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Una volta l’OSINT sembrava una cosa da investigatori con tre monitor, mappe piene di fili rossi e caffè freddo. Oggi, invece, una parte del lavoro parte da una domanda molto più banale: che cosa è già pubblico online?

Profili social, nickname riutilizzati, indirizzi email, vecchi forum, marketplace, repository, immagini, leak, metadati, commenti, recensioni: il problema non è solo trovare informazioni. Il problema è capirle, collegarle, verificarle e non scivolare oltre il confine etico e legale.

È il tema che ho affrontato nel libro Il nuovo petrolio (online). OSINT e intelligenza artificiale: a caccia di dati pubblici nell’era dei chatbot, scritto con Gianluca Boccacci e pubblicato da Ledizioni nel 2026. Il titolo dice già molto: i dati pubblici sono una risorsa, ma senza metodo diventano rumore. E senza responsabilità diventano un rischio.

Sul sito ho già raccontato perché OSINT e AI stanno cambiando il valore delle informazioni online. Qui faccio un passo più pratico: vediamo tre strumenti open source, uno per uno.

Copertina del libro Il nuovo petrolio online su OSINT e intelligenza artificiale
Il nuovo petrolio (online), il libro su OSINT e intelligenza artificiale scritto con Gianluca Boccacci e pubblicato da Ledizioni nel 2026.

Che cosa cambia con l’AI nell’OSINT?

L’AI rende l’OSINT più veloce, ma non automaticamente più vera. Può aiutare a riassumere pagine, confrontare profili, estrarre entità, costruire timeline, tradurre contenuti, classificare risultati e generare ipotesi investigative. Però deve lavorare su fonti verificabili. Se l’AI inventa collegamenti, confonde omonimi o interpreta male un dato pubblico, il risultato può essere elegante e sbagliato. Nell’OSINT il valore nasce da tre cose: fonti, metodo e controllo umano.

Che cos’è l’OSINT, in pratica

OSINT significa Open Source Intelligence: raccolta, analisi e interpretazione di informazioni disponibili da fonti aperte. Non vuol dire “spiare”. Non vuol dire violare account. Non vuol dire forzare password. Vuol dire lavorare su dati pubblici, accessibili, osservabili, documentabili.

Il punto è che il web ha reso le fonti aperte enormi e disordinate. Una persona può usare lo stesso nickname per anni. Un’azienda può lasciare tracce in documenti, sottodomini, offerte di lavoro, comunicati, profili LinkedIn, PDF indicizzati, repository e social. Una notizia può essere confermata o smentita incrociando archivi, immagini, mappe, date e testimonianze.

Qui entra l’intelligenza artificiale: non come bacchetta magica, ma come assistente per leggere, filtrare e organizzare. Il lavoro serio resta quello umano: fare domande buone, separare fatti e ipotesi, controllare le fonti, rispettare privacy e normativa.

Perché se ne parla adesso

Nel 2026 l’OSINT è diventata una competenza utile ben oltre la cybersecurity. Serve a giornalisti, aziende, comunicatori, HR, formatori, consulenti, enti pubblici, associazioni e professionisti che vogliono capire meglio il contesto in cui si muovono.

Tre cambiamenti hanno accelerato tutto:

  • l’esplosione dei dati pubblici: ogni piattaforma lascia tracce, spesso frammentate;
  • la disponibilità di strumenti open source: molti tool automatizzano ricerche prima molto lente;
  • l’AI generativa: chatbot e modelli linguistici aiutano a sintetizzare, confrontare e formulare ipotesi, purché non vengano trattati come oracoli.

Nel libro Il nuovo petrolio (online) insistiamo proprio su questo: cercare non basta più. Bisogna trasformare dati pubblici in conoscenza utile, verificabile e responsabile.

Il flusso corretto: prima il metodo, poi gli strumenti

Prima di usare Maigret, Trape, Blackbird o qualsiasi altro strumento, conviene impostare un piccolo protocollo. Sembra noioso. In realtà evita molti errori.

  1. Definisci l’obiettivo: che cosa vuoi capire davvero?
  2. Stabilisci il perimetro: persona, azienda, dominio, nickname, evento, periodo, fonte.
  3. Raccogli solo ciò che serve: il fatto che un dato sia pubblico non significa che sia necessario.
  4. Annota le fonti: URL, data di accesso, screenshot, contesto.
  5. Distingui fatto, inferenza e ipotesi: “ho trovato questo profilo” non equivale a “è sicuramente la stessa persona”.
  6. Usa l’AI per organizzare, non per inventare: chiedile sintesi, tabelle, timeline, ma verifica sempre.
  7. Rispetta legge, consenso e finalità: l’OSINT non è una scusa per molestare, profilare o danneggiare qualcuno.

