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Pericoli della Rete: la mia intervista per Sei La TV

Il 27 novembre 2018 sono stato invitato alla trasmissione “Sei in salute“, rubrica medica del canale Sei in TV di Bergamo (216 del DDT), per parlare di pericoli della Rete: cyberbullismo, dipendenza, privacy, sicurezza, le sindromi Fomo e Nomofobia e altro ancora.
Ecco la registrazione della trasmissione:

Durante la trasmissione ho parlato anche di fake news:

Perché non dobbiamo avere paura dell’intelligenza artificiale? La mia intervista per il podcast “Costruire Smart” di Harpaceas

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Nel giugno del 2024 sono stato intervistato da Fabrizio Ferraris di Harpaceas per il podcast “Costruire Smart” sul tema “Perché non dobbiamo avere paura dell’intelligenza artificiale?”. Ecco la registrazione su Spotify:

L’evento di Harpaceas

A margine dell’evento “Harpaceas Community Day 2024“, sono stato intervistato sullo stesso tema:

Questi alcuni scatti dall’evento:

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Personal branding con l’AI: percorso formativo e di coaching

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il modo in cui operano aziende e professionisti. L’impiego di strumenti basati sull’AI generativa è una frontiera cruciale per migliorare l’efficienza lavorativa e supportare la presa di decisioni (data driven), ma anche per il posizionamento (online e offline) e la creazione di contenuti (testuali, audio e video) in ottica content marketing.

Questo percorso, che si compone di due fasi (formazione + coaching), si propone di dotare i partecipanti delle competenze necessarie per integrare efficacemente l’AI nella promozione del proprio profilo professionale.

Target

– Imprenditori, professionisti e manager che desiderano migliorare il proprio personal branding.

– Aziende che vogliono formare i propri dipendenti su come utilizzare l’IA per il personal branding.

– Studenti e neolaureati interessati a entrare nel mondo del lavoro con un posizionamento forte.

Obiettivi

  • Fare una panoramica dell’intelligenza artificiale in vari ambito professionale.
  • Comprendere le specificità dei modelli di linguaggio (LLM) e le loro applicazioni.
  • Testare diverse piattaforme AI come ChatGPT, Gemini, Copilot, ecc.
  • Acquisire la nuova skill (ibrida): il prompt engineering.
  • Comprendere opportunità e limiti di queste tecnologie, padroneggiando le questioni etiche dell’uso degli LLM in ambito professionale.

Il percorso formativo (18 ore, 3 giornate da 6 ore)

  1. Introduzione all’Intelligenza Artificiale:

– Cos’è l’IA e come funziona

– Principali applicazioni dell’IA nel personal branding

– Utilizzo di chatbot e assistenti virtuali

– Analisi dei dati e insight per migliorare il branding personale

– Piattaforme di IA per la gestione dei social media

  1. Creazione di contenuti con l’IA:

– Generazione automatica di contenuti

– Ottimizzazione dei post sui social media

– Personalizzazione della comunicazione

  1. Workshop:

– Esercitazioni pratiche sull’uso degli strumenti di IA

– Creazione di un piano di personal branding assistito dall’IA

– Creazione di un proprio bot personalizzato

Affiancamento e coaching

Dopo il corso si prevede un percorso di affiancamento e guida di 6 mesi, con un incontro online settimanale (di 2 ore, online) per verificare la strategia di personal branding e l’uso degli strumenti AI. Data la velocità di aggiornamento del settore, il percorso consente di verificare gli update dei tool in uso e il test di nuovi strumenti.

Materiali

– Slide usate durante il corso

– Copia digitale del libro “ChatGPT, come stai? Il prompt engineering come nuova skill ibrida” (Ledizioni, 2024)

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Perché il metaverso non fa più paura?

 

Negli ultimi anni, diciamo tre o quattro, il metaverso ha suscitato un mix di eccitazione e preoccupazione tra gli utenti di Internet e gli appassionati di tecnologia. Originariamente percepito come una frontiera digitale inesplorata, minacciosa per la sua natura immersiva e onnicomprensiva, oggi il metaverso sta cominciando a essere visto sotto una luce differente: meno inquietante e più accogliente. Ma cosa ha cambiato la percezione del pubblico?

