Articoli

Aumentare l’efficacia del profilo: ecco come LinkedIn usa la gamification

Questo articolo è stato pubblicato su Digital4 il 30 aprile 2019.

LinkedIn usa la gamification per convincerci a completare il nostro profilo. Quando ci si iscrive una barra indica proprio quanto le prime informazioni inserite risultino efficaci. Ma perchè è importante guardare questo parametro, quali sono i benefici per gli utenti e come il noto social network ci spinge a lavorarci?

La logica del gioco e del divertimento è talmente importante nella nostra vita che sta invadendo anche altri campi, un tempo seriosi: anche il business. Sto parlando di gamification (eviterei di usare la terrificante versione italiana “ludicizzazione”). Per gamification si intende l’utilizzo di elementi mutuati dai giochi e delle tecniche di “game design” in contesti, appunto, esterni ai giochi. Tutti l’abbiamo sperimentato, per esempio quando facciamo la raccolta punti del supermercato o le MilleMiglia, quando facciamo sport con FitBit, quando ci decurtano i punti della patente o quando partecipiamo a un concorso a premi per vincere la Green Card. Insomma: si tratta dell’uso di meccaniche di gioco per rendere più piacevole, ed efficace, svolgere compiti noiosi. Come gestire il proprio profilo LinkedIn.

Gli obiettivi di LinkedIn

LinkedIn ha l’esigenza di farci completare i nostri profili. Per due ragioni. Primo: se siamo soddisfatti di come funziona lo strumento, lo useremo sempre di più e inviteremo anche altri utenti a unirsi. Secondo, e questo è il motivo più importante: più dati inseriamo, più informazioni LinkedIn può vendere a recruiter e a chi pianifica campagne marketing. Il mantra è sempre lo stesso: se un servizio è gratis, il prodotto sei tu.

Rendere un profilo efficace: ecco perchè LinkedIn usa la gamification

LinkedIn usa proprio la gamification per convincerci a completare il nostro profilo. Quando ti iscrivi e inserisci le prime informazioni su di te, una barra indica proprio l’efficacia del profilo. In seguito puoi trovare questa informazione nella dashboard del tuo profilo. Nel mio caso l’efficacia del profilo, come vedi in alto a destra, è massima:

Come vedi, ho “vinto” anche un badge, che rappresenta una ricompensa, seppur simbolica (anche Booking usa i badge con l’etichetta Genius, mentre TripAdvisor usa i livelli crescenti).

I benefici per gli utenti

Come fa LinkedIn a convincerci a badare a questo parametro? Lo motiva così: “Gli utenti con un profilo completo aumentano di 40 volte la probabilità di trovare nuove opportunità grazie a LinkedIn”. L’idea di raggiungere facilmente un livello più alto è irresistibile. I benefici ci sono: un profilo completo attira più attenzione, anche perché ha una priorità più alta nelle ricerche (e aiuta a fare personal branding).

LinkedIn e la gamification: gioco e interazioni

LinkedIn non si limita a questo. La gamification viene usata anche nelle conferme di competenza, gli endorsement delle skill. Come hai visto, quando crei il tuo profilo, puoi aggiungere un massimo di 50 competenze. Quando un altro utente visita il tuo profilo può confermarle, e la sua immagine profilo sarà mostrata al fianco della tua competenza. Le conferme si sommano e il conteggio viene mostrato a tutti. Secondo LinkedIn “chi usa la sezione delle competenze e conferme fa aumentare di 13 volte le visite al suo profilo”.

Le statistiche divertenti

Anche l’uso che LinkedIn fa delle statistiche sa di gamification. Sapere che tante persone hanno visitato il tuo profilo, e che magari questo numero è in crescita, dà un grande senso di soddisfazione. A volte LinkedIn ricorda anche in mail le tue conquiste: quanto sei popolare, quanto sei vincente!

Il social selling index

L’ultimo meccanismo di gamification, non certo per importanza, è il social selling index. Durante i miei corsi sull’uso strategico di LinkedIn chiedo ai partecipanti di calcolarlo. Si scatena la bagarre: confronti, sfide, prese in giro e così via. A che cosa serve questo indice? Quantifica la tua attività su LinkedIn. Quanto sei in grado di fare social selling? Quanto è efficace il tuo personal branding, quanto il tuo networking, quanto il tuo content marketing? Tutto questo non solo è espresso con un valore in centesimi (il social selling index, appunto) ma vi si trova anche una classifica che esprime la tua posizione all’interno del tuo settore e della rete. Tra l’altro LinkedIn ti permette anche di vantarti del tuo SSI con un tasto di condivisione e un messaggio preimpostato che recita: “Il mio Social Selling Index su LinkedIn è 83. Scopri il tuo punteggio! #GetYourSSI”.