Tool 1: Maigret, il dossier da un nome utente

Maigret è uno strumento OSINT open source che cerca un nome utente su migliaia di siti e produce report consultabili. Il repository ufficiale lo descrive come un tool capace di raccogliere un dossier partendo da un solo username, senza richiedere API key.

Esempio di report HTML generato da Maigret per una ricerca OSINT su username
Un esempio di report HTML di Maigret: i risultati vengono organizzati per rendere più leggibile la ricerca su uno username.

Come funziona Maigret

Maigret parte da un identificatore, di solito un nickname. Poi controlla se quel nome utente compare su piattaforme diverse: social network, forum, siti tecnici, servizi fotografici, community, portali locali, piattaforme di gaming e altri archivi pubblici.

Il principio è semplice: molte persone riutilizzano lo stesso username in contesti diversi. Questo permette di ricostruire una possibile impronta digitale. Ma attenzione alla parola “possibile”: uno username trovato su due siti non prova automaticamente che dietro ci sia la stessa persona.

Le funzioni più interessanti sono:

  • ricerca su oltre 3.000 siti, con una selezione predefinita dei più rilevanti;
  • esportazione in formati utili per l’analisi, come HTML, PDF, CSV, JSON e grafi;
  • filtri per categorie, Paesi e tag;
  • interfaccia web per esplorare i risultati;
  • modalità AI opzionale per sintetizzare i risultati, usando un’API compatibile con OpenAI.

Dove entra l’AI

Con Maigret l’AI può aiutare soprattutto dopo la raccolta. Può riassumere un report, estrarre pattern, evidenziare account probabilmente collegati, costruire una tabella con piattaforma, URL, indizi e livello di confidenza.

Un uso sensato dell’AI non è: “dimmi chi è questa persona”. Un uso sensato è: “riassumi questi risultati separando dati certi, collegamenti deboli e ipotesi da verificare”. La differenza sembra piccola, ma è enorme.

Quando usarlo

Maigret è utile per audit della propria presenza online, verifica di brand impersonation, ricerca su nickname pubblici, analisi reputazionale e controllo di tracce lasciate nel tempo. È meno adatto quando mancano identificatori stabili o quando il rischio di omonimia è alto.

Tool 2: Trape, il caso delicato del tracciamento web

Trape è il più delicato dei tre strumenti citati. Nel README ufficiale viene presentato come tool OSINT di analisi e ricerca per tracciare persone su Internet e studiare dinamiche di social engineering in tempo reale. È stato presentato anche a Black Hat Arsenal Asia nel 2018.

Schermata del progetto Trape per OSINT e tracking pubblicata nel README ufficiale
Trape è uno strumento storico e controverso: interessante per capire il tracciamento web, ma da trattare con grande cautela etica e legale.

Come funziona Trape, in modo difensivo

Trape aiuta a capire una cosa importante: un browser comunica molte informazioni. Quando una persona visita una pagina, il sito può osservare elementi tecnici come indirizzo IP, user agent, sistema operativo, browser, lingua, risoluzione, referrer, tempi di visita, sessioni e altri segnali. In alcuni casi, combinando script, link e pagine-esca, si possono creare scenari di tracciamento molto invasivi.

Qui bisogna essere chiari: non è uno strumento da usare contro persone inconsapevoli. Il suo valore, in un articolo divulgativo, è far capire come funzionano certe tecniche di tracking e social engineering, in modo da difendersi meglio.

Dal punto di vista concettuale, Trape lavora su tre livelli:

  • pagina osservata: una pagina web controllata dall’operatore riceve visite e raccoglie segnali tecnici;
  • pannello di analisi: le informazioni vengono mostrate in una dashboard;
  • azioni lato browser: il progetto documenta funzioni che possono diventare molto invasive se usate male.

Proprio per questo non ha senso trasformare Trape in una guida operativa passo passo. È molto più utile usarlo come caso studio per parlare di consenso, consapevolezza, sicurezza dei browser, link sospetti, permessi di geolocalizzazione, fingerprinting e formazione anti-phishing.

Cosa può insegnare a un’azienda

Trape è utile, in contesti autorizzati di formazione e security awareness, per mostrare perché non bisogna cliccare link ricevuti fuori contesto, perché i permessi del browser contano, perché la geolocalizzazione non va concessa con leggerezza e perché una pagina apparentemente innocua può raccogliere segnali tecnici.

La lezione pratica non è “usa Trape”. La lezione pratica è: capisci come vieni tracciato, così riduci la tua superficie esposta.

Tool 3: Blackbird, username, email e profili AI

Blackbird è un tool OSINT open source per cercare account collegati a username ed email su centinaia di piattaforme. Il progetto dichiara l’integrazione con WhatsMyName, una base dati molto usata per ridurre falsi positivi nella ricerca di username.

