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La recensione di “Guida calcistica di Linkedin” su Inside marketing

Il magazine online Inside Marketing ha recensito, a firma Virginia Dara, il mio libro “Guida calcistica di LinkedIn“. Ecco il testo.

Guida calcistica di Linkedin

Come usare LinkedIn in maniera efficace e cosa rende performante la propria presenza? Le risposte di Bonanomi in Guida calcistica di Linkedin.

È il social forse più incompreso e meno sfruttato al pieno delle sue potenzialità e ciò non può che cozzare con una pratica, invece sempre più in voga, come quella del social recruiting. Se guide, manuali e saggi su come si usa LinkedIn così abbondano, la Guida calcistica di Linkedin” di Gianluigi Bonanomi (edito da Ledizioni) ha il vantaggio di utilizzare linguaggio e metafore semplici e immediati, in Italia soprattutto, come quelli del calcio. Schemi, azioni tecniche, un buon coaching possono aiutare, infatti, a vincere la partita definitiva della stagione tanto quanto a rendere completa, efficace e, perché no, poco dispendiosa in termini di tempo e di energia la propria presenza su LinkedIn.

LA GUIDA COMPLETA ED ESPANSA SU COME USARE LINKEDIN

C’è un mantra, del resto, ben noto agli addetti di settore: per gestire la propria presenza sul social professionale per eccellenza bastano nove minuti al giorno. Tantissimi se si considera il numero di profili che giacciono abbandonati e mai aggiornati dal momento in cui sono stati aperti; davvero molto pochi invece se comprese del tutto le potenzialità dello strumento. Nove minuti che presuppongono, a ogni modo, un investimento di tempo iniziale considerevole nel dare forma completa al proprio profilo LinkedIn. Nella sua Guida calcistica così Bonanomi fornisce consigli, esempi pratici, piccoli segreti e una panoramica completa anche sulle funzionalità meno note di casa LinkedIn a uso e consumo tanto dell’utente che si sia appena iscritto alla piattaforma, quanto di chi abbia già un profilo LinkedIn da tempo ma voglia renderlo davvero performante. Dall’opportunità o meno di utilizzare il proprio nome completo alla scelta dell’immagine di profilo giusta – che, a proposito di metafore calcistiche, è la figurina Panini del social recruiting – e passando per l’importanza di personalizzare il link al proprio profilo – oggi buon sostituto dei biglietti da visita – e, ancora, di scegliere il giusto job title o scrivere un buon riepilogo delle proprie esperienze lavorative, insomma, chi si stia chiedendo come usare LinkedIn con ogni probabilità troverà nel testo delle buone risposte. Risposte che in qualche caso hanno la forma di un aneddoto, in altri quella di un esempio concreto, di una analisi reale di un profilo LinkedIn di successo o al contrario non ottimizzato o ancora quella di un’intervista con esperti di settore, di un approfondimento tematico, ecc. A distinguere “Guida calcistica di Linkedin” da manuali e testi simili, insomma, è proprio l’abbondanza di materiali e strumenti messi a disposizione del lettore: ci sono persino approfondimenti e aggiornamenti fruibili direttamente online e tramite QR code, qualche volta a discapito della chiarezza e della linearità anche visiva del testo.

OLTRE I TECNICISMI: COME USARE LINKEDIN PER UNA COMUNICAZIONE HUMAN TO HUMAN

A un lettore che non abbia particolare familiarità con teorie di marketing e studi sui media potrebbe suonare strana, certo, in un testo di auto-aiuto per imparare come usare LinkedIn la presenza di concetti tecnici e di settore come coda lunga, modello hub&spoke, analisi SWOT, comunicazione a cipolla, unique selling point, social selling. Perché mai, del resto, chi si occupi di traduzioni dall’uzbeko e intenda trovare clienti attraverso LinkedIn dovrebbe prima di tutto imparare come comunicare al meglio le proprie skill, posizionarsi rispetto a certe parole chiave, attirare clienti attraverso la giusta strategia di contenuti e via di questo passo? Al di là delle singole considerazioni puntuali, pure fornite nella “Guida calcistica“, c’è una ragione di base: le persone amano parlare di sé ed è quello che fanno sempre, in qualsiasi contesto e con qualsiasi azione; anche chi fa recruiting, così, quando presta attenzione alla formazione, alle esperienze pregresse del candidato sta in realtà raccontando qualcosa di sé, di un suo problema da risolvere che è molto più pragmaticamente la vacancy in questione; la quadratura del cerchio sta allora, per chi è alla ricerca di un impiego o per chi vuole semplicemente andare avanti nel suo path di carriera, nel riuscire a raccontar di sé e della propria storia professionale come soluzione ideale a questo stesso problema. Qualcuno direbbe, insomma, che non basta imparare a fare personal branding – o come usare LinkedIn per farlo – ma servirebbe saper fare personal branding storytelling. Non esiste altra forma di comunicazione, del resto, che non sia human to human.

“LinkedIn: show, don’t tell”: la mia intervista per “I grandi vini”

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I grandi vini“, rivista che da 10 anni si pone l’obiettivo di raccontare l’eccellenza enogastronomica del nostro Paese, nel numero 105 del novembre 2018 mi ha intervistato sul tema LinkedIn.
Dopo l’uscita del libro “Guida calcistica di LinkedIn“, la giornalista Elisa Berti mi ha fatto una serie di domande su LinkedIn e di come il mondo dell’enologia (dal sommelier al negoziante, dal produttore all’oste) può sfruttare questo social network professionale.
Nell’intervista si parla di uso strategico di LinkedIn, di ottimizzazione del profilo, di uso personale ed aziendale ed altro ancora. Puoi leggere l’intervista in PDF qui:

I_Grandi_Vini_Intervista_Gianluigi_Bonanomi_LinkedIn

Guida calcistica di LinkedIn: l’intervista di Gianluigi Bonanomi a Radio Panda

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L’interesse verso la Guida calcistica di LinkedIn non accenna a diminuire. Il 23 ottobre 2018 sono stato ospite di Radio Panda per parlare del libro e la diretta è durata come un tempo di una partita di calcio: 45 minuti! Questa è la registrazione integrale dell’intervista, dove parlo del progetto e rispondo anche a domande molto specifiche su LinkedIn. Buona visione:

Guida calcistica di LinkedIn: la mia intervista per MiTomorrow

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Questa intervista è stata pubblicata su Mitommorrow (cartaceo e Web) il 4 ottobre 2018.

Gianluigi Bonanomi: «Fatevi furbi su LinkedIn»

L’utilità di LinkedIn è innegabile. Ma per molti, il social network impiegato nello sviluppo di contatti professionali nasconde ancora troppi segreti, risulta tanto complicato e poco intuitivo. Come riuscire, dunque, a renderlo a portata di tutti? La risposta la dà Gianluigi Bonanomi, giornalista hi-tech e formatore sui temi della comunicazione digitale, che vive e lavora tra Milano e la Brianza. Dopo anni di corsi sull’uso strategico di LinkedIn, Bonanomi ha capito che serviva un testo che ne spiegasse l’utilizzo. Occorreva però dargli un taglio diverso per rendere lo strumento accessibile a tutti. Serviva una metafora. E qual è la più popolare, in Italia, se non il calcio? È nato così Guida calcistica di LinkedIn, in uscita in tutte le librerie.

Bonanomi, come le è venuta l’idea?
«Ho pensato che esistono tantissimi manuali sul tema, alcuni anche molto buoni. Ma l’impostazione è quasi sempre molto seria e non accattivante. Infatti molti ritengono che LinkedIn sia uno strumento distante da loro. C’era bisogno di renderlo più popolare, pratico. Ho utilizzato il mio approccio tipico, quello del sorriso sulle labbra, per renderlo interessante e coinvolgente».

Da cosa si parte?
«Dal social media marketing. Un ambito, tra l’altro, in cui si utilizzano sempre metafore del mondo militare. E anche il calcio ha le stesse metafore: si parla di bomber, strategie, di attacco e di difesa. Così ho iniziato a ragionarci e fantasticare. E mi sono divertito molto. L’unico problema è che ho attirato l’attenzione di chi si occupa di calcio. Hanno iniziato a seguirmi sui social allenatori e giocatori. Ecco, vorrei dire a tutti che questo libro parla di LinkedIn e non di calcio. Il calcio è una scusa (ride, ndr)».

Ci sveli qualche trucco. Come si usa LinkedIn?
«Devi differenziarti dalla massa, fare qualcosa di diverso da quello che fanno gli altri. Poi su LinkedIn devi scrivere non per te stesso, ma per gli altri. Pensare a come puoi essere utile. Per spiegarlo, ho raccontato la storia di José Mourinho».

Ovvero?
«Mourinho voleva lavorare al Manchester United. Così ha scritto una relazione di 30 pagine in cui analizzava tutti i problemi della squadra nell’ultima stagione e ne proponeva le soluzioni. Risultato? Assunto. È quello che dovremmo fare noi quando cerchiamo un lavoro, facendo intuire che siamo una soluzione, non un problema».