LinkedIn è più adatto ad aziende B2B o B2C?

,

Questa intervista mi è stata fatta dai responsabili di ITER, mia azienda partner per la progetti di formazione business, ed è stata originariamente pubblicata su questo sito.

LinkedIn è più adatto a chi opera in aziende B2B o B2C?

Spesso si dice che LinkedIn risulti ideale per chi opera in un mercato B2B, business to business, mentre gli addetti dei settori B2C devono rivolgersi altrove, per esempio a Facebook. È davvero così? Abbiamo rivolto questa domanda a Gianluigi Bonanomi, formatore sull’uso strategico di LinkedIn e autore del libro “Guida calcistica di LinkedIn”:

Posso fare una premessa, prima di rispondere? Spesso nei miei corsi faccio sempre questa gag: Coca Cola che cos’è, B2B o B2C? Tutti rispondono B2C, qualcuno “entrambi”. Sbagliato: nessuno di noi compra una lattina di Coca Cola ad Atlanta, bensì in bar e supermercati. Al limite, questo lo concedo, è un B2B2C e noi vediamo solo la loro comunicazione B2C, quella che fanno alla GDO o al settore HoReCa non la vediamo.

E questo che cosa c’entra?

Benché non vi siano dubbi sul fatto che LinkedIn sia adatto prevalentemente a una comunicazione B2B (sebbene esistano casi clamorosi di aziende B2C che si muovono benissimo su questo social), quello che emerge dalle ricerche nel campo della comunicazione indica che, attualmente, l’unità primaria della connettività è l’individuo. La persona, non il nucleo familiare, il gruppo di parenti o, appunto, di lavoro.

Quindi?

Chiunque, soprattutto su LinkedIn, si interfaccia con altri individui, in network person-to-person. Mica parlano con aziende, sempre con persone.

Quindi la distinzione B2C-B2C è superata?

Proprio così: quello che conta è la comunicazione, si dice, H2H: da umano a umano. Anche, e soprattutto, su LinkedIn dove, anche se cerchi un’azienda, trovi una persona che la rappresenta. Questo è il motivo per cui un profilo mal gestito o trascurato non fa danni solo al personal branding del dipendente, ma è un boomerang anche per l’azienda.

Puoi fare un esempio?

Senza fare nomi, un’azienda qualche tempo fa mi ha contattato per una consulenza e un corso aziendale per questo motivo: due dipendenti, due commerciali, si stavano sguaiatamente cercando un lavoro grazie a LinkedIn e un cliente non ha gradito. Ha chiamato in ditta, sbottando: “Fermate la commessa che ho appena fatto, prima mi spiegate perché ho tanto l’impressione che i topi stiano abbandonando la nave che affonda…”.

E tu, in questi casi che cosa ci puoi fare?

Beh, il profilo LinkedIn è certamente privato, nessuno può obbligare i dipendenti a metterlo a disposizione dell’azienda. Ma è altrettanto vero che, se citi l’azienda e ne sei dipendente, hai una bella responsabilità. E se mal gestisci il profilo, fai un danno di reputazione non solo a te stesso, ma anche a chi ti paga lo stipendio. Il mio compito è quello di allineare i profili e insegnare anche come usarli strategicamente per portare beneficio a tutti: al singolo e all’azienda.

Per iscriverti al corso ITER, fai clic qui.

Lo storytelling nel Riepilogo di LinkedIn: 5 tecniche da usare

,

Questo articoli sull’uso dell’arte dello storytelling su LinkedIn, in particolare nel riepilogo, è stato pubblicato su Digital4 il 1 aprile 2019.

Digital storytelling e Personal Branding: 5 tecniche da usare nel Riepilogo LinkedIn

Come si possono usare al meglio i duemila caratteri che abbiamo a disposizione nel riepilogo LinkedIn? Prima di ogni cosa bisogna ricordarsi di partire bene e puntare sull’incipit. Obiettivo: catturare l’attenzione

LinkedIn è uno dei migliori strumenti per fare personal branding è certamente LinkedIn. Nel proprio profilo si inseriscono molte informazioni riguardo carriera, skill, corsi e progetti. Ma si può anche raccontare, usando tecniche di storytelling, la propria storia (mi raccomando: in prima persona!). Questa va inserita nella sezione detta Riepilogo, o Summary. Molti trascurano quella sezione, invece è possibile usare proficuamente quei 2.000 caratteri. Per esempio usando le cinque tecniche di storytelling che troverai in questo articolo.

