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Un poeta, un regista e un formatore di intelligenza artificiale entrano al Vittoriale. Potrebbe essere l’inizio di una battuta; questa volta è un progetto vero, e il formatore sono io. Parteciperò a Vittoriale LAB, L’officina del possibile, il percorso che invita dieci giovani a immaginare e scrivere insieme un Manifesto del Futuro.

La ragione per cui mi interessa è precisa: l’AI può diventare uno strumento per mettere alla prova le idee. Quando invece la usiamo soltanto per ottenere un testo ben confezionato, rischiamo di confondere la fluidità della risposta con la qualità del pensiero. Un laboratorio creativo è un buon posto per rendere visibile questa differenza.

Che cos’è Vittoriale LAB e a chi si rivolge

La presentazione ufficiale del Vittoriale degli Italiani descrive un concorso nazionale di idee, realizzato con il sostegno di Regione Lombardia. Possono candidarsi gratuitamente, a titolo individuale, giovani residenti o domiciliati in Italia che non abbiano ancora compiuto 25 anni alla scadenza. Non sono richiesti titoli di studio specifici o competenze tecniche pregresse.

Come racconta anche EconomyUp nell’articolo dedicato al concorso, l’idea è dare alla casa-museo di Gardone Riviera una funzione ulteriore: diventare un luogo nel quale patrimonio culturale, creatività e tecnologie aiutino le nuove generazioni a formulare proposte. Il percorso punta sulla formazione e sulla collaborazione, senza un premio in denaro o un unico vincitore finale.

Le tre sfide: sostenibilità, comunità e identità

Il progetto chiede di scegliere una delle tre tracce. La presentazione di Radio Bruno Brescia ne ricostruisce i temi:

  • Natura e Artificio: ripensare la sostenibilità attraverso cultura, arte, design e narrazione.
  • Piazze Digitali: immaginare comunità e spazi di dialogo nell’era dell’intelligenza artificiale.
  • Il Corpo Aumentato: esplorare identità e rappresentazione tra corpo fisico, avatar e realtà virtuale.

Per capirle, ecco tre esempi che propongo io, senza presentarli come progetti già selezionati: un’installazione che renda comprensibili gli sprechi di un quartiere; uno spazio digitale che faciliti il confronto tra generazioni; un laboratorio scolastico nel quale gli avatar aiutino a discutere la reputazione online. In ciascun caso la domanda iniziale dovrebbe riguardare le persone e il cambiamento desiderato, prima della tecnologia da usare.

Il mio contributo: un agente AI dedicato per ogni finalista

Nel post ufficiale del Vittoriale pubblicato il 14 ottobre 2026 viene annunciato il mio contributo: metterò a disposizione di ogni finalista un agente AI dedicato per esplorare le idee e dare loro forma.

È una scelta che considero interessante soprattutto sul piano del metodo. Un ambiente di lavoro dedicato permette di partire dalla proposta del partecipante e di costruire un confronto coerente con il suo obiettivo. Il valore non dovrebbe misurarsi nel numero di pagine prodotte, ma nella capacità di chiarire un problema, confrontare possibilità e riconoscere ciò che ancora manca.

Come imposterei questo lavoro? Partirei da domande molto concrete:

  • Quale problema vuoi affrontare e per chi?
  • Che cosa stai dando per scontato?
  • Quali informazioni hai verificato e quali sono ancora ipotesi?
  • Come puoi provare la tua idea con un piccolo esperimento?
  • Come capiresti se il progetto ha prodotto un cambiamento utile?

Queste sono indicazioni metodologiche, non una descrizione tecnica definitiva degli agenti che saranno utilizzati. Un esempio di richiesta potrebbe essere: «Aiutami a trovare tre debolezze nella mia proposta. Per ciascuna, formula una domanda e suggerisci una prova concreta. Se mancano informazioni, segnalalo». L’AI diventerebbe così un interlocutore da interrogare, anche quando la sua risposta ci mette in difficoltà.

È lo stesso approccio che porto nei miei corsi su intelligenza artificiale, agenti e comunicazione digitale: dare agli strumenti un compito preciso e conservare la responsabilità delle scelte. Se un sistema propone un’affermazione, bisogna poterla verificare. Se suggerisce una soluzione, bisogna capire chi ne beneficerebbe e quali problemi potrebbe creare.

Screenshot del post ufficiale del Vittoriale del 14 ottobre 2026 con i tre facilitatori di Vittoriale LAB
Screenshot del post ufficiale Facebook del Vittoriale degli Italiani, acquisito dalla sua versione incorporabile. Il testo completo è disponibile nel post collegato.

Poesia, AI e teatro: tre contributi allo stesso laboratorio

Il post del Vittoriale presenta anche gli altri due facilitatori. Lorenzo Maragoni terrà un workshop di scrittura; Bruno Fornasari, del Teatro Filodrammatici di Milano, guiderà il passaggio dal testo alla messa in scena e firmerà la regia della presentazione pubblica.

Leggo questa combinazione come un invito a lavorare su tre passaggi: trovare una voce, sviluppare il pensiero e renderlo condivisibile. Un’idea può essere promettente ma poco comprensibile. Un testo può essere impeccabile ma non dire nulla. E una presentazione può essere spettacolare senza reggere una domanda. Il laboratorio offre l’occasione di tenere insieme questi aspetti.

Come candidarsi e quando si svolge il laboratorio

Secondo il programma ufficiale, le candidature scadono il 30 ottobre 2026. Servono un video pitch di massimo tre minuti e una proposta in PDF di massimo tre pagine, con problema, soluzione e impatto potenziale.

La selezione comprende una prima valutazione e un videocolloquio. I dieci finalisti lavoreranno al Vittoriale il 30 e 31 gennaio 2027; la presentazione pubblica del Manifesto del Futuro è prevista il 31 gennaio. Per candidarsi e controllare regolamento, requisiti e allegati, il riferimento resta la pagina ufficiale del concorso, con il modulo di iscrizione.

Perché sperimentare l’AI proprio in un luogo di cultura

Il rapporto del Vittoriale con le tecnologie ha già altri esempi. Fondazione TIM racconta il progetto “Vittoriale da vivere”, che arricchisce la visita con tecnologie immersive e realtà virtuale, anche per esplorare ambienti normalmente chiusi al pubblico. È un’iniziativa distinta da Vittoriale LAB, ma aiuta a capire il contesto.

La mia tesi è che la formazione sull’AI abbia bisogno anche di luoghi nei quali si possa discutere che cosa valga la pena creare. Imparare a usare uno strumento serve; imparare a scegliere un problema merita altrettanta attenzione. Al Vittoriale il risultato che mi interessa è vedere giovani capaci di spiegare le proprie idee, difenderle con argomenti e modificarle dopo un confronto. Un manifesto avrebbe poco valore se fosse soltanto il testo più elegante prodotto da un chatbot.

Vuoi portare un laboratorio su AI e creatività nella tua organizzazione?

Se rappresenti un’azienda, una scuola, un ente o un’istituzione culturale e vuoi progettare un laboratorio su agenti AI, creatività e comunicazione, raccontami il tuo obiettivo nel modulo qui sotto. Per le candidature a Vittoriale LAB, invece, usa il modulo ufficiale del concorso.

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