Il nuovo petrolio è digitale: l’intervista su OSINT, AI e cybersecurity per Byteway
È fatto di informazioni pubbliche, documenti, immagini, profili social, siti aziendali,
metadati, registri, annunci di lavoro e piccoli indizi digitali che, presi singolarmente,
sembrano insignificanti.
Il valore emerge quando qualcuno riesce a raccoglierli, collegarli, interpretarli e
trasformarli in conoscenza.
È questo il tema della puntata di Chiedilo all’Esperto, il format di
Byteway dedicato alla tecnologia, alla cybersecurity e al mondo
digitale, alla quale ho partecipato insieme a
Gianluca Boccacci.
Il punto di partenza della conversazione è stato il libro che abbiamo scritto insieme:
Il nuovo petrolio (online). OSINT e intelligenza artificiale: a caccia di dati pubblici nell’era dei chatbot
.
In sintesi: oggi il problema non è trovare informazioni.
Il problema è capire quali siano affidabili, come collegarle e che cosa farne.
L’intelligenza artificiale accelera il lavoro, ma non elimina la necessità di metodo,
verifica e pensiero critico.
Guarda l’intervista completa
Nel video parliamo di informazioni pubbliche, ricerca online, AI, sicurezza,
offensive security e delle nuove opportunità che le tecnologie digitali offrono
alle persone e alle imprese.
Che cosa significa davvero OSINT?
OSINT è l’acronimo di Open Source Intelligence, cioè intelligence ricavata
da fonti aperte.
Detta così sembra una disciplina riservata ad analisti, investigatori ed esperti di
sicurezza. In realtà riguarda sempre più spesso anche aziende, professionisti,
giornalisti, comunicatori, ricercatori e responsabili delle risorse umane.
Fare OSINT non significa semplicemente cercare un nome su Google.
Significa seguire un processo:
- definire una domanda di ricerca;
- individuare le fonti utili;
- raccogliere le informazioni disponibili pubblicamente;
- valutarne attendibilità, provenienza e aggiornamento;
- confrontare dati provenienti da fonti diverse;
- trasformare gli indizi in una conclusione ragionata;
- documentare il percorso seguito.
La differenza tra una normale ricerca online e un’attività OSINT sta soprattutto
nel metodo.
Le informazioni, infatti, non diventano automaticamente conoscenza solo perché
sono accessibili. Servono contesto, verifica e capacità di collegamento.
Perché le informazioni sono il nuovo petrolio digitale
Per molti anni abbiamo ripetuto che “i dati sono il nuovo petrolio”.
È una metafora efficace, ma incompleta.
Il petrolio greggio, da solo, serve a poco. Deve essere estratto, lavorato,
raffinato e trasformato.
Lo stesso vale per i dati.
Un elenco di informazioni non genera necessariamente valore.
Il valore nasce dalla capacità di:
- selezionare ciò che conta;
- eliminare il rumore;
- riconoscere schemi e relazioni;
- individuare anomalie e contraddizioni;
- produrre una conoscenza utilizzabile per decidere.
Questo è uno degli aspetti centrali affrontati nell’intervista:
non vince chi possiede più dati, ma chi sa porre le domande migliori e
interpretare correttamente le risposte.
Che cosa cambia con l’intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale generativa ha cambiato profondamente il lavoro sulle
informazioni.
Un chatbot può aiutare a sintetizzare documenti, confrontare testi, costruire
cronologie, estrarre entità, organizzare appunti, individuare incongruenze e
formulare nuove ipotesi di ricerca.
In altre parole, l’AI può rendere interrogabile una grande quantità di materiale
che prima sarebbe stato difficile analizzare manualmente.
Ma qui occorre evitare un equivoco.
L’intelligenza artificiale non trasforma automaticamente una ricerca
mediocre in una buona indagine.
Può velocizzare anche gli errori. Può proporre collegamenti deboli, confondere
persone omonime, utilizzare informazioni non aggiornate o presentare come certo
ciò che è soltanto probabile.
