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In una riunione di marketing possono esserci il direttore commerciale, chi gestisce le campagne, chi cura il sito, chi difende il budget. Il cliente, invece, spesso compare solo nelle slide. Gli altri parlano, lui viene descritto.

La storia della sedia vuota di Jeff Bezos mi piace perché rende visibile questa assenza: un posto al tavolo riservato alla persona che dovrebbe guidare le decisioni. Prima di trasformarla nell’ennesima parabola da LinkedIn, però, vale la pena verificare che cosa sia documentato.

Da lì possiamo ricavare cinque esercizi di AI per il marketing: visitare il sito nei panni di un cliente, simulare un’intervista, ascoltare i feedback già raccolti, controllare le promesse della comunicazione e individuare gli ostacoli nel percorso d’acquisto. Con strumenti concreti e prompt da copiare.

La sedia vuota di Bezos: storia vera o mito aziendale?

Il racconto ha una base documentata. Il giornalista George Anders, nel reportage pubblicato da Forbes il 4 aprile 2012, descrive Bezos che periodicamente lascia un posto libero al tavolo delle riunioni e invita i presenti a considerarlo occupato dal cliente.

La metafora compare anche nel blog ufficiale di Amazon Web Services, come parte della cultura aziendale: la sedia rappresenta il cliente, centrale nelle decisioni ma fisicamente assente.

Possiamo quindi parlare di una pratica riportata da una fonte giornalistica dell’epoca e ripresa dall’azienda. Occorre più cautela con la versione teatrale: i collaboratori chiedono perché la sedia sia vuota e Bezos pronuncia la battuta perfetta. Le fonti consultate non documentano quella specifica scena dialogata. Inoltre Forbes scrive che accadeva periodicamente: questo non permette di certificare che una sedia fosse presente in ogni riunione, senza eccezioni.

La storia è documentata; il copione da social richiede prudenza.

Niente PowerPoint: che cosa dice davvero Bezos

Qui la fonte è diretta. Nella lettera agli azionisti relativa al 2017, Bezos spiega che Amazon utilizza documenti narrativi di sei pagine al posto delle presentazioni a slide. All’inizio della riunione, i partecipanti leggono il documento in silenzio.

La mia lettura è che questo formato costringa a rendere espliciti ragionamenti, ipotesi e conseguenze. Un elenco di tre parole su una slide può nascondere un pensiero incompleto; una pagina ben scritta lo mette alla prova. Naturalmente, la scelta di Amazon non dimostra che PowerPoint sia inutile in qualsiasi contesto.

Per approfondire c’è l’intervista di Bezos a Lex Fridman, nella quale racconta anche il funzionamento delle riunioni e della lettura condivisa. La fonte primaria sul formato resta la lettera agli azionisti.

Jeff Bezos: Amazon and Blue Origin, Lex Fridman Podcast #405. Video in inglese.

AI per il marketing: come dare voce alla sedia vuota

La centralità del cliente diventa utile quando produce una decisione: cambiare una pagina, chiarire un prezzo, correggere una promessa, eliminare un passaggio inutile.

Nel paper A strategic framework for artificial intelligence in marketing, pubblicato sul Journal of the Academy of Marketing Science nel volume del 2021, Ming-Hui Huang e Roland T. Rust propongono un quadro che collega l’AI alla ricerca di marketing, alla strategia e alle azioni. È un lavoro teorico, non un esperimento che dimostri l’efficacia dei cinque prompt seguenti: lo uso come cornice per passare dalla comprensione del cliente a un intervento concreto.

Prima di iniziare, prepara un piccolo dossier: prodotto o servizio, segmento di clientela, obiettivo del cliente, vincoli noti, materiali commerciali e feedback disponibili. Se un’informazione manca, scrivi “non disponibile”. Evita di riempire il dossier con un cliente immaginario che, guarda caso, desidera esattamente ciò che vendi.

I cinque strumenti sono proposte operative, non una classifica. Puoi svolgere più esercizi con lo stesso assistente. La disponibilità delle funzioni dipende dall’account e dalle impostazioni aziendali; per i documenti interni usa gli strumenti autorizzati dalla tua organizzazione e rimuovi i dati personali non necessari.

