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AI e pensiero critico devono crescere insieme: delegare un’attività richiede di saper valutare il risultato, riconoscere gli errori e decidere quando fermarsi. Lo studio IBM CHRO 2026 offre uno spunto concreto per ripensare la formazione aziendale. Ma la sua lettura richiede la stessa attenzione che chiediamo a chi usa un chatbot: controllare fonti, definizioni e confronti.

Il mio consiglio alle aziende è semplice: inserire la verifica degli output tra le attività da insegnare, organizzare e riconoscere. Il pulsante “genera” è facile da trovare. Chi può premere “fermi tutti” dovrebbe essere altrettanto chiaro.

Che cosa misura lo studio IBM CHRO 2026

Il comunicato IBM del 21 settembre 2026 presenta due indagini condotte con Oxford Economics tra aprile e giugno 2026: 1.500 CHRO e dirigenti equivalenti, in 21 aree geografiche e 23 settori; 8.800 dipendenti a tempo pieno, in 28 Paesi. CHRO significa Chief Human Resources Officer, ossia responsabile delle risorse umane.

Si tratta di un’indagine aziendale basata su risposte e valutazioni, non di un esperimento che misura la perdita di capacità cognitive. Non la leggerei neppure come una fotografia specifica delle PMI italiane.

71%, 29% e 38%: attenzione a che cosa confrontiamo

Il comunicato accosta il 71% dei CHRO, che dà priorità alla supervisione, validazione e possibilità di disattendere gli output dell’AI, al 29% dei dipendenti, che considera importante il giudizio.

Nella pagina del report IBM “Designing the Thinking Organization”, però, il confronto sulla capacità di supervisionare, validare o disattendere gli output è 71% contro 38%. Per pensiero critico e definizione del problema, i valori sono 57% e 49%.

Le etichette contano. Il 29% non va sostituito al 38% come se fosse la stessa misura. I testi pubblici consultati non consentono di ricostruire integralmente il questionario: mantengo quindi separati i confronti. Sarebbe scorretto concludere che “il 71% dei lavoratori non sa ragionare”: una priorità dichiarata non è un test di competenza.

Responsabilità, fiducia e competenze: gli altri dati

Queste percentuali sono confermate dal comunicato IBM citato sopra:

Indicatore Dato
Dipendenti preoccupati dall’erosione delle competenze 60%
Dipendenti che riferiscono di ricevere la colpa degli errori dell’AI 43%
CHRO che dubitano della sicurezza percepita nel contestare l’AI 41%
CHRO che segnalano responsabilità poco chiare 36%
Organizzazioni che escludono il CHRO dalla definizione della strategia AI 46%
CHRO con difficoltà di coordinamento nella C-suite 73%
Valutazioni delle capacità HR: alfabetizzazione AI, misurazione, gestione del cambiamento 13%, 16%, 20%

Il report collega inoltre l’integrazione del giudizio nel lavoro alla fiducia: il 62% dei CHRO segnala una crescita dove questa integrazione esiste; dove manca, il 57% segnala un calo. Sono gruppi e direzioni differenti: non sono due percentuali da sottrarre per calcolare un “effetto”.

Il mio punto di attenzione è organizzativo: chiedere a una persona di controllare un risultato, senza darle tempo e autorità per respingerlo, rischia di trasformare la supervisione in una firma automatica. Una procedura utile deve spiegare chi verifica, con quali fonti e che cosa succede se il risultato non supera il controllo.

AI e pensiero critico: che cosa dice la ricerca scientifica

Un riferimento pertinente è il lavoro di Hao-Ping Lee e colleghi, pubblicato negli atti di CHI 2025 e disponibile su Microsoft Research: “The Impact of Generative AI on Critical Thinking”. Gli autori hanno raccolto risposte da 319 lavoratori della conoscenza e 936 esempi d’uso.

Una maggiore fiducia nell’AI risulta associata a minore pensiero critico dichiarato; una maggiore fiducia nelle proprie capacità, al contrario, a maggiore esercizio critico. Il lavoro descrive anche uno spostamento dell’impegno verso la verifica delle informazioni, l’integrazione delle risposte e la supervisione del compito.

Associazione non significa causalità. Anche qui parliamo di autovalutazioni: il paper non dimostra che usare un chatbot provochi inevitabilmente un deterioramento cognitivo. Per sostenere una conclusione del genere servirebbero misure delle capacità nel tempo e un disegno capace di distinguere l’effetto dell’AI da altri fattori.

Il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum aggiunge una prospettiva sulle priorità dei datori di lavoro: sette aziende su dieci considerano essenziale il pensiero analitico. È un’indagine diversa, che non valida le percentuali IBM; aiuta però a collocare le competenze di valutazione nel quadro più ampio del lavoro.

