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LinkedIn: ecco le 12 peggiori headline di sempre [articolo per Agendadigitale]

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LinkedIn: ecco le 12 peggiori headline di sempre

(articolo pubblicato su Agendadigitale il 18 ottobre 2019)

La headline è la parte più importante, vista e utile del profilo LinkedIn. Se ben fatta può aiutare le persone a capire quello che puoi fare per loro. Non molti curano questa sezione del profilo, ma qualcuno esagera in senso contrario. Vediamo dodici esempi da non seguire.

Nei miei corsi sull’uso strategico di LinkedIn spiego che la headline, in pratica quel testo che accompagna il nome e che solitamente contiene il proprio “job title”, è la parte più importante, vista e utile del profilo. Se ben fatta può aiutare le persone a capire non tanto chi sei e che cosa hai fatto, ma quello che puoi fare per loro. Per esempio una headline “Junior Account Assistant” non ha molto senso, mentre “Assistente virtuale – Aiuto imprenditori e professionisti ad alleggerire il carico di lavoro” (esiste davvero) può generare opportunità di business.

Non molti curano questa sezione del profilo, ma qualcuno esagera in senso contrario. Qui ho raccolto le 12 headline peggiori che mi è capito di vedere su LinkedIn. Finora.

Quella che ha voglia di lavorare. Ma tantaaaaa!

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Quello che fa la “supercazzola”

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Il beato

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Il pensionato

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Quello che si insulta da solo

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Il mancato terrorista

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Il libero comunista

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Quello che aspetta la cassa integrazione

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Il calciatore mancato

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 E il mancato biografo…

Quello che cerca aiuto

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E quello che aiuto non lo cerca più

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Preciso che tutti i profili sono veri e online, ho evitato i fake palesi. Se hai trovato su LinkedIn qualche headline peggiore di questa, ti prego di segnalarla nei commenti. Il mio sogno è quello , un giorno, di aggiornare il mio job title con “Stupid LinkedIn headlines hunter”.

RadioIT: la mia nuova rubrica su LinkedIn

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Da settembre 2019 è iniziata una nuova collaborazione: all’interno del podcast RadioIT per parlare di LinkedIn. Una pillola alla settimana per far scoprire tutte le potenzialità del social network professionale per eccellenza.

Ascolta “LINKEDIN | EPISODIO 1 – Quanto tempo devo usarlo al giorno?” su Spreaker.

Segnalazioni LinkedIn: esempi, obiettivi e come riceverle [articolo per Digital4]

LinkedIn recommendation: esempi, obiettivi e come riceverle (articolo pubblicato su Digital4)

La segnalazione, o referenza, è una testimonianza fondamentale per certificare la tua professionalità. Ma è anche qualcosa in più. Ecco come dovresti chiederla e cosa ci deve essere scritto.

ianluigi è un bravo formatore”. Questa attestazione di stima, soprattutto per chi ha un ego importante e vorace come il mio, fa certamente piacere. Il problema è che non serve a granché. La segnalazione o referenza – LinkedIn la chiama “recommendation” ma non è il caso, dalle nostre parti, tradurla come “raccomandazione” – dovrebbe invece servire ad altro.

Gli obiettivi della LinkedIn recommendation

Esistono solo due modi per dimostrare che tutto quello che racconti in LinkedIn (esperienze, skill, risultati, relazioni) è vero, come previsto dal mio metodo LinkedIn10C:

  1. lo dimostri con i fatti e i numeri, dai prove oggettive (certificazioni, bilanci, articoli sulla stampa, ecc.);
  2. lo dice qualcuno che non sia tu. Soprattutto se lo dicono in tanti, si innesca quello che Cialdini chiamava “riprova sociale”: vox populi…

In quest’ottica la segnalazione da parte di professionisti, che ci mettono la faccia (nonché il ruolo e il nome dell’azienda), è determinante.
Ho scritto un altro articolo per approfondire il tema: LinkedIn, 5 motivi per i quali dovresti chiedere le segnalazioni.