Schermata dimostrativa di Blackbird con analisi AI dei risultati OSINT
Blackbird integra anche una funzione AI per trasformare risultati grezzi in una prima lettura comportamentale e tecnica.

Come funziona Blackbird

Blackbird prende in input un nome utente o un indirizzo email e controlla se esistono account pubblici associati a quel dato. La logica è simile a quella di altri strumenti di username enumeration, ma con due elementi interessanti: la ricerca su molte piattaforme e la possibilità di generare output più leggibili, anche in PDF o CSV.

La funzione AI, secondo la documentazione del progetto, analizza i siti in cui un username o un’email vengono trovati e produce un profilo comportamentale e tecnico. Il README precisa anche un dettaglio importante: vengono inviati solo i nomi dei siti, non dati sensibili.

In pratica Blackbird può aiutare a rispondere a domande come:

  • questo nickname compare su molte piattaforme?
  • ci sono account potenzialmente collegati a una stessa identità pubblica?
  • quali categorie di siti emergono: developer, gaming, social, forum, marketplace?
  • il pattern sembra coerente o pieno di falsi positivi?
  • quali risultati meritano verifica manuale?

Dove entra l’AI

Blackbird mostra bene la differenza tra raccolta e interpretazione. La raccolta dice: “ho trovato risultati su questi siti”. L’interpretazione prova a dire: “questi risultati suggeriscono un certo profilo di attività”.

Qui il rischio è evidente: l’AI può trasformare segnali deboli in conclusioni troppo forti. Per questo, anche quando il report è ben scritto, conviene aggiungere sempre un livello di confidenza e una colonna “da verificare”.

Maigret, Trape e Blackbird a confronto

Tool Input principale Output Uso consigliato Attenzione
Maigret Username Dossier, report, grafi, esportazioni Audit di impronta digitale e ricerca su nickname Omonimie e falsi collegamenti
Trape Visita a pagina controllata Segnali tecnici e tracking Formazione difensiva e consapevolezza Consenso, legalità, rischio abuso
Blackbird Username o email Account trovati, export, profilo AI Ricerca rapida e reportistica Interpretazioni AI da verificare

Come usare l’AI senza farsi ingannare dall’AI

Il modo migliore per usare l’AI nell’OSINT è darle un compito da analista ordinato, non da indovino.

Un prompt utile può essere questo:

Analizza questi risultati OSINT.
Separa:
1. fatti verificabili;
2. collegamenti probabili;
3. ipotesi deboli;
4. falsi positivi possibili;
5. informazioni da non usare perché irrilevanti o troppo invasive.

Per ogni elemento indica:
- fonte;
- livello di confidenza;
- motivo della classificazione;
- controllo manuale consigliato.

Non identificare persone reali se le fonti non lo dimostrano.
Non trasformare coincidenze in certezze.

Questo tipo di richiesta costringe il modello a rallentare. Ed è una buona cosa. Nell’OSINT la fretta produce errori, e gli errori possono danneggiare persone.

Video per approfondire

Per approfondire i tre strumenti e il contesto OSINT, ecco alcuni video utili. Come sempre, guardali con spirito critico: i video tecnici invecchiano, i tool cambiano, e non tutto ciò che è dimostrabile è anche opportuno da fare.

Maigret: ricerca OSINT da username

Blackbird: username, email e ricerca account

Trape: caso studio su tracking e consapevolezza

OSINT e AI: quadro generale

I rischi da evitare

L’OSINT con l’AI è potente proprio perché sembra semplice. Inserisci un nickname, ottieni un report, chiedi al chatbot di riassumere. Il problema è che la semplicità dell’interfaccia nasconde la complessità del giudizio.

I rischi principali sono:

  • falsi positivi: due persone diverse possono usare lo stesso nickname;
  • profilazione eccessiva: raccogliere più dati del necessario può essere scorretto o illegale;
  • allucinazioni dell’AI: il modello può inventare collegamenti plausibili;
  • doxing: pubblicare o diffondere dati personali può causare danni reali;
  • effetto tunnel: una prima ipotesi sbagliata può guidare tutta l’indagine;
  • strumenti obsoleti: molti tool OSINT dipendono da siti che cambiano interfacce, blocchi e policy.

Da dove iniziare in modo responsabile

Il miglior primo esercizio non è investigare sugli altri. È fare OSINT su se stessi o sulla propria azienda, con finalità difensiva.

Puoi partire così:

  1. scegli un tuo nickname pubblico;
  2. cerca dove appare;
  3. controlla quali informazioni emergono dai profili;
  4. verifica vecchi account dimenticati;
  5. rimuovi o aggiorna ciò che non vuoi più lasciare pubblico;
  6. documenta le fonti e chiedi all’AI solo una sintesi ragionata;
  7. ripeti l’audit ogni sei mesi.

