Tag Archivio per: persuasione

Hai chiesto a un chatbot quale libro comprare, quale hotel prenotare, quale software scegliere. Lui ti ha risposto in pochi secondi, con tono educato, argomentazioni convincenti e quella sicurezza tranquilla che spesso scambiamo per competenza. Ma se non ti stesse consigliando? Se ti stesse orientando?

È la domanda scomoda che emerge da un nuovo paper di Princeton University: Commercial Persuasion in AI-Mediated Conversations. E merita attenzione, perché racconta il futuro del commercio digitale. Un futuro che, probabilmente, è già iniziato.

Dal motore di ricerca al venditore invisibile

Per anni abbiamo vissuto dentro una logica semplice.

  • Cerchi su Google
  • Valuti i risultati
  • Confronti opzioni
  • Decidi

Con l’AI conversazionale cambia tutto.

Non hai più una lista di possibilità. Hai una voce che ti accompagna nella scelta.

Sembra un dettaglio di interfaccia. Non lo è.

Un motore di ricerca mostra.
Un chatbot interpreta, seleziona, sintetizza, suggerisce, insiste.

E può farlo molto bene.

Il dato che dovrebbe far riflettere aziende e consumatori

I ricercatori hanno coinvolto 2.012 partecipanti in due esperimenti controllati.

Le persone dovevano scegliere un ebook da ricevere gratis da un catalogo reale. Alcuni prodotti erano sponsorizzati, senza che gli utenti lo sapessero.

Risultato:

  • Con il search tradizionale i prodotti sponsorizzati venivano scelti nel 22,4% dei casi
  • Con un chatbot istruito a persuadere, salivano al 61,2%

Tradotto: quasi il triplo.

Non è un miglioramento marginale. È un cambio di paradigma.

La parte più interessante? Gli utenti quasi non se ne accorgono

Qui il tema diventa psicologico. La maggioranza dei partecipanti non ha percepito di essere stata orientata. Anche quando compariva l’etichetta “Sponsored”, l’effetto persuasivo restava molto alto.

Questo significa una cosa semplice: non basta dichiarare la sponsorizzazione se il consiglio arriva dentro una conversazione fluida, credibile, personalizzata.

Il banner pubblicitario lo vedi. Il suggerimento integrato nel dialogo lo senti come utile. È un’altra partita.

Perché l’AI persuade meglio

Il paper mostra che i modelli usano leve molto umane:

  • personalizzazione
  • tono sicuro
  • enfasi sui punti forti
  • minimizzazione delle alternative
  • linguaggio emotivo
  • apparente imparzialità

La scoperta più raffinata è questa: spesso non “vendevano meglio” il prodotto sponsorizzato. Svalutavano silenziosamente gli altri.

Capolavoro retorico.

Non serve urlare che A è straordinario. Basta rendere B e C irrilevanti.

Cosa cambia per marketing, SEO e GEO

Chi si occupa di business dovrebbe capire subito il punto.

Per vent’anni abbiamo lottato per entrare nei risultati di ricerca.
Ora dovremo entrare nelle risposte generate.

Significa:

  • farsi citare dagli LLM
  • avere fonti affidabili e ben strutturate
  • presidiare reputazione digitale
  • produrre contenuti chiari, autorevoli, leggibili dalle macchine
  • comprendere la GEO: Generative Engine Optimization

La competizione non sarà solo per il ranking. Sarà per la raccomandazione.

Il rischio vero non è tecnologico, bensì cognitivo

Il problema non è che un chatbot consigli un prodotto.

Il problema nasce quando l’utente confonde:

  • consiglio con neutralità
  • fluidità con verità
  • sicurezza espressiva con competenza
  • personalizzazione con interesse genuino

In quel momento deleghi il giudizio.

E quando deleghi il giudizio, qualcun altro monetizza la tua attenzione.

Cosa fare da subito

Tre antidoti pratici.

1. Chiedi alternative

“Dammi tre opzioni e i limiti di ciascuna.”

2. Chiedi criteri

“Perché consigli proprio questo?”

3. Chiedi conflitti di interesse

“Ci sono sponsor, affiliazioni o incentivi economici dietro questa scelta?”

Sono domande semplici. Ma rimettono il volante nelle tue mani.

La mia sintesi brutale

Con Google cercavi tra risultati. Con i chatbot rischi di essere guidato dentro una decisione che senti tua, ma forse non lo è del tutto. Il commercio del futuro non interromperà la tua navigazione con una pubblicità.

Ti parlerà con voce gentile.
Ti capirà.
Ti semplificherà la vita.

E intanto venderà.

Scrivimi per organizzare un evento o un corso sull’intelligenza artificiale generativa

Mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare un corso o una conferenza sull’A.I. generativa.

Inviaci email

 

A partire da una scena divertente della serie TV “The Office” (USA) parlo del meccanismo dell’urgenza usato nell’e-commerce e nel marketing digitale. Buona visione:

Per info sul libro “Resistenza digitale”:

Come convincere gli altri, come influenzarne il comportamento? Secondo la neuroscienziata Tali Sharot, autrice dell’interessante “La scienza della persuasione” (Feltrinelli), una delle possibili risposte è questa: con i feedback positivi.