In primo luogo, l’evoluzione della tecnologia e l’abitudine all’uso di ambienti digitali immersivi hanno contribuito a ridurre il timore iniziale. Man mano che tecnologie come la realtà virtuale e quella aumentata si sono integrate nella vita quotidiana attraverso giochi, app educative e piattaforme social – da Pokemon Go a Google Lens – il concetto di un mondo completamente digitale è diventato meno alieno. Le persone hanno iniziato a comprendere le potenzialità del metaverso per l’istruzione, il lavoro e il divertimento, ridimensionando l’idea che possa rappresentare una minaccia alla nostra realtà.

Inoltre, il dialogo aperto e la comunicazione trasparente da parte dei creatori e degli sviluppatori hanno avuto un ruolo chiave nel placare le paure. Dimostrando come la sicurezza e la privacy siano priorità fondamentali e illustrando i benefici di questi nuovi mondi digitali, si è assistito a un cambiamento nella percezione pubblica. Le persone ora vedono il metaverso come uno strumento di connessione globale piuttosto che come un pericoloso sostituto della realtà.

Tutto giusto, ma c’è un’altra cosa che fa la differenza. Abbiamo paura di quel che non conosciamo ma, soprattutto, ne abbiamo di quello che rappresenta un vero cambiamento, una minaccia. Pensaci: evoluzionisticamente parlando, direbbe Telmo Pievani, dobbiamo sopravvivere a tutti i costi. Concretamente, l’intelligenza artificiale fa molta più paura del metaverso per due ragioni: è più concreta e poi tocca, realmente e da molto vicino, tutti noi. Nessuno ha avuto davvero paura di perdere il lavoro dopo aver provato l’Oculus e visto gli avatar in stile Second Life; molti invece si sono preoccupati d’essere rimpiazzati dopo aver verificato che ChatGPT può fare, in parte, il lavoro di giornalisti, commercialisti, data entry, programmatori, ecc. Insomma, il metaverso, al momento, non è stata una di quelle scommesse online che ha fatto centro, l’AI sì.

Ma ha ancora senso parlare di metaverso, allora?

Secondo me, sì. Nel 2023 sono stato coinvolto in un progetto formativo di Warner: l’obiettivo era esplorare il tema del metaverso, o meglio della realtà virtuale, per i loro eventi. E in effetti di eventi con avatar ce ne sono diversi:

Ma anche nel mondo professionale si stanno facendo progressi in tal senso. Nel maggio del 2024 ho partecipato a un evento di Harpaceas, azienda che si occupa della digitalizzazione della filiera delle costruzioni. Nel loro evento si è parlato di AI ma anche di metaverso, in una declinazione molto concreta: il digital twin nei cantieri. Di cosa si tratta? Nel mondo delle costruzioni, per “gemello digitale” si intende la rappresentazione virtuale di un’opera appartenente al mondo reale.
Esso rappresenta uno sviluppo e una aggiunta alle capacità già notevoli della metodologia BIM.

Un altro esempio concreto: i viaggi virtuali

Elencare tutte le possibilità che questa nuova tecnologia offre non è impresa facile. Parlando però delle attività più richieste utilizzando la realtà virtuale, troviamo sicuramente quella dei viaggi. Il turismo virtuale, permette alle persone di visitare molti posti nel mondo stando comodamente seduti sul proprio divano.

Chiaro: viaggiare in prima persona è sicuramente tutta un’altea cosa, altro livello di coinvolgimento, ma il metaverso permette di fare cose altrimenti improbabili, come planare sul Machu Picchu, esplorare le profondità dell’oceano e molto altro ancora. Il livello di accuratezza di questi viaggi virtuali è ormai buono e riescono a riprodurre nei minimi dettagli il luogo visitato. Parola di chi ha viaggiato un bel po’ con l’Oculus, per esempio con l’app Wonder. Guarda qui:

La convention di Confartigianato Imprese a Roma sull’intelligenza artificiale: le mie slide

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Il 14 maggio 2024 sono stato invitato da Confartigianato Imprese a Roma per la convention nazionale. Durante la mia esposizione, ho parlato dell’impatto dell’intelligenza artificiale generativa sui servizi associativi e di come può cambiare il modo di lavorare. Partendo dalla definizione di I.A., e distruggendo alcuni falsi miti, ho elencato alcuni esempi pratici di applicazioni quotidiane, come l’analisi documentale, la creazione di presentazioni e la trascrizione delle riunioni. Infine ho chiuso ricordando l’importante di una nuova competenza: il prompt engineering.

