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L’SSI di LinkedIn non è più disponibile gratis? Nel mio caso l’accesso è stato disattivato e da qui nasce LinkedINDEX, la mia alternativa di autovalutazione. Assegna un punteggio orientativo su 100 alla qualità di ciò che il profilo rende visibile: headline, storytelling, esperienze, competenze, contenuti e prove di credibilità. L’ho creato per offrire una checklist concreta anche senza il cruscotto SSI. Lo strumento non importa automaticamente il profilo dal solo URL: si copiano i contenuti pubblici da valutare e le regole automatiche producono il risultato nel browser. Non è il punteggio SSI ufficiale e non misura le vendite. Prova LinkedINDEX.

La schermata prova che il mio accesso, in quel momento, è disattivato. Non spiega il motivo e non dimostra che LinkedIn abbia tolto l’SSI a tutti. Prima di costruirci sopra una teoria, meglio partire da quello che sappiamo.

Che cosa misura il Social Selling Index di LinkedIn

Il Social Selling Index (SSI) è un indicatore creato da LinkedIn per descrivere alcune attività legate al social selling. LinkedIn raggruppa queste attività in quattro aree: brand professionale, ricerca delle persone giuste, interazione con informazioni utili e costruzione di relazioni. La guida ufficiale di LinkedIn al Social Selling Index elenca tra i segnali osservati completezza del profilo, ricerche e visualizzazioni, interazioni, messaggi e crescita della rete.

Per chi usa Sales Navigator, il calcolo può includere anche dati di utilizzo del prodotto, come ricerche, lead e account salvati. Lo spiega la pagina di assistenza LinkedIn sul calcolo dell’SSI. La stessa pagina precisa che amministratori e componenti del team Sales Navigator possono vedere punteggi e classifiche. E la privacy policy di LinkedIn descrive l’SSI, per gli utenti Sales Navigator, come un punteggio calcolato anche sulla base dell’attività dell’account.

È una metrica utile per osservare l’uso di LinkedIn come strumento commerciale. Ma un punteggio di attività non coincide con un risultato di vendita.

Un punteggio alto significa vendere di più?

Non necessariamente. L’SSI può aiutare a fare un controllo rapido: il profilo è curato? Cerco potenziali clienti? Interagisco con contenuti pertinenti? Coltivo la rete? Non può però dirci da solo se sto parlando con le persone giuste, se le conversazioni sono utili o se da quelle interazioni nascono opportunità concrete.

La ricerca sui network commerciali invitava già a non confondere la quantità dei contatti con l’efficacia della rete: in “Better sales networks”, pubblicato da Harvard Business Review e indicizzato da PubMed, Rob Cross e Robert J. Thomas spiegano che contano anche la struttura dei rapporti e le informazioni che permettono di raggiungere. È un promemoria ancora valido nell’era delle metriche: mille collegamenti tutti uguali non sono automaticamente una rete utile.

Anche Harvard Business Review, parlando dei benefici del social selling nelle vendite B2B, mette al centro contenuti mirati e comunicazioni uno a uno. L’articolo cita dati di terze parti, quindi non li prenderei come una legge universale; il principio strategico resta più interessante del numerino: la relazione conta più del volume di attività.

Per capire se il social selling funziona, affiancherei all’SSI indicatori più vicini agli obiettivi: conversazioni avviate con interlocutori pertinenti, risposte ricevute, appuntamenti qualificati, richieste di approfondimento, opportunità commerciali e relazioni mantenute nel tempo. Poi verificherei la qualità delle interazioni: non basta aver scritto a qualcuno, bisogna avere qualcosa di sensato da dirgli.

La schermata dice che il mio accesso è disattivato. E basta.

È importante separare ciò che vedo da ciò che potrei immaginare. La schermata che ha fatto da spunto a questo articolo mostra che il mio accesso all’SSI è disattivato. Non compare una spiegazione. Non posso quindi attribuire la causa a una modifica del piano, a un’impostazione, a un errore tecnico o a una decisione generale di LinkedIn senza altre informazioni.

Chi incontra lo stesso messaggio può controllare il proprio account, le impostazioni e le comunicazioni di Sales Navigator, oppure chiedere chiarimenti all’assistenza. Nel mio caso, per ora, la notizia è molto meno epocale: ho perso l’accesso a una schermata. Non ho perso il lavoro di costruire relazioni.

Che cosa fare di un social selling senza cruscotto

Il social selling resta un’attività concreta anche se un indicatore non è disponibile. Le domande che mi farei sono queste:

  • Il mio profilo spiega con chiarezza chi aiuto e su quali problemi lavoro?
  • Sto cercando persone pertinenti o accumulando collegamenti per fare volume?
  • I contenuti mostrano competenza e aiutano davvero chi li legge?
  • Le interazioni aprono conversazioni professionali autentiche?
  • So quali attività generano opportunità e quali soltanto notifiche?