A chi chiedere la segnalazione LinkedIn?

A chi chiedere quindi la segnalazione? Molti utenti che incontro nei miei corsi, una volta capita l’importanza di rafforzare quell’aspetto di LinkedIn, si danno di gomito e dicono: “dai che la scambiamo a vicenda”. Sembrano quelle scimmie che si spulciano a vicenda. Cementificano il loro rapporto ma non ottengono altri obiettivi.

Invece bisognerebbe partire proprio dagli obiettivi. Qual è il tuo scopo? Trovarti un lavoro: allora chiedi la segnalazione all’ex capo (non c’è nulla di peggio che vedere a un colloquio di lavoro il candidato che denigra l’ex capo davanti a quello potenziale) mentre se cerchi clienti, va da sé, saranno quelli già acquisiti a dover lanciare un messaggio straordinario: non solo ti hanno pagato, ma sono rimasti talmente soddisfatti dal tuo lavoro che hanno deciso di testimoniarlo, mettendoci la faccia.

Lo schema della segnalazione LinkedIn

Che cosa ci dovrebbe essere scritto, quindi, nella segnalazione, se “è bravo” è tabù? Sai come si scrive un case study (mi raccomando, non ti venga in mente di usare l’espressione case history)? Questo è lo schema:

  • Individuare il problema
  • Descrivere le azioni intraprese per risolverlo
  • Quali i risultati ottenuti?
  • La valutazione del risultato
  • La valutazione dei risultati ottenuti da colleghi e superiori
  • Le ricadute sul business o sulle modalità organizzative/operative
  • La replicabilità in un altro contesto

Bene, ruba lo stesso schema. In copywriting si parla, più semplicemente, di schema PAS:

  • problema
  • agitazione
  • soluzione

In ogni caso la segnalazione deve partire dal problema che hai risolto, con risultati certificati da chi ti ha commissionato il lavoro. In questo modo puoi usare la segnalazione per persuadere altri che hanno lo stesso problema.

Due esempi di LinkedIn recommendation

Voglio riportarti due delle segnalazioni che ho raccolto su LinkedIn in questi anni di formazione.

Per quanto mi faccia piacere il complimento della prima riga, quello che conta davvero è che l’azienda in questione aveva un grosso problema di customer care online (e di reputazione digitale) e il progetto che ho lanciato è stato molto apprezzato.

Ancora meglio qui:

In questa multinazionale, l’HR manager parla di un innovativo percorso di personal branding aziendale, ovviamente già proposto ad altre realtà simili.

Come chiedere (tecnicamente) una segnalazione

Richiedere una segnalazione LinkedIn è molto semplice. Basta andare sul tuo profilo, scorrere fino alla sezione Segnalazioni e fare clic su “Chiedi una segnalazione”. Qui inserisci il nome della persona scelta, a patto che sia un tuo collegamento.

Puoi ottenere la stessa cosa anche partendo dal profilo della persona stessa (dal menu dei messaggi, scegli “Richiedi una segnalazione”).

Per completare la richiesta occorre compilare i campi Rapporto professionale e Posizione lavorativa in quel periodo. Infine, cosa molto importante, devi inserire un messaggio personalizzato nella richiesta modificando il testo preimpostato presente nel campo del messaggio. Spesso è meglio chiedere la segnalazione di persona, prima.

Vuoi seguire un corso gratuito su LinkedIn?

Il profilo LinkedIn rappresenta un ottimo biglietto da visita online, soprattutto per chi non ha un sito, e un’enorme opportunità per trovare o cambiare lavoro, fare rete e trovare clienti. A patto che il profilo sia completo, efficace ed ottimizzato. Per sistemare il profilo ho messo a punto un videocorso gratuito: ti basteranno 10 videopillole, una ventina di minuti in tutto, per sistemare il tuo profilo. Fai clic qui per iscriverti: Videocorso LinkedIn gratis.

Social selling: la mia intervista per L’Eco della Stampa

In questo estratto della puntata della rubrica #ECOFFEE del 10 settembre 2019, l’Eco della Stampa mi ha intervistato sul tema del #socialselling.