Questo esercizio ha un vantaggio: ti insegna a usare gli strumenti senza trasformare l’OSINT in curiosità invasiva. Ed è anche un buon modo per capire quanto siamo trasparenti online senza accorgercene.

In sintesi

Maigret, Trape e Blackbird mostrano tre facce diverse dell’OSINT. Maigret lavora bene sui nickname e sui report. Blackbird aggiunge ricerca su username ed email con una componente AI. Trape, invece, è un caso da trattare con cautela: utile per capire il tracking e difendersi, pericoloso se usato senza consenso.

L’intelligenza artificiale non sostituisce l’analista. Lo aiuta a leggere meglio, ordinare meglio e porsi domande migliori. Ma nell’OSINT, più che altrove, vale una regola semplice: un’informazione trovata non è ancora una verità. È solo l’inizio del lavoro.

Per approfondire il metodo, i casi d’uso e i confini etici, trovi il libro Il nuovo petrolio (online) sul sito di Ledizioni.

FAQ

Che cos’è l’OSINT?

L’OSINT, Open Source Intelligence, è la raccolta e analisi di informazioni disponibili da fonti aperte: siti, social, archivi pubblici, documenti, immagini, mappe, repository e altre fonti accessibili legalmente.

L’AI può fare OSINT da sola?

No. L’AI può aiutare a riassumere, classificare, tradurre e collegare informazioni, ma deve essere guidata da fonti verificabili e controllata da una persona. Può sbagliare o inventare collegamenti.

Maigret e Blackbird sono simili?

Sì, entrambi cercano tracce pubbliche collegate a username. Maigret è molto orientato ai dossier e ai report su nickname; Blackbird lavora su username ed email e include una funzione AI per sintetizzare i risultati.

Trape è sicuro da usare?

Trape va trattato con molta cautela. È utile come caso studio difensivo sul tracking web e sulla social engineering awareness, ma usarlo contro persone inconsapevoli può violare privacy, legge ed etica professionale.

Qual è il rischio principale dell’OSINT con l’AI?

Il rischio principale è trasformare segnali deboli in certezze. L’AI può rendere un report più leggibile, ma può anche amplificare errori, falsi positivi e collegamenti non dimostrati.

Da dove conviene iniziare?

Conviene iniziare con un audit personale o aziendale: cercare i propri nickname, verificare profili pubblici, documentare le fonti e usare l’AI solo per organizzare i risultati, non per trarre conclusioni non verificate.

Scrivimi per organizzare un evento o un corso sull’intelligenza artificiale generativa

Mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare un corso o una conferenza sull’A.I. generativa.

Inviaci email

Ho partecipato al Late Tech Show, il format ideato e condotto da Gigi Beltrame, con un intervento dedicato a un tema che oggi considero centrale: il rapporto tra OSINT, intelligenza artificiale e valore delle informazioni pubbliche.

Il titolo del mio contributo è “Il nuovo petrolio online”. Una metafora volutamente forte, perché racconta bene ciò che sta accadendo: i dati e le informazioni accessibili online sono diventati una risorsa strategica. Ma, proprio come il petrolio, non bastano “allo stato grezzo”. Vanno cercati, filtrati, verificati, interpretati e trasformati in conoscenza utile.

Ecco il video del mio intervento:

Perché le informazioni pubbliche valgono sempre di più

Quando si parla di OSINT — Open Source Intelligence — molti pensano a qualcosa di tecnico, vicino alla cybersecurity o alle indagini digitali. In realtà il concetto è molto più ampio.

L’OSINT riguarda la capacità di raccogliere e analizzare informazioni disponibili pubblicamente: siti web, social network, documenti, registri, immagini, articoli, database aperti, contenuti multimediali.

Il punto non è semplicemente “trovare dati”. Il punto è saperli leggere.

In un mondo in cui l’intelligenza artificiale generativa rende sempre più facile produrre testi, sintesi, analisi e risposte automatiche, diventa ancora più importante capire da dove arrivano le informazioni, quanto sono affidabili e come possono essere usate in modo corretto.

AI e OSINT: una coppia potente, ma da usare con metodo

L’intelligenza artificiale può accelerare enormemente il lavoro di ricerca e analisi: può aiutare a riassumere documenti, confrontare fonti, individuare collegamenti, generare ipotesi.

Ma l’AI non elimina il bisogno di metodo. Anzi, lo rende ancora più importante.

Senza spirito critico, senza verifica delle fonti e senza una cultura dell’informazione, il rischio è quello di confondere velocità con accuratezza. O, peggio, di prendere per buone risposte convincenti ma sbagliate.

È questo il cuore del mio intervento al Late Tech Show: oggi il vantaggio competitivo non è soltanto avere accesso agli strumenti digitali. È saperli usare con consapevolezza.

Dal dato alla conoscenza

La vera sfida, per aziende, professionisti, comunicatori e formatori, è trasformare il rumore informativo in conoscenza operativa.

