https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2021/05/gianluigi_bonanomi_sharenting_tedx_legnano_public_speaking.png12602240Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2021-05-17 09:25:582021-09-07 09:28:18Public speaking: come ho preparato il mio TedX
Il 27 novembre 2018 sono stato invitato alla trasmissione “Sei in salute“, rubrica medica del canale Sei in TV di Bergamo (216 del DDT), per parlare di pericoli della Rete: cyberbullismo, dipendenza, privacy, sicurezza, le sindromi Fomo e Nomofobia e altro ancora. Ecco la registrazione della trasmissione:
Durante la trasmissione ho parlato anche di fake news:
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/12/gianluigi_bonanomi_seilatv.png492803Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2018-12-09 16:37:452018-12-09 16:38:19Pericoli della Rete: la mia intervista per Sei La TV
Ho partecipato al Late Tech Show, il format ideato e condotto da Gigi Beltrame, con un intervento dedicato a un tema che oggi considero centrale: il rapporto tra OSINT, intelligenza artificiale e valore delle informazioni pubbliche.
Il titolo del mio contributo è “Il nuovo petrolio online”. Una metafora volutamente forte, perché racconta bene ciò che sta accadendo: i dati e le informazioni accessibili online sono diventati una risorsa strategica. Ma, proprio come il petrolio, non bastano “allo stato grezzo”. Vanno cercati, filtrati, verificati, interpretati e trasformati in conoscenza utile.
Ecco il video del mio intervento:
Perché le informazioni pubbliche valgono sempre di più
Quando si parla di OSINT — Open Source Intelligence — molti pensano a qualcosa di tecnico, vicino alla cybersecurity o alle indagini digitali. In realtà il concetto è molto più ampio.
L’OSINT riguarda la capacità di raccogliere e analizzare informazioni disponibili pubblicamente: siti web, social network, documenti, registri, immagini, articoli, database aperti, contenuti multimediali.
Il punto non è semplicemente “trovare dati”. Il punto è saperli leggere.
In un mondo in cui l’intelligenza artificiale generativa rende sempre più facile produrre testi, sintesi, analisi e risposte automatiche, diventa ancora più importante capire da dove arrivano le informazioni, quanto sono affidabili e come possono essere usate in modo corretto.
AI e OSINT: una coppia potente, ma da usare con metodo
L’intelligenza artificiale può accelerare enormemente il lavoro di ricerca e analisi: può aiutare a riassumere documenti, confrontare fonti, individuare collegamenti, generare ipotesi.
Ma l’AI non elimina il bisogno di metodo. Anzi, lo rende ancora più importante.
Senza spirito critico, senza verifica delle fonti e senza una cultura dell’informazione, il rischio è quello di confondere velocità con accuratezza. O, peggio, di prendere per buone risposte convincenti ma sbagliate.
È questo il cuore del mio intervento al Late Tech Show: oggi il vantaggio competitivo non è soltanto avere accesso agli strumenti digitali. È saperli usare con consapevolezza.
Dal dato alla conoscenza
La vera sfida, per aziende, professionisti, comunicatori e formatori, è trasformare il rumore informativo in conoscenza operativa.
Le informazioni online sono ovunque. Ma non tutte hanno lo stesso valore. Alcune sono aggiornate, altre obsolete. Alcune sono verificate, altre manipolate. Alcune sono rilevanti, altre solo apparentemente utili.
Per questo parlare di OSINT significa parlare anche di educazione digitale, pensiero critico e responsabilità nell’uso dell’intelligenza artificiale.
Ringrazio Gigi Beltrame e il Late Tech Show per lo spazio e per l’occasione di portare questo tema dentro una conversazione più ampia sulla tecnologia e sui suoi impatti.
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2026/06/lateshowbeltrame_nuovo_petrolio_online.png9411672Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2026-06-06 17:18:542026-06-06 17:18:54Il nuovo petrolio online: il mio intervento al Late Tech Show su OSINT e AI
Il 5 giugno 2026, a Piombino, ho tenuto uno speech per il Consorzio Delta Electric su un tema concreto: come i distributori di materiale elettrico possono usare l’intelligenza artificiale oggi, non domani.
Non era un convegno sul futuro. Era un incontro operativo, con commerciali, responsabili acquisti e titolari che ogni giorno gestiscono codici prodotto, listini, ordini urgenti e richieste tecniche. Persone che non hanno tempo per sperimentare, ma che rischiano di perdere terreno rispetto a chi già usa questi strumenti.
In questo articolo riprendo i 10 esempi pratici che ho presentato durante lo speech, con qualche approfondimento per chi non era in sala.
1. Risposta rapida alle richieste tecniche dei clienti
Un installatore chiama e chiede la differenza tra due interruttori differenziali, le normative applicabili, la compatibilità con un impianto specifico. Il commerciale deve rispondere in pochi minuti. L’AI generativa — come ChatGPT o Claude — può sintetizzare le schede tecniche, confrontare caratteristiche e produrre una risposta chiara e professionale in pochi secondi. Il commerciale controlla, personalizza e invia. Il tempo si dimezza.