Per info e per vedere l’intervista completa: https://bit.ly/MIArena

Aumentare l’efficacia del profilo: ecco come LinkedIn usa la gamification

Questo articolo è stato pubblicato su Digital4 il 30 aprile 2019.

LinkedIn usa la gamification per convincerci a completare il nostro profilo. Quando ci si iscrive una barra indica proprio quanto le prime informazioni inserite risultino efficaci. Ma perchè è importante guardare questo parametro, quali sono i benefici per gli utenti e come il noto social network ci spinge a lavorarci?

La logica del gioco e del divertimento è talmente importante nella nostra vita che sta invadendo anche altri campi, un tempo seriosi: anche il business. Sto parlando di gamification (eviterei di usare la terrificante versione italiana “ludicizzazione”). Per gamification si intende l’utilizzo di elementi mutuati dai giochi e delle tecniche di “game design” in contesti, appunto, esterni ai giochi. Tutti l’abbiamo sperimentato, per esempio quando facciamo la raccolta punti del supermercato o le MilleMiglia, quando facciamo sport con FitBit, quando ci decurtano i punti della patente o quando partecipiamo a un concorso a premi per vincere la Green Card. Insomma: si tratta dell’uso di meccaniche di gioco per rendere più piacevole, ed efficace, svolgere compiti noiosi. Come gestire il proprio profilo LinkedIn.

Gli obiettivi di LinkedIn

LinkedIn ha l’esigenza di farci completare i nostri profili. Per due ragioni. Primo: se siamo soddisfatti di come funziona lo strumento, lo useremo sempre di più e inviteremo anche altri utenti a unirsi. Secondo, e questo è il motivo più importante: più dati inseriamo, più informazioni LinkedIn può vendere a recruiter e a chi pianifica campagne marketing. Il mantra è sempre lo stesso: se un servizio è gratis, il prodotto sei tu.

Rendere un profilo efficace: ecco perchè LinkedIn usa la gamification

LinkedIn usa proprio la gamification per convincerci a completare il nostro profilo. Quando ti iscrivi e inserisci le prime informazioni su di te, una barra indica proprio l’efficacia del profilo. In seguito puoi trovare questa informazione nella dashboard del tuo profilo. Nel mio caso l’efficacia del profilo, come vedi in alto a destra, è massima:

Come vedi, ho “vinto” anche un badge, che rappresenta una ricompensa, seppur simbolica (anche Booking usa i badge con l’etichetta Genius, mentre TripAdvisor usa i livelli crescenti).

I benefici per gli utenti

Come fa LinkedIn a convincerci a badare a questo parametro? Lo motiva così: “Gli utenti con un profilo completo aumentano di 40 volte la probabilità di trovare nuove opportunità grazie a LinkedIn”. L’idea di raggiungere facilmente un livello più alto è irresistibile. I benefici ci sono: un profilo completo attira più attenzione, anche perché ha una priorità più alta nelle ricerche (e aiuta a fare personal branding).

LinkedIn e la gamification: gioco e interazioni

LinkedIn non si limita a questo. La gamification viene usata anche nelle conferme di competenza, gli endorsement delle skill. Come hai visto, quando crei il tuo profilo, puoi aggiungere un massimo di 50 competenze. Quando un altro utente visita il tuo profilo può confermarle, e la sua immagine profilo sarà mostrata al fianco della tua competenza. Le conferme si sommano e il conteggio viene mostrato a tutti. Secondo LinkedIn “chi usa la sezione delle competenze e conferme fa aumentare di 13 volte le visite al suo profilo”.

Le statistiche divertenti

Anche l’uso che LinkedIn fa delle statistiche sa di gamification. Sapere che tante persone hanno visitato il tuo profilo, e che magari questo numero è in crescita, dà un grande senso di soddisfazione. A volte LinkedIn ricorda anche in mail le tue conquiste: quanto sei popolare, quanto sei vincente!

Il social selling index

L’ultimo meccanismo di gamification, non certo per importanza, è il social selling index. Durante i miei corsi sull’uso strategico di LinkedIn chiedo ai partecipanti di calcolarlo. Si scatena la bagarre: confronti, sfide, prese in giro e così via. A che cosa serve questo indice? Quantifica la tua attività su LinkedIn. Quanto sei in grado di fare social selling? Quanto è efficace il tuo personal branding, quanto il tuo networking, quanto il tuo content marketing? Tutto questo non solo è espresso con un valore in centesimi (il social selling index, appunto) ma vi si trova anche una classifica che esprime la tua posizione all’interno del tuo settore e della rete. Tra l’altro LinkedIn ti permette anche di vantarti del tuo SSI con un tasto di condivisione e un messaggio preimpostato che recita: “Il mio Social Selling Index su LinkedIn è 83. Scopri il tuo punteggio! #GetYourSSI”.

LinkedIn è più adatto ad aziende B2B o B2C?

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Questa intervista mi è stata fatta dai responsabili di ITER, mia azienda partner per la progetti di formazione business, ed è stata originariamente pubblicata su questo sito.

LinkedIn è più adatto a chi opera in aziende B2B o B2C?

Spesso si dice che LinkedIn risulti ideale per chi opera in un mercato B2B, business to business, mentre gli addetti dei settori B2C devono rivolgersi altrove, per esempio a Facebook. È davvero così? Abbiamo rivolto questa domanda a Gianluigi Bonanomi, formatore sull’uso strategico di LinkedIn e autore del libro “Guida calcistica di LinkedIn”:

Posso fare una premessa, prima di rispondere? Spesso nei miei corsi faccio sempre questa gag: Coca Cola che cos’è, B2B o B2C? Tutti rispondono B2C, qualcuno “entrambi”. Sbagliato: nessuno di noi compra una lattina di Coca Cola ad Atlanta, bensì in bar e supermercati. Al limite, questo lo concedo, è un B2B2C e noi vediamo solo la loro comunicazione B2C, quella che fanno alla GDO o al settore HoReCa non la vediamo.

E questo che cosa c’entra?

Benché non vi siano dubbi sul fatto che LinkedIn sia adatto prevalentemente a una comunicazione B2B (sebbene esistano casi clamorosi di aziende B2C che si muovono benissimo su questo social), quello che emerge dalle ricerche nel campo della comunicazione indica che, attualmente, l’unità primaria della connettività è l’individuo. La persona, non il nucleo familiare, il gruppo di parenti o, appunto, di lavoro.

Quindi?

Chiunque, soprattutto su LinkedIn, si interfaccia con altri individui, in network person-to-person. Mica parlano con aziende, sempre con persone.

Quindi la distinzione B2C-B2C è superata?

Proprio così: quello che conta è la comunicazione, si dice, H2H: da umano a umano. Anche, e soprattutto, su LinkedIn dove, anche se cerchi un’azienda, trovi una persona che la rappresenta. Questo è il motivo per cui un profilo mal gestito o trascurato non fa danni solo al personal branding del dipendente, ma è un boomerang anche per l’azienda.

Puoi fare un esempio?

Senza fare nomi, un’azienda qualche tempo fa mi ha contattato per una consulenza e un corso aziendale per questo motivo: due dipendenti, due commerciali, si stavano sguaiatamente cercando un lavoro grazie a LinkedIn e un cliente non ha gradito. Ha chiamato in ditta, sbottando: “Fermate la commessa che ho appena fatto, prima mi spiegate perché ho tanto l’impressione che i topi stiano abbandonando la nave che affonda…”.

E tu, in questi casi che cosa ci puoi fare?

Beh, il profilo LinkedIn è certamente privato, nessuno può obbligare i dipendenti a metterlo a disposizione dell’azienda. Ma è altrettanto vero che, se citi l’azienda e ne sei dipendente, hai una bella responsabilità. E se mal gestisci il profilo, fai un danno di reputazione non solo a te stesso, ma anche a chi ti paga lo stipendio. Il mio compito è quello di allineare i profili e insegnare anche come usarli strategicamente per portare beneficio a tutti: al singolo e all’azienda.