Le informazioni online sono ovunque. Ma non tutte hanno lo stesso valore. Alcune sono aggiornate, altre obsolete. Alcune sono verificate, altre manipolate. Alcune sono rilevanti, altre solo apparentemente utili.

Per questo parlare di OSINT significa parlare anche di educazione digitale, pensiero critico e responsabilità nell’uso dell’intelligenza artificiale.

Ringrazio Gigi Beltrame e il Late Tech Show per lo spazio e per l’occasione di portare questo tema dentro una conversazione più ampia sulla tecnologia e sui suoi impatti.

OSINT e AI: perché le informazioni pubbliche sono diventate il nuovo petrolio digitale

C’è una scena che si ripete continuamente nelle aziende italiane.

Qualcuno apre ChatGPT, incolla un documento, fa una domanda e ottiene una risposta brillante in pochi secondi. Magia? Non proprio. Dietro c’è qualcosa di molto più interessante: la trasformazione delle informazioni pubbliche in conoscenza operativa.

Ed è esattamente da qui che parte Il nuovo petrolio (online). OSINT e intelligenza artificiale: a caccia di dati pubblici nell’era dei chatbot, libro che ho scritto con Gianluca Boccacci, ethical hacker e presidente dei CyberActors. Nel testo si trova anche la prefazione di Francesco Ceraso, Head of Security Cyber Intelligence di Eni S.p.A.

Il punto centrale del volume è semplice, ma spesso sottovalutato: oggi il vero valore non sta solo nei dati. Sta nella capacità di raccoglierli, interpretarli, collegarli e usarli strategicamente.

Che cos’è davvero l’OSINT

OSINT significa Open Source Intelligence, cioè intelligence da fonti aperte. Non è hacking. Non è cyber-spionaggio cinematografico. E non significa nemmeno “cercare su Google”.

Il libro, che ho deciso di realizzare anche come supporto dei miei corsi per lo IAI, chiarisce bene un aspetto fondamentale: l’OSINT è un processo sistematico di raccolta, organizzazione e analisi delle informazioni pubbliche.

Le fonti possono essere:

  • siti web aziendali
  • social network
  • documenti pubblici
  • registri online
  • articoli di giornale
  • report finanziari
  • forum
  • repository tecnici
  • immagini satellitari
  • database aperti

La differenza la fa il metodo.

Perché il problema contemporaneo non è trovare informazioni. È orientarsi nel rumore.

L’intelligenza artificiale cambia completamente il gioco

Uno dei passaggi più interessanti del libro riguarda il rapporto tra OSINT e AI generativa.

Fino a pochi anni fa, raccogliere e correlare informazioni richiedeva tempo, competenze tecniche e una notevole capacità analitica. Oggi i modelli linguistici possono:

  • sintetizzare migliaia di documenti
  • individuare pattern
  • confrontare dati
  • trovare incongruenze
  • estrarre insight
  • costruire timeline
  • analizzare sentiment online

In pratica, l’intelligenza artificiale rende interrogabile il caos digitale.

Il testo insiste molto su questo punto: l’AI non sostituisce il ragionamento umano, ma amplifica enormemente la capacità di lavorare sulle informazioni.

Ed è qui che il libro evita sia l’entusiasmo ingenuo sia il catastrofismo da fantascienza.

Il vero rischio? La superficialità digitale

C’è un aspetto che emerge chiaramente leggendo il volume: molte vulnerabilità non derivano da attacchi sofisticati, ma da leggerezze quotidiane.

Un PDF con metadati dimenticati.
Un badge visibile in una foto.
Un post LinkedIn troppo dettagliato.
Una presentazione caricata online senza attenzione.
Un annuncio di lavoro che rivela strategie aziendali.

Singolarmente sembrano dettagli irrilevanti. Insieme costruiscono mappe informative potentissime.

Il libro mostra bene come l’OSINT sia ormai centrale non solo nella cybersecurity, ma anche nel marketing, nella ricerca accademica, nella business intelligence e nella gestione della reputazione.

Dalle aziende alle università: l’OSINT è ovunque

Uno degli aspetti più riusciti del testo è l’approccio pragmatico.

Non si limita alla teoria. Mostra applicazioni concrete:

  • monitoraggio dei competitor
  • analisi del sentiment
  • valutazione di nuovi mercati
  • verifica delle fonti
  • ricerca accademica
  • intelligence economica
  • contrasto alla disinformazione

Interessante anche la parte dedicata al Retrieval-Augmented Generation (RAG), cioè i sistemi che permettono ai chatbot di interrogare documenti aziendali, PDF e knowledge base interne per ridurre le allucinazioni dell’AI.

Tradotto: non più chatbot che “inventano”, ma strumenti che ragionano sui documenti reali dell’organizzazione.

È un passaggio cruciale per capire dove sta andando davvero l’intelligenza artificiale nelle aziende.

