Da anni tengo corsi e workshop nelle scuole (soprattutto in secondarie di primo grado, ai miei tempi si chiamavano “medie”) sull’uso consapevole della tecnologia. Uno dei progetti più apprezzati e richiesti, messo a punto con la mia società ClasseWeb, si chiama “Navigazione familiare”.

Prima di spiegare che cos’è in concreto, vale la pena citare i quattro motivi che ci hanno spinto a ideare un percorso di questo tipo.

  1. Come si evince dalla ricerca Net Children Go Mobile (terminata nel 2014 e realizzata su un campione di 3500 ragazzi utenti di Internet tra i 9 e i 16 anni e su altrettante famiglie europee) risulta che la diffusione dei device mobili si accompagna a una pervasiva privatizzazione dell’esperienza online: i ragazzi usano gli smartphone sempre più da soli.
  2. La stessa ricerca ha evidenziato che la disponibilità di un maggior numero di device per accedere a Internet si accompagna a un ampliamento significativo del numero di attività che i ragazzi svolgono quotidianamente on-line, anche se usi informativi, creativi o partecipativi della Rete sono ancora poco diffusi; cellulari e tablet servono quasi solo per svago.
  3. La tecnologia è spesso un motivo di sconto in famiglia. Frasi come “… spegni quel computer che devi studiare!” o ancora “… è pronto, vieni a tavola e staccati dal quel videogioco!” o “… ma possibile che sei sempre con la testa sul cellulare?” sono all’ordine del giorno. Invece l’accesso alla Rete e il suo uso dovrebbe essere occasione di condivisione e dialogo. Anche nell’ottica dell’avvio di un processo di scambio di abilità e conoscenze tra adulti e minori. Il mito del minore come nativo digitale, e quindi competente, va rivisto.
  4. Il ruolo dei genitori dovrebbe essere fondamentale nella regolazione dell’esperienza online dei bambini e i ragazzi. E non si parla solo della dotazione tecnologica, ma soprattutto nella costruzione di un senso critico nell’uso. Il genitore deve farsi mediatore tra figli e Rete. Dovrebbe stabilire regole (per esempio: niente smartphone prima di andare a dormire, né tantomeno durante la cena o il sonno), monitorare modo e tempi d’uso, informare i figli sui rischi, ma soprattutto occorre dialogare. Si parla di “mediazione attiva”. Va detto, inoltre, che “le tipologie di mediazione parentale variano di efficacia man mano che il bambino diventa adolescente: modalità restrittive e coercitive vengono vissute come positive linee guida dai più piccoli, ma come obblighi dai più grandi” (fonte): non funzionano più.

Le due parti del corso

Detto perché, veniamo al cosa. I percorsi di navigazione familiare si sviluppano in due momenti distinti. Prima ci si concentra su alcuni concetti cardine che permettono di fare un uso consapevole di Internet. Genitori e figli (il primo scrive, il secondo detta) devono compilare su un foglio di carta, grazie all’uso della Rete, le definizioni di alcuni concetti come “informativa”, “dato personale”, “dato sensibile” e “consenso”. Solitamente queste definizioni vengono da Wikipedia e sono trascritte in legalese. La correzione dell’esercizio avviene pubblicamente, come puoi vedere in questo filmato:

A quel punto è mio compito tradurre definizioni in pratica. Mostro la presentazione di una tredicenne online che offre in Rete una serie impressionante di dati personali, e la sala deve individuare quali. Poi parliamo di informative, disclaimer, permission delle app e condizioni d’uso degli strumenti online. Quasi sempre la stragrande maggioranza dei presenti non conosce informazioni di base, quali per esempio l’età minima per l’uso dei social e dei sistemi di messaggistica.
A questo punto mostro un video a tema del Garante della privacy:

Poi si parla di password (introduco il tema con uno spezzone del film Spaceballs), di reputazione online, di diffusione di foto e video via WhatsApp. Fino ad arrivare alle implicazioni legali di alcune azioni sconsiderate. Questa prima fase si conclude con un altro esercizio scritto: genitori e figli, insieme, devono compilare un decalogo delle regole d’uso della Rete al fine, soprattutto, di difendere la propria privacy.

L’eserciziario

Per eseguire entrambi gli esercizi, quello delle definizioni e questo delle regole della privacy, si usa l’eserciziario che è possibile scaricare qui.

Navigazione Familiare (Ledizioni)

La navigazione familiare

Nella seconda fase dell’incontro, invece, è protagonista la navigazione familiare vera e propria. A partire dal libro omonimo, scritto a sei mani con i miei soci di ClasseWeb (Maria Sala e Danilo Piazza) e pubblicato da Ledizioni, fornisco delle suggestioni ai genitori per usare con i figli alcune risorse della Rete: il tutto nel modo più semplice e supportato possibile. Ogni esercizio è diviso in due parti: nella prima viene presentata una risorsa del Web con una sorta di guida all’utilizzo, la seconda invece contiene alcune proposte operative, anch’esse spiegate e illustrate cercando di essere il più possibile esaustivi e chiari.

Faccio un esempio concreto. In Rete si trova una risorsa, gratuita nella versione base, che si chiama Geni. Si tratta, in parole povere, di un social network davvero particolare, perfetto per un uso congiunto di genitori e figli. Usato da famiglie, genealogici e storici, permette di realizzare l’albero genealogico della propria famiglia. Si possono invitare a collaborare altri parenti (per questo è considerato un social) per aiutare a inserire le parti mancanti, si possono cercare i propri antenati negli altri milioni di profili già pronti, così come si possono conoscere nuovi parenti o caricare e trovare documenti relativi alla propria famiglia.

Quale potrebbe essere una attività da fare con Geni? Più che puntare sui DNA, bisognerebbe puntare sulle storie. Genitori e figli potrebbero prendere Geni come scusa per ricostruire la storia famigliare, viaggiando tra i ricordi e i documenti con il pretesto di completare l’albero genealogico. Poi si potrebbero arricchire le descrizioni dei parenti con qualche piccola narrazione che li riguarda, arrivando a creare un album dei ricordi di famiglia. Le narrazioni potrebbero essere trascritte a parte ma anche registrate, mentre i ragazzi intervistano e dialogano con i meno giovani del gruppo.

Geni è solo una delle risorse descritte nel libro e che si usano ai corsi. Le più gettonate sono Google Art Project, Google World Wonders, Liber Liber, Lyrics Training e altre ancora.

Dicono del corso

Approfondimenti

Per approfondimenti e risorse sui temi trattati nel corso puoi visitare la pagina “Genitori Tech” di questo sito.