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Il 20 marzo 2025, The Atlantic ha pubblicato un articolo di Alex Reisner che esplora l’uso del database pirata Library Genesis (LibGen) da parte di Meta per l’addestramento del suo modello di intelligenza artificiale LLaMA 3 (ora è uscito anche il 4).

LibGen ospita oltre 7,5 milioni di libri e 81 milioni di articoli scientifici, molti dei quali protetti da copyright. Secondo indiscrezioni riportate nel pezzo, Meta ha considerato l’acquisizione legale di tali testi troppo costosa e lenta, optando invece per il download da LibGen, con l’approvazione del CEO Mark Zuckerberg. ​


L’articolo evidenzia come l’uso di contenuti piratati sollevi questioni legali e etiche, in particolare riguardo alla violazione del copyright e alla distribuzione non autorizzata di opere. Meta ha sostenuto che l’uso di tali materiali rientra nel “fair use“, ma questa difesa è ancora oggetto di dibattito legale. Nel frattempo, The Atlantic ha creato uno strumento di ricerca per esplorare il contenuto di LibGen, offrendo trasparenza su quali opere potrebbero essere state utilizzate per addestrare modelli di IA.

​Ho provato questo tool di ricerca, con una sorpresa: c’è pure un mio vecchio testo, Smarthone Sicuro.

Sei curioso di sapere se anche il tuo testo è stato piratato per alimentare un’AI? Cerca grazie al pezzo di The Atlantic qui.

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Tutto il mondo è impazzito per il tema intelligenza artificiale, ChatGPT in particolare. Lo è anche il mondo editoriale, per due motivi: primo perché chatbot che scrivono più velocemente e (a volte) meglio degli umani possono stravolgere quel settore e quel mercato. Secondo perché, da un annetto a questa parte, ogni settimana escono diversi titoli legati all’I.A. (a breve ne partorirò uno anche io, ma non posso anticipare nulla).

Tra i molti titoli che ho letto in questi mesi, mi sento di segnalare “L’autore artificiale” del collega di casa editrice (Ledizioni), l’avvocato Simone Aliprandi, esperto di lungo corso di editoria e questioni legali. Il libro, snello e concreto, rappresenta un bel punto di partenza per esplorare un tema caldissimo: I. A. e diritto d’autore. Si parte da questo presupposto: nel Novecento, la creatività era considerata il requisito fondamentale per la protezione individuale di un’opera. Ma che cosa succede quando la creatività è generata da una macchina, un algoritmo, un HAL 9000? In questo pezzo ho raccolto quattro domande e risposte per invitarvi ad approfondire, leggendo il testo.

1. L’intelligenza artificiale può essere creativa?

L’I.A. può elaborare dati e generare contenuti che sembrano creativi, ma la questione è se questa “creatività” sia riconoscibile legalmente. Attualmente, la legge è orientata verso un concetto di creatività strettamente antropocentrico. L’autorialità è considerata una prerogativa umana, e l’idea di un autore non umano mette in discussione il concetto tradizionale di creatività. Dal quadro realizzato dall’asino Lolo al “selfie della scimmia”, questi casi sollevano domande sul diritto d’autore. Tuttavia, la legge attuale richiede un “autore umano” per la protezione del copyright.

2. Le opere create con l’ausilio dell’I.A. sono protette da diritto d’autore?

Se un’opera è generata con l’ausilio dell’I.A., come nel caso di un grafico che utilizza Photoshop, l’atto creativo è considerato umano e l’opera è protetta. E le opere generate interamente da I.A.? In questo caso, la situazione è più complessa. Alcuni sostengono che dovrebbe essere introdotta una nuova categoria di “opere generate da computer” (CGW), come previsto dal diritto britannico dal 1988.

3. Posso vendere i contenuti generati da ChatGPT?

Secondo i termini di servizio di OpenAI, l’utente detiene i diritti sull’output generato. Tuttavia, è responsabilità dell’utente assicurarsi che il contenuto non violi alcuna legge o diritto d’autore.

Ecco che cosa appare sul sito di OpenAI, nelle FAQ:

4. Cosa succede se l’I.A. genera contenuti simili o identici a quelli di altri utenti oppure se viola il copyright?

OpenAI avverte che, a causa della natura dell’apprendimento automatico, i servizi potrebbero generare output simili o identici, sollevando nuove questioni legali. Se si viola il copyright, attualmente, la responsabilità ricade sull’utente che ha generato il contenuto.

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