Il libro affronta anche i lati scomodi

Ed è forse la parte più interessante.

Perché il volume non vende una visione utopica dell’AI. Affronta temi delicati:

  • privacy
  • identità digitali false
  • limiti legali dell’OSINT
  • disinformazione
  • deepfake
  • rischi etici
  • allucinazioni dei modelli linguistici

La prefazione di Francesco Ceraso, tra l’altro membro del Comitato Scientifico Clusit, è particolarmente efficace nel mostrare quanto il confine tra attività lecita e rischio legale possa diventare sottile in alcuni contesti investigativi digitali.

È un approccio maturo, raro in un panorama dove spesso si oscilla tra marketing tecnologico e allarmismo.

Perché questo libro arriva nel momento giusto

Negli ultimi mesi l’AI generativa è uscita dai laboratori ed è entrata nella quotidianità di aziende, professionisti e studenti.

Ma molte organizzazioni stanno ancora usando questi strumenti in modo superficiale:

  • senza cultura del dato
  • senza governance
  • senza verificare le fonti
  • senza comprendere i rischi informativi

Ed è qui che l’OSINT diventa strategico.

Perché insegna una competenza fondamentale dell’era AI: trasformare dati dispersi in conoscenza utile.

Non basta più “fare una domanda a ChatGPT”. Serve capire:

  • quali informazioni usare
  • da dove arrivano
  • quanto sono affidabili
  • come contestualizzarle
  • come verificare eventuali errori

In altre parole: il vero vantaggio competitivo non sarà avere accesso all’AI. Sarà saperla usare con metodo e spirito critico.

Il nuovo petrolio (online) prova a fare proprio questo: spiegare come orientarsi nel nuovo ecosistema informativo dove OSINT, chatbot e intelligenza artificiale stanno ridefinendo il concetto stesso di conoscenza digitale.

 

L’Open Source Intelligence (OSINT) è una pratica cruciale nell’era dell’informazione digitale: implica la raccolta e l’analisi di informazioni accessibili al pubblico da una varietà di fonti, al fine di produrre report. La sua rilevanza è in costante crescita in settori diversi come la sicurezza informatica, indagini di polizia, l’intelligence aziendale e il giornalismo investigativo. Tuttavia, i metodi OSINT tradizionali si rivelano problematici: troppi dati portano a un sovraccarico informativo, la difficoltà nel verificare l’affidabilità e l’accuratezza di fonti eterogenee e la natura dispendiosa in termini di tempo della raccolta e dell’analisi manuale.

In questo contesto, l’intelligenza artificiale e, in particolare, i modelli linguistici di grandi dimensioni (detti comunemente LLM) emergono come strumenti trasformativi capaci di automatizzare e migliorare vari aspetti dell’OSINT, come la raccolta, l’elaborazione e l’analisi dei dati. Tra i vari strumenti ora in voga, Gemini di Google, con la sua suite di modelli AI multimodali, si posiziona all’avanguardia di questa evoluzione: in particolare la sua funzionalità “Deep Research” rappresenta uno strumento di ricerca basato sull’AI generativa, progettato per affrontare compiti di ricerca complessi attraverso la navigazione autonoma del Web, il ragionamento approfondito sulle informazioni trovate e la generazione di report completi.

La natura agentica (si parlerà sempre più di “agentic AI”) di Gemini Deep Research, caratterizzata dalla sua capacità di pianificare, cercare, ragionare e riferire autonomamente, segna un cambio di paradigma nell’OSINT, spostandosi verso assistenti AI in grado di gestire indagini complesse con un intervento umano diretto minimo. 

La “Deep Research” di Gemini per l’OSINT

La “Deep Research” trasforma le richieste dell’utente in piani di ricerca personalizzati e multi-punto, che vengono presentati all’utente per la revisione e la modifica prima dell’esecuzione. Questa caratteristica è fondamentale per definire la portata e gli obiettivi delle indagini OSINT, garantendo un approccio mirato e strutturato. La possibilità di modificare il piano di ricerca consente agli utenti di adattare la strategia dell’AI alle loro esigenze specifiche e alle loro conoscenze preliminari del soggetto.

