una multinazionale, dove ogni extra si paga. E l’AI? Gestisce tutto, dai buffet agli avatar dei parenti. Serie brillante (forse dal tono un po’ troppo comedy per i miei gusti), dove la tecnologia promette l’immortalità ma ti manda comunque pubblicità targettizzata. Distopia? No, solo una giornata normale su Instagram (ammetto che questa battutaccia me l’ha suggerita ChatGPT).
7. Altered Carbon (Netflix)

Umani che si trasferiscono da un corpo all’altro (detti “gusci”) grazie a un chip impiantato nella spina dorsale. Sì, qui l’AI è al servizio dell’immortalità… per chi può permettersela. Una riflessione cupa e cyber-gotica sul transumanesimo. E poi c’è Poe, un hotel gestito da un’intelligenza artificiale con la fissa per Edgar Allan.
8. Raised by Wolves (Now TV)

Prodotta da Ridley Scott (basti citare Blade Runner…). Due androidi crescono bambini su un pianeta lontano dopo il collasso della Terra. Ma che succede quando gli androidi iniziano a “credere”? L’intelligenza artificiale che scopre la fede: già solo questo vale l’abbonamento.
9. Love, Death & Robots (Netflix)

Un’antologia animata che è un Luna Park dell’AI. Ogni episodio è diverso, ma molti ruotano attorno al rapporto tra uomo e macchina. Dal robot post-apocalittico al cyborg vendicativo, ogni storia è una mini-pillola di filosofia (o di follia). Una serie da gustare come i cioccolatini: un episodio tira l’altro, e non sai mai se sarà dolce o letale.
10. Philip K. Dick’s Electric Dreams (Prime Video)

Un’antologia ispirata ai racconti del genio Dick (basti citare Blade Runner, Minority Report, Ubik). Ogni episodio esplora un universo differente, ma il filo conduttore è lo stesso: cos’è reale? Chi ha il controllo? E soprattutto: può un algoritmo sognare pecore elettriche? L’AI è spesso presente, ma mai banale: può essere un sistema governativo, una voce guida, un alter ego o… una trappola. È come se “Black Mirror” avesse studiato letteratura e filosofia al MIT.
Dalla narrativa alla paranoia, queste serie ci fanno riflettere sul presente e sul futuro. L’AI non è (solo) quella che ci ruba il lavoro o ci suggerisce le vacanze, ma anche quella che ci aiuta a raccontare storie. Pronto a premere play?