Come riconoscere gli errori dell’AI nel lavoro quotidiano

Propongo di tradurre “pensiero critico” in comportamenti osservabili. “Usare buon senso” è un’indicazione troppo vaga per progettare una lezione o verificare un processo.

Attività Errore da cercare Verifica umana
Preparare un preventivo Condizioni tratte da una proposta superata Confrontare importi e scadenze con l’ultimo accordo
Riassumere una riunione Ipotesi trasformate in decisioni Distinguere proposte, decisioni e attività assegnate
Analizzare vendite Percentuali corrette su periodi non confrontabili Controllare denominatori, intervalli e dati mancanti
Scrivere un articolo Una fonte esistente che non sostiene la frase Aprire il documento e verificare il passaggio pertinente
Preparare una bozza HR Requisiti aggiunti senza evidenza Confrontare ogni requisito con il brief approvato

Sono esempi didattici, non casi misurati dallo studio. Nel mio approfondimento su agenti AI e second brain ho affrontato proprio il problema del preventivo: recuperare informazioni serve solo se si individua la versione pertinente e si mantiene una verifica del risultato.

Una procedura in cinque passi per le aziende

Come riferimento generale, il National Institute of Standards and Technology propone l’AI Risk Management Framework, un quadro volontario per integrare l’affidabilità nella progettazione, nell’uso e nella valutazione dei sistemi. La procedura seguente è una mia proposta operativa, non una checklist ufficiale del NIST.

  1. Definire la decisione. Prima di aprire il chatbot, scrivere quale problema si vuole risolvere e con quali criteri si accetterà il risultato.
  2. Assegnare la responsabilità. Indicare chi prepara, chi verifica e chi autorizza l’azione finale. Il verificatore deve poter chiedere modifiche.
  3. Rendere disponibili le prove. Affiancare all’output documenti originali, versioni e dati utilizzati. Un link da solo non basta.
  4. Prevedere lo stop. Stabilire quando sospendere l’attività: fonti assenti, risultati incoerenti, informazioni insufficienti o conseguenze che richiedono una valutazione specialistica.
  5. Misurare anche la qualità. Registrare errori trovati, correzioni e tempo complessivo, compreso quello della revisione. Il solo numero di testi prodotti racconta poco.

Un esercizio per allenare il giudizio umano

In un percorso di formazione sull’AI generativa inserirei una prova di venti minuti. Il docente prepara un breve report e un fascicolo di fonti, introducendo intenzionalmente tre problemi: una percentuale con denominatore sbagliato, una fonte che non sostiene la conclusione e un’ipotesi presentata come certezza.

I partecipanti devono trovare i problemi, spiegare come li hanno verificati e decidere se approvare, correggere o sospendere il report. Prima formulano una valutazione autonoma; poi possono usare l’AI per cercare obiezioni. Vince chi motiva meglio, non chi consegna prima.

Il debriefing dovrebbe includere una domanda: “Quale errore avresti lasciato passare se avessi avuto soltanto trenta secondi?”. La risposta aiuta a progettare tempi realistici di controllo.

Domande frequenti su AI, competenze e pensiero critico

Che cosa significa supervisionare un output dell’AI?

Significa confrontarlo con fonti e criteri pertinenti, verificarne i limiti e decidere se utilizzarlo, modificarlo o respingerlo. Rileggere un testo senza controllarne le affermazioni è una revisione incompleta.

Lo studio IBM dimostra che l’AI riduce le competenze?

No: le rilevazioni riportano percezioni e valutazioni. Per misurare una perdita effettiva servono prove delle capacità, confronti nel tempo e analisi delle possibili cause.

Come formare i dipendenti a contestare l’AI?

Propongo esercitazioni con errori intenzionali, accesso alle fonti, criteri espliciti e discussione delle decisioni. La formazione va accompagnata dal tempo necessario per verificare e da un percorso chiaro per segnalare i dubbi.

Fonti e criterio di lettura

I collegamenti alle cinque risorse principali sono distribuiti nei paragrafi: comunicato IBM, report IBM Institute for Business Value, studio CHI 2025, World Economic Forum e NIST. Le prime due documentano la notizia; le altre offrono ricerca e riferimenti di contesto. Gli esempi e la procedura sono mie proposte didattiche. Verifica effettuata il 21 settembre 2026.

Per progettare un laboratorio aziendale su AI e pensiero critico, contattami: possiamo partire dai vostri documenti e definire insieme che cosa significhi, concretamente, un risultato affidabile.

Scrivimi per organizzare un evento o un corso sull’intelligenza artificiale generativa

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Inviaci email

Un corso AI per giornalisti e comunicatori aziendali dovrebbe insegnare a lavorare su fonti, testi e destinatari, mantenendo il controllo su accuratezza e responsabilità. È un’esigenza che riguarda anche gli uffici HR e chi si occupa di comunicazione interna: dagli annunci di lavoro alle newsletter, dalle interviste ai dipendenti ai materiali per accogliere i nuovi colleghi.

