Lo ammetto: ho acquistato il libro “Presente continuo” di Douglas Rushkoff sulla fiducia, senza saperne niente, né aspettandomi nulla. L’ho fatto perché avevo letto qualcosa dell’autore, che cito a ogni lezione e presentazione per la frase illuminante “Se un servizio è gratis, tu sei il prodotto”.
Il libro è stato una piacevole sorpresa. Sebbene scritto bene non è di facile lettura, più per la complessità degli argomenti trattati che per altro. Tutto sommato, però, la tesi di fondo è chiara: la nostra società è orientata sempre più solo verso il presente, sul tempo reale, su quel che accade ora e che possiamo seguire online, con post e tweet che scorrono senza soluzione di continuità sui nostri schermi. Ciononostante la pretesa di governare il presente è vana, perché quel che leggiamo, quando lo leggiamo, è già vecchio, passato. Questo comporta diverse storture: tra le altre, il collasso della narrativa tradizionale, dove c’erano un inizio, una fine e in mezzo uno svolgimento, a favore di storie senza capo né coda, come nei giochi di simulazione senza trama. L’autore esplora il nostro mondo per mostrare come il “presentismo” pervada ogni ambito, introducendo concetti interessanti quali digifrenia, tensegrità e frattalnoia.
Un testo interessante, insomma: imperdibile per gli appassionati di sociologia e tecnologia come me.

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Si fa tanto parlare, di questi tempi, di crowdfunding. C’è chi è scettico – di solito sono banchieri e finanzieri, chissà perché – e chi ne parla in termini eccessivamente entusiastici, considerandolo la panacea di tutte le crisi, l’unico modo, ormai, per realizzare un progetto, lavorativo o meno, senza scucire un euro. Come sempre la verità sta nel mezzo. E come sempre, per comprendere un fenomeno, è meglio farselo spiegare da chi lo conosce. Nel caso, Alessandro Brunello, autore de “Il manuale del crowdfunding”, edito da LSWR.

Brunello spiega che cos’è il crowdfunding, definito anche “finanziamento dal basso” o “finanziamento sociale” (il mondo finanziario diventa 2.0), perché la disintermediazione creditizia fa così paura (al pari dei Bitcoin, spauracchio delle autorità monetarie) e soprattutto quali sono i modelli più diffusi, ibridi a parte. Si scopre così che è possibile semplicemente promettere una ricompensa simbolica, come i credits nel libretto di un CD (esistono ancora i CD?) – e qui si parla di modello “reward based”. Oppure esiste un modello per aziende che vogliono raccogliere il capitale sociale – “equity based”. O ancora si parla di prestiti “peer to peer” tra cittadini, come nel caso di Prestiamoci.
Per chi volesse provarci c’è anche una parte pratica, dove si scopre come si fa una campagna, quali sono le piattaforme disponibili (per esempio le big Indiegogo e Kickstarter o le nostrane Kapipal e Eppela) e che cosa serve per partire: spesso indispensabile un bel video dove si spiega il progetto e un’idea sulla strategia social. Interessante la nutrita sezione di “best practice”.

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Tra i corsi che tengo, ce n’è uno sul cercare on-line. Prima di iniziare a spiegare come usare i motori di ricerca, accenno sempre al fatto che il Web non è (solo) quel che si vede (che si trova). Il Web come lo conosciamo rappresenta solo la punta dell’iceberg, l’1% delle risorse disponibili. Solo che le altre non possono essere raggiunte (“La prima regola del Deep Web è che non si parla del Deep Web”) se non si conosce il link diretto, se non si naviga anonimamente (mai sentito parlare del software Tor?).
Se volete fare un viaggio in quel mondo sommerso dovete leggere assolutamente il libro “Deep Web” (Quintadicopertina) di Carola Frediani, giornalista esperta di cultura digitale. Non si tratta di un racconto alla Verne (anche se ne ha, per certi versi, il fascino), ma una vera inchiesta (come quelle di una volta, signora mia!) un reportage giornalistico che presenta personaggi, storie e luoghi dell’Internet sconosciuta, pericolosa e inquietante. Un “universo parallelo” fatto di spaccio, truffe, furti telematici e addirittura di pedofili e terroristi. Ma – altro lato della medaglia – è anche un luogo (non luogo?) dove essere liberi (uno spazio di espressione senza censure) e dove essere attivi (hacktivi). Il libro ci presenta personaggi e storie assolutamente fuori dagli schemi: imperdibile, secondo me, la storia di Silk Road (il sito n. 1 per lo spaccio di droga, ora chiuso). Molte le interviste ai protagonisti che, coperti dall’anonimato, rivelano il loro modus operandi.
Al di là dei contenuti, Deep Web è un gran bell’eBook. Ben curato, ma soprattutto innovativo: è infatti il primo libro elettronico italiano “auto-aggiornante” (in questa versione). Oltretutto il libro è acquistabile con la criptomoneta bitcoin e parte del ricavato delle vendite sarà devoluta a Privacy International.

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Non bisogna essere dei consumati Webmaster per mettere in piedi un sito: basta smanettare un po’ con sistemi di CMS come WordPress. Ma anche rendere il sito profittevole non è proibitivo: Di Bello – programmatore, consulente e giornalista – spiega prima come realizzare e ottimizzare il sito, poi come darsi all’e-commerce (in ogni sua variante). Non mancano spiegazioni semplici ma dettagliate su SEO, analytics, pagamenti, siti ad accesso limitato e tanto altro ancora.

