LinkedIn è il vostro biglietto da visita professionale: ecco perché e come ve lo sistemo

A quanti di voi LinkedIn non piace? Siamo obiettivi: il social network professionale per eccellenza è obiettivamente brutto: ma usarlo male non contribuisce a rendercelo più simpatico. Molti, poi, lo considerano inutile, una perdita di tempo, addirittura un boomerang in termini di immagine, o peggio.

C’è del vero in tutto questo. LinkedIn è brutto anche perché non lo si cura, non lo si abbellisce con immagini, contributi multimediali e così via. È una perdita di tempo, perché non si sono capite le sue vere peculiarità, le potenzialità; eppure è LinkedIn stesso a dire che, se ben usato, occupa solo nove minuti al giorno:

È un boomerang perché un profilo compilato a metà o con informazioni mal scritte, se non completamente inventate, rappresenta certamente un pessimo biglietto da visita per tutti quelli – e sono sempre di più – che vi cercano prima di incontrarvi in un meeting, prima di comprare da voi, prima di assumervi…

Il mio compito è proprio questo: rendere il vostro profilo migliore. Analizzo il vostro profilo LinkedIn e lo sistemo. Parto da una semplice visita, un giretto sul vostro profilo: controllo la foto, il titolo, la presentazione, le singole posizioni lavorative. Poi vado più a fondo, usando anche tool esterni: analizzo il posizionamento e individuo le keyword giuste affinché il profilo venga trovato e visitato: del resto un profilo LinkedIn è come un sito Web che brama le attenzioni di Google. Cerco poi di sistemare tutto quello che solitamente si trascura: personalizzazione del link detto “vanity URL”, scelta di sezioni secondarie (esempio: perché non puntare su Brevetti e Certificazioni?), visibilità del profilo (domanda: volete che tutti vedano i vostri collegamenti, anche quelli strategici?).

Gli errori più marchiani, a volte ridicoli, che ho trovato negli ultimi anni? Mi sono fatto anche delle risate, ahimé. Dalla foto di coppia, dove non si capisce se il profilo sia dell’uomo o della donna, alle immagini dove un tizio, molto ispirato, si copriva il volto con la mano. Peccato che il volto sia l’unica cosa che si deve assolutamente vedere, in un’immagine del profilo. Sarebbe come portare in Comune un’immagine per la carta d’identità, solo che nell’immagine indossiamo gli occhiali da sole o un cappello Panama che copra mezzo volto. Altro errore tipico: scegliere headline generiche; per esempio “impiegato” non è una keyword da LinkedIn: chi cercherebbe un impiegato senza specificarne mansioni e competenze? Rilevo spesso competenze mal scelte: ho visto manager che avevano come prima skill, la più confermata dai collegamenti, “Microsoft Office”… Per non parlare, poi, di intere sezioni mancanti: perché, se avete scritto dei libri o articoli importanti, non c’è la sezione “Pubblicazioni”?

LinkedIn, per i professionisti, non è più un’opzione, ora che lo usano nove milioni di italiani. Ora che viene usato da tutti i recruiter, dagli uomini marketing (si possono creare campagne pubblicitarie sfruttando criteri di targetizzazione molto specifici) e dai venditori (Conoscete Sales Navigator?), ora che le pagine aziendali sono parte fondamentale di una strategia di content marketing.

Ora che non si può più permettersi di non esserci. Ma esserci con un profilo incompleto o pieno di lacune ed errori, credetemi, è peggio dell’anonimato.

Posso aiutarti a rendere il profilo LinkedIn efficace.

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