Prendiamo un annuncio: «Azienda leader cerca persona dinamica da inserire in un ambiente stimolante». Potrebbe riguardare una multinazionale, una municipalizzata o il negozio sotto casa. Se chiediamo all’intelligenza artificiale di renderlo “più coinvolgente”, rischiamo di ottenere lo stesso annuncio con tre aggettivi in più.

Io partirei da altre domande: quale lavoro farà questa persona? Che cosa troverà davvero? Quali informazioni le servono per decidere se candidarsi?

Questa riflessione si collega al corso che terrò il 25 novembre 2026 per Confservizi Lombardia, dedicato al ruolo della comunicazione nel trovare e trattenere talenti. Parto da quell’appuntamento per ragionare anche su come usare l’AI in modo utile e verificabile.

Il corso Confservizi Lombardia: comunicazione, nuovi strumenti e talenti

Il titolo ufficiale è Il ruolo della comunicazione per trovare e trattenere talenti: nuovi strumenti e linguaggi. L’incontro rientra nel percorso #labuonacomunicazione ed è rivolto a giornalisti, comunicatori aziendali, uffici HR e persone interessate alla comunicazione interna.

Quando 25 novembre 2026, dalle 9:30 alle 13:30
Dove In presenza, Confservizi Lombardia, Strada 4, Palazzo Q7, Rozzano (MI)
Relatore Gianluigi Bonanomi, giornalista e formatore
Introduzione Paola Busto, responsabile comunicazione Confservizi Lombardia
Crediti Il programma indica 4 crediti formativi per i giornalisti iscritti all’Albo
Iscrizioni Entro il 23 novembre 2026; posti disponibili fino a esaurimento

Il programma ufficiale mette al centro attrattività dell’organizzazione, ricerca di personale, strumenti digitali e tecniche di comunicazione. Non elenca esplicitamente moduli sull’intelligenza artificiale: le applicazioni AI che propongo qui sono un approfondimento del tema.

La pagina segnala la gratuità per le associate e invita i non associati a scrivere a comunicazione@confservizilombardia.it. Poiché il PDF definisce il corso riservato agli associati, chi non è associato deve verificare con l’organizzazione le condizioni di accesso.

Che cosa dovrebbe insegnare un corso AI per giornalisti e comunicatori aziendali

Per me il risultato della formazione deve essere osservabile: un comunicato più preciso, una procedura più comprensibile, un annuncio con meno formule vuote. Organizzerei il lavoro intorno a cinque competenze:

  1. Definire il compito: destinatario, obiettivo e risultato atteso.
  2. Selezionare le fonti: documenti approvati, versioni aggiornate e informazioni utilizzabili.
  3. Scrivere istruzioni: specificare tono, formato, limiti e gestione delle informazioni mancanti.
  4. Controllare l’output: verificare numeri, nomi, citazioni, omissioni e ambiguità.
  5. Misurare il risultato: includere nel tempo di lavoro anche revisioni e correzioni.

Le linee guida pubblicate da Associated Press nel 2023 offrono un riferimento concreto: il materiale prodotto dall’AI va considerato non verificato e sottoposto a giudizio editoriale. La responsabilità dell’accuratezza resta ai giornalisti. È un criterio che suggerisco di adottare anche nella comunicazione aziendale.

AI ed employer branding: prima le prove, poi gli aggettivi

Con employer branding intendiamo il lavoro sull’identità e sulla reputazione dell’organizzazione come luogo di lavoro. Il mio consiglio è partire dalle prove: percorsi di crescita documentati, attività quotidiane, condizioni reali, esperienze dei colleghi.

Immaginiamo, come esercizio, un’azienda di servizi pubblici che cerchi tecnici. Possiamo fornire all’AI una scheda approvata della posizione e chiederle di individuare le informazioni mancanti prima di riscrivere l’annuncio.

Analizza questa scheda di posizione dal punto di vista di un candidato. Individua informazioni mancanti su attività, sede, turni, requisiti, formazione e condizioni offerte. Non completare i vuoti con supposizioni. Distingui i requisiti indispensabili da quelli preferenziali solo se la fonte lo consente. Infine prepara una bozza di annuncio usando esclusivamente i fatti disponibili.

La parte più utile potrebbe essere proprio l’elenco delle domande a cui l’azienda non ha ancora risposto. Prima di promettere un “percorso di crescita”, qualcuno deve saper spiegare in che cosa consiste.

Per approfondire il canale LinkedIn, sul sito trovi anche il mio videocorso LinkedIn gratuito: una risorsa complementare per lavorare sulla presenza professionale online.