Esercizio Strumento proposto Risultato da portare in riunione
1. Visita al sito ChatGPT in modalità agente Ostacoli osservati, pagine e modifiche da verificare
2. Intervista simulata Claude Obiezioni plausibili e domande per clienti reali
3. Analisi della voce del cliente NotebookLM / Gemini Notebook Bisogni e problemi collegati alle testimonianze
4. Controllo delle promesse Gemini Scostamenti fra messaggi pubblicitari e offerta documentata
5. Analisi del percorso d’acquisto Copilot in Excel Attriti misurati e ipotesi di miglioramento

1. Simulare la visita di un cliente al sito con ChatGPT

Il sito può essere chiarissimo per chi lo ha progettato. Un potenziale cliente arriva con una domanda molto meno sofisticata: “Fate al caso mio? Quanto mi costerà? Che cosa devo fare adesso?”.

Proporrei a ChatGPT in modalità agente un compito circoscritto: esplorare le pagine pubbliche seguendo l’obiettivo di un segmento preciso. La documentazione ufficiale di OpenAI descrive la navigazione e l’interazione con i siti attraverso il browser dell’agente. Alcuni siti possono impedirne l’accesso.

Esempio ipotetico: un responsabile acquisti cerca sul sito di un fornitore un servizio di manutenzione. Deve capire copertura geografica, tempi d’intervento e modalità di richiesta del preventivo.

Prompt pronto

Esplora le pagine pubbliche di [URL] seguendo questo scenario:
cliente = [segmento documentato];
obiettivo = [compito concreto];
vincoli = [tempo, budget, competenze, altri vincoli noti].
Ti allego il dossier cliente e i materiali disponibili.

Visita il sito a partire dalla home e prova a trovare le informazioni necessarie per [obiettivo].
Riporta il percorso effettivamente seguito, con URL e, se disponibili, screenshot.

Per ogni passaggio distingui:
1. ciò che hai osservato nella pagina;
2. una possibile difficoltà per questo cliente, che resta un'ipotesi;
3. la modifica suggerita;
4. il modo per verificarla con utenti reali.

Non inventare clic, informazioni, tempi di caricamento o risultati.
Se una pagina è bloccata, segnalalo.
Non inviare moduli, non acquistare e non creare account.
Se non puoi navigare, chiedimi screenshot e testi e dichiara che l'analisi riguarda soltanto quei materiali.

Termina con tre interventi prioritari, motivandoli.
Non stimare percentuali di aumento delle conversioni.

Che cosa verificare: assegna lo stesso compito a potenziali clienti reali e osserva dove si fermano. L’agente produce un primo controllo; la sua abilità di navigazione e lettura non coincide con quella di una persona. Il tempo impiegato dall’AI non misura il tempo necessario al cliente.

2. Simulare un’intervista sul prodotto o servizio con Claude

Un’intervista simulata può aiutare il team a prepararsi: quali domande abbiamo dimenticato? Quali obiezioni stiamo evitando? Quale informazione manca per prendere una decisione?

Userei Claude caricando il dossier, la descrizione dell’offerta e trascrizioni anonimizzate di conversazioni autentiche. La guida ufficiale ai file caricabili in Claude spiega come fornire documenti alla chat. Per questo esercizio si può anche incollare un breve dossier nel messaggio.

Le risposte del personaggio simulato restano generate dal modello. Nel preprint del settembre 2026 Synthetic Data in Marketing Research: How to Evaluate and When to Trust, Oded Netzer e Rajan Sambandam distinguono risposte senza dati di riferimento, personas di segmento e gemelli digitali individuali. Avvertono anche che una buona corrispondenza nei risultati aggregati può nascondere l’assenza di differenziazione a livello individuale. Il lavoro è disponibile come preprint: non lo presento come un risultato già consolidato dalla revisione tra pari.

Prompt pronto

Aiutami a preparare un'intervista a clienti reali su [prodotto/servizio].

Prima leggi i materiali allegati e separa:
- informazioni documentate sul segmento;
- informazioni sull'offerta;
- dati mancanti;
- assunzioni che sarebbe necessario fare per la simulazione.

Poi interpreta un possibile cliente di [segmento], basandoti su quei materiali.
Rispondi a una mia domanda alla volta.
Non renderti automaticamente favorevole o contrario al prodotto.
Quando la risposta non è ricavabile dalle fonti, etichettala come "ipotesi simulata"; se non c'è una base sufficiente, rispondi "non determinabile".
Non inventare esperienze personali da presentare come reali.

Quando scrivo FINE, esci dal ruolo e produci:
1. obiezioni emerse nella simulazione;
2. elementi documentati che le rendono plausibili;
3. assunzioni fragili;
4. cinque domande neutrali da porre a clienti reali;
5. quali evidenze potrebbero smentire le nostre ipotesi.

Non stimare quote di mercato, disponibilità a pagare o probabilità di acquisto.

Che cosa verificare: usa le domande con persone del segmento e raccogli esempi di comportamenti passati. “Come hai scelto l’ultimo fornitore?” è più utile di “Compreresti la nostra fantastica soluzione?”. Conserva separati i verbali reali e le risposte simulate.

3. Ascoltare recensioni e reclami con NotebookLM

Qui il cliente ha già parlato. Le sue parole sono sparse fra interviste, recensioni, ticket e verbali commerciali. L’esercizio consiste nel leggerle insieme, preservando la possibilità di risalire al testo originale.

Proporrei NotebookLM, indicato come Gemini Notebook nella documentazione Google consultata, per costruire un taccuino dedicato alla voce del cliente. La guida ufficiale all’aggiunta delle fonti descrive l’importazione dei materiali. Prepara documenti con identificativi stabili: per esempio TICKET-018 o INTERVISTA-004.

Il preprint di Artem Timoshenko, Chengfeng Mao e John R. Hauser, Can Large Language Models Extract Customer Needs as well as Professional Analysts?, confronta l’estrazione dei bisogni da testi con il lavoro di analisti professionali. Il modello perfezionato con esempi professionali ottiene risultati pari o superiori agli analisti nello studio; il modello base con il solo prompting non è sufficientemente accurato o specifico. Quindi il risultato del paper non va trasferito automaticamente a una normale chat o a NotebookLM.

Prompt pronto

Analizza esclusivamente le fonti presenti in questo notebook:
[elenco dei documenti e periodo coperto].

Costruisci una tabella con:
- bisogno del cliente;
- problema concreto descritto;
- identificativo della testimonianza;
- citazione del passaggio e collegamento alla fonte;
- eventuali testimonianze contrarie;
- possibile intervento, chiaramente etichettato come proposta.

Distingui richieste esplicite da bisogni che inferisci.
Non confondere il numero di documenti con il numero di clienti.
Non attribuire ai clienti affermazioni assenti dalle fonti.
Se non puoi ricostruire un conteggio esatto, dichiaralo.
Non presentare questo insieme di recensioni come rappresentativo di tutta la clientela.

Seleziona tre problemi da discutere con il team,
indicando quali verifiche umane servono prima di agire.

Che cosa verificare: controlla i passaggi originali, soprattutto quelli che giustificano le decisioni prioritarie. Non confondere il reclamo più frequente nel materiale raccolto con il problema più importante per tutti i clienti: chi scrive una recensione o contatta l’assistenza è una parte della clientela.

4. Controllare le promesse del marketing con Gemini

“Assistenza immediata”. Poi il contratto parla di due giorni lavorativi. “Tutto incluso”. Poi ci sono tre servizi aggiuntivi. Il cliente incontra l’azienda attraverso queste frasi: meritano un controllo prima della pubblicazione.

Userei Gemini per confrontare annunci, landing page e brochure con listini, condizioni e descrizioni del servizio. La documentazione ufficiale sul caricamento e sull’analisi dei file conferma la possibilità di fornire questi materiali. Meglio separare e denominare chiaramente comunicazione e documenti operativi.

Prompt pronto

Confronta i materiali di comunicazione [elenco]
con i documenti che descrivono l'offerta effettiva [elenco].

Per ogni promessa esplicita o ragionevolmente implicita, indica:
1. formulazione originale e documento;
2. possibile interpretazione da parte del cliente [segmento];
3. prova presente nei documenti operativi;
4. limiti, condizioni o esclusioni;
5. stato: supportata, contraddetta, ambigua oppure non verificabile;
6. proposta di riscrittura chiara e fedele alle evidenze.

Cita i passaggi su entrambi i lati del confronto.
Una prova assente non dimostra che la promessa sia falsa.
Non aggiungere vantaggi o garanzie non documentati.
Se due documenti si contraddicono, segnala il conflitto.
Separa l'analisi testuale dalla verifica che deve fare il responsabile del servizio.

Che cosa verificare: fai controllare la matrice da chi eroga il servizio. Poi chiedi a clienti reali di spiegare che cosa si aspettano leggendo il messaggio: un testo può essere tecnicamente corretto e produrre comunque un’aspettativa sbagliata.

Questa attenzione serve anche a evitare un assistente troppo compiacente. Nello studio Towards understanding sycophancy in language models, pubblicato da Anthropic nel 2023, cinque assistenti esibiscono comportamenti di compiacenza in quattro compiti di generazione del testo. È evidenza riferita ai modelli e ai test di quel lavoro, non una misura dell’affidabilità di ogni versione attuale. Per i nostri esercizi suggerisce di chiedere prove e contraddizioni, senza trattare una risposta convincente come una conferma indipendente.

5. Trovare gli ostacoli nel customer journey con Copilot in Excel

La centralità del cliente deve arrivare anche dopo il clic. Quanto aspetta un preventivo? In quale passaggio si interrompe il percorso? Quante volte deve ricontattare l’assistenza?

Proporrei Copilot in Excel su un’esportazione già controllata e anonimizzata di dati commerciali e di assistenza. La guida Microsoft all’analisi dei dati con Copilot descrive riepiloghi, tendenze, anomalie e generazione di formule. È utile per esplorare i dati e rendere visibili i calcoli da controllare.

Dati di partenza suggeriti: identificativo pseudonimo della pratica, segmento, canale, date delle fasi, esito, motivo della perdita quando registrato, eventuali ticket. Nel B2B bisogna distinguere persone, aziende e opportunità: contarle come se fossero la stessa cosa distorce il percorso.

Prompt pronto

Analizza questa tabella sul percorso dei clienti di [azienda].
Prima verifica significato delle colonne, duplicati, dati mancanti,
periodo osservato e unità di analisi.
Chiedimi chiarimenti se le definizioni sono ambigue.

Calcola solo gli indicatori sostenuti dai dati:
- tempo mediano fra richiesta e prima risposta;
- tempo mediano fra richiesta e preventivo;
- passaggi fra fasi, con numeratore e denominatore espliciti;
- motivi di perdita registrati e quota di motivi mancanti;
- numero di ricontatti, se ricostruibile.

Mostra le formule e separa pratiche ancora aperte da pratiche concluse.
Confronta segmenti e canali soltanto quando periodo e definizioni sono comparabili.
Non attribuire causalità alle differenze osservate.
Non inventare motivi di abbandono.

Proponi tre ipotesi di intervento. Per ciascuna indica:
evidenza, dati mancanti, modifica da provare,
indicatore di verifica e possibili effetti indesiderati.
Non stimare aumenti delle vendite senza un esperimento.

Che cosa verificare: confronta i calcoli con la tabella originale e ascolta clienti che hanno interrotto il percorso. Un calo fra due fasi può derivare dal prodotto, dai tempi, dalla stagionalità o da un cambiamento nella registrazione dei dati. L’AI aiuta a formulare le domande da investigare.

La prossima riunione: un problema del cliente, una prova, una decisione

Porterei al tavolo un documento breve con quattro elementi: problema del cliente, evidenza disponibile, modifica proposta e modalità di verifica. Per cominciare sceglierei un solo esercizio: una pagina da migliorare, una promessa da chiarire o un’attesa da ridurre.

Chi vuole collegare questo lavoro alla produzione dei contenuti può partire anche dal mio esempio di piano di content marketing con ChatGPT: il dossier del cliente aiuta a dare sostanza alle scelte editoriali.

La sedia vuota rimane una buona metafora finché ci ricorda di andare a cercare la voce del cliente. Riempirla di risposte generate e poi trattarle come testimonianze sarebbe un modo molto tecnologico di continuare a parlare da soli.