Per iscriverti al corso ITER, fai clic qui.

Lo storytelling nel Riepilogo di LinkedIn: 5 tecniche da usare

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Questo articoli sull’uso dell’arte dello storytelling su LinkedIn, in particolare nel riepilogo, è stato pubblicato su Digital4 il 1 aprile 2019.

Digital storytelling e Personal Branding: 5 tecniche da usare nel Riepilogo LinkedIn

Come si possono usare al meglio i duemila caratteri che abbiamo a disposizione nel riepilogo LinkedIn? Prima di ogni cosa bisogna ricordarsi di partire bene e puntare sull’incipit. Obiettivo: catturare l’attenzione

LinkedIn è uno dei migliori strumenti per fare personal branding è certamente LinkedIn. Nel proprio profilo si inseriscono molte informazioni riguardo carriera, skill, corsi e progetti. Ma si può anche raccontare, usando tecniche di storytelling, la propria storia (mi raccomando: in prima persona!). Questa va inserita nella sezione detta Riepilogo, o Summary. Molti trascurano quella sezione, invece è possibile usare proficuamente quei 2.000 caratteri. Per esempio usando le cinque tecniche di storytelling che troverai in questo articolo.

1. Puntare sull’incipit

Dei duemila caratteri a disposizione, solo i primi sono mostrati al visitatore del tuo profilo. Se vuole leggere il resto, deve fare clic su “Visualizza altro”.

Per questo occorre partire con un incipit che catturi l’attenzione. Non certo il banale “C’era una volta”… Come scrive Massimo Petrucci nel suo manuale di scrittura creativa: “L’incipit è il primo battito del nostro racconto e deve immediatamente sedurre il lettore”.
Potresti usare una battuta, a mo’ di ice-breaker, oppure una frase a effetto, come William Arruda, esperto di personal branding e… impenditore:

Pochissimi usano la tecnica di storytelling definita “in media res”. Questa espressione viene da Orazio: si riferiva allo stile epico di Omero; l’autore dell’Iliade e dell’Odissea faceva cominciare il racconto ad avvenimenti già in corso, non partiva dall’inizio. Idea per te: un virgolettato di quell’oratore che ti ha cambiato la vita e la carriera. Si potrebbe anche partire dalla fine e giocarsi il Riepilogo LinkedIn come un insieme di flashback.

2. Gli archetipi

Cristofer Vogler, pescando da Campbell a Jung, ci spiega che “tutti i racconti sono costituiti da alcuni elementi strutturali comuni, che si trovano universalmente nel mito, nelle fiabe, nei sogni e nei film. Essi sono conosciuti come il viaggio dell’eroe”. Senza perdersi in discorsi complessi sull’inconscio collettivo, basti sapere quello che sottolinea Luisa Carrada“I temi del ritorno a casa, del superamento degli ostacoli, della perdita e del ritrovamento, sono comuni anche al giornalismo e in qualche misura anche alla scrittura di impresa. Acquisire un importante contratto non è molto diverso dall’uscire vivi dalla fossa dei leoni e anche un gelido case history può diventare una bella storia a lieto fine”.
Come usare tutto questo in LinkedIn? Raccontami, cavaliere, quale drago hai sconfitto! Eventualmente parlami di mentori, nemici, ricompense e morali. Ecco un esempio di come si può usare questo schema: “La crisi del settore mi ha messo di fronte a un bivio: potevo rimanere aggrappato al mio vecchio mestiere, arrabattandomi e venendo a compromessi, oppure potevo ricominciare tutto daccapo. A me piacciono le sfide.” In pratica: Blockbuster da una parte e Netflix dall’altra. Come hai superato la crisi del 2008? Come stai gestendo la Digital Transformation? Quali paure avevi quando hai mollato il posto fisso?

3. Show, don’t tell

Stephen King, parlando di Annie Wilkes (l’infermiera che tiene prigioniero Paul Sheldon in Misery), scrive nella sua autobiografia On Writing: “Ho cercato di non scrivere mai frasi esplicite come: «Quel giorno Annie era depressa, forse con inclinazioni suicide», oppure: «Quel giorno Annie sembrava particolarmente felice». Se sono io a dovervelo dire, ho perso. Se viceversa vi presento una donna taciturna e dai capelli sporchi che fagocita dolci con accanimento, spingendovi a concludere che Annie è nella fase depressiva di un ciclo maniaco-depressivo, vinco”.

Non dire che sei bravo, simpatico, carismatico. Fallo dire agli altri. Tu limitati a dimostrarlo, per esempio dando i numeri (in senso positivo). Non “Sono un ottimo commerciale” ma “Nel 2018 ho fatto crescere il fatturato della mia azienda del 20%”. I numeri sono, spesso, l’unica cosa che conta. Guarda come ha impostato il suo riepilogo LinkedIn Cristian Zaccardo, ex campione del mondo con l’Italia nel 2006:

4. I cliffhanger

Un buon racconto prevede anche dei colpi di scena. “Il cliffhanger è un espediente narrativo usato in letteratura, nel cinema, nelle serie televisive o nelle opere videoludiche, in cui la narrazione si conclude con una interruzione brusca in corrispondenza di un colpo di scena o di un altro momento culminante caratterizzato da una forte suspense” (Wikipedia). Io l’ho usato così sul mio profilo:

5. Il racconto ciclico

La narrazione circolare prevede che la situazione di partenza si ripresenti, un po’ modificata ma sostanzialmente simile, alla fine del racconto. Nel film Sentieri Selvaggi apertura e finale sono praticamente la stessa scena:

Come utilizzare questa tecnica in LinkedIn? Potresti iniziare raccontando che, durante un esame universitario, il tuo professore ti disse, magari con un po’ di strafottenza, che non saresti mai diventato un dirigente di alto livello, uno scrittore, un primario o altro. Invece ce l’hai fatta. Alla fine del racconto puoi prenderti una rivincita, con stile. Non ricorda Davide Vs. Golia?

Il Riepilogo LinkedIn è la parte più difficile da gestire, su LinkedIn. Per tutto il resto puoi seguire il mio videocorso gratuito per sistemare tutto il profilo LinkedIn, 10 pillole da ricevere in posta elettronica.

LinkedIn per assicuratori: il mio primo articolo per “Parliamo di assicurazioni”

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Nessuna descrizione della foto disponibile.Parliamo di Assicurazioni è un blog lanciato da Luisa Rosini e Pietro Cantù Rajnoldi che ha lo scopo di aiutare chi lavora nel mondo assicurativo a usare in modo utile e consapevole il Web. Dal febbraio 2019 collaboro al progetto con contenuti e progetti di formazione. Questo è il mio primo articolo per il blog.

LinkedIn per assicuratori, costruisci il tuo profilo con il metodo LINKEDIN10C

LinkedIn è una risorsa anche per gli assicuratori, infatti è il social network professionale per eccellenza (quante persone conoscete che usano le alternative Xing o Plaxo?) e ormai conta oltre 12 milioni di italiani iscritti. Migliaia di questi lavorano nel mondo assicurativo.

Perché un assicuratore, un broker, un perito, un consulente dovrebbero usare LinkedIn? I motivi sono sostanzialmente tre:

  1. Personal branding. Costruire una solida reputazione online, grazie al posizionamento e all’autorevolezza,
    è indispensabile dal momento che datori di lavoro e clienti ti cercheranno prima di incontrarti.
  2. Social selling. Usare questo strumento per vendere i propri servizi è ormai indispensabile, sempre comprendendo che non si vende una polizza a qualcuno che ti ha appena concesso il collegamento. Quello equivale a una vendita a freddo.
  3. Networking. Le migliori opportunità vengono dalla rete dei legami deboli. LinkedIn può far crescere a dismisura questa rete.

