Videocorso sulla notiziabilità: 15 criteri per individuare fatti da raccontare

Da ex giornalista che ancora si diletta a scrivere qua e là (oltre che su questo sito) mi porto appresso alcuni concetti introiettati anni fa. Uno di questi è la notiziabilità (dall’inglese newsworthiness): si tratta dell’idoneità di un fatto a trasformarsi in notizia. Sia chiaro: in redazione non abbiamo mai usato questa espressione (ma “fa notizia”), è roba da sociologi. Ma è utile per darsi un metodo di lavoro, dei criteri teorici per individuare i fatti “buoni” da dare in pasto al pubblico. I criteri, sintetizzati grazie al lavoro di Antonio Preziosi, sono 15.

In questo videocorso gratuito, ricco di di esempi, racconto i 15 criteri della notiziabilità e aggiungo, alla fine, un piccolo esercizio.

I 15 criteri della notiziabilità

  • Attualità

    1) L’attualità del fatto, la novità dell’accadimento. Le breaking news che scorrono senza soluzione di continuità, ventiquattr’ore su ventiquattro, sui nostri televisori.

  • Pubblico interesse

    2) Il pubblico interesse. Un fatto può interessare a molte persone perché ha una ricaduta pratica sulle loro vite (le decisioni del Governo sul lockdown) oppure il cosiddetto “moto di umanità” (compassione e solidarietà) e per il pensiero “poteva capitare anche a me”.

  • Vicinanza

    3) La vicinanza fisica. Colpisce più un indicente stradale sotto casa che una tragedia umanitaria dall’altra parte del mondo. Certo il concetto di vicinanza è relativo (quartiere, città, regione, nazione, Europa, ecc.) e ha una componente psicologica: uno tsunami in Asia ci colpisce se si racconta la storia di un italiano coinvolto.

  • Protagonisti

    4) L’importanza dei protagonisti. Le notizie dei VIP ci colpiscono perché sono personaggi familiari, ma vi sono anche processi di identificazione (come avviene con i protagonisti dei film). Molti napoletani sono stati colpiti dalla morte di Maradona come per la perdita di un parente stretto.

  • Inusualità

    5) L’inusualità. Un cane che morde un uomo non è una notizia, l’uomo che morde il cane sì.

  • Chiarezza

    6) La chiarezza: più un fatto è facilmente interpretabile e più è notiziabile. La complessità è un elemento di ambiguità. Ecco perché è difficile raccontare in modo approfondito la pandemia, i suoi aspetti tecnici e scientifici.

  • Personalizzazione

    7) La personalizzazione. È più facile parlare di persone che di strutture complesse. Ecco perché vi è una tendenza a parlare del leader (Renzi e Salvini) e non delle strategie di partito.

  • Provenienza

    8) La provenienza. Se la fonte è forte e attendibile fa notizia a prescindere dal contenuto. Un esempio è il messaggio presidenziale di fine anno.

  • Ripetitività

    9) La ripetitività. Se un fatto ha già fatto notizia è probabile che, se si ripete, possa essere ripreso nuovamente.

  • Conflittualità

    10) La conflittualità. Lo scontro fa sempre notizia, e non si parla solo di sport e gossip ma anche di economia (le OPA ostili) e politica (la scissione di un partito).

  • Emotività

    11) L’emotività. Sono i fatti che scatenano i buoni sentimenti. Si pensi al racconto del capo famiglia che ha perso il lavoro a causa della pandemia.

  • Sessualità

    12) La sessualità. Il gossip, come ci racconta Harari in “Sapiens”, è spiegabile evoluzionisticamente.

  • Progresso

    13) Il progresso. Mutamenti importanti per l’umanità dal punto di vista scientifico sono di interesse per tutti, potrebbero avere una ricaduta concreta per sé o per i discendenti. Si pensi alle notizie della scoperta dell’acqua su Marte.

  • Servizio

    14) Il servizio. Sono fatti la cui conoscenza è utile alla vita quotidiana del lettore, come le farmacie di turno fino ai consigli su come rimettersi in forma.

  • Drammaticità

    15) La negatività. Gli eventi funesti, drammatici, sono più interessanti delle buone notizie, del resto la paura di perdere è più forte del desiderio di vincere. Gli americani le chiamano hard news in contrapposizione alle notizie leggere. Questo può portare a delle storture: nei telegiornali si parla di Internet solo per fatti di cronaca nera o di sicurezza: per questi pensano che Internet sia il male, la rovina della nostra società.

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