La funzionalità cerca e naviga autonomamente nel Web in profondità, accedendo potenzialmente a centinaia di siti Web (una volta, per un’azione di lead generation, ha visitato 500 siti!) per conto dell’utente al fine di trovare informazioni pertinenti e aggiornate. Ciò espande la portata della raccolta di dati OSINT oltre ciò che un analista umano può tipicamente ottenere manualmente. La capacità di accedere a una vasta gamma di fonti aumenta la probabilità di scoprire informazioni cruciali che potrebbero non essere facilmente reperibili attraverso i motori di ricerca standard.
La “Deep Research” mostra il suo processo di pensiero mentre ragiona iterativamente sulle informazioni raccolte, riflettendo prima di prendere la sua prossima mossa. Gemini valuta criticamente le informazioni che raccoglie, identifica temi chiave e incongruenze e struttura il report in modo logico e informativo, eseguendo persino più passaggi di auto-critica per migliorare la chiarezza e i dettagli. Questo ragionamento iterativo è prezioso per collegare frammenti di dati OSINT disparati, identificare schemi e trarre inferenze significative che potrebbero non essere immediatamente evidenti. La capacità dell’AI di valutare criticamente le informazioni e di mostrare il suo processo di pensiero consente agli utenti di comprendere meglio come si sta giungendo alle conclusioni.

La funzionalità fornisce report di ricerca personalizzati e completi, con maggiori dettagli e approfondimenti, generati in pochi minuti. Questa funzionalità di reporting aiuta a strutturare, riassumere e diffondere in modo efficiente i risultati OSINT in un formato accessibile. La possibilità di esportare i report in Google Docs e Sheets semplifica ulteriormente la condivisione e la collaborazione sui risultati. Ho fatto la prova su di me: ha generato un report di 17 pagine…

I prompt da usare in Gemini

Prima di tutto ho messo a punto un prompt per effettuare la due diligence su una persona. È sufficiente che copi il seguente testo e personalizzi il nome della persona, aggiungendo eventuali elementi di disambiguazione (ha un sito personale o un profilo LinkedIn?) se si chiama “Mario Rossi”.

Agisci come un analista OSINT (Open Source Intelligence) operando nel pieno rispetto dell’etica e della legalità.
Il tuo compito è raccogliere informazioni pubblicamente accessibili su [PERSONA], utilizzando esclusivamente fonti di dominio pubblico.
Ti fornirò il nome della persona e, se disponibili, ulteriori dettagli utili alla disambiguazione, come per esempio: città di residenza approssimativa, affiliazioni lavorative note, nickname utilizzati online.

Linee guida della ricerca. Utilizza esclusivamente fonti accessibili legalmente e pubblicamente, come:
– Motori di ricerca generici (Google, Bing, ecc.)
– Articoli di giornale, blog, forum pubblici
– Profili social pubblici (LinkedIn, X/Twitter, Facebook, Instagram, se impostati come pubblici)
– Siti web personali, aziendali o istituzionali
– Comunicati stampa e registri pubblici online
– Profili accademici e pubblicazioni scientifiche
– Elenchi professionali e menzioni in conferenze o eventi pubblici

Divieti assoluti, evita rigorosamente:
– L’accesso a profili privati o contenuti protetti da credenziali
– Qualsiasi tecnica illegale o non etica (es. scraping massivo vietato, hacking, social engineering)
– La ricerca o divulgazione di dati sensibili o privati (es. indirizzi di casa, numeri di telefono, email private, dati finanziari o sanitari)
– Qualsiasi azione che comprometta la privacy o la sicurezza della persona

Struttura della risposta. Organizza le informazioni raccolte nelle seguenti categorie:
– Identità e affiliazioni
– Nome completo
– Eventuali nickname pubblicamente noti
– Affiliazioni lavorative o accademiche verificate
– Presenza online pubblica
– Link a profili social pubblici
– Siti web personali, professionali o istituzionali
– Menzioni pubbliche
– Citazioni in articoli di notizie, blog, forum, comunicati
– Attività pubbliche documentate
– Partecipazioni a eventi, conferenze, webinar
– Pubblicazioni, interviste, contenuti condivisi pubblicamente
– Elementi di disambiguazione
– Informazioni che permettono di distinguere l’individuo da eventuali omonimi (es. località, settore di attività, ambiti di interesse pubblico)

Mantieni uno stile neutrale, obiettivo e basato su fatti verificabili. Riporta esclusivamente ciò che è legalmente consultabile da chiunque.

Ora passiamo dalle persone alle aziende. Questo prompt guida Gemini Deep Research a comportarsi come un esperto di “intelligence competitiva” con 15 anni di esperienza. Chiede di analizzare cinque concorrenti principali di un’azienda in un settore specifico, valutando punti di forza, debolezze, contenuti, prezzi e proposte di valore. L’obiettivo è ottenere insight utili per migliorare SEO, social media e offerte. L’AI deve basarsi su fonti pubbliche aggiornate. Il risultato finale, anche in questo caso, è un piano d’azione per superare i competitor.

Agisci come un esperto di intelligence competitiva
con oltre 15 anni di esperienza in ricerche di mercato, strategia digitale e posizionamento di brand.
Il tuo compito è condurre un’analisi approfondita della concorrenza per un’azienda nel settore
(INSERISCI IL TUO NICCHIA/SETTORE QUI)
L’obiettivo è identificare i tuoi 5 principali concorrenti, analizzare i loro punti di forza, debolezze, offerte, strategie di contenuto, coinvolgimento del pubblico, prezzi e proposte di valore uniche.
Successivamente, fornisci suggerimenti pratici per superarli in aree chiave come SEO, social media, offerte e messaggi.