In questo articolo vedrai come costruire un profilo solido, renderti autorevole, farti trovare e ampliare la tua rete.

Linkedin per assicuratori, il metodo LinkedIn10C

Dopo cinque anni di corsi LinkedIn tenuti in mezza Italia, anche per agenzie di assicurazioni e agenti, ho messo a punto un metodo di lavoro originale. Si tratta del metodo LINKEDIN10C.

Metodo LINKEDIN 10C per Assicuratori

Ecco come questo metodo può risultare utile anche per gli assicuratori:

1C – CHI SEI: nella headline e nel Riepilogo di LinkedIn occorre esplicitare il tuo ruolo. Si parte da un job title, che LinkedIn chiama headline. Il mio è “Formatore sulla comunicazione digitale”. Il tuo potrebbe essere “Consulente assicurativo di micromercato”. Attenzione: “Assicuratore” e basta, non ha alcun senso.

2C – COSA FAI: spesso il job title non è sufficiente. Quali problemi risolvi? Esempi: “gestione della liquidità”
o “stime assicurative e giudiziali”.

3C – PER CHI: il target è fondamentale. Quando visito il tuo profilo, capisco subito se mi puoi essere utile? A me importa solo di me stesso, a tutti importa solo di se stessi, non di te. Puoi risolvere il mio problema? Esempio: “Broker di assicurazione per artigiani e commercianti”.

4C – COME: qual è il tuo elemento differenziante? Perché dovrei scegliere te e non i concorrenti? Che cosa ti distingue dagli altri? L’esperienza? I risultati ottenuti? Se invece la risposta è il prezzo, hai un grosso problema (sei una commodity, tipo la benzina).

5C – CHIAVI DI RICERCA: il posizionamento si completa con un’ottimizzazione SEO (search engine optimization) del tuo profilo per fare in modo che quello che scrivi possa essere trovato da chi usa il motore di ricerca interno di LinkedIn. “Assicuratore” non è una keyword, “rischi professionali avvocati” sì.

6C – COMPETENZE: per completare il tuo profilo devi inserire anche hard skill e soft skill. Contrariamente a quanto si pensi, sono le competenze trasversali e personali, quindi le soft skill, quelle più interessanti. “Microsoft Office”? Levala pure.

7C – CONFERME: Robert Cialdini ci ha raccontato che uno dei sistemi di persuasione più efficaci si chiama “riprova sociale”. Nell’era di Tripadvisor (a proposito, conosci http://insurvisor.com?), devi raccogliere referenze e conferme dai tuoi contatti.

8C – CASE STUDY: pochissimi usano la sezione Progetti del profilo LinkedIn. Puoi raccontare un cosiddetto “case study”, caso di successo, se il cliente acconsente.

9C – CONCRETEZZA: puoi scrivere tante belle parole, ma l’unica cosa che conta nel mondo del business, alla fine, sono i risultati. Devi… dare i numeri.

10C – CONDIVISIONE: dopo aver sistemato tutto il profilo, completate quindi le fasi di posizionamento e autorevolezza, occorre iniziare a usare LinkedIn non come un social network, ma come social media: devi condividere, puntare sui contenuti, per fare content marketing. Un’avvertenza: piantala di parlare di te, parla di quello che interessa davvero al tuo cliente, vale a dire i suoi problemi, bisogni, sogni e paure.

Metodo LINKEDIN10C: che cos’è e come funziona?

Dopo cinque anni di corsi LinkedIn tenuti in mezza Italia, per aziende B2B e B2C, per privati e per enti pubblici, ho messo a punto un metodo di lavoro originale. Si tratta del metodo LINKEDIN10C. Eccolo qui rappresentato:

Te lo racconto nel dettaglio.

1C – CHI SEI: nella headline e nel Riepilogo di LinkedIn esplicitare il tuo ruolo. Benché tanti motivatori insistano sul fatto che noi non siamo il nostro lavoro, LinkedIn è un social network professionale. Si parte da un job title. Il mio è “Formatore sulla comunicazione digitale”.