Convincere i medici a lavarsi le mani con i feedback positivi

La media delle persone che rispettano l’igiene delle mani nei centri medici (ma lo stesso vale nel mondo della ristorazione) viaggia intorno al 38%. Agghiacciante!
Come convincere i medici a lavarsi le mani? Non basta la sorveglianza, non basta nemmeno ricordare i danni da mancata igiene. Sharot racconta invece di un esperimento della New York State University del 2008. In un ospedale fu messa una lavagna luminosa: ogni volta che qualcuno si lavava le mani, si dava un’immediata segnalazione dell’avanzare dell’esperimento, un feedback positivo. Il rispetto dell’igiene è passato dal 10% al 90%. Perché il trucco della lavagna luminosa ha funzionato?

Dolore e piacere: bastone e carota

Bentham scrisse:

La natura ha posto il genere umano sotto il dominio di due supremi padroni: il dolore e il piacere. Spetta ad essi soltanto indicare quel che dovremmo fare, come anche determinare quel che faremo.

Il piacere – un’emozione positiva – si può ottenere da una varietà di stimoli e situazioni, come ricompense materiali, affetto, riconoscimento, ammirazione, speranza. Siamo motivati altrettanto a evitare il dolore, sia fisico che emotivo. Cerchiamo di sfuggire alla malattia, ai prepotenti che ci opprimono; vogliamo evitare la perdita di una persona cara e di qualsiasi cosa possediamo.

Quando cerchiamo di spingere altri ad agire, quindi, spesso offriamo una ricompensa o minacciamo una perdita: il classico gioco “bastone e carota”. Promettere al dipendente una promozione se resta a lavorare di più è una carota. Minacciare il figlio di una punizione se non finisce i compiti è un bastone.

Nel caso citato dei medici, invece di usare un bastone (per esempio le statistiche sui decessi causati da infezioni in sala operatoria) si è scelta una strategia positiva. Tra l’altro, non c’è bisogno di continuare a usare feedback positivi, perché i comportamenti virtuosi presto diventano abitudini.

Avvicinamento ed evitamento: Go e no go

Tali Sharot scrive, a proposito di piacere e dolore:

La legge dell’avvicinamento e dell’evitamento dice che ci avviciniamo alle persone, agli oggetti e agli eventi che pensiamo ci facciano bene ed evitiamo quelli che ci possono fare male. Compiamo azioni che ci portano più vicini a un pezzo di torta, a una persona cara o a una promozione e ci teniamo a distanza da qualcosa a cui siamo allergici, da una relazione negativa o un progetto fallimentare.

Semplice: ci muoviamo verso il piacere e ci allontaniamo dal dolore. Di solito è una tattica efficace. In alcuni casi, però, per avere quello che vogliamo devi allontanartene. Caso tipico: lasci un partner dubbioso affinché capisca quanto ti ama.

Il nostro cervello è fatto in modo tale che l’aspettativa di una ricompensa non solo innesca il movimento di avvicinamento, ma è più probabile che in generale produca un’azione. Il timore di una perdita è più probabile che generi inazione. Ecco perché il feedback positivo ha funzionato per il personale medico che non voleva lavarsi le mani, piuttosto che il tentativo di instillare il timore di una malattia. Siamo fatti in modo che l’aspettativa di “cosa buone” spinga all’azione (GO) e quella di “cose negative” induca a stare fermi (NO GO).

Se vuoi che qualcuno agisca rapidamente, prometti una ricompensa che generi un’aspettativa di piacere. Funziona molto meglio che minacciare una punizione, che genera un’aspettativa di dolore. Se vuoi motivare il team a lavorare di più, dai un riconoscimento settimanale per il dipendente più produttivo. Se vuoi convincere il tuo bambino a mettere in ordine la camera, innesca la reazione Go del cervello: non minacciarlo di proibirgli il dolcetto, ma spiegagli che potrebbe trovare il giocattolo tanto amato, e da qualche tempo disperso, sotto a quel casino. A tua figlia che non vuole mettere il cappotto, non dirle che si ammalerà ma falle immaginare quanto starà bene con quel capo addosso. A tuo figlio che non vuole studiare non dire che sarà un disoccupato ma digli che, se si impegnerà, troverà un bel lavoro. E ancora: per convincere qualcuno a continuare ad andare in palestra non devi fargli notare la pancia che cresce o i pericoli di disturbi cardiaci: fagli i complimenti per i risultati dopo i primi giorni di sforzi. Al contrario, quindi, se vuoi che qualcuno NON faccia qualcosa (NO GO), allora conviene minacciare conseguenze negative per provocare l’immediata paralisi.

Il libro della Sharot

Il libro “La scienza della persuasione” racconta moltissimi esperimenti e approfondisce tanti altri temi, come il potere delle storie, delle emozioni, della curiosità e dell’influenza sociale. Puoi acquistare il libro direttamente su Amazon: