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Uno dei settori in cui l’intelligenza artificiale sta creando più domande (e aspettative) è sicuramente il settore farmaceutico. Negli ultimi anni ho tenuto conferenze e workshop su AI e pharma per aziende, associazioni e professionisti del licensing farmaceutico che volevano capire come usare gli strumenti generativi senza compromettere qualità scientifica, compliance e fiducia di medici e pazienti. Per un quadro più ampio sull’impatto dell’AI in sanità e farmaceutica, puoi consultare il report di McKinsey sull’AI in healthcare.In questo articolo ti racconto i temi che vengono richiesti più spesso quando organizzo conferenze sull’AI per il settore farmaceutico.

Per approfondire l’uso dell’AI nella consulenza finanziaria, puoi leggere anche l’articolo “AI per Consulenti Finanziari: Conferenze e Corsi”. Se vuoi scoprire come l’AI sta cambiando il lavoro dei consulenti, questo è un ottimo punto di partenza.

1. L’AI per il settore farmaceutico: “Ma cosa fa, esattamente?”

La prima parte della conferenza è sempre dedicata al contesto: che cosa fa, concretamente, l’AI generativa in un’azienda farmaceutica.

Affrontiamo temi come:

  • Che cosa sono i modelli linguistici e perché possono essere utili anche in ambiente regolato.
  • Quali sono i limiti: allucinazioni, mancanza di aggiornamento in tempo reale, necessità di validazione scientifica.
  • Come cambia la gestione delle informazioni scientifiche, dei materiali promozionali e della documentazione regolatoria quando entra in gioco l’AI.

L’obiettivo è far dialogare chi si occupa di contenuti, chi si occupa di compliance e chi governa l’innovazione digitale.

2. L’AI per la produttività nel settore farmaceutico: “Come mi aiuta nel mio lavoro, ogni giorno?”

La parte che genera più interesse è quella dei casi pratici, modellati sulla realtà dell’azienda o dell’associazione che mi invita.

Alcuni esempi di temi trattati:

  • Supporto alla preparazione di materiali informativi per medici e farmacisti, da rivedere e validare secondo le procedure interne.
  • Sintesi di articoli scientifici, linee guida e studi clinici in formato comprensibile per diversi target (interno, medico, paziente).
  • Utilizzo dell’AI per accelerare ricerche preliminari in ambito licensing e business development, mantenendo sempre un controllo umano sul risultato.

Ogni esempio è accompagnato da una discussione su cosa è consentito, cosa è sconsigliato e quali controlli vanno introdotti.

3. I rischi e i bias dell’AI nel settore farmaceutico: “Di cosa devo stare attento?”

Nel pharma il tema dei rischi non è un capitolo accessorio, ma una parte centrale dell’intervento.

Parliamo di:

  • Rischi legati a informazioni errate o non aggiornate, soprattutto se si toccano aspetti clinici o terapeutici.
  • Protezione dei dati sensibili e dei dati di ricerca, con l’attenzione a non esporre informazioni proprietarie a strumenti in cloud non controllati.
  • Implicazioni etiche: come evitare che l’AI venga percepita come “scorciatoia” rispetto alla robustezza scientifica o ai processi di validazione.

L’obiettivo è costruire un approccio consapevole: l’AI come supporto al lavoro dei team, non scorciatoia pericolosa in un settore che tocca direttamente la salute delle persone.

4. L’AI per settori specifici nel settore farmaceutico: “E per noi, nel nostro campo?”

Questo è il tema dove le richieste sono più varie, ma il pattern è sempre lo stesso: un’azienda farmaceutica, un’associazione di categoria, un gruppo di professionisti del licensing vuole una conferenza su misura per il proprio pubblico.

Ho parlato di AI per team di marketing farmaceutico, per medical affairs, per regulatory affairs, per la forza vendita, per i responsabili del licensing. Ogni contesto ha le sue specificità, le sue preoccupazioni, i suoi casi d’uso più promettenti.

La differenza rispetto a una conferenza generica è che il pubblico si riconosce negli esempi. E quando ti riconosci negli esempi, la formazione diventa qualcosa che puoi usare il giorno dopo.

5. La formazione dei team: dall’evento in presenza al percorso online

Le aziende farmaceutiche e le organizzazioni con cui lavoro chiedono spesso percorsi che combinino ispirazione e pratica, online e in presenza.

Propongo soluzioni come:

  • Conferenze plenarie per kick-off interni, convention e meeting di rete commerciale, con focus su AI e pharma.
  • Workshop verticali per funzioni specifiche (es. marketing, medical affairs, licensing), con casi d’uso costruiti sui loro processi.
  • Percorsi formativi pensati per team distribuiti, integrabili con sessioni online.

Il filo conduttore è sempre la concretezza: meno hype, più esempi, più spazio alle domande delle persone in sala.

Il tema che non ti aspetti di ricevere

Ce n’è uno che mi sorprende ancora ogni volta che arriva. Non è un tema tecnico, non è una categoria professionale. È una domanda che sento sempre più spesso, quasi a bassa voce, alla fine degli speech nel settore farmaceutico:

“Ma alla fine, l’AI mi toglie il lavoro?”

È la domanda giusta. Perché l’intelligenza artificiale non è solo uno strumento di produttività: è un cambiamento culturale, un cambiamento del rapporto con la conoscenza, il lavoro, la creatività. E la risposta emotiva a quel cambiamento è assolutamente legittima.

La cosa più utile che posso fare, in una conferenza, è aiutare le persone a orientarsi senza paura e senza euforia. Capire cosa sta succedendo davvero, cosa possono fare adesso, cosa possono aspettarsi domani.

Domande frequenti sulle conferenze sull’AI per il settore farmaceutico

Quali sono i temi più richiesti nelle conferenze sull’AI per il settore farmaceutico?

I temi più richiesti nelle conferenze sull’AI per il settore farmaceutico includono l’introduzione all’AI generativa per il pharma, i casi d’uso in marketing scientifico, medical affairs e licensing, i rischi e le implicazioni etiche e regolatorie legate all’uso di questi strumenti.

Le conferenze sono adatte sia a profili scientifici sia a profili business?

Sì, adatto linguaggio ed esempi al pubblico: è possibile costruire interventi per platee miste (R&D, marketing, vendite, regulatory) oppure moduli dedicati a singole funzioni aziendali.

Dove puoi tenere speech e corsi su AI per aziende farmaceutiche?

Tengo conferenze e workshop in presenza in tutta Italia, oltre che in modalità online per team distribuiti.

Quanto dura una conferenza su AI per il settore farmaceutico?

In genere la durata va dai 60 ai 90 minuti per una plenaria, mentre i workshop interattivi possono occupare mezza giornata o un’intera giornata, in base agli obiettivi formativi.

Come si organizza una conferenza su AI per un’azienda farmaceutica o un’associazione di settore?

Partiamo sempre da un confronto sugli obiettivi (ispirare, formare, avviare un progetto pilota) e dal profilo dei partecipanti; sulla base di questo disegniamo insieme contenuti, casi d’uso e formato più adatto (in presenza, online o ibrido).

Scrivimi per organizzare una conferenza o un corso sull’AI per il settore farmaceutico

Mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare una conferenza o un corso sull’intelligenza artificiale generativa per la tua azienda farmaceutica, la tua associazione di categoria o il tuo evento dedicato ai professionisti del licensing.

Mi capita spesso, sul finire degli incontri per i consulenti finanziari. Mentre il pubblico si alza e qualcuno rimane ancora seduto. “L’intelligenza artificiale nella consulenza finanziaria: ma funziona davvero? E soprattutto, non rischia di creare problemi con i clienti o la compliance?”
Ho tenuto centinaia di speech sull’intelligenza artificiale generativa in tutta Italia – per banche, SIM, SGR, reti di consulenti, family office e associazioni di categoria. E in tutto questo tempo ho capito una cosa: la tecnologia è già pronta, ma le persone no. Non servono slogan sull’“AI che rivoluziona la finanza”, servono casi d’uso concreti, linee guida chiare e un linguaggio che un consulente finanziario, un private banker o un direttore di filiale possa usare il giorno dopo in ufficio.