1. Puntare sull’incipit

Dei duemila caratteri a disposizione, solo i primi sono mostrati al visitatore del tuo profilo. Se vuole leggere il resto, deve fare clic su “Visualizza altro”.

Per questo occorre partire con un incipit che catturi l’attenzione. Non certo il banale “C’era una volta”… Come scrive Massimo Petrucci nel suo manuale di scrittura creativa: “L’incipit è il primo battito del nostro racconto e deve immediatamente sedurre il lettore”.
Potresti usare una battuta, a mo’ di ice-breaker, oppure una frase a effetto, come William Arruda, esperto di personal branding e… impenditore:

Pochissimi usano la tecnica di storytelling definita “in media res”. Questa espressione viene da Orazio: si riferiva allo stile epico di Omero; l’autore dell’Iliade e dell’Odissea faceva cominciare il racconto ad avvenimenti già in corso, non partiva dall’inizio. Idea per te: un virgolettato di quell’oratore che ti ha cambiato la vita e la carriera. Si potrebbe anche partire dalla fine e giocarsi il Riepilogo LinkedIn come un insieme di flashback.

2. Gli archetipi

Cristofer Vogler, pescando da Campbell a Jung, ci spiega che “tutti i racconti sono costituiti da alcuni elementi strutturali comuni, che si trovano universalmente nel mito, nelle fiabe, nei sogni e nei film. Essi sono conosciuti come il viaggio dell’eroe”. Senza perdersi in discorsi complessi sull’inconscio collettivo, basti sapere quello che sottolinea Luisa Carrada“I temi del ritorno a casa, del superamento degli ostacoli, della perdita e del ritrovamento, sono comuni anche al giornalismo e in qualche misura anche alla scrittura di impresa. Acquisire un importante contratto non è molto diverso dall’uscire vivi dalla fossa dei leoni e anche un gelido case history può diventare una bella storia a lieto fine”.
Come usare tutto questo in LinkedIn? Raccontami, cavaliere, quale drago hai sconfitto! Eventualmente parlami di mentori, nemici, ricompense e morali. Ecco un esempio di come si può usare questo schema: “La crisi del settore mi ha messo di fronte a un bivio: potevo rimanere aggrappato al mio vecchio mestiere, arrabattandomi e venendo a compromessi, oppure potevo ricominciare tutto daccapo. A me piacciono le sfide.” In pratica: Blockbuster da una parte e Netflix dall’altra. Come hai superato la crisi del 2008? Come stai gestendo la Digital Transformation? Quali paure avevi quando hai mollato il posto fisso?

3. Show, don’t tell

Stephen King, parlando di Annie Wilkes (l’infermiera che tiene prigioniero Paul Sheldon in Misery), scrive nella sua autobiografia On Writing: “Ho cercato di non scrivere mai frasi esplicite come: «Quel giorno Annie era depressa, forse con inclinazioni suicide», oppure: «Quel giorno Annie sembrava particolarmente felice». Se sono io a dovervelo dire, ho perso. Se viceversa vi presento una donna taciturna e dai capelli sporchi che fagocita dolci con accanimento, spingendovi a concludere che Annie è nella fase depressiva di un ciclo maniaco-depressivo, vinco”.

Non dire che sei bravo, simpatico, carismatico. Fallo dire agli altri. Tu limitati a dimostrarlo, per esempio dando i numeri (in senso positivo). Non “Sono un ottimo commerciale” ma “Nel 2018 ho fatto crescere il fatturato della mia azienda del 20%”. I numeri sono, spesso, l’unica cosa che conta. Guarda come ha impostato il suo riepilogo LinkedIn Cristian Zaccardo, ex campione del mondo con l’Italia nel 2006:

4. I cliffhanger

Un buon racconto prevede anche dei colpi di scena. “Il cliffhanger è un espediente narrativo usato in letteratura, nel cinema, nelle serie televisive o nelle opere videoludiche, in cui la narrazione si conclude con una interruzione brusca in corrispondenza di un colpo di scena o di un altro momento culminante caratterizzato da una forte suspense” (Wikipedia). Io l’ho usato così sul mio profilo:

5. Il racconto ciclico

La narrazione circolare prevede che la situazione di partenza si ripresenti, un po’ modificata ma sostanzialmente simile, alla fine del racconto. Nel film Sentieri Selvaggi apertura e finale sono praticamente la stessa scena:

Come utilizzare questa tecnica in LinkedIn? Potresti iniziare raccontando che, durante un esame universitario, il tuo professore ti disse, magari con un po’ di strafottenza, che non saresti mai diventato un dirigente di alto livello, uno scrittore, un primario o altro. Invece ce l’hai fatta. Alla fine del racconto puoi prenderti una rivincita, con stile. Non ricorda Davide Vs. Golia?