2. Generazione di offerte e preventivi
Preparare un preventivo completo richiede tempo: selezionare i prodotti giusti, descriverli correttamente, calcolare sconti e scrivere note tecniche. Con l’AI si può automatizzare la parte testuale: a partire da una lista di codici prodotto, l’AI genera la descrizione commerciale e le note tecniche, lasciando al commerciale solo la verifica e la personalizzazione. Un lavoro da 40 minuti diventa un lavoro da 10.
3. Analisi e sintesi dei cataloghi prodotto
I cataloghi dei grandi brand come ABB, Schneider Electric o Legrand hanno migliaia di pagine. L’AI può essere addestrata o alimentata con questi documenti per rispondere a domande specifiche: “Qual è il grado di protezione IP di questo prodotto?”, “Questo quadro è compatibile con la norma CEI 17-13?”. Il risultato è una ricerca tecnica più rapida e meno soggetta a errori.
4. Supporto alla formazione dei nuovi commerciali
Formare un nuovo commerciale nel settore elettrico richiede mesi. L’AI può accelerare questo processo creando simulazioni di conversazioni con clienti, quiz tecnici sui prodotti, schede di apprendimento personalizzate. Non sostituisce il tutor umano, ma riduce i tempi di onboarding e consolida le conoscenze in modo interattivo.
5. Creazione di contenuti per il sito web e i social
Molti distributori hanno un sito web aggiornato raramente e nessuna presenza social significativa. L’AI può generare articoli tecnici, schede prodotto ottimizzate per la SEO, post LinkedIn e newsletter in modo rapido. Non serve un copywriter dedicato: bastano le indicazioni giuste e un processo di revisione.
6. Analisi dei dati di vendita e previsione della domanda
Con strumenti come Excel con Copilot o piattaforme di Business Intelligence con AI integrata, i dati storici di vendita diventano preziosi: si possono identificare trend stagionali, prodotti in crescita, clienti inattivi da riattivare. Analisi che prima richiedevano un esperto di dati oggi sono alla portata di qualsiasi responsabile commerciale.
7. Gestione delle email e delle comunicazioni
Un responsabile commerciale riceve decine di email al giorno: richieste, reclami, aggiornamenti da fornitori. L’AI può classificare le email per priorità, suggerire risposte tipo per le comunicazioni standard, e aiutare a redarre email commerciali efficaci. Il risparmio di tempo è reale e misurabile.
8. Ottimizzazione della gestione del magazzino
L’AI applicata ai dati di magazzino permette di prevedere i picchi di domanda (stagionalità, cantieri in corso, bandi pubblici) e ottimizzare le scorte. Meno capitale immobilizzato in prodotti che non ruotano, meno rotture di stock su ciò che si vende di più. Alcuni software ERP già integrano queste funzioni con l’AI.
9. Supporto nelle gare d’appalto e nei capitolati
Leggere, interpretare e rispondere a un capitolato tecnico è un’attività lunga e tecnica. L’AI può analizzare il documento, estrarre i requisiti chiave, confrontarli con il catalogo disponibile e suggerire la selezione di prodotti più adatta. Non elimina il lavoro dell’esperto, ma lo rende molto più veloce.
10. Assistente virtuale per il post-vendita
Un chatbot intelligente, addestrato sui prodotti e sulle FAQ aziendali, può rispondere alle domande dei clienti 24 ore su 24: stato degli ordini, disponibilità di ricambi, istruzioni di installazione. Non serve una struttura di supporto dedicata: un piccolo investimento tecnologico può migliorare significativamente l’esperienza del cliente.
Cosa ho detto a Piombino: la sintesi
Durante lo speech ho sottolineato un concetto che considero fondamentale: l’AI non è un tema da convegno, è uno strumento operativo. I distributori di materiale elettrico che aspettano di capire “come evolverà” prima di agire rischiano di perdere mesi preziosi rispetto ai concorrenti che già sperimentano.
Non serve una trasformazione digitale completa. Bastano tre o quattro processi ottimizzati — la risposta tecnica ai clienti, la preparazione delle offerte, la formazione interna — per guadagnare ore ogni settimana e offrire un servizio percepibilmente migliore.
Vuoi portare questo speech nella tua azienda o al tuo evento?
Organizzo conferenze e workshop sull’intelligenza artificiale per aziende, associazioni di categoria e convegni di settore. Se stai cercando un relatore concreto, che parli con esempi reali e adatti al tuo pubblico, scrivimi.
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2026/06/ai_settore_elettrico_bonanomi_delta_electric_piombino-1.jpg6591170Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2026-06-06 16:49:132026-06-06 16:49:4810 esempi di uso dell’AI per i distributori di materiale elettrico (speech di Piombino del 5 giugno 2026)
Scegliere un relatore sull’intelligenza artificiale non significa cercare qualcuno che “parli di AI”. Significa trovare una persona capace di adattare un tema complesso al pubblico, al contesto e all’obiettivo dell’evento. Un conto e parlare a un board aziendale, un altro e parlare a imprenditori, insegnanti, venditori, HR, comunicatori o professionisti.
Le domande giuste aiutano a evitare interventi troppo tecnici, troppo generici o troppo spettacolari ma poco utili. Servono anche a capire se il relatore sa collegare ChatGPT, AI generativa e prompt engineering ai problemi reali dell’organizzazione.
Ecco una checklist di 20 domande da usare prima di invitare un relatore o speaker sull’AI.
1. Qual e l’obiettivo dell’intervento?
Prima ancora di scegliere il relatore, chiarisci l’obiettivo: ispirare, formare, sensibilizzare, aprire una convention, introdurre un percorso, rispondere a paure interne o mostrare casi d’uso pratici.
La stessa persona può fare interventi molto diversi, ma solo se l’obiettivo e chiaro.
2. Chi sara in sala?
Il pubblico cambia tutto. Un intervento per manager richiede un linguaggio diverso da un intervento per tecnici, imprenditori, studenti, insegnanti o professionisti.
Chiedi al relatore come adatta esempi, ritmo e profondita al livello del pubblico.
3. Il relatore parla di AI in modo tecnico o divulgativo?
Non esiste una risposta sempre giusta. In molti eventi aziendali serve una persona capace di spiegare senza banalizzare. Troppo tecnicismo allontana il pubblico; troppa semplificazione crea confusione.
4. Ha esperienza reale con aziende e organizzazioni?
Un relatore sull’AI dovrebbe conoscere le domande che emergono nelle aziende: dati, processi, resistenze, produttivita, policy, formazione, strumenti, rischi e aspettative.
Chiedi esempi di eventi, corsi o interventi già realizzati.
5. Sa parlare di ChatGPT senza ridurre tutto a ChatGPT?
ChatGPT è importante, ma l’AI generativa non si esaurisce in un solo strumento. Un buon relatore sa usare ChatGPT come porta d’ingresso e poi allargare il discorso a Copilot, Gemini, Claude, Perplexity, immagini, video, dati e processi.
6. Porta esempi concreti?
Gli esempi sono decisivi. Il pubblico deve vedere casi d’uso comprensibili: email, riunioni, documenti, marketing, vendite, HR, analisi, formazione, assistenza clienti.
7. Fa demo live o usa esempi preparati?
La demo live può essere efficace, ma dipende dal contesto tecnico. Gli esempi preparati sono più controllabili. Chiedi quale soluzione e più adatta al tuo evento.
8. Parla anche dei rischi?
Un relatore serio non racconta solo opportunità. Deve parlare di allucinazioni, bias, privacy, dati sensibili, copyright, sicurezza, dipendenza dagli output e uso responsabile.
9. Sa spiegare il prompt engineering?
Il prompt engineering è una delle competenze più utili per pubblici non tecnici. Chiedi se il relatore sa spiegare come si costruisce una buona istruzione per l’AI: contesto, ruolo, obiettivo, vincoli, esempi e verifica.
10. Conosce AI Act e AI Literacy?
Per eventi aziendali, associazioni e ordini professionali, il tema normativo può essere importante. Non serve trasformare lo speech in una lezione giuridica, ma il relatore deve sapere collocare responsabilità, formazione e governance.
11. Sa adattare lo speech al settore?
Un intervento per una PMI manifatturiera non è uguale a uno per un team marketing, una scuola, uno studio professionale o una rete commerciale. Chiedi se il relatore personalizza esempi e casi d’uso.
12. Quanto dura l’intervento ideale?
Uno speech introduttivo può durare 30-45 minuti. Una conferenza con domande può durare 60-90 minuti. Un workshop pratico richiede almeno mezza giornata.
13. E previsto un momento di Q&A?
Sull’AI le domande del pubblico sono spesso la parte più preziosa. Se possibile, lascia spazio a dubbi, casi reali e obiezioni.
14. Il relatore fornisce materiali?
Chiedi se sono previste slide, risorse, bibliografia, checklist, prompt di esempio o materiali post-evento. Non sempre servono, ma possono aumentare il valore dell’intervento.
15. Come gestisce aspettative e paure?
L’AI genera entusiasmo e ansia. Un buon relatore non ridicolizza le paure e non vende miracoli. Aiuta il pubblico a costruire criteri.
16. Sa parlare a manager e non solo a specialisti?
Negli eventi aziendali il pubblico spesso e misto. Serve una persona capace di collegare tecnologià, organizzazione, competenze e decisioni.
17. Ha credenziali verificabili?
Controlla libri, articoli, video, interventi, collaborazioni, profili social e testimonianze. Per un tema affollato come l’AI, l’autorevolezza verificabile conta.
18. Lo speech può aprire un percorso formativo?
Spesso l’evento e solo il primo passo. Chiedi se il relatore può proporre workshop, corsi o percorsi successivi per team specifici.
19. Quale call to action vuoi lasciare al pubblico?
Alla fine dello speech le persone devono sapere che cosa fare: sperimentare uno strumento, iscriversi a un corso, leggere una policy, proporre casi d’uso, evitare dati sensibili, creare una prompt library.
20. Quale risultato vuoi ottenere dopo 30 giorni?
La domanda più concreta e questa: che cosa deve cambiare dopo l’evento? Una convention riuscita non finisce con l’applauso. Dovrebbe generare consapevolezza, domande migliori e primi comportamenti operativi.
Tabella di valutazione
Criterio
Domanda chiave
Peso
Allineamento al pubblico
Sa adattare linguaggio ed esempi?
Alto
Esperienza
Ha già lavorato con aziende o eventi simili?
Alto
Concretezza
Porta casi d’uso e non solo scenari?
Alto
Equilibrio
Parla di opportunità e rischi?
Alto
Metodo
Spiega il prompt engineering in modo utile?
Medio-alto
Continuita
Può collegare speech e formazione?
Medio
Autorevolezza
Ha credenziali verificabili?
Medio
In sintesi
Prima di invitare un relatore sull’intelligenza artificiale, non chiedere solo “quanto costa” o “quanto dura”. Chiedi che cosa lascera al pubblico, come adattera il messaggio e quali comportamenti concreti vuole attivare.
L’AI generativa è un tema troppo importante per essere trattato come una moda. Serve un relatore capace di rendere il tema comprensibile, utile e responsabile.
Scopri gli speech e le conferenze sull’AI generativa di Giànluigi Bonanomi
/conferenze-e-speech-ai-digitale/
FAQ
Come scegliere un relatore sull’intelligenza artificiale?
Valuta esperienza, capacità divulgativa, esempi concreti, conoscenza dei rischi, adattamento al pubblico e possibilità di collegare lo speech a un percorso formativo.
Meglio un relatore tecnico o divulgativo?
Dipende dal pubblico. Per eventi aziendali e convention, spesso serve un relatore divulgativo con solida competenza pratica, capace di parlare anche a chi non ha background tecnico.
Quanto dura uno speech sull’intelligenza artificiale?
Di solito da 30 a 90 minuti. Se l’obiettivo e far lavorare le persone su casi reali, e meglio organizzare un workshop di mezza giornata o una giornata.
Quali temi dovrebbe coprire un relatore AI?
AI generativa, ChatGPT, prompt engineering, casi d’uso aziendali, rischi, bias, privacy, AI Act, uso responsabile e impatto sul lavoro.
Il relatore deve fare una demo live?
Non necessariamente. La demo live può essere utile, ma in alcuni eventi funzionano meglio esempi preparati e collegati al settore del pubblico.
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2026/06/speech_evento_ai_gianluigi_bonanomi_intelligenza_artificiale.png9411672Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2026-06-02 16:57:172026-06-06 16:57:00Le 20 domande da fare prima di invitare un relatore sull’intelligenza artificiale
Uno speech sull’AI generativa per PMI serve a tradurre un tema complesso in esempi pratici, comprensibili e vicini al lavoro quotidiano di imprenditori, manager e collaboratori. Non deve partire dagli algoritmi, ma dalle domande che una piccola o media impresa si fa davvero: dove posso risparmiare tempo? Quali attività posso migliorare? Quali rischi devo evitare? Da dove cominciò senza disperdere energie?
Per molte PMI l’intelligenza artificiale generativa e arrivata attraverso ChatGPT. Qualcuno lo usa già per scrivere email, post o documenti; qualcun altro lo guarda con sospetto; altri ancora lo usano senza metodo, inserendo dati riservati o fidandosi troppo delle risposte. Uno speech ben progettato mette ordine: spiega che cosa e l’AI generativa, che cosa può fare, dove sbaglia e come può diventare uno strumento di lavoro.
Perché le PMI hanno bisogno di uno speech sull’AI
Le piccole e medie imprese non hanno sempre tempo, budget o strutture interne per avviare subito grandi progetti di intelligenza artificiale. Ma questo non significa che debbano restare ferme. Al contrario, molte opportunità dell’AI generativa sono accessibili proprio perché non richiedono infrastrutture complesse.
Uno speech introduttivo aiuta a creare una base comune prima di decidere investimenti, corsi o progetti. Serve a far capire che l’AI non è un singolo software, ma una famiglia di strumenti che può aiutare in scrittura, analisi, vendita, formazione, assistenza clienti, marketing e organizzazione.
Casi d’uso concreti per una PMI
1. Scrivere meglio e più velocemente
ChatGPT e gli strumenti generativi possono aiutare a scrivere email, lettere commerciali, post LinkedIn, comunicati, descrizioni prodotto, FAQ, offerte e risposte a clienti. Il punto non è delegare tutto alla macchina, ma usare l’AI come assistente di bozza, revisione e adattamento.
Esempio: un commerciale può trasformare una scheda tecnica in una email più chiara per un cliente. Un ufficiò marketing può generare varianti di un testo e poi scegliere quella più coerente con il tono aziendale.
2. Preparare riunioni e decisioni
Una PMI può usare l’AI per preparare scalette di riunioni, sintetizzare documenti, creare liste di domande, confrontare alternative e costruire tabelle pro/contro. Questo è utile soprattutto quando le decisioni coinvolgono persone con ruoli diversi.
Esempio: prima di scegliere un nuovo software, il team può chiedere all’AI di costruire una matrice di confronto con criteri, rischi, costi e domande da fare ai fornitori.
3. Migliorare marketing e contenuti
L’AI generativa può supportare piani editoriali, idee per newsletter, contenuti social, landing page, annunci, script video e revisioni di testi. Per le PMI il vantaggio e ridurre il blocco iniziale e aumentare la qualità delle prime bozze.
Il rischio e pubblicare contenuti generici. Per evitarlo servono prompt con contesto, pubblico, obiettivo, esempi, tono e vincoli.
4. Supportare vendite e relazioni commerciali
L’AI può aiutare a preparare email di follow-up, analisi di prospect, risposte a obiezioni, script di telefonata e sintesi di conversazioni. Nei team commerciali può diventare un supporto alla preparazione, non un sostituto della relazione umana.
Esempio: dopo una fiera, il team vendite può creare messaggi personalizzati partendo da appunti e interessi raccolti, controllando sempre l’accuratezza prima dell’invio.
5. Creare procedure e formazione interna
Molte PMI hanno conoscenza distribuita tra poche persone chiave. L’AI può aiutare a trasformare appunti, registrazioni e documenti in procedure, checklist, materiali formativi e micro-guide.
Esempio: un responsabile amministrativo può trasformare una procedura ripetuta ogni mese in una checklist chiara per un collega nuovo.
6. Analizzare documenti e informazioni
Con gli strumenti adeguati, l’AI può aiutare a leggere PDF, contratti, tabelle, report e testi lunghi. Questo non elimina la verifica umana, ma accelera la comprensione iniziale.
Esempio: un imprenditore può chiedere una sintesi ragionata di un documento, una lista di punti critici e una serie di domande da fare al consulente.
I rischi da spiegare alle PMI
Uno speech sull’AI generativa per PMI deve parlare anche di rischi. Se si raccontano solo opportunità, il pubblico esce motivato ma non preparato.
I rischi principali sono:
inserire dati sensibili in strumenti non autorizzati
fidarsi di risposte sbagliate o inventate
pubblicare testi generici o non verificati
violare copyright o regole interne
creare confusione tra sperimentazione individuale e uso aziendale
non definire policy minime
Prompt engineering: la competenza ponte
Per una PMI il prompt engineering non è una disciplina da specialisti. È una competenza pratica: imparare a dare istruzioni chiare agli strumenti AI.
Un buon prompt include:
ruolo dello strumento
obiettivo
contesto
pubblico
dati disponibili
vincoli
formato desiderato
criteri di qualità
richiesta di verifica
Questa competenza può fare la differenza tra un uso casuale e un uso davvero utile dell’AI.
Come strutturare uno speech per PMI
Un possibile speech di 60 minuti può seguire questa struttura:
Che cosa e l’AI generativa, spiegata senza tecnicismi
Perché interessa le PMI
Esempi pratici con ChatGPT e strumenti simili
Casi d’uso per marketing, vendite, amministrazione e formazione
Errori e rischi da evitare
Prompt engineering: metodo base
Cosa fare nei prossimi 30 giorni
Domande dal pubblico
Cosa può fare una PMI dopo lo speech
La cosa peggiore, dopo un evento sull’AI, e tornare in azienda senza un passo successivo. Meglio definire azioni semplici:
scegliere 3 casi d’uso a basso rischio
creare una policy minima su dati e strumenti
formare un piccolo gruppo interno
raccogliere prompt utili per reparto
misurare tempo risparmiato e qualità degli output
aggiornare periodicamente le pratiche
In sintesi
Uno speech sull’AI generativa per PMI deve essere concreto, equilibrato e orientato al lavoro. Deve mostrare esempi utili, ma anche limiti e responsabilità. Deve far capire che l’AI non è magia: è uno strumento potente quando le persone imparano a usarlo con metodo.
Se stai organizzando un evento per imprenditori, manager, associati o team aziendali, uno speech sull’AI generativa può essere il modo migliore per iniziare un percorso serio e comprensibile.
Scopri gli speech aziendali sull’AI generativa di Giànluigi Bonanomi
/conferenze-e-speech-ai-digitale/
FAQ
Uno speech sull’AI generativa è utile anche per piccole imprese?
Sì. Le PMI possono usare l’AI generativa per scrittura, marketing, vendite, procedure, formazione, analisi documentale e supporto decisionale, senza partire da progetti tecnologici complessi.
Quali strumenti si citano in uno speech per PMI?
Di solito si parte da ChatGPT, ma si possono includere anche Copilot, Gemini, Claude, Perplexity e strumenti specifici per immagini, documenti, presentazioni o automazione.
Quanto deve durare uno speech AI per PMI?
Per un evento introduttivo possono bastare 45-60 minuti. Se si vogliono includere esercizi pratici, meglio prevedere un workshop di mezza giornata.
Le PMI devono preoccuparsi dell’AI Act?
Si, almeno in termini di consapevolezza e formazione. Anche quando non si sviluppano sistemi AI, è importante capire uso responsabile, dati, rischi e competenze minime.
Dopo lo speech conviene fare un corso?
Spesso si. Lo speech crea consapevolezza; il corso o workshop aiuta i team ad applicare l’AI ai propri casi reali.
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2026/06/speech_evento_ai_gianluigi_bonanomi_intelligenza_artificiale_pmi.png9411672Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2026-06-02 16:57:162026-06-06 17:08:45Speech AI generativa per PMI: esempi pratici e casi d’uso
Ho partecipato ieri, 28 maggio 2026, a un WebTalk organizzato da Raptech, la startup italiana specializzata in soluzioni di data intelligence per il settore delle energie rinnovabili. Un’ora di conversazione densa, concreta e decisamente attuale sul tema della comunicazione aziendale nell’era dei dati.
Comunicare con i dati: WebTalk con Gianluigi Bonanomi e Marco Berliocchi, moderato da Gian Maria Brega
Negli ultimi anni la tecnologia ha rivoluzionato il modo in cui aziende, manager e stakeholder comunicano, prendono decisioni e condividono informazioni. Report statici, flussi frammentati e tempi lunghi di analisi hanno lasciato spazio a dashboard in tempo reale, strumenti collaborativi e processi decisionali sempre più rapidi, integrati e data-driven. Ma questa trasformazione non riguarda soltanto gli strumenti: cambia il linguaggio delle organizzazioni, il rapporto tra persone, la gestione della fiducia e il modo in cui vengono interpretati i dati.
Il WebTalk con Raptech: tecnologia, dati e dialogo nelle aziende
Il WebTalk si è svolto in diretta streaming il 28 maggio 2026 e ha visto la mia partecipazione e quella di Marco Berliocchi, CEO e Co-Founder di Raptech. La moderazione è stata affidata a Gian Maria Brega, CWO di Mammamia Agency.
L’evento è stato trasmesso in streaming dal canale YouTube di Raptech – Trusted Data for Renewable Energy ed è ora disponibile on demand per chi vuole rivedere l’intera conversazione.
I temi affrontati: dalla data communication alla fiducia nelle organizzazioni
Durante il WebTalk abbiamo esplorato come la comunicazione con i dati stia ridefinendo le dinamiche aziendali a più livelli:
Dashboard e report in tempo reale: come la disponibilità immediata dei dati cambia le decisioni strategiche e operative.
Il linguaggio dei dati: non basta avere informazioni; è fondamentale saperle comunicare in modo chiaro e accessibile a stakeholder diversi.
Data storytelling: trasformare numeri e metriche in narrazioni comprensibili è diventata una competenza chiave per manager e comunicatori.
Fiducia e trasparenza: la gestione della fiducia all’interno delle organizzazioni passa sempre di più attraverso la qualità e la coerenza delle informazioni condivise.
Processi decisionali data-driven: l’integrazione tra tecnologia e cultura organizzativa per prendere decisioni più rapide e consapevoli.
Dati e comunicazione nel settore delle energie rinnovabili
Un focus specifico del WebTalk ha riguardato il settore delle energie rinnovabili, dove Raptech opera come fornitore di soluzioni di trusted data. In questo mercato in forte evoluzione, dati, performance, monitoraggio e trasparenza sono diventati elementi strategici per operatori, investitori e asset manager.
Marco Berliocchi ha illustrato come la piattaforma Raptech permetta di gestire e comunicare in modo affidabile le performance degli impianti rinnovabili, offrendo un livello di trasparenza e accuratezza che oggi è indispensabile per costruire fiducia con i partner finanziari e istituzionali. Un esempio concreto di come tecnologia e comunicazione si fondano in un settore ad altissimo tasso di innovazione come quello dell’energia verde in Italia e in Europa.
Guarda il video integrale del WebTalk
Se non hai potuto seguire l’evento in diretta, puoi rivedere l’intera registrazione del WebTalk su YouTube. Circa 34 minuti di conversazione su dati, tecnologia e comunicazione aziendale:
Riflessioni finali: comunicare con i dati è una competenza umana
Quello che mi ha colpito di più nel confronto con Marco Berliocchi è la consapevolezza condivisa che i dati, da soli, non comunicano. Hanno bisogno di persone capaci di interpretarli, contestualizzarli e trasmetterli in modo efficace. La tecnologia crea le condizioni; la competenza umana determina l’impatto.
Questo vale per il settore delle energie rinnovabili tanto quanto per qualsiasi altra organizzazione che oggi voglia costruire una cultura data-driven autentica e sostenibile. È un tema su cui continuerò a lavorare e su cui mi piacerebbe approfondire con te, anche nell’ambito di corsi e workshop aziendali dedicati alla comunicazione dei dati e all’intelligenza artificiale.
Scrivimi per organizzare un evento o un corso sull’intelligenza artificiale generativa
Mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare un corso o una conferenza sull’A.I. generativa.
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2026/05/webtalk-raptech-bonanomi.png9411672Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2026-05-29 13:16:192026-05-29 13:22:53Comunicare con i dati: come la tecnologia ha trasformato il dialogo nelle aziende [Web tald di Raptech del 28/5/26]
L’intelligenza artificiale entra nelle aziende con una promessa chiara: farci lavorare meglio, ridurre attività ripetitive, velocizzare processi e decisioni. Ma insieme alla promessa cresce anche una domanda molto umana: è se un algoritmo prendesse il mio posto?La sfida dell’AI in azienda non è solo tecnologica: è culturale, organizzativa e profondamente umana.
Secondo il 9° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, il 70% dei lavoratori italiani riconosce benefici nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, ma il 42,6% teme di essere sostituito dagli algoritmi. E qui nasce il paradosso: vediamo il vantaggio, ma non sempre ci sentiamo parte del cambiamento. Questo fenomeno ha un nome sempre più usato: AI Anxiety, o ansia da intelligenza artificiale. Non riguarda soltanto la paura di perdere il posto. Riguarda il timore di diventare meno rilevanti, meno competenti, meno necessari. Per una panoramica completa sui rischi e vantaggi dell’intelligenza artificiale generativa, ho scritto un approfondimento specifico su rischi e vantaggi dell’AI generativa.
Che cos’è l’AI Anxiety
L’AI Anxiety è la preoccupazione, spesso persistente, legata all’impatto dell’intelligenza artificiale sul proprio lavoro, sulle proprie competenze e sul proprio futuro professionale. Non è semplice resistenza al cambiamento. È una forma di insicurezza che nasce quando le persone percepiscono che la tecnologia stia avanzando più velocemente della loro capacità di adattarsi.
La differenza è importante: la paura generica della tecnologia può ridursi con l’abitudine; l’AI Anxiety, invece, può diventare un blocco se l’azienda introduce strumenti, processi e automazioni senza spiegare come cambia il ruolo delle persone.
I dati: l’AI piace, ma non rassicura
In Italia, il dato più interessante non è solo che il 42,6% dei lavoratori tema la sostituzione da parte dell’AI. Il punto è che questa paura convive con una valutazione positiva della tecnologia: molti dipendenti ne vedono l’utilità, ma non sentono ancora di avere un posto sicuro dentro il nuovo scenario.Lo stesso schema emerge a livello internazionale. La ricerca Trust, attitudes and use of Artificial Intelligence: A global study 2025, realizzata dall’Università di Melbourne con KPMG su oltre 48.000 persone in 47 paesi, mostra che l’AI viene percepita come utile, ma la fiducia resta fragile. Secondo i dati citati nel materiale stampa, l’83% degli intervistati riconosce i vantaggi dell’AI, mentre il 36% dei dipendenti teme una possibile sostituzione.Anche la letteratura scientifica va nella stessa direzione. Uno studio pubblicato su Scientific Reports collega l’ansia da AI a una minore adattabilità di carriera: quando la persona si sente minacciata, fatica di più a progettare il proprio futuro professionale.
La fiducia nell’AI non nasce dallo strumento, ma dal modo in cui viene introdotto nelle organizzazioni.
Perché nasce davvero l’ansia da intelligenza artificiale
Parlare di AI Anxiety solo come paura di perdere il lavoro è riduttivo. Certo, la sostituzione è il timore più visibile. Ma sotto ci sono almeno quattro livelli più profondi.
1. Paura di perdere valore
Per molte persone il lavoro non è solo reddito. È identità, riconoscimento, appartenenza. Se una mansione viene automatizzata, il dubbio diventa personale: se una macchina fa quello che faccio io, io quanto valgo?
2. Mancanza di orientamento
Molti lavoratori non sanno quali competenze sviluppare, quali strumenti imparare, quali attività verranno potenziate dall’AI e quali invece saranno ridisegnate. Senza una mappa, ogni annuncio di innovazione può sembrare una minaccia.
3. Fiducia fragile nel management
Il rapporto Censis-Eudaimon segnala anche un aspetto relazionale: molti dipendenti percepiscono che i manager si fidino più della tecnologia che delle persone. Quando passa questo messaggio, anche involontariamente, l’adozione dell’AI smette di essere un progetto condiviso e diventa qualcosa che accade dall’alto.
4. Insicurezza quotidiana
L’ansia non riguarda solo il futuro astratto. Riguarda il mutuo, i figli, il tempo, la salute, il potere d’acquisto, la possibilità di ripensarsi professionalmente senza sentirsi abbandonati.