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Customer experience e AI funzionano insieme quando l’intelligenza artificiale aiuta a capire i clienti, preparare decisioni e lavorare meglio sulle relazioni. Servono dati leggibili, un obiettivo preciso, contesto e persone capaci di valutare il risultato. È il filo conduttore del mio intervento al webinar Customer Experience e Business Development ai tempi dell’AI, che si è svolto il 21 settembre 2026.

L’incontro è stato organizzato da Surwiz, in collaborazione con Crono e con Merakyn come media partner. Ho partecipato alla tavola rotonda insieme ad Alessandro Di Maio, cofondatore di Surwiz, e Alex Roggero, cofondatore di Crono. A moderare il confronto c’era Lorenzo D’Amelio di Merakyn.

Il mio contributo era quello di un formatore che incontra ogni giorno aziende e professionisti alle prese con questi strumenti: portare esempi, mettere in discussione qualche abitudine e mostrare come passare dall’esperimento occasionale a un uso consapevole dell’AI.

La registrazione del webinar

Qui trovi la registrazione completa. Nell’articolo riprendo i miei interventi e aggiungo un esercizio applicativo per tradurli nel lavoro quotidiano.

Customer experience e AI: avere tanti dati non basta

Lorenzo mi ha chiesto perché continuiamo ad associare l’abbondanza di dati alla qualità delle decisioni. Ho risposto partendo da una situazione che incontro spesso nei corsi: qualcuno mi descrive un problema e mi chiede come risolverlo con l’intelligenza artificiale. Poi scopro che gli serve soprattutto mettere ordine in quattro file e costruire una dashboard.

In quel caso può bastare un buon lavoro di business intelligence. La scelta dello strumento deve seguire il problema. Prima occorre capire quali informazioni abbiamo, quanto sono aggiornate e quale decisione vogliamo prendere. Altrimenti aggiungiamo un’interfaccia brillante sopra dati disordinati.

Nel webinar ho raccontato anche la distanza tra le realtà strutturate e quelle più piccole che incontro nella formazione. Alcune lavorano con sistemi integrati; altre si reggono ancora su fogli Excel e informazioni sparse. Il punto di partenza cambia parecchio.

L’AI può aiutare a interpretare quei materiali e a individuare piste di lavoro, soprattutto se conosce il contesto dell’azienda. Ma collegare un archivio non significa averne automaticamente risolto incoerenze, duplicati e lacune. Una risposta plausibile va sempre confrontata con le fonti.

Il metodo Socrate: fai fare le domande all’AI

Uno dei suggerimenti più pratici che ho dato è molto semplice: fatti intervistare dall’intelligenza artificiale. Passiamo tanto tempo a cercare la domanda perfetta, mentre spesso non abbiamo ancora chiarito abbastanza il problema.

Io chiamo questo approccio “Socrate”, con un po’ di ironia. Dai all’assistente un obiettivo e chiedigli di raccogliere da te le informazioni mancanti. L’accorgimento decisivo è aggiungere: fammi una domanda alla volta e aspetta la mia risposta. Altrimenti arriva un questionario infinito, non un dialogo.

Ecco una traccia operativa, rielaborata per questo articolo a partire dall’esempio del webinar:

Voglio capire perché alcuni clienti non rinnovano il nostro servizio. Aiutami a definire un’analisi utile. Prima di proporre soluzioni, intervistami: fammi una domanda alla volta e aspetta la mia risposta. Chiarisci obiettivo, tipo di clienti, dati disponibili, periodo osservato e vincoli. Distingui ciò che sappiamo dalle ipotesi. Alla fine proponi un piccolo piano di verifica, indicando quali informazioni mancano.

È un esercizio utile anche senza caricare subito documenti. Posso spiegare il problema, farmi aiutare a delimitarlo e decidere solo dopo quali dati siano necessari e utilizzabili. Le domande dell’assistente possono già farmi vedere un limite della mia impostazione.

Dal prompt al contesto: costruire un secondo cervello

Durante il confronto è tornata più volte l’idea del second brain, il secondo cervello. Nel mio intervento l’ho collegata a un assistente configurato sul nostro lavoro: sa chi siamo, quali obiettivi abbiamo e quali materiali può consultare.