Sul mio sito ho raccolto anche una guida al social selling e al suo rapporto con il Social Selling Index, oltre a una conversazione sul profilo LinkedIn in ottica social selling con Fabio De Vita. Nel video qui sotto racconto il tema dal punto di vista della formazione e dell’uso pratico di LinkedIn.

LinkedINDEX: la mia alternativa pratica all’SSI

Con l’SSI non accessibile, ho preparato LinkedINDEX, uno strumento di autovalutazione che sposta l’attenzione dal punteggio sulle attività svolte dentro LinkedIn alla qualità di ciò che una persona rende visibile nel proprio profilo. L’obiettivo è avere una checklist concreta per capire se headline, presentazione, esperienze e prove di credibilità aiutano davvero chi visita il profilo a capire cosa facciamo e per chi.

LinkedINDEX assegna un punteggio orientativo su 100, con criteri e pesi dichiarati: foto (3 punti), copertina (3), URL personalizzato (2), headline (12), informazioni e storytelling (20), esperienze e progetti (18), competenze (12), contenuti pubblici (12), prove sociali (8), parole chiave e invito all’azione (10). La valutazione considera la presenza, la struttura e alcuni segnali testuali. Non usa un modello di intelligenza artificiale per interpretare il profilo o verificare se le affermazioni siano vere.

Per usarlo, si inserisce l’URL del profilo LinkedIn, poi si copiano nel modulo i contenuti pubblici che si desidera analizzare e si indicano alcuni elementi visibili, come foto, copertina, competenze con endorsement e raccomandazioni. L’app non importa automaticamente il profilo: LinkedIn limita l’accesso automatizzato e l’uso del solo URL non basta. I dati inseriti vengono elaborati nel browser e, secondo il funzionamento dichiarato dello strumento, non sono inviati a un server.

LinkedINDEX non è l’SSI ufficiale e non ne replica il calcolo. L’SSI misura segnali di attività di social selling secondo i criteri di LinkedIn; LinkedINDEX offre invece una lettura guidata e trasparente della presentazione professionale pubblica. I due indicatori rispondono a domande diverse, e nessuno dei due dimostra da solo che una persona venda di più o abbia relazioni commerciali migliori.

Screenshot di LinkedINDEX: modulo per valutare un profilo LinkedIn e criteri del punteggio su 100
La schermata iniziale di LinkedINDEX. Prova LinkedINDEX.

Lo considero un primo strumento di analisi, non una pagella definitiva: i risultati dipendono dai contenuti inseriti e dalle regole automatiche descritte nell’app. Può aiutare a trovare punti da migliorare nel profilo; per capire se il social selling sta producendo risultati, occorre poi osservare conversazioni pertinenti, appuntamenti, opportunità e relazioni nel tempo.

Chi ha provato LinkedINDEX: la testimonianza di Helga Ogliari

Helga Ogliari, personal branding & storytelling designer, ha condiviso su LinkedIn questo riscontro dopo aver provato lo strumento:

Grazie Gianluigi. Ho usato il tuo LinkedINDEX: ho apprezzato la sua articolazione e trasparenza. Si vede che è realizzato da un formatore! 😊 Già in fase di caricamento dati fa capire cosa manca e cosa potresti migliorare. Poi alla fine, oltre al risultato numerico offre consigli su cosa migliorare e come farlo. Aggiungo che è più generoso nella valutazione di quanto lo sia io. Mi ha dato 88. Io mi sarei data un voto più basso 😅

Helga Ogliari, commento su LinkedIn.

Screenshot del commento di Helga Ogliari su LinkedIn: la sua esperienza con LinkedINDEX
La testimonianza di Helga Ogliari su LinkedINDEX, pubblicata su LinkedIn.

Mi fa piacere che emerga la funzione formativa di LinkedINDEX: accompagnare la revisione del profilo già durante la compilazione. Anche la sua osservazione sulla generosità del voto è utile: il punteggio resta orientativo, mentre i suggerimenti possono diventare una lista di interventi concreti.

Il mio SSI, intanto, è in vacanza. Se tornerà, lo userò come un segnale tra gli altri, non come pagella. Perché il social selling si misura anche fuori dal cruscotto: nelle conversazioni che valgono la pena e nelle relazioni professionali che continuano dopo il clic.

Scrivimi per organizzare un evento o un corso sull’intelligenza artificiale generativa o sull’uso strategico di LinkedIn

Mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare un corso o una conferenza sull’A.I. generativa o su LinkedIn.