Perché il welfare aziendale può ridurre l’AI Anxiety
In Italia il 40% del credito welfare resta inutilizzato ogni anno. Non per mancanza di offerta, ma per mancanza di orientamento.
Questo punto è cruciale. Davanti all’AI, le aziende spesso rispondono con corsi, piattaforme, policy e nuovi strumenti. Tutto utile. Ma se le persone non si sentono viste, sostenute e accompagnate, la formazione tecnica da sola non basta.
“Le aziende non devono inventare nuovi programmi di welfare aziendale o altri strumenti per valorizzare le persone. Devono fare funzionare quelli che hanno già, rendendoli accessibili e rilevanti per la vita reale delle persone.”
Alberto Perfumo, CEO di Epassi Italia
Il welfare, se ben progettato e comunicato, diventa un messaggio organizzativo: l’azienda non sta investendo solo in tecnologia, ma anche nelle condizioni che permettono alle persone di attraversare il cambiamento.
Cosa possono fare le aziende: 5 azioni concrete
Se l’AI Anxiety nasce dalla percezione di non avere controllo, la risposta aziendale deve restituire chiarezza, competenza e fiducia. Non bastano slogan sull’innovazione. Servono pratiche.
1. Spiegare cosa cambia, prima di introdurre lo strumento
Ogni progetto AI dovrebbe partire da una domanda semplice: quali attività verranno automatizzate, quali verranno potenziate e quali nuove responsabilità nasceranno per le persone?
2. Formare sulle competenze, non solo sui tool
Imparare a usare un’applicazione è utile, ma non sufficiente. Le persone devono capire come cambia il loro modo di decidere, comunicare, collaborare e creare valore.
3. Rendere il welfare più semplice da usare
Se il welfare è complicato, non rassicura. Una piattaforma chiara, un orientamento personalizzato e una comunicazione ricorrente aiutano i dipendenti a trasformare un benefit potenziale in un supporto reale.
4. Coinvolgere i manager
I manager sono il punto in cui la strategia diventa esperienza quotidiana. Se non vengono preparati a parlare di AI con equilibrio, rischiano di amplificare ansia invece di costruire fiducia.
5. Misurare il clima, non solo la produttività
L’AI può aumentare l’efficienza, ma una trasformazione riuscita si misura anche dalla qualità del clima interno: sicurezza psicologica, fiducia, chiarezza, partecipazione. Se vuoi organizzare un evento o un corso sulla gestione dell’AI in azienda, scopri come strutturare uno speech sull’intelligenza artificiale per aziende.
Cosa possono fare i lavoratori
Anche le persone possono agire. Non per inseguire ogni novità, ma per costruire una posizione più solida nel cambiamento. Se sei un professionista che vuole capire meglio come usare l’AI nel proprio settore, ho approfondito il tema anche in questo articolo: intelligenza artificiale e uso pratico quotidiano.
Mappare le proprie attività: quali sono ripetitive, quali richiedono giudizio, relazione, creatività o responsabilità?
Usare l’AI come assistente: iniziare da compiti piccoli, misurabili e a basso rischio.
Sviluppare competenze trasversali: pensiero critico, comunicazione, gestione delle informazioni, capacità di fare domande migliori.
Rendere visibile il proprio valore: documentare risultati, contributi, relazioni, capacità che la tecnologia non sostituisce facilmente.
La vera domanda non è se l’AI sostituirà le persone
La domanda più utile è un’altra: quali organizzazioni sapranno usare l’AI senza perdere la fiducia delle persone?Le aziende che tratteranno l’intelligenza artificiale solo come leva di efficienza rischiano di ottenere resistenza, silenzi, uso nascosto degli strumenti o ansia diffusa. Quelle che la inseriranno dentro un progetto più ampio di formazione, welfare, ascolto e riprogettazione del lavoro avranno più possibilità di trasformarla in vantaggio competitivo.La tecnologia è lo strumento. La fiducia è l’infrastruttura invisibile che decide se quello strumento verrà davvero adottato.
FAQ sull’AI Anxiety
Che cosa significa AI Anxiety?
AI Anxiety significa ansia da intelligenza artificiale: e la preoccupazione legata all’impatto dell’AI sul lavoro, sulle competenze e sulla sicurezza professionale.
Perché i lavoratori temono l’intelligenza artificiale?
Perché temono la sostituzione, la perdita di valore professionale, la mancanza di controllo sul cambiamento e l’insufficienza delle proprie competenze rispetto ai nuovi strumenti.
L’AI Anxiety riguarda solo chi ha basse competenze digitali?
No. Può riguardare anche persone competenti, soprattutto quando l’azienda non comunica chiaramente obiettivi, impatti e percorsi di formazione.
Come può un’azienda ridurre l’ansia da AI?
Con formazione concreta, comunicazione trasparente, coinvolgimento dei manager, welfare accessibile, ascolto dei bisogni e una chiara ridefinizione dei ruoli.
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