Una richiesta isolata costringe il modello a riempire molti vuoti. Un contesto pertinente gli permette di lavorare su informazioni più utili. Questo richiede selezione: documenti corretti, istruzioni chiare e accessi coerenti con il compito. Riempire la conversazione di materiale a caso non è una strategia.

La distinzione è approfondita anche da Anthropic nella guida al context engineering per gli agenti AI: oltre al testo del prompt, conta l’insieme delle informazioni disponibili al sistema, compresi strumenti, documenti e cronologia.

Ho raccontato anche alcune mie sperimentazioni, dalla creazione di un videogioco didattico sui prompt a un prototipo di CRM costruito con l’aiuto dell’AI. Il valore di questi esempi sta nella possibilità di esplorare un’idea e verificarne l’utilità. Un prototipo, prima di diventare un sistema aziendale, richiede controlli su dati, accessi, affidabilità e manutenzione.

L’AI rende impersonale il rapporto con i clienti?

La domanda di Lorenzo toccava un’obiezione frequente: se usiamo tutti gli stessi strumenti, finiremo per comunicare tutti allo stesso modo? Nel webinar sono stato piuttosto provocatorio su questo punto. Se produciamo email intercambiabili, dobbiamo interrogarci su come stiamo usando lo strumento.

Ho indicato due ingredienti che possono cambiare il risultato: il nostro stile di scrittura e la conoscenza della relazione con il cliente. Da una parte esempi selezionati di come comunichiamo; dall’altra lo storico pertinente, il problema aperto, le richieste già fatte e gli impegni presi.

La personalizzazione utile consiste, per esempio, nel ricordare che un cliente ha già segnalato un disservizio e sta aspettando una risposta concreta. Mettere il suo nome in apertura non basta. Né serve una mail elegante che ignori tutto quello che è successo prima.

Su un piano più generale, lo studio Generative AI at Work di Erik Brynjolfsson, Danielle Li e Lindsey Raymond, disponibile anche su Microsoft Research, ha osservato benefici dall’assistenza generativa nel customer support, con risultati diversi a seconda dell’esperienza degli operatori. È un caso di ricerca specifico, non una promessa di produttività valida per qualsiasi azienda.

Il mio criterio resta molto concreto: il cliente riceve una risposta corretta, pertinente e capace di aiutarlo? Se abbiamo risparmiato cinque minuti ma gli abbiamo fatto perdere mezz’ora, abbiamo ottimizzato la cosa sbagliata.

Persone e agenti AI: come dividersi il lavoro

Alex Roggero ha portato nel confronto il tema del lavoro commerciale e della collaborazione tra persone e agenti. Mi sono agganciato a questo ragionamento insistendo sulla configurazione degli strumenti e sulla qualità del contributo umano.

Per chiarire cosa intendo, ho raccontato un episodio familiare: mia moglie, insegnante, doveva preparare un progetto per un bando scolastico. Abbiamo impostato un assistente sui materiali del bando, ottenuto una proposta e poi rivisto il testo. Lei ha modificato anche un’attività che non la convinceva. Il progetto è stato finanziato e, quando sono arrivati i complimenti, si è sentita a disagio per l’aiuto ricevuto dall’AI.

Per me quell’episodio mostra bene il lavoro che rischiamo di rendere invisibile: riconoscere l’opportunità, scegliere lo strumento, fornirgli i materiali, dare istruzioni, valutare la proposta e correggerla. L’approvazione finale richiede competenza e responsabilità. Questo vale anche per una risposta a un cliente o una proposta commerciale.

La guida di Anthropic Building effective agents distingue i flussi predefiniti dai sistemi in cui il modello sceglie dinamicamente passaggi e strumenti. Raccomanda di partire da soluzioni semplici e aggiungere complessità quando serve. È un criterio utile anche in azienda: prima definiamo il compito e come valutarlo, poi decidiamo quanta autonomia concedere.

Dati aziendali e AI: regole chiare prima degli automatismi

Un altro mio intervento ha riguardato l’uso non governato dell’AI, spesso chiamato shadow AI: le persone adottano strumenti per lavorare, ma l’organizzazione non sa quali informazioni vi inseriscono e con quali garanzie.