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Questo pratico libro (117 pagine, 9,90 euro), edito da “Editrice bibliografica” (collana I libri di Wuz) e scritto dalla blogger di CriticaLetteraria Claudia Consoli, rappresenta un ottimo strumento per comprendere il rapporto libri-Internet. Partendo dai soggetti che proficuamente possono sbarcare sul Web (non solo autori e lettori: anche editori, bibliotecari, librai e lit blogger), si analizzano tutti gli strumenti e le opportunità di interazione, social compresi. E non solo quelli verticali come aNobii e Zazie: Twitter per parlare coi fan, Instagram per svelare i dietro le quinte degli eventi, Facebook e Pinterest per far circolare immagini e citazioni, YouTube per far sì che i protagonisti del mondo letterario ci mettano la faccia.
Non mancano le “best practice”: dai tweet letterari di @twitteratura alle strategie social di Penguin, dai video de “La stanza dell’editor” di Mondadori alla pagina Facebook di Libreriamo. Completano il libro molte interviste interessanti (per esempio Libreria Open di Milano (ci sono stato: davvero un bel posto!), BookRepublic e ISBN Edizioni). Non mancano le sorprese: ammetto che non conoscevo l’app Hi (per creare una mappatura narrativa del mondo) e Whims (l’Insagram delle parole).
Buona lettura, in tutti i sensi.

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Curation Nation di Steven Rosenbaum è un libro che tratta della “content curation”, la cura dei contenuti. Ne ho parlato nella decima puntata di TechRadio, dal minuto 20:

Questo kit di autodifesa digitale per difendere la propria privacy è un instant-book della collana (V)book di Vidèa. Parla di riservatezza dei dati partendo da un punto di vista però sconfortante: proteggere la propria privacy, nell’era del datagate e dei social network, è praticamente impossibile. Eppure possiamo mettere in atto alcuni accorgimenti per “resistere”: si parla di “cerchie”, crittografia, sofware libero, cookie, IP mascherati, Proxy Anonymizer, geolocalizzazione e smartphone blindati. Interessante l’elenco dei servizi sicuri alternativi ai “soliti”: Git Annex invece di Dropbox, Rise Up al posto di Gmail, Jitsi per sostituire Facetime, DuckDuckGo per non usare Google e via dicendo. Da leggere.

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Qualche anno fa (2007) Chip Heath scrisse il libro “Made to stick”, ancora attualissimo. Non si trova in Italia, né in italiano, ma grazie alla Rete e agli eBook lo possiamo comprare con un clic (vedi in fondo). Il tema? Come si creano idee e storie che funzionano, storie che rimangono impresse. Cosa che, nell’era dello storytelling, serve non solo per chi fa il copywriter, ma anche per chi lavora nella pubblicità, nel marketing, ma non solo.
Heath parte dalle storie di maggior successo e ad alto tasso di viralità: le leggende metropolitane. L’esempio più citato è la storia del tizio che si risveglia una mattina senza un rene (The Kidney Heist). Perché quelle storia, in apparenza assurde e incredibili, restano in mente? L’autore propone una formuletta, con 6 principi, individuando la caratteristica delle storie di successo.

1. Semplicità (Semplicity). Chiaramente le idee espresse devono essere semplici ma pregnanti, profonde. Vedi i proverbi: storie semplici, ben congegnate, che durano nei secoli.

2. Spiazzanti (Unespectness), prendere in contropiede le aspettative di chi ascolta.

3. Idee concrete (Concreteness). Niente astrazioni, devono evocare immagini concrete.

4. Idee credibili (Credibility). Le storie devono essere quantomeno verosimili.

5. Emozioni (Emotions). Devono far leva sulle emozioni.

6. Storie (Stories). Alle persone piacciono le storie. Dalla notte dei tempi. Fin da piccoli. Le cerchiamo nei libri e nei film. Ce le rifilano, nella pubblicità, anche per venderci i prodotti. Le storie sono esperienze altrui che potrebbero tornarci utili.

Usando le iniziali, in inglese, di queste 6 caratteristiche si ricava l’acronimo SUCCES. Manca una S, alla fine, ma va bene così. Insomma, le storie che restano impresse sono comprensibili, ci colpiscono e sono facili da ricordare.

Su RadioTech

Ho parlato del libro durante l’ottava puntata di Tech Radio.
Potete ascoltare il mio intervento, dal minuto 18′ e 30 secondi, qui:

Ne ho parlato anche a “Tech and the city” (7Gold) il 22 giugno 2014:

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Questo manuale per “Genitori persi nella Rete” di Pelosi (docente delle superiori, nonché attore teatrale) cerca soprattutto di venire incontro a quei papà e mamme che, di fronte all’uso disinvolto che fanno i ragazzi delle nuove tecnologie, brancolano nel buio. Prima analizza potenzialità, rischi e pericoli della Rete, poi dà suggerimenti concreti su come comportarsi in determinate situazioni, entrando nel dettaglio (Facebook, siti osé, cattivi incontri on-line). Libro agile, per neofiti.

 
Autore: Giuseppe Pelosi
Collana: Percorsi familiari
Editore: Ancora
Prezzo: 10 euro

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Chi meglio di un internauta può raccontare l’amore ai tempi di Internet? L’editore Kimerick (www.kimerik.it/cuorinellarete.htm), qualche mese fa (scadenza settembre 2009), lanciò un concorso: i partecipanti dovevano scrivere un racconto, con argomento appunto l’amore nato on-line, di massimo cinque cartelle. Questo è il risultato (nonché il premio…). Esperimento riuscito!

Titolo: Cuori nella Rete. Storie d’Amore nate in Chat
Autore: Vari
Collana: –
Editore: Kimerick
Prezzo: 16 euro

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