Il Riepilogo LinkedIn è la parte più difficile da gestire, su LinkedIn. Per tutto il resto puoi seguire il mio videocorso gratuito per sistemare tutto il profilo LinkedIn, 10 pillole da ricevere in posta elettronica.

LinkedIn per assicuratori: il mio primo articolo per “Parliamo di assicurazioni”

,

Nessuna descrizione della foto disponibile.Parliamo di Assicurazioni è un blog lanciato da Luisa Rosini e Pietro Cantù Rajnoldi che ha lo scopo di aiutare chi lavora nel mondo assicurativo a usare in modo utile e consapevole il Web. Dal febbraio 2019 collaboro al progetto con contenuti e progetti di formazione. Questo è il mio primo articolo per il blog.

LinkedIn per assicuratori, costruisci il tuo profilo con il metodo LINKEDIN10C

LinkedIn è una risorsa anche per gli assicuratori, infatti è il social network professionale per eccellenza (quante persone conoscete che usano le alternative Xing o Plaxo?) e ormai conta oltre 12 milioni di italiani iscritti. Migliaia di questi lavorano nel mondo assicurativo.

Perché un assicuratore, un broker, un perito, un consulente dovrebbero usare LinkedIn? I motivi sono sostanzialmente tre:

  1. Personal branding. Costruire una solida reputazione online, grazie al posizionamento e all’autorevolezza,
    è indispensabile dal momento che datori di lavoro e clienti ti cercheranno prima di incontrarti.
  2. Social selling. Usare questo strumento per vendere i propri servizi è ormai indispensabile, sempre comprendendo che non si vende una polizza a qualcuno che ti ha appena concesso il collegamento. Quello equivale a una vendita a freddo.
  3. Networking. Le migliori opportunità vengono dalla rete dei legami deboli. LinkedIn può far crescere a dismisura questa rete.

In questo articolo vedrai come costruire un profilo solido, renderti autorevole, farti trovare e ampliare la tua rete.

Linkedin per assicuratori, il metodo LinkedIn10C

Dopo cinque anni di corsi LinkedIn tenuti in mezza Italia, anche per agenzie di assicurazioni e agenti, ho messo a punto un metodo di lavoro originale. Si tratta del metodo LINKEDIN10C.

Metodo LINKEDIN 10C per Assicuratori

Ecco come questo metodo può risultare utile anche per gli assicuratori:

1C – CHI SEI: nella headline e nel Riepilogo di LinkedIn occorre esplicitare il tuo ruolo. Si parte da un job title, che LinkedIn chiama headline. Il mio è “Formatore sulla comunicazione digitale”. Il tuo potrebbe essere “Consulente assicurativo di micromercato”. Attenzione: “Assicuratore” e basta, non ha alcun senso.

2C – COSA FAI: spesso il job title non è sufficiente. Quali problemi risolvi? Esempi: “gestione della liquidità”
o “stime assicurative e giudiziali”.

3C – PER CHI: il target è fondamentale. Quando visito il tuo profilo, capisco subito se mi puoi essere utile? A me importa solo di me stesso, a tutti importa solo di se stessi, non di te. Puoi risolvere il mio problema? Esempio: “Broker di assicurazione per artigiani e commercianti”.

4C – COME: qual è il tuo elemento differenziante? Perché dovrei scegliere te e non i concorrenti? Che cosa ti distingue dagli altri? L’esperienza? I risultati ottenuti? Se invece la risposta è il prezzo, hai un grosso problema (sei una commodity, tipo la benzina).

5C – CHIAVI DI RICERCA: il posizionamento si completa con un’ottimizzazione SEO (search engine optimization) del tuo profilo per fare in modo che quello che scrivi possa essere trovato da chi usa il motore di ricerca interno di LinkedIn. “Assicuratore” non è una keyword, “rischi professionali avvocati” sì.

6C – COMPETENZE: per completare il tuo profilo devi inserire anche hard skill e soft skill. Contrariamente a quanto si pensi, sono le competenze trasversali e personali, quindi le soft skill, quelle più interessanti. “Microsoft Office”? Levala pure.

7C – CONFERME: Robert Cialdini ci ha raccontato che uno dei sistemi di persuasione più efficaci si chiama “riprova sociale”. Nell’era di Tripadvisor (a proposito, conosci http://insurvisor.com?), devi raccogliere referenze e conferme dai tuoi contatti.