In questo articolo ti racconto i temi che vengono richiesti più spesso quando organizzo conferenze sull’AI per il settore finanziario.

Se ti stai chiedendo dove trovare una guida pratica e approfondita sull’uso dell’AI nella consulenza finanziaria, ho scritto proprio su questo insieme a Stefano Amadei: “L’Intelligenza Artificiale per i Consulenti Finanziari”, pubblicato da Ledizioni nella collana Fai da Tech. Il libro affronta le applicazioni concrete dell’IA nel mondo finanziario, i pro e i contro dell’adozione di questi strumenti, e come trasformare la consulenza offrendo un nuovo livello di precisione e personalizzazione.

1. L’AI per la consulenza finanziaria: “Ma cosa fa, esattamente?”

La prima richiesta è quasi sempre la stessa: “Partiamo dalle basi, ma con esempi del nostro settore”.

In questa parte della conferenza rispondo a domande come:

  • Che cosa sono i modelli linguistici generativi e cosa possono fare davvero in ambito finanziario.
  • Perché l’AI non è un oracolo infallibile, ma uno strumento da usare con spirito critico.
  • Dove si inseriscono i temi di compliance, MIFID, privacy e sicurezza dei dati quando un consulente usa strumenti di AI.

L’obiettivo non è spaventare, ma dare un quadro realistico: capire dove l’AI può aiutare il consulente e dove invece servono paletti chiari, policy interne e buon senso professionale.

2. L’AI per la produttività nella consulenza finanziaria: “Come mi aiuta nel mio lavoro, ogni giorno?”

La domanda successiva è sempre molto pragmatica: “Come mi fa risparmiare tempo, domani mattina?”.

Durante gli speech per banche e studi di consulenza affrontiamo casi d’uso come:

  • Preparazione di bozze di email e report per i clienti, da revisionare e personalizzare.
  • Sintesi di documenti lunghi (ricerche di mercato, analisi macroeconomiche, documentazione prodotti) in formato leggibile dal cliente retail.
  • Supporto nella preparazione di presentazioni e incontri, con esempi su misura per il profilo del cliente.

La regola è sempre la stessa: l’AI non sostituisce il consulente, ma lo libera da una parte del lavoro ripetitivo per lasciargli più tempo sulla relazione con il cliente, che resta il vero elemento distintivo.

3. I rischi e i bias dell’AI nella consulenza finanziaria: “A cosa devo stare attento?”

Nel finance la domanda sui rischi arriva molto prima che in altri settori: “Di cosa dobbiamo preoccuparci, concretamente?”.

In questa parte della conferenza parliamo di:

  • Bias nei dati e nei modelli che possono influenzare valutazioni e suggerimenti.
  • Allucinazioni dell’AI e perché non può essere usata per dare raccomandazioni finanziarie autonome.
  • Trattamento dei dati sensibili: cosa non va mai copiato e incollato dentro un chatbot pubblico.

Non faccio un discorso catastrofista: il focus è sulle buone pratiche per usare gli strumenti generativi in modo responsabile, tracciabile e compatibile con le regole del settore.

4. L’AI per settori specifici nella consulenza finanziaria: “E per noi, nel nostro campo?”

Questo è il tema dove le richieste sono più varie, ma il pattern è sempre lo stesso: un’associazione di categoria, una banca, una SIM, una SGR o un’associazione di consulenti vuole una conferenza su misura per il proprio pubblico.

Ho parlato di AI per consulenti finanziari, per private banker, per team marketing di istituti bancari, per responsabili di area e di filiale. Ogni contesto ha le sue specificità, le sue preoccupazioni, i suoi casi d’uso più promettenti.

La differenza rispetto a una conferenza generica è che il pubblico si riconosce negli esempi. E quando ti riconosci negli esempi, la formazione diventa qualcosa che puoi usare il giorno dopo.

5. La formazione dei team: dall’evento in presenza al percorso online

Le realtà finanziarie con cui lavoro mi chiedono spesso come portare questi contenuti a scala: non solo un grande evento, ma un percorso per manager e consulenti.

Le formule più richieste sono:

  • Conferenza plenaria sull’AI applicata alla consulenza finanziaria, per lanciare il tema a rete, area o direzione.
  • Workshop pratici per piccoli gruppi di consulenti, con casi realistici e simulazioni di utilizzo degli strumenti.
  • Percorsi misti (evento in presenza + follow-up online) per sedi distribuite sul territorio.

In tutte le formule, il filo conduttore è lo stesso: concretezza, esempi del mondo reale e attenzione alle regole del settore.

Il tema che non ti aspetti di ricevere

Ce n’è uno che mi sorprende ancora ogni volta che arriva. Non è un tema tecnico, non è una categoria professionale. È una domanda che sento sempre più spesso, quasi a bassa voce, alla fine degli speech nel settore finanziario:

“Ma alla fine, l’AI mi toglie il lavoro?”

È la domanda giusta. Perché l’intelligenza artificiale non è solo uno strumento di produttività: è un cambiamento culturale, un cambiamento del rapporto con la conoscenza, il lavoro, la creatività. E la risposta emotiva a quel cambiamento è assolutamente legittima.

La cosa più utile che posso fare, in una conferenza, è aiutare le persone a orientarsi senza paura e senza euforia. Capire cosa sta succedendo davvero, cosa possono fare adesso, cosa possono aspettarsi domani.

Domande frequenti sulle conferenze sull’AI per la consulenza finanziaria

Quali sono i temi più richiesti nelle conferenze sull’AI per il settore finanziario?

I temi più richiesti nelle conferenze sull’AI per il settore finanziario riguardano l’introduzione all’AI generativa per i professionisti del finance, l’uso dell’AI per la produttività del consulente, la gestione dei rischi e dei vincoli normativi, e i casi d’uso concreti in banca, SIM, SGR e studi di consulenza.

Quanto dura una conferenza sull’intelligenza artificiale per banche e consulenti finanziari?

Le conferenze durano in genere tra 60 e 90 minuti, mentre i workshop operativi possono occupare mezza giornata o una giornata intera, a seconda del livello di approfondimento richiesto.

Dove puoi tenere conferenze sull’AI per il settore finanziario?

Tengo regolarmente speech e corsi in presenza in tutta Italia, oltre che online per sedi e filiali distribuite sul territorio nazionale.

L’AI può sostituire il consulente finanziario?

No: nel mio approccio l’AI è uno strumento che supporta il professionista, ma la responsabilità delle scelte, del rapporto con il cliente e delle raccomandazioni resta sempre umana.

Come si organizza una conferenza sull’AI per una banca o una rete di consulenza finanziaria?

Il primo passo è definire il pubblico (consulenti, manager, team marketing, ufficio compliance) e gli obiettivi formativi; da lì personalizzo i contenuti con esempi e casi d’uso specifici per l’istituto o la rete.

Scrivimi per organizzare una conferenza o un corso sull’AI per la consulenza finanziaria

Mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare una conferenza o un corso sull’intelligenza artificiale generativa per il tuo istituto bancario, la tua rete di consulenti o la tua associazione di categoria.

Me lo chiedono spesso, alla fine degli eventi. Quando il microfono è ancora acceso e la sala sta lentamente svuotandosi. “Di cosa parlate nelle vostre conferenze?” oppure “Cosa chiede il mercato, in questo momento?”

Ho tenuto centinaia di speech sull’intelligenza artificiale generativa in tutta Italia – per aziende, associazioni di categoria, scuole, enti pubblici, professionisti di ogni settore. E in tutto questo tempo ho capito una cosa: il pubblico non è omogeneo, ma le domande sì.

Ecco i temi che mi chiedono più spesso, e perché.

1. L’introduzione all’AI generativa: “Ma cosa fa, esattamente?”

È ancora il tema più richiesto, nel 2026. Può sembrare strano, del resto ChatGPT esiste da anni, ma la realtà è che la maggior parte delle persone ha sentito parlare di intelligenza artificiale senza mai averla davvero usata, capita e inquadrata.

La conferenza introduttiva risponde a domande concrete: cos’è un modello linguistico, come funziona (in modo comprensibile, non tecnico), cosa sa fare e cosa non sa fare, dove sbaglia e perché. È il punto di partenza obbligato per qualunque pubblico non nativo del settore.

L’ho tenuta per manager, bibliotecari, avvocati, artigiani, insegnanti, medici. Cambia il linguaggio e gli esempi, ma la struttura di fondo è sempre la stessa: partire dai fondamentali, smontare i miti, arrivare al concreto.

2. L’AI per la produttività: “Come mi aiuta nel mio lavoro, ogni giorno?”

Dopo l’introduzione, la domanda più frequente è questa. Non “come funziona l’AI in astratto”, ma “come la uso io, adesso, per fare meglio il mio lavoro”.

È il tema più richiesto dalle aziende che vogliono formare i propri team. Si parla di prompt engineering pratico, di workflow da automatizzare, di strumenti specifici per settore. L’obiettivo non è la teoria, ma ridurre il tempo che si perde su attività ripetitive: scrivere email, fare ricerche, preparare presentazioni, analizzare documenti.

Ho tenuto questa conferenza per profili molto diversi — dal reparto marketing al back office contabile — e ogni volta mi sorprendo della velocità con cui le persone iniziano ad applicare quello che imparano.

3. I rischi e i bias dell’AI: “Di cosa devo stare attento?”

È il terzo tema per frequenza, ma il primo per profondità di discussione. Le allucinazioni, i bias nei dati di training, la privacy, il problema della dipendenza cognitiva (ne ho parlato in questo articolo), la questione del copyright sui contenuti generati.

Questo speech,  che al STEP di Fastweb ho presentato con il titolo nietzschiano “AI umana, troppo umana“, è quello che scatena più dibattito. Perché tocca le paure reali delle persone, quelle che non vengono dette apertamente nelle slide dei vendor ma che il pubblico si porta a casa da ogni conferenza.

Non è uno speech catastrofista. È uno speech consapevole. La differenza la fa il fatto che parlare dei rischi dell’AI serve soprattutto a usarla meglio.

4. L’AI per settori specifici: “E per noi, nel nostro campo?”

Questo è il tema dove le richieste sono più varie, ma il pattern è sempre lo stesso: un’associazione di categoria, un’azienda, un ente professionale vuole una conferenza su misura per il proprio pubblico.

Ho parlato di AI per gli insegnanti, per i giornalisti, per gli amministratori di condominio, per i professionisti del licensing farmaceutico, per le imprese artigiane, per la distribuzione office. Ogni settore ha le sue specificità, le sue preoccupazioni, i suoi casi d’uso più promettenti.

La differenza rispetto a una conferenza generica è che il pubblico si riconosce negli esempi. E quando ti riconosci negli esempi, la formazione diventa qualcosa che puoi usare il giorno dopo.

5. L’AI nella scuola: “Come gestisco i miei studenti, adesso?”

È un tema che avrei potuto includere nel punto precedente, ma merita un capitolo a parte per il volume di richieste che ricevo. Insegnanti, dirigenti scolastici, genitori: tutti vogliono capire come si sta trasformando il mondo dell’apprendimento.

Le domande sono molto concrete: come faccio a capire se un tema è stato scritto dall’AI? Come uso l’AI nelle mie lezioni senza delegare il pensiero ai ragazzi? Come parlo di questo agli studenti? Come ne parlo ai genitori?

Non ci sono risposte definitive — il campo evolve settimana per settimana — ma ci sono principi e strumenti che già oggi fanno la differenza.

6. La comunicazione nell’era dell’AI: “Come cambiano i contenuti?”

L’ultimo tema che ricevo con frequenza crescente è questo: come cambia la comunicazione aziendale quando tutti hanno accesso a strumenti generativi? Come si distingue un brand, come si mantiene una voce autentica, come si usa l’AI per amplificare invece che omologare?

È la domanda che si fanno i responsabili marketing, i comunicatori, i professionisti del personal branding. E non ha una risposta semplice. Ma ha alcune indicazioni molto pratiche su cosa funziona e cosa no, che cerco di portare sempre con esempi reali.

Il tema che non ti aspetti di ricevere

Ce n’è uno che mi sorprende ancora ogni volta che arriva. Non è un tema tecnico, non è una categoria professionale. È una domanda che sento sempre più spesso, quasi a bassa voce, alla fine degli speech:

“Ma alla fine, come mi devo sentire rispetto a tutto questo?”

È la domanda giusta. Perché l’intelligenza artificiale non è solo uno strumento di produttività: è un cambiamento culturale, un cambiamento del rapporto con la conoscenza, il lavoro, la creatività. E la risposta emotiva a quel cambiamento è assolutamente legittima.

La cosa più utile che posso fare, in una conferenza, è aiutare le persone a orientarsi senza paura e senza euforia. Capire cosa sta succedendo davvero, cosa possono fare adesso, cosa possono aspettarsi domani.

Domande frequenti sulle conferenze sull’intelligenza artificiale

Quali sono i temi più richiesti nelle conferenze sull’intelligenza artificiale?

I temi più richiesti nelle conferenze sull’AI sono: l’introduzione all’AI generativa per pubblici non tecnici, l’uso dell’AI per la produttività aziendale, i rischi e i bias dei modelli linguistici, le applicazioni per settori specifici (scuola, sanità, diritto, marketing), e il cambiamento culturale portato dall’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro.

Quanto dura una conferenza sull’intelligenza artificiale?

Una conferenza sull’AI dura tipicamente tra i 45 minuti e le 2 ore, a seconda del formato e del pubblico. Gli speech in eventi di più relatori durano di solito 30-60 minuti, mentre i workshop formativi possono estendersi a mezza giornata o a una giornata intera.

Come si organizza una conferenza sull’AI per un’azienda o un’associazione?

Per organizzare una conferenza sull’AI è utile definire prima il pubblico (manager, team tecnici, professionisti, studenti), il livello di preparazione dei partecipanti e gli obiettivi formativi. Un buon relatore adatta il contenuto al settore specifico e porta esempi concreti. È consigliabile contattare lo speaker con anticipo per concordare i temi e personalizzare la proposta.

Cosa chiede il mercato a un relatore sull’AI nel 2026?

Nel 2026 il mercato chiede ai relatori sull’AI concretezza e aggiornamento continuo. Non bastano più le spiegazioni teoriche: aziende, scuole e professionisti vogliono sapere cosa possono fare subito, con quali strumenti e con quali rischi. La domanda più frequente è “come lo uso io, nel mio lavoro, domani mattina?”.

L’AI sostituirà i relatori e i formatori umani?

No, almeno non nel breve periodo. L’AI può supportare la formazione con contenuti personalizzati e scalabili, ma la conferenza in presenza mantiene un valore diverso: la relazione con il pubblico, la capacità di rispondere alle domande in tempo reale, la lettura dell’aula. Il relatore umano porta un punto di vista, un’esperienza e un’autorevolezza che i modelli generativi non replicano.

Scrivimi per organizzare un evento o un corso sull’intelligenza artificiale generativa

Mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare un corso o una conferenza sull’A.I. generativa.

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