Ho suggerito di partire da strumenti scelti consapevolmente, un vademecum operativo e formazione. Nel ragionamento ho distinto materiali già pubblici, come una brochure, da procedure interne, contratti, informazioni sui clienti e dati particolarmente delicati. Metterli tutti nello stesso contenitore è un errore.

Le indicazioni pratiche che ricavo da quel passaggio sono queste:

  1. Stabilire quali strumenti e account usare. Valutare condizioni del servizio, trattamento dei dati, accessi e configurazioni con chi ne ha la competenza in azienda. Un abbonamento a pagamento, da solo, non certifica la conformità di qualsiasi utilizzo.
  2. Caricare il minimo necessario. Se basta un campione depurato dei dati personali, partire da quello. Anche anonimizzazione e soluzioni locali richiedono verifiche: non sono scorciatoie che eliminano ogni rischio.
  3. Separare l’uso professionale da quello personale. Durante il webinar ho evocato la serie Severance proprio per rendere memorabile questa separazione. Materiali di lavoro e account personali non devono mescolarsi senza controllo.
  4. Formare le persone sui casi reali. Quali documenti posso usare? Quali output devo controllare? Quando devo chiedere aiuto? Un vademecum funziona se permette di rispondere a queste domande.

Per approfondire, le FAQ della Commissione europea sull’alfabetizzazione AI collegano le competenze al contesto d’uso e ai rischi. È un riferimento utile per impostare la formazione, da affiancare alla valutazione delle regole applicabili alla propria organizzazione.

Decidere più velocemente significa decidere meglio?

La domanda conclusiva di Lorenzo era volutamente scomoda: l’AI ci aiuta a capire meglio i clienti oppure accelera le decisioni sbagliate?

Ho risposto distinguendo velocità di esecuzione e qualità del lavoro. Un report pronto in mezz’ora invece che in dieci ore può essere un progresso enorme. Bisogna però verificare che mantenga profondità, accuratezza e comprensione del problema.

Nel caso dei clienti, l’AI può aiutare a sintetizzare recensioni, analizzare ticket, individuare ricorrenze e suggerire azioni. Se il campione è incompleto, vecchio o rappresenta soltanto una parte della clientela, rischiamo di accelerare un’analisi già distorta in partenza. A questo si aggiungono gli errori del modello e le informazioni inventate.

Il profilo sui rischi dell’AI generativa del National Institute of Standards and Technology (NIST) offre un quadro per affrontare, tra gli altri, i rischi legati a confabulazioni e privacy. Tradotto nel lavoro quotidiano: chiedere riscontri, verificare i risultati e definire responsabilità deve far parte del processo.

Ho chiuso con una battuta che sintetizza bene il mio intervento: prima dell’AI potevamo capire male il cliente lentamente; oggi possiamo capirlo male in tempo reale.

Un esercizio per portare questi spunti in azienda

Per applicare il rapporto tra customer experience e AI, propongo di iniziare da un problema circoscritto. Per esempio: capire perché un gruppo di clienti ha chiesto più volte assistenza sullo stesso passaggio. Questo esercizio è un’elaborazione pratica dei temi discussi, non un caso aziendale raccontato nel webinar.

  1. Definisci la decisione. Vuoi riscrivere una procedura, correggere una comunicazione o approfondire un problema del servizio?
  2. Seleziona i materiali utilizzabili. Scegli un periodo, chiarisci cosa manca e prepara i dati secondo le regole aziendali.
  3. Fatti intervistare. Usa il metodo Socrate per far emergere obiettivi, vincoli e ipotesi implicite.
  4. Chiedi un’analisi verificabile. Per ogni tema emerso, fatti indicare i riscontri nei materiali e le informazioni mancanti. Tieni separate evidenze e interpretazioni.
  5. Controlla e prova un’azione. Confronta l’analisi con chi gestisce quei clienti, scegli un intervento limitato e stabilisci come capire se ha funzionato.

È così che vedo il valore dell’intelligenza artificiale nella relazione con i clienti: un aiuto a fare domande più precise, comprendere meglio le informazioni e preparare azioni che qualcuno sappia valutare. Sono temi su cui lavoro anche nel mio corso ChatGPT per aziende e professionisti, adattando esempi ed esercizi ai processi reali dei partecipanti.

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Mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare un corso o una conferenza sull’A.I. generativa.

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