8C – CASE STUDY: pochissimi usano la sezione Progetti del profilo LinkedIn. Puoi raccontare un cosiddetto “case study”, caso di successo, se il cliente acconsente.

9C – CONCRETEZZA: puoi scrivere tante belle parole, ma l’unica cosa che conta nel mondo del business, alla fine, sono i risultati. Devi… dare i numeri.

10C – CONDIVISIONE: dopo aver sistemato tutto il profilo, completate quindi le fasi di posizionamento e autorevolezza, occorre iniziare a usare LinkedIn non come un social network, ma come social media: devi condividere, puntare sui contenuti, per fare content marketing. Un’avvertenza: piantala di parlare di te, parla di quello che interessa davvero al tuo cliente, vale a dire i suoi problemi, bisogni, sogni e paure.

Metodo LINKEDIN10C: che cos’è e come funziona?

Dopo cinque anni di corsi LinkedIn tenuti in mezza Italia, per aziende B2B e B2C, per privati e per enti pubblici, ho messo a punto un metodo di lavoro originale. Si tratta del metodo LINKEDIN10C. Eccolo qui rappresentato:

Te lo racconto nel dettaglio.

1C – CHI SEI: nella headline e nel Riepilogo di LinkedIn esplicitare il tuo ruolo. Benché tanti motivatori insistano sul fatto che noi non siamo il nostro lavoro, LinkedIn è un social network professionale. Si parte da un job title. Il mio è “Formatore sulla comunicazione digitale”.

2C – COSA FAI: spesso il job title non è sufficiente. “Head of innovation” (su LinkedIn ce ne sono migliaia) non racconta che cosa fai in pratica. Quali problemi risolvi?

3C – PER CHI: il target è fondamentale. Quando visito il tuo profilo, capisco subito se mi puoi essere utile? A me importa solo di me stesso, a tutti imposta solo di se stessi, non di te. Puoi risolvere il mio problema? Esempio: “Aiuto le PMI lombarde a esportare i loro prodotti in Cina”.

4C – COME: qual è il tuo elemento differenziante? Qualcuno parla di USP, unique selling proposition, oppure value proposition. Insomma: perché dovrei scegliere te e non i concorrenti? Se la risposta è il prezzo, hai un grosso problema.

Le prime 4C contribuiscono a esplicitare la tua mission, che è il modo in cui concretamente realizzi la tua vision (fatta di obiettivi, valori e idea del futuro).

5C – CHIAVI DI RICERCA: il posizionamento si completa con un’ottimizzazione del tuo profilo per fare in modo che quello che scrivi possa essere trovato da chi usa il motore di ricerca interno di LinkedIn. Esempio: se sei un Webmaster puoi riempire il tuo profilo di keyword come WordPress, MySQL, PHP, Javascript e così via… peccato che il pasticciere che vuole vendere i cannoncini alla crema online cercherà “Progettazione e realizzazione siti Web”.

6C – COMPETENZE: per completare il tuo profilo devi inserire anche hard skill e soft skill. Contrariamente a quanto si pensi, sono le competenze trasversali e personali, quindi le soft skill, quelle più interessanti. Esempi: problem solving, team building, negoziazione, ecc.

7C – CONFERME: Robert Cialdini ci ha raccontato che uno dei sistemi di persuasione più efficaci si chiama “riprova sociale”. Nell’era di Tripadvisor e delle recensioni online, devi raccogliere referenze e conferme dai tuoi contatti. Ma devi farlo strategicamente (se cerchi lavoro servono elogi dal tuo ex capo).

8C – CASE STUDY: pochissimi usano la sezione Progetti del profilo LinkedIn. Grave errore.

9C – CONCRETEZZA: puoi scrivere tante belle parole, ma l’unica cosa che conta nel mondo del business, alla fine, sono i risultati. Devi… dare i numeri.

10C – CONDIVISIONE: dopo aver sistemato tutto il profilo, completate quindi le fasi di posizionamento e autorevolezza, occorre iniziare a usare LinkedIn non come un social network, ma come social media: devi condividere, puntare sui contenuti, per fare content marketing. I contenuti generano interesse e, soprattutto, relazioni. Progetta un piano editoriale e inizia a pubblicare!