Qui si possono scorrere tutte le slide:

Ecco qui alcune foto dell’evento:

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L’intelligenza artificiale porterà alla fine del cinema?

Nell’ultimo anno e mezzo il mondo intero è stato rapito dall’intelligenza artificiale. Sebbene questo prodigio esista da decenni (metà del Novecento), ChatGPT ha letteralmente sconvolto tutti, proprio perché è alla portata di chiunque. Gli si può chiedere, ad esempio, di scrivere un articolo per un blog con determinate caratteristiche, di trovare la ricetta per la cena dandogli in pasto gli ingredienti che restano nel frigo, tradurre testi i quasi 100 lingue, suggerire cosa dire durante un colloquio di lavoro, ecc. Insomma, il lavoro che ha sempre svolto un motore di ricerca, ma a un altro livello. Naturalmente le sue funzioni non finiscono qui. Il mondo dell’audiovisivo sembra ormai utilizzare l’IA per produrre sceneggiature e tanto altro.

Il cinema sotto scacco dell’IA

Con l’avvento di ChatGPT i giornalisti, anziché divertirsi con le slots di Netbet, hanno dato il meglio (peggio?) di sé regalando al pubblico articoli e considerazioni dalle sfumature più inquietanti: “L’intelligenza artificiale ci ruberà il lavoro”. Abbiamo pensato che fosse un’esagerazione, ma come stanno le cose? Prendiamo il mondo del cinema: perché a Hollywood c’è stato uno sciopero di sei mesi?

Dopo 118 giorni di interruzione, lo sciopero degli attori di Hollywood si è concluso con un accordo tra il sindacato Sag-Aftra e i cosiddetti Studios. L’accordo prevede miglioramenti salariali, tra cui un aumento del 7% dei salari minimi, e norme più rigorose sull’uso dell’intelligenza artificiale e sui diritti d’autore. In particolare, gli attori hanno chiesto maggiori protezioni contro l’uso non consensuale delle loro immagini e performance tramite tecnologie avanzate e una ripartizione più equa dei profitti derivanti dalla distribuzione digitale delle opere. Grazie a queste nuove funzionalità, gestire le riprese e controllare tutto ciò che passa dalla prima stesura di una sceneggiatura alla proiezione di un prodotto, è certamente più semplice. Molti stanno impiegando l’AI per scrivere sceneggiature. Questa pratica riguarda specialmente le serie tv che contano centinaia di episodi, migliaia di personaggi, ecc. Insomma, finché la tecnologia serviva per gli effetti speciali, non “rubava” il lavoro a nessun umano, ora le cose stanno cambiando: sceneggiatori ed attori sono sul “chi va là”.

Il lavoro di sceneggiatori e attori è a rischio?

Il lavoro di sceneggiatori e attori è davvero a rischio? Va detto subito: la risposta è (tendenzialmente) no. Se facciamo scrivere una sceneggiatura a ChatGPT, per quanto il prompt sia straordinario, ci troveremo di sicuro di fronte a un prodotto estremamente prevedibile, con una  storia vista e rivista, al limite con qualche sfumatura pregevole, ma poca roba. Dunque sembra abbastanza palese che nessuno sceneggiatore presenterà un prodotto del genere ai propri produttori. Ciò non esclude, però, che nell’industria cinematografica di massa, per esempio quella in mano alle grandi piattaforme di streaming, ci sia spazio per questa tecnologia, per cercare i temi più cari al mercato. L’avvento dell’intelligenza artificiale porterà, come qualsiasi novità, aspetti positivi e negativi. Nel cinema e nelle serie tv abbiamo già visto come può essere un’arma in più per la programmazione dei set e come supporto agli sceneggiatori. Il suo utilizzo esclusivo nella realizzazione di una sceneggiatura è tanto improbabile quanto controproducente.