Inviaci email

Sapevi che LinkedIn valuta il tuo uso del social in termini di social selling? In questo episodio del podcast Radio IT spiego che cos’è e come si calcola il social selling index:

Qui trovi un mio video sul tema:

Qui trovi il mio videocorso su LinkedIn Sales Navigator:

Questo articolo è stato pubblicato su Digital4 il 30 aprile 2019.

LinkedIn usa la gamification per convincerci a completare il nostro profilo. Quando ci si iscrive una barra indica proprio quanto le prime informazioni inserite risultino efficaci. Ma perchè è importante guardare questo parametro, quali sono i benefici per gli utenti e come il noto social network ci spinge a lavorarci?

La logica del gioco e del divertimento è talmente importante nella nostra vita che sta invadendo anche altri campi, un tempo seriosi: anche il business. Sto parlando di gamification (eviterei di usare la terrificante versione italiana “ludicizzazione”). Per gamification si intende l’utilizzo di elementi mutuati dai giochi e delle tecniche di “game design” in contesti, appunto, esterni ai giochi. Tutti l’abbiamo sperimentato, per esempio quando facciamo la raccolta punti del supermercato o le MilleMiglia, quando facciamo sport con FitBit, quando ci decurtano i punti della patente o quando partecipiamo a un concorso a premi per vincere la Green Card. Insomma: si tratta dell’uso di meccaniche di gioco per rendere più piacevole, ed efficace, svolgere compiti noiosi. Come gestire il proprio profilo LinkedIn.

Gli obiettivi di LinkedIn

LinkedIn ha l’esigenza di farci completare i nostri profili. Per due ragioni. Primo: se siamo soddisfatti di come funziona lo strumento, lo useremo sempre di più e inviteremo anche altri utenti a unirsi. Secondo, e questo è il motivo più importante: più dati inseriamo, più informazioni LinkedIn può vendere a recruiter e a chi pianifica campagne marketing. Il mantra è sempre lo stesso: se un servizio è gratis, il prodotto sei tu.

Rendere un profilo efficace: ecco perchè LinkedIn usa la gamification

LinkedIn usa proprio la gamification per convincerci a completare il nostro profilo. Quando ti iscrivi e inserisci le prime informazioni su di te, una barra indica proprio l’efficacia del profilo. In seguito puoi trovare questa informazione nella dashboard del tuo profilo. Nel mio caso l’efficacia del profilo, come vedi in alto a destra, è massima:

Come vedi, ho “vinto” anche un badge, che rappresenta una ricompensa, seppur simbolica (anche Booking usa i badge con l’etichetta Genius, mentre TripAdvisor usa i livelli crescenti).

I benefici per gli utenti

Come fa LinkedIn a convincerci a badare a questo parametro? Lo motiva così: “Gli utenti con un profilo completo aumentano di 40 volte la probabilità di trovare nuove opportunità grazie a LinkedIn”. L’idea di raggiungere facilmente un livello più alto è irresistibile. I benefici ci sono: un profilo completo attira più attenzione, anche perché ha una priorità più alta nelle ricerche (e aiuta a fare personal branding).

LinkedIn e la gamification: gioco e interazioni

LinkedIn non si limita a questo. La gamification viene usata anche nelle conferme di competenza, gli endorsement delle skill. Come hai visto, quando crei il tuo profilo, puoi aggiungere un massimo di 50 competenze. Quando un altro utente visita il tuo profilo può confermarle, e la sua immagine profilo sarà mostrata al fianco della tua competenza. Le conferme si sommano e il conteggio viene mostrato a tutti. Secondo LinkedIn “chi usa la sezione delle competenze e conferme fa aumentare di 13 volte le visite al suo profilo”.

Le statistiche divertenti

Anche l’uso che LinkedIn fa delle statistiche sa di gamification. Sapere che tante persone hanno visitato il tuo profilo, e che magari questo numero è in crescita, dà un grande senso di soddisfazione. A volte LinkedIn ricorda anche in mail le tue conquiste: quanto sei popolare, quanto sei vincente!

Il social selling index

L’ultimo meccanismo di gamification, non certo per importanza, è il social selling index. Durante i miei corsi sull’uso strategico di LinkedIn chiedo ai partecipanti di calcolarlo. Si scatena la bagarre: confronti, sfide, prese in giro e così via. A che cosa serve questo indice? Quantifica la tua attività su LinkedIn. Quanto sei in grado di fare social selling? Quanto è efficace il tuo personal branding, quanto il tuo networking, quanto il tuo content marketing? Tutto questo non solo è espresso con un valore in centesimi (il social selling index, appunto) ma vi si trova anche una classifica che esprime la tua posizione all’interno del tuo settore e della rete. Tra l’altro LinkedIn ti permette anche di vantarti del tuo SSI con un tasto di condivisione e un messaggio preimpostato che recita: “Il mio Social Selling Index su LinkedIn è 83. Scopri il tuo punteggio! #GetYourSSI”.