Per scegliere le informazioni giuste da inserire nel profilo LinkedIn e scoprire qual è l’UNDICESIMA C, puoi partecipare a uno dei miei corsi sull’uso strategico di LinkedIn, durante il quale uso un eserciziario, per sperimentare live il nuovo metodo LINKEDIN10C. Se sei interessato scrivimi:

“LinkedIn: show, don’t tell”: la mia intervista per “I grandi vini”

,

I grandi vini“, rivista che da 10 anni si pone l’obiettivo di raccontare l’eccellenza enogastronomica del nostro Paese, nel numero 105 del novembre 2018 mi ha intervistato sul tema LinkedIn.
Dopo l’uscita del libro “Guida calcistica di LinkedIn“, la giornalista Elisa Berti mi ha fatto una serie di domande su LinkedIn e di come il mondo dell’enologia (dal sommelier al negoziante, dal produttore all’oste) può sfruttare questo social network professionale.
Nell’intervista si parla di uso strategico di LinkedIn, di ottimizzazione del profilo, di uso personale ed aziendale ed altro ancora. Puoi leggere l’intervista in PDF qui:

I_Grandi_Vini_Intervista_Gianluigi_Bonanomi_LinkedIn

LinkedIn per neolaureati: ecco i consigli per sfruttarlo al meglio

Sono stato intervistato dalla casa editrice Alphatest per il loro magazine. Questo il risultato.

LinkedIn e neolaureati: due concetti che possono sembrare un ossimoro, come “fuoco bagnato” o “tasse piacevoli”. Invece non è così, e saperlo può fare la differenza per la vostra carriera professionale ancora agli inizi. Ci dà qualche dritta in merito Gianluigi Bonanomi, esperto di LinkedIn e formatore sulla comunicazione digitale, con alle spalle centinaia di ore di aula e altrettanti profili revisionati, anche di giovani e neolaureati. Gianluigi è il docente del nuovo corso Alpha Test dedicato a questo argomento.

Gianluigi, se LinkedIn è una sorta di CV online, come può un giovane laureato senza storia lavorativa riempirlo di cose interessanti?

Anzitutto chiariamo l’equivoco: LinkedIn non è un CV online e non va confuso con Monster o InfoJobs. LinkedIn è un social network, per fare rete, e un social media, per pubblicare e posizionarsi nel mondo del lavoro grazie ai contenuti. In pratica, è utile per spingere il “personal branding grazie all’inbound marketing”, per usare un’espressione gergale che provvedo subito a tradurre.

Sarà meglio! Il concetto è quanto mai oscuro.

Faccio un esempio. Stai cenando in famiglia, squilla il telefono, il numero è sconosciuto: «Pronto, sono Mario di Chiamatemoleste srl, la disturbo per chiederle quale operatore telefonico usa attualmente…». Ci risiamo: la solita chiamata di uno sconosciuto per venderti qualcosa. Questo, nel gergo del marketing, si chiama outbound marketing, dove outbound significa “in uscita”. Queste chiamate sono definite “a freddo” perché il cliente non ha la più pallida idea di chi lo stia contattando né perché. Questo tipo di comunicazione ormai non funziona praticamente più.

E invece l’inbound marketing funziona?

Immagina quest’altro scenario. Stai cenando in famiglia e, mentre discuti con i genitori delle prossime vacanze, vi chiedete dove andare in vacanza con il vostro cane. Non ne hai la più pallida idea, allora cerchi con Google: “campeggi animali ammessi”. Spulci tra i risultati, trovi un articolo che elenca e commenta le migliori soluzioni per famiglie con animale al seguito. L’articolo sta su un blog gestito da una catena di campeggi: presenta un modulo dove lasciare il contatto per ricevere un’offerta. Lasci la tua mail e torni al dessert. Il giorno dopo, ricevi un messaggio con tutte le informazioni che cercavi e i contatti per prenotare. Questo, in gergo marketing, è chiamato inbound content marketing: il contatto del cliente è “in entrata”, non più a freddo, perché per attivarlo si sfruttano i contenuti e le domande che lui stesso ha rivolto a Google.

Fermo! Cosa c’entra questo con la ricerca di lavoro e LinkedIn?

Per “attirare” l’attenzione delle aziende o dei recuiter, la tattica vincente oggi consiste nell’usare proprio il principio inbound: su LinkedIn puoi, cioè, decidere di pubblicare uno o più articoli in modo da suscitare l’interesse del potenziale datore di lavoro e puoi inserire nel tuo profilo alcune parole chiave che un recruiter potrebbe cercare.

Resta il fatto che un neolaureato non ha posizioni lavorative da segnalare.

Vero, ma, come mostro sempre in aula ai miei studenti più giovani, i contenuti e le informazioni su cui possono puntare non mancano: esperienze all’estero, stage, tirocini, il progetto della tesi, lavori extra-scolastici, attività culturali e così via. E, soprattutto, possono mostrare il loro interesse per il settore dove vogliono lavorare, condividendo articoli o seguendo guru e aziende.