Comunicazione interna e HR: tre esercizi pratici con l’AI

Quelli che seguono sono esempi didattici, non casi aziendali con risultati misurati.

1. Trasformare una procedura in istruzioni comprensibili

Partirei da una procedura approvata e chiederei una comunicazione breve, una FAQ e una checklist. Il controllo decisivo riguarda ciò che potrebbe sparire nella semplificazione: eccezioni, scadenze, responsabilità.

Usa esclusivamente il documento allegato. Prepara una comunicazione per i dipendenti con: che cosa cambia, chi è coinvolto, da quando e che cosa deve fare. Conserva tutte le eccezioni rilevanti. Per ogni indicazione riporta il paragrafo di origine. Elenca separatamente le informazioni che non trovi.

2. Preparare un’intervista autentica a un collega

Per raccontare un mestiere possiamo usare l’AI per preparare le domande: quale problema affronti più spesso? Che cosa hai imparato nel primo mese? Quale aspetto del lavoro sorprende chi arriva?

Le risposte devono venire dalla persona intervistata. Chiedere al chatbot di inventare una testimonianza “realistica” significa costruire una voce aziendale che nessuno ha mai espresso. In fase di revisione, terrei separate citazioni testuali e parafrasi, tornando sempre alla registrazione o agli appunti originali.

3. Rendere più utile l’onboarding

Un esercizio possibile è trasformare materiali approvati in una guida per la prima settimana: persone da contattare, strumenti da attivare, procedure da conoscere e domande frequenti.

Per il prototipo userei materiali fittizi o autorizzati. Prima di mettere a disposizione un assistente interno, definirei accessi, responsabili degli aggiornamenti e modalità di passaggio a una persona quando manca una risposta. Un assistente molto sicuro di sé, ma fermo al regolamento di tre anni fa, non è un buon benvenuto.

Quanto può aiutare l’AI? Leggere bene i risultati della ricerca

Lo studio Generative AI at Work, di Erik Brynjolfsson, Danielle Li e Lindsey Raymond, nella versione del novembre 2024, analizza l’introduzione di un assistente AI tra 5.172 addetti all’assistenza clienti. Gli autori riportano un incremento medio del 15% nella produttività, misurata come problemi risolti per ora, con differenze tra lavoratori.

È un risultato interessante, ma riguarda un contesto specifico. Non dimostra che una redazione scriverà il 15% meglio o che una newsletter ridurrà il turnover. Per un ufficio comunicazione proporrei una prova su compiti comparabili: tempo complessivo, errori, revisioni necessarie e comprensione da parte dei destinatari.

Anche la revisione va progettata. Nielsen Norman Group, nell’approfondimento sulle allucinazioni dei sistemi AI, descrive il problema di risposte plausibili ma non corrette. Nella pratica, chiedere al modello «Sei sicuro?» non sostituisce il confronto con una fonte.

Attrarre e trattenere persone: che cosa misurerei

Se l’obiettivo è migliorare la comunicazione con candidati e dipendenti, misurerei risultati più vicini alle loro decisioni:

  • Quante candidature soddisfano i requisiti effettivi della posizione?
  • Quali domande ricorrenti segnalano informazioni assenti nell’annuncio?
  • Dopo una comunicazione interna, le persone sanno che cosa devono fare?
  • Quante risposte dell’assistente richiedono una correzione?
  • Il tempo risparmiato nella bozza rimane un risparmio dopo la revisione?

Terrei distinto il contributo della comunicazione dalle altre ragioni che portano una persona a restare o andare via. Una newsletter scritta benissimo non ripara da sola un problema di organizzazione del lavoro. L’AI può aiutarci a formulare meglio le promesse; dobbiamo poi assicurarci di poterle mantenere.

Domande frequenti

La formazione AI sulla comunicazione serve anche agli uffici HR?

Sì, può essere progettata su annunci, onboarding, FAQ e comunicazioni al personale. Suggerisco esercitazioni su documenti fittizi o autorizzati, con criteri espliciti per controllare i risultati.

Il corso Confservizi è dedicato esclusivamente all’AI?

No: il programma pubblicato riguarda comunicazione, attrattività dell’organizzazione e strumenti digitali per la ricerca di personale. Non presenta l’evento come un corso esclusivamente sull’AI.

Come si partecipa all’incontro del 25 novembre?

Il riferimento per iscrizioni, disponibilità e condizioni aggiornate è la pagina del corso Confservizi Lombardia. Se lavori nella comunicazione o nelle risorse umane, sarà un’occasione per ragionare su come raccontare l’organizzazione con informazioni utili a chi deve scegliere di entrarci e a chi ci lavora già.

Scrivimi per organizzare un evento o un corso sull’intelligenza artificiale generativa

Mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare un corso o una conferenza sull’A.I. generativa.

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