Per questo l’AI deve essere considerata un acceleratore del lavoro analitico,
non un sostituto del giudizio umano.
Il pericolo delle briciole digitali
Durante una giornata normale disseminiamo online una quantità impressionante di
informazioni.
Una fotografia scattata in ufficio può mostrare un badge, un monitor o un documento.
Un annuncio di lavoro può rivelare tecnologie, fornitori e progetti futuri.
Un post pubblicato da un dipendente può anticipare una trasferta, una partnership
o una riorganizzazione.
Ogni elemento, isolato, può sembrare innocuo.
Ma un osservatore competente può unire queste briciole digitali e costruire un
quadro sorprendentemente preciso.
Il rischio non è sempre ciò che pubblichiamo. Spesso è ciò che gli altri possono
dedurre collegando quello che abbiamo pubblicato.
Questo riguarda le persone, ma anche le organizzazioni.
La sicurezza informatica non dipende soltanto da firewall, antivirus e password.
Dipende anche dalla consapevolezza con cui dipendenti, manager e collaboratori
gestiscono le informazioni pubbliche.
OSINT e AI per le aziende: alcuni esempi concreti
L’unione tra OSINT e intelligenza artificiale può essere utilizzata in moltissimi
contesti professionali.
Analisi dei concorrenti
È possibile confrontare siti, comunicati stampa, offerte di lavoro, brevetti,
profili social, bilanci e interventi pubblici per capire come si sta muovendo
un concorrente.
Preparazione di un incontro commerciale
Prima di incontrare un potenziale cliente si possono raccogliere informazioni
pubbliche sull’azienda, sul settore, sui decisori e sui problemi emersi nelle
comunicazioni ufficiali.
Verifica di persone e organizzazioni
Le fonti aperte possono aiutare a controllare la coerenza di un profilo,
verificare esperienze dichiarate e identificare possibili segnali di rischio.
Naturalmente, sempre nel rispetto della legge e senza trasformare la ricerca
in sorveglianza invasiva.
Cybersecurity e prevenzione
Le aziende possono osservare dall’esterno quali informazioni sensibili stanno
esponendo involontariamente: nomi dei sistemi utilizzati, indirizzi email,
documenti dimenticati online, credenziali compromesse o dettagli sulle
infrastrutture.
Giornalismo e verifica delle fonti
Immagini, video, luoghi, date, profili e dichiarazioni possono essere confrontati
per ricostruire un evento e ridurre il rischio di diffondere contenuti falsi
o manipolati.
Reputazione digitale
L’analisi delle fonti pubbliche consente di capire come un’organizzazione viene
raccontata online, quali temi le vengono associati e dove stanno emergendo
criticità reputazionali.
La domanda non è “che cosa sa Internet di me?”
Una domanda tipica è: “Che cosa sa Internet di me?”.
Ma probabilmente non è la domanda più interessante.
Sarebbe meglio chiedersi:
- quali informazioni su di me sono accessibili?
- quali sono ancora aggiornate?
- quali sono inesatte o fuori contesto?
- che cosa si può dedurre collegandole?
- quali informazioni sto esponendo senza rendermene conto?
- come potrebbero essere usate da un cliente, un concorrente o un attaccante?
Questa è la vera educazione digitale di cui abbiamo bisogno.
Non basta sapere usare gli strumenti. Dobbiamo comprendere le conseguenze
informative delle nostre azioni.
AI e OSINT: servono ancora più spirito critico
Oggi possiamo chiedere a un chatbot di analizzare decine di documenti in pochi
minuti. È una possibilità straordinaria.
Ma più lo strumento diventa potente, più aumentano le responsabilità di chi lo usa.
Occorre verificare le fonti, distinguere i fatti dalle ipotesi, documentare i
passaggi e non confondere una risposta linguisticamente convincente con una
risposta necessariamente vera.
Il rischio più grande non è che l’intelligenza artificiale non sappia qualcosa.
È che risponda bene anche quando sta sbagliando.
Per questo, nel lavoro con OSINT e AI, considero fondamentali cinque regole:
- Partire da una domanda precisa.