Altre dritte per giovani o neolaureati alle prese con LinkedIn?

Intendi oltre a fare un corso con me? Eccone tre:

  1. completare per bene il profilo,
  2. puntare sul percorso accademico indicando anche esami e voti,
  3. pubblicare “aggiornamenti di stato” o articoli pertinenti con un ritmo adeguato.

E, naturalmente, guardarsi bene dall’accettare lavori nell’outbound marketing.

Foto profilo di LinkedIn: le 10 peggiori

La foto profilo di LinkedIn contribuisce alla prima impressione che gli altri si fanno di te; come diceva il pluricitato Oscar Wilde:

Non c’è una seconda occasione per fare una buona prima impressione.

Peccato che sul social professionale alcuni sottovalutino questa cosa, e scelgano foto terrificanti. Prima di mostrarti le dieci peggiori, ti racconto come dovresti scegliere l’immagine.

Come dovrebbe essere una buona foto profilo di LinkedIn?

Bastano 100 millisecondi, un decimo di secondo, per farsi un’idea su qualcuno. Esistono delle regole per scegliere l’immagine giusta di LinkedIn. Prima di tutto, se l’obiettivo è quello di farti riconoscere, il volto dovrebbe occupare almeno il 70% della superficie dell’immagine. Secondo: lo sfondo dovrebbe essere omogeneo, altrimenti chi guarda si concentrerà sull’auto che si vede dietro o peggio sui bagnanti inquadrati. La foto dovrebbe anche essere un’immagine recente, non un reperto vintage: quando qualcuno ti incontra di persona, dovrebbe riconoscerti subito; pazienza per i chili in più e i capelli in meno (anche se mi è capitato di vedere anche il contrario). Un tizio una volta mi ha fatto notare che, siccome l’unica volta che è stato immortalato da un fotografo era al matrimonio, usava come foto profilo quella con il gessato e i chicchi di riso incastrati nelle sopracciglia. Ultima indicazione, che devi prendere senza sorbirti il pippone sui neuroni specchio, è: sorridi!
Per ulteriori indicazioni leggi questo articolo:

La galleria degli orrori

Qui di seguito troverai le peggiori foto profilo che ho scovato sul LinkedIn. Spiccano quello con la foto da pirla, l’impiegata che mette in mostra le sue qualità, quello che nasconde la faccia, la foto di coppia, l’anonymous, Babbo Natale e altri ancora.
Fai clic sulle immagini per ingrandirle.

 

Segui il mio videocorso gratuito su LinkedIn

Per ricevere gratuitamente le videolezioni via email fai clic qui oppure premi sul banner qui sotto:

Profilo LinkedIn, perché devi aggiungere come competenza l’intelligenza emotiva

Nei miei corsi sull’uso strategico di LinkedIn insisto sul fatto che occorre inserire nel profilo le proprie competenze, puntando prevalentemente sulle soft skill.

Tra queste competenze dovresti puntare in modo particolare sull’intelligenza emotiva. Di che cosa si tratta? Parto dall’ideatore di questa espressione: Daniel Goleman è psicologo statunitense che si è laureato ad Harvard, specializzandosi in “psicologia clinica e sviluppo della personalità”, dove successivamente ha pure insegnato. Ha dato alle stampe due libri fondamentali: uno si chiama, appunto, “Intelligenza emotiva”; l’altro, quello che più interessa in questa sede, è “Lavorare con intelligenza emotiva“.

Goleman definisce l’intelligenza emotiva come:

la capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di motivare noi stessi, e di gestire positivamente le emozioni, tanto interiormente, quanto nelle nostre relazioni. Essa descrive abilità che, per quanto complementari, sono distinte dall’intelligenza accademica, ovvero dal quoziente intellettivo (Q.I.).
Sono diversi tipi di intelligenza – quella intellettuale ed emotiva – che esprimono l’attività di parti diverse del cervello. L’intelletto si basa esclusivamente sulle elaborazioni che hanno luogo a livello della neocorteccia, ossia degli strati superficiali del cervello, di più recente evoluzione. I centri emotivi si trovano invece in profondità, nelle regioni sottocorticali più antiche; l’intelligenza emotiva comporta il funzionamento integrato di questi centri con quelli intellettuali.

Come tradurre questa definizione in pratica? Goleman individua cinque fondamentali competenze emotive e sociali.

Consapevolezza di sé

Questa competenza consente di conoscere, in ogni momento, i propri sentimenti e le preferenze, e usare questa conoscenza per guidare i processi decisionali. Significa saper valutare realisticamente le proprie abilità e avere una ben fondata fiducia in se stessi.