Il vero impiego dell’intelligenza artificiale nel cinema

In concreto, come è utilizzata l’intelligenza artificiale nel cinema? Tutto ebbe inizio negli anni Ottanta, con i software di post-produzione. Oggi l’IA facilita compiti complessi come la creazione di folle virtuali e la modellazione di ambienti digitali. Le produzioni Marvel le usano per i titoli di testa. L’IA analizza anche sceneggiature per predire il successo commerciale dei film, influenzando decisioni di investimento. Software come Benjamin, che ha scritto il cortometraggio “Sunspring“, mostra le potenzialità creative dell’IA, pur necessitando di miglioramenti nei dialoghi. La tecnologia permette anche di modificare l’età degli attori o di riporta in vita i defunti, sollevando questioni etiche significative. L’IA, integrando la realtà virtuale, trasforma l’esperienza di visione, rendendola più immersiva e personalizzata. Insomma, più che in altri ambiti, l’IA nel cinema solleva dilemmi etici e filosofici che richiedono un’attenta considerazione.

Altri usi dell’AI nel cinema

Ecco altri usi interessanti dell’AI nel settore cinematografico:

Casting predittivo – Utilizzando dati storici, l’AI può aiutare a prevedere quali attori potrebbero essere i più adatti per determinati ruoli basandosi sulla loro popolarità e sulle performance precedenti.

Animazione – L’AI è usata per automatizzare parti del processo di animazione, specialmente nell’animazione dei personaggi, rendendo i movimenti più fluidi e realistici.

Effetti visivi – L’AI può essere impiegata per creare effetti visivi più complessi e dettagliati, spesso riducendo i costi e i tempi necessari rispetto ai metodi tradizionali.

Colorazione e correzione – L’AI aiuta a migliorare la qualità dell’immagine, automatizzando la correzione del colore e la colorazione di film in bianco e nero.

Editing – L’intelligenza artificiale può assistere nell’editing dei film, suggerendo i migliori tagli e transizioni basandosi su ritmo, emozioni e narrativa.

Sonorizzazione – L’AI può analizzare e sincronizzare automaticamente effetti sonori e musica con le scene, migliorando l’impatto emotivo delle sequenze.

Promozione e marketing – Utilizzando l’analisi predittiva, l’AI può identificare i segmenti di pubblico più adatti e personalizzare le campagne marketing per massimizzare l’interesse e la visibilità del film.

Localizzazione – L’AI può aiutare a velocizzare il processo di doppiaggio e sottotitolazione, rendendo i film più accessibili a un pubblico globale.

Questi usi dell’AI non solo migliorano la qualità e l’efficienza della produzione cinematografica, ma aprono anche nuove possibilità creative e commerciali nel settore.

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Come l’Intelligenza Artificiale sta cambiando il mondo del lavoro [Intervista-VIDEO su PrimaLecco]

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Il 27 marzo 2024 la testata online “Prima Lecco” ha dedicato un approfondimento all’evento che si è tenuto il 25 marzo 2024 a Verderio (Lecco): “L’AI, il lavoro e i giovani talenti”, secondo incontro del ciclo “Imprese e capitale umano. Il lavoro del domani», organizzato da Netweek.

Questo il testo dell’articolo:

L’AI non rappresenta più qualcosa di lontano, situato nel futuro: l’intelligenza artificiale è oggi, va utilizzata adesso ed è pronta a riscrivere il nostro futuro, specialmente dal punto di vista lavorativo. È questo il tema affrontato lunedì 25 marzo durante l’incontro “L’AI, il lavoro e i giovani talenti”, secondo appuntamento del ciclo “Imprese e capitale umano. Il lavoro del domani”, organizzato da Netweek in collaborazione con l’agenzia Allianz 231, Opiquad e Confapi Lecco e Sondrio. Al ristorante Cascina La Salette di Verderio Superiore sono intervenuti due specialisti sul tema, ovvero Gianluigi Bonanomi, giornalista, formatore ed esperto di comunicazione digitale, e Canzio Dusi, manager e scrittore.

La video-intervista

Le potenzialità dell’Intelligenza Artificiale

Ad aprire il dibattito è stato Bonanomi:

“Come può avere un impatto questo strumento pazzesco che è ChatGPT? Attualmente è gratuito e non affidabile, non mostra le fonti e a volte inventa, essendo bacato da alcuni pregiudizi. Sappiamo infatti che ha appreso da secoli di cultura che gli abbiamo dato in pasto, che ha studiato ciò che l’uomo gli ha dato da studiare e quindi anche fatti non reali. Inoltre ha informazioni vecchie di due anni. Quindi? Ritengo che sia comunque un bene usare ChatGPT ma non è ciò che si può utilizzare in azienda per un semplice motivo: noi diamo a lui informazioni e queste vengono usate per migliorare i loro modelli. Con un’impresa è piuttosto chiaro che ciò non si può fare”.

“Usarla significa ragionare, astrarre, apprendere e queste sono le capacità che ci distinguono dagli animali. L’AI non arriva all’autocoscienza ma simula il lavoro del nostro cervello: sa dare istruzioni, spiegazioni, correggere testi, elaborare scenari. Per esempio è il caso di Microsoft Copilot, uno strumento di lavoro molto più evoluto rispetto a ChatGPT, di un altro livello”.

Si arriva così al fulcro della questione:

“Di fronte all’AI serve una nuova competenza nel mondo del lavoro, ossia il Prompt Engineering. Questa disciplina, ibrida tra le hard e soft skill, consiste nell’arte di porre le giuste domande all’AI, sfruttando capacità comunicative che in precedenza erano utilizzate esclusivamente con gli umani”.

“Da analisi di cv a documenti pdf, l’utilizzo del prompt è sempre più fondamentale. Per esempio, con lo sviluppo di strumenti come Web Pilot, la creazione di presentazioni multimediali già impaginate diventa un gioco da ragazzi, accelerando il processo e migliorando l’efficienza, ma esistono già infinite possibilità”.

Come i Chatbot possono efficientare il lavoro

In seguito è stato il turno di Canzio Dusi, portando la sua esperienza nell’utilizzo efficace dei chatbot nell’ambiente lavorativo:

“Il chatbot perimetrale è addestrato su informazioni interne fornite dall’azienda, garantendo una base dati sicura al 100%. Ciò che il chatbot apprende rimane nel perimetro aziendale, evitando che informazioni sensibili finiscano nelle mani dei concorrenti. Questo permette anche una precisa profilazione del chatbot, adattandolo alle specifiche esigenze di ciascun team o progetto. Inoltre è affidabile, dato che se non è in grado di rispondere ad una domanda è perché la stessa esula dal perimetro di competenza aziendale: ciò permette di mantenere la coerenza e l’accuratezza delle risposte fornite dal chatbot”.

Dusi evidenzia inoltre il ruolo cruciale dei chatbot nell’onboarding dei nuovi dipendenti:

“Tradizionalmente affidato a un tutor, ora questa responsabilità può essere condivisa con un chatbot, che dispone di accesso a tutti i documenti, i processi e le informazioni aziendali. Questo rende il chatbot un “collega virtuale” sempre disponibile, in grado di fornire risposte immediate e accurate senza risentire di stanchezza o frustrazione. Anche se il tutor rimane indispensabile, una parte significativa del lavoro può essere delegata al chatbot, liberando tempo per compiti più strategici”.

“Consentono una maggiore personalizzazione e adattabilità alle esigenze di ciascun gruppo di lavoro. Inoltre può essere caricato e utilizzato come assistente personale durante tutta la giornata lavorativa. Infine, consigliamo di installare motori basati su LLM (Large Language Model) come base per i servizi di chatbot. Questi girano localmente all’interno dell’azienda e offrono una maggiore capacità di comprensione e risposta, garantendo un’esperienza utente più soddisfacente”.

 

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