- Usare più fonti indipendenti.
- Separare i fatti dalle interpretazioni.
- Verificare manualmente le conclusioni importanti.
- Rispettare privacy, legge ed etica.
Il libro “Il nuovo petrolio (online)”
La puntata di Chiedilo all’Esperto prende spunto dal libro
Il nuovo petrolio (online). OSINT e intelligenza artificiale: a caccia di
dati pubblici nell’era dei chatbot, pubblicato da Ledizioni e scritto
insieme a Gianluca Boccacci.
Nel libro proviamo a spiegare come la ricerca da fonti aperte stia cambiando
nell’epoca dell’intelligenza artificiale generativa.
Non è un manuale per spiare le persone e non è nemmeno un catalogo di strumenti.
È un invito a sviluppare un modo più consapevole e metodico di lavorare con le
informazioni.
Perché tra una montagna di dati e una decisione intelligente c’è ancora qualcosa
che nessun software può garantire automaticamente: il pensiero critico.
Puoi approfondire il contenuto del libro nell’articolo:
OSINT e AI: perché le informazioni pubbliche sono diventate il nuovo petrolio digitale
.
Puoi inoltre consultare la pagina dedicata ai miei
libri ed ebook su intelligenza artificiale e comunicazione digitale
.
Conclusione: il valore è nel metodo
Ringrazio Giuseppe Emanuele e Byteway per
l’invito e per aver creato uno spazio di confronto concreto su tecnologia,
sicurezza e innovazione.
E ringrazio naturalmente Gianluca Boccacci, compagno di questa avventura editoriale
e professionale.
La conclusione della nostra chiacchierata può essere riassunta così:
le informazioni sono ovunque, gli strumenti di intelligenza artificiale sono
sempre più accessibili, ma il vero vantaggio competitivo resta la capacità
umana di fare le domande giuste, verificare le risposte e collegare i punti.
Il nuovo petrolio è digitale. Ma, senza una raffineria chiamata metodo,
resta soltanto una massa disordinata di dati.
Domande frequenti su OSINT e intelligenza artificiale
Che cosa significa OSINT?
OSINT significa Open Source Intelligence. Indica la raccolta e l’analisi
sistematica di informazioni provenienti da fonti pubblicamente accessibili,
con l’obiettivo di produrre conoscenza utile e verificabile.
OSINT significa cercare informazioni su Google?
No. Una ricerca su Google può essere uno dei passaggi, ma l’OSINT richiede
un metodo: definizione dell’obiettivo, selezione delle fonti, verifica,
confronto dei dati, analisi e documentazione dei risultati.
Come può essere usata l’intelligenza artificiale nell’OSINT?
L’AI può sintetizzare documenti, estrarre nomi e date, confrontare fonti,
organizzare informazioni, costruire timeline e suggerire collegamenti.
I risultati devono però essere verificati da una persona.
L’OSINT è legale?
La raccolta di informazioni pubbliche non autorizza qualsiasi utilizzo dei dati.
Occorre rispettare privacy, diritto d’autore, condizioni d’uso delle piattaforme,
normativa sulla protezione dei dati e finalità legittime della ricerca.
A che cosa serve l’OSINT in azienda?
Può supportare la cybersecurity, l’analisi dei concorrenti, la verifica delle
fonti, la preparazione commerciale, la gestione della reputazione e
l’individuazione di informazioni esposte involontariamente.
L’intelligenza artificiale può sostituire un analista OSINT?
No. Può velocizzare molte attività, ma non può garantire da sola affidabilità,
corretta interpretazione, rispetto del contesto e valutazione etica dei risultati.
Vuoi portare OSINT e intelligenza artificiale nella tua organizzazione?
Realizzo corsi, workshop e interventi per aziende, enti pubblici,
associazioni e università sull’uso consapevole dell’intelligenza artificiale,
sulla ricerca online e sulla comunicazione digitale.
Possiamo costruire un percorso dedicato alla tua organizzazione, partendo da
casi concreti, documenti reali ed esigenze operative.



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