Dominio di sé

Saper gestire le proprie emozioni è determinante. Perché queste, invece di interferire con un compito, lo facilitano. In pratica significa essere coscienziosi e capaci di posporre le gratificazioni per perseguire i propri obiettivi, e soprattutto sapersi riprendere bene della sofferenza emotiva.

Motivazione

Conoscere le preferenze più intime per spronarsi, per guidare se stessi al raggiungimento degli obiettivi, saper prendere l’iniziativa. Essere altamente efficienti e perseverare nonostante insuccessi e frustrazioni. In questo senso si può parlare anche di resilienza.

Empatia

È fondamentale saper percepire i sentimenti degli altri, essere in grado di adottare la loro prospettiva e coltivare fiducia con un’ampia gamma di persone fra loro diverse.

Abilità sociali

Saper gestire bene le emozioni nelle relazioni, saper leggere accuratamente le situazioni e le reti sociali. Ma soprattutto significa saper interagire fluidamente con gli altri: persuaderli e guidarli,  negoziare per ricomporre dispute, come pure per cooperare e lavorare in team.

Come puoi vedere in questo elenco del World Economic Forum (tratto da The Future of Jobs), nel 2020 l’intelligenza emotiva  sarà nella top ten delle competenze più richieste nel mondo del lavoro.

 

Segui il mio videocorso gratuito su LinkedIn

Per ricevere gratuitamente le videolezioni via email fai clic qui oppure premi sul banner qui sotto:

Pagina aziendale di LinkedIn: 4 tattiche per acquisire follower (senza spendere un euro in advertising)

,

Aprire una pagina LinkedIn aziendale è questione di pochi minuti: basta inserire nome, settore, descrizione e pochi altri dettagli ed è fatta. Il problema si presenta dopo: come fare a farla crescere? Acquisire nuovi follower è un problema comune. In questo articolo ho raccolto quattro tattiche che suggerisco durante i miei corsi di uso strategico di LinkedIn per le aziende.

1. L’invito manuale

A volte mi capita di analizzare pagine di aziende con decine di dipendenti e solo una manciata di follower. Assurdo: nemmeno i dipendenti dell’azienda la seguono su LinkedIn, perché dovrebbero farlo gli altri? Il responsabile della comunicazione dovrebbe inviare una bella mail a tutti i dipendenti e collaboratori e chiedere loro, gentilmente, di fare clic sul pulsante Follow, oltre ad agganciare la pagina aziendale sul proprio profilo, in corrispondenza della posizione lavorativa. Anzi, i dipendenti dovrebbero essere i primi brand ambassador online dell’azienda: dovrebbero interagire con i contenuti della pagina.
Tra l’altro dovresti inserire il link alla pagina aziendale in tutte le comunicazioni, digitali e non. Per esempio sulla carta intestata, nella firma delle email, un bel QR code su un roll-up esposto nello stand della fiera e così via.

2. Creare il badge

La seconda mossa da fare è quella di far conoscere il più possibile la pagina. Il consiglio è quello di creare il badge da inserire nel sito, sul blog e così via. Non sto parlando del badge dei profili personali, proprio di quello della pagina aziendale. Occorre usare il “Follow Company Plugin Generator” che si trova a questo indirizzo. Compila i campi (pagina, lingua, formato) e fai clic su “Get code”.
Appare così:

3. L’ottimizzazione delle parole chiave

Fai in modo che la pagina aziendale sia trovata nelle ricerche interne a LinkedIn. Anche in questo caso, come per i profili personali, si deve fare un ragionamento in ottica SEO, una ottimizzazione delle parole chiave anche pensando alla coda lunga. In concreto, inserisci parole chiave specifiche nelle sezioni Chi siamo e Settori di competenza. La stessa cosa si può fare nelle pagine Vetrina, spazi che offrono la possibilità di dare dettagli sui tuoi prodotti e servizi.

[UPDATE DEL GIUGNO 2019]

4. Invitare i tuoi contatti direttamente dalla pagina

Dal giugno 2019 è possibile, dagli strumenti di amministrazione della pagina, invitare direttamente i (tuoi) collegamenti a seguire la propria pagina. Puoi invitare solo una volta ciascun collegamento a seguire la tua pagina.

Se invece vuoi pagare…

Esiste anche la possibilità di fare un investimento, ossia di far partire delle campagne di sponsorizzazione con l’aggiunta del pulsante Follow alla pagina LinkedIn aziendale.

Se vuoi informazioni sui miei corsi sull’uso strategico di LinkedIn in azienda, scrivimi.

Eventi

Nessun risultato

Spiacente, nessun articolo corrisponde ai tuoi criteri