2C – COSA FAI: spesso il job title non è sufficiente. “Head of innovation” (su LinkedIn ce ne sono migliaia) non racconta che cosa fai in pratica. Quali problemi risolvi?

3C – PER CHI: il target è fondamentale. Quando visito il tuo profilo, capisco subito se mi puoi essere utile? A me importa solo di me stesso, a tutti imposta solo di se stessi, non di te. Puoi risolvere il mio problema? Esempio: “Aiuto le PMI lombarde a esportare i loro prodotti in Cina”.

4C – COME: qual è il tuo elemento differenziante? Qualcuno parla di USP, unique selling proposition, oppure value proposition. Insomma: perché dovrei scegliere te e non i concorrenti? Se la risposta è il prezzo, hai un grosso problema.

Le prime 4C contribuiscono a esplicitare la tua mission, che è il modo in cui concretamente realizzi la tua vision (fatta di obiettivi, valori e idea del futuro).

5C – CHIAVI DI RICERCA: il posizionamento si completa con un’ottimizzazione del tuo profilo per fare in modo che quello che scrivi possa essere trovato da chi usa il motore di ricerca interno di LinkedIn. Esempio: se sei un Webmaster puoi riempire il tuo profilo di keyword come WordPress, MySQL, PHP, Javascript e così via… peccato che il pasticciere che vuole vendere i cannoncini alla crema online cercherà “Progettazione e realizzazione siti Web”.

6C – COMPETENZE: per completare il tuo profilo devi inserire anche hard skill e soft skill. Contrariamente a quanto si pensi, sono le competenze trasversali e personali, quindi le soft skill, quelle più interessanti. Esempi: problem solving, team building, negoziazione, ecc.

7C – CONFERME: Robert Cialdini ci ha raccontato che uno dei sistemi di persuasione più efficaci si chiama “riprova sociale”. Nell’era di Tripadvisor e delle recensioni online, devi raccogliere referenze e conferme dai tuoi contatti. Ma devi farlo strategicamente (se cerchi lavoro servono elogi dal tuo ex capo).

8C – CASE STUDY: pochissimi usano la sezione Progetti del profilo LinkedIn. Grave errore.

9C – CONCRETEZZA: puoi scrivere tante belle parole, ma l’unica cosa che conta nel mondo del business, alla fine, sono i risultati. Devi… dare i numeri.

10C – CONDIVISIONE: dopo aver sistemato tutto il profilo, completate quindi le fasi di posizionamento e autorevolezza, occorre iniziare a usare LinkedIn non come un social network, ma come social media: devi condividere, puntare sui contenuti, per fare content marketing. I contenuti generano interesse e, soprattutto, relazioni. Progetta un piano editoriale e inizia a pubblicare!

Per scegliere le informazioni giuste da inserire nel profilo LinkedIn e scoprire qual è l’UNDICESIMA C, puoi partecipare a uno dei miei corsi sull’uso strategico di LinkedIn, durante il quale uso un eserciziario, per sperimentare live il nuovo metodo LINKEDIN10C. Se sei interessato scrivimi:

“LinkedIn: show, don’t tell”: la mia intervista per “I grandi vini”

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I grandi vini“, rivista che da 10 anni si pone l’obiettivo di raccontare l’eccellenza enogastronomica del nostro Paese, nel numero 105 del novembre 2018 mi ha intervistato sul tema LinkedIn.
Dopo l’uscita del libro “Guida calcistica di LinkedIn“, la giornalista Elisa Berti mi ha fatto una serie di domande su LinkedIn e di come il mondo dell’enologia (dal sommelier al negoziante, dal produttore all’oste) può sfruttare questo social network professionale.
Nell’intervista si parla di uso strategico di LinkedIn, di ottimizzazione del profilo, di uso personale ed aziendale ed altro ancora. Puoi leggere l’intervista in PDF qui:

I_Grandi_Vini_Intervista_Gianluigi_Bonanomi_LinkedIn

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