Casi pratici di applicazione dell’OSINT con Deep Research

A cos’altro potrebbe servire la combo Gemini-OSINT? Giochiamo, pensiamo a uno scenario ipotetico in cui un professionista delle risorse umane deve verificare il background professionale pubblicamente disponibile di un candidato. Si potrebbe strutturare un prompt per Gemini Deep Research per analizzare il profilo LinkedIn del candidato, il sito web personale (se ce l’ha) e qualsiasi articolo di notizie o affiliazione professionale menzionata online pubblicamente, assicurando che la ricerca si concentri esclusivamente sulle informazioni che il candidato ha volontariamente condiviso pubblicamente. Indispensabile dare linee guida etiche, evitando qualsiasi tentativo di accedere a profili privati o informazioni non pubbliche. 

Secondo scenario. Un organizzatore di conferenze desidera saperne di più sul background e sull’esperienza di un potenziale oratore. Gemini Deep Research potrebbe essere utilizzato per analizzare il sito Web dell’oratore, le pubblicazioni elencate su Google Scholar o piattaforme simili e le interviste o presentazioni pubblicamente disponibili per confermare le sue credenziali e ottenere una migliore comprensione del suo stile di oratoria e delle aree di interesse. 

Terzo esempio, un po’ alla “Chi l’ha visto?”. Un’organizzazione di volontariato sta cercando di raccogliere informazioni accessibili al pubblico su una persona scomparsa, per aiutarla nella ricerca. Deep Research potrebbe essere sollecitato ad analizzare i rapporti ufficiali sulle persone scomparse, gli articoli di notizie e i post sui social media da canali ufficiali o membri della famiglia (se resi pubblici), concentrandosi su informazioni fattuali ed evitando qualsiasi raccolta di dati speculativa o invasiva della privacy. 

Ora passiamo ad altri esempi in campo commerciale. Mettiamo che una startup si sta preparando a lanciare un nuovo prodotto software. Può usare Deep Research per condurre un’analisi approfondita dei concorrenti, uno studio di mercato, magari producendo una bella SWOT. Nel prompt occorre spingere il chatbot ad analizzare i siti Web, i materiali di marketing, i cataloghi online e le recensioni dei clienti disponibili pubblicamente dei suoi potenziali concorrenti, al fine di identificare le loro caratteristiche chiave, i punti di forza, i punti deboli e il posizionamento generale sul mercato.

Altro esempio: un’azienda sta valutando l’ingresso in un nuovo mercato internazionale. Deep Research potrebbe essere impiegato per raccogliere dati di ricerche di mercato analizzando articoli, report di settore, pubblicazioni governative e discussioni sui social media all’interno del paese target al fine di comprendere le dimensioni del mercato, il potenziale di crescita, le preferenze dei consumatori e qualsiasi panorama normativo pertinente. 

Altra ipotesi: un’azienda sta valutando una fusione o acquisizione. Deep Research potrebbe essere utilizzato per eseguire la due diligence analizzando il sito Web della società target, la copertura mediatica, i documenti finanziari pubblici (se applicabile) e qualsiasi informazione pubblicamente disponibile sul suo team di leadership e sulla storia legale. 

Parliamo di trend: un’azienda di energia rinnovabile utilizza Deep Research per identificare le tendenze emergenti nella tecnologia solare. Il prompt potrebbe prevedere l’analisi di pubblicazioni scientifiche recenti, notizie di settore, depositi di brevetti e discussioni sui social media tra esperti e consumatori al fine di comprendere gli ultimi progressi, le potenziali scoperte e i cambiamenti nella domanda del mercato.

A proposito, invece, di ascolto del mercato, un’azienda alimentare e di bevande desidera comprendere l’evoluzione delle preferenze dei consumatori per i prodotti a base vegetale: si potrebbe fare una sorta di “sentiment analysis”, monitorando le conversazioni sui social, analizzare blog alimentari e forum online e rivedere i report di ricerche di mercato per identificare gli ingredienti popolari, i gusti emergenti e i principali fattori trainanti dei consumatori nel mercato a base vegetale. 

Altra idea: un istituto finanziario sta cercando di comprendere il potenziale impatto delle nuove normative sulle criptovalute. Deep Research potrebbe essere impiegato per analizzare annunci governativi, documenti normativi, articoli apparsi su pubblicazioni finanziarie e opinioni di esperti condivise su piattaforme online pertinenti al fine di valutare la portata, le implicazioni e le potenziali sfide e opportunità derivanti da queste nuove normative. 

Potrei continuare all’infinito. Buone ricerche OSINT!

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