Un altro esempio calcistico?
«Quello di Zlatan Ibrahimović. È conosciuto per essere un personaggio un po’ sopra le righe e non solo per le sue doti balistiche. Ma nella figurina che ho publicato, sorride. Ha capito che nelle foto devi ispirare simpatia e fiducia. È provato da uno studio sui neuroni specchio. La stessa cosa dobbiamo fare con la foto del curriculum: sorridere. Poi ci sono tante storie, come quella di un osservatore del Genoa che si era camuffato da calciatore. Ne ho preso spunto per spiegare come fare a spiare profili altrui senza essere “sgamati”».

È un libro proprio per tutti?
«Certo, anche per figure particolari come i venditori. Si spiega cosa vuol dire fare social selling: bisogna partire dall’autorevolezza. E quindi dai contenuti».

Quali errori commettiamo?
«Su LinkedIn tutti pensano a quali sono le loro competenze, ma nessuno pensa a come farsi trovare. Il segreto è capire cosa cercheranno gli altri. Quindi lavoriamo sull’ottimizzazione dei testi del profilo. Ad esempio, nessuno cercherà mai su LinkedIn “Educazione cinofila”. Meglio scrivere che ci si occupa di “Addestramento cani”. Bisogna ragionare in ottica web».

Perché è importante saper usare questo strumento?
«L’88% dei Recruiter va a cercare online chi sei, indipendentemente dal tuo cv. Quindi devi curare la presenza web, perché ora è diventata la sostanza. E se riesco ad aiutarti, parlando di Maradona, Baggio e Allegri, perché no. Dopotutto, in Italia cosa c’è di più nazional popolare del calcio, dopo la pizza?».

La Guida Calcistica di LinkedIn su Il Cittadino di Monza

Sabato 29 settembre 2018 Il Cittadino di Monza e Brianza ha pubblicato un articolo sul mio libro la Guida Calcistica di LinkedIn. Puoi leggerlo qui:

Guida calcistica di LinkedIn: la mia intervista per StartUp News

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Questa intervista è stata pubblicata su StartUp News il 29 settembre 2018.

Guida calcistica di LinkedIn: un modo originale per avvicinarsi al social professionale

Avevamo conosciuto Gianluigi Bonanomi su questo blog per un’intervista dove raccontava la sua “personal disruption”: da giornalista informatico a formazione aziendale. Ora è impegnato nel lancio del suo ultimo libro, la “Guida calcistica di LinkedIn” (19 euro il cartaceo, 6,99 euro l’eBook – Ledizioni). Un titolo che ci ha incuriosito, e di cui gli abbiamo chiesto genesi e qualche chicca.

Ciao Gianluigi, da dove parte questo nuovo progetto?

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Sono anni che tengo corsi sull’uso strategico di LinkedIn a privati, aziende (anche startup!) ed enti pubblici. Ogni volta chiedo quante persone hanno aperto un profilo: tantissime. Poi chiedo a quanti LinkedIn non piace: parecchie. Per quanti LinkedIn non funziona: diversi. Quest’ultimo è un caso tipico di sindrome “volpeuvesca”. Alcuni dei partecipanti mi hanno chiesto di scrivere un libro sul tema, perché le mie slide sono belle ma “non sono la stessa cosa”. Era arrivato il momento di accontentarli, di tradurre in manuale quanto ho imparato in questi anni (insegnare è imparare due volte) ma anche di contribuire a superare lo scetticismo verso un social network – e social media: non serve solo per tessere relazioni, ma anche per pubblicare contenuti – poco amato e molto frainteso.

E per digerire LinkedIn serve il calcio?

Per far digerire qualcosa di indigesto serve la fantasia. Ho pensato a una metafora. Mi serviva un esercizio di pensiero laterale: un accostamento, anche azzardato, per spiegare LinkedIn. E quale tema è più popolare, anzi nazional-popolare, nel nostro Paese, dopo la pizza?

Il calcio!?

Esatto. Qui i miei trascorsi da giornalista sportivo mi hanno aiutato: da ragazzino andavo in giro per i campetti di periferia per raccontare le partitelle che si disputavano sui campi spelacchiati della Brianza.

Il gioco del pallone è esso stesso metafora…

Già! Anni fa lessi il testo del sociologo Alessandro Dal Lago, “Descrizione di una battaglia. I rituali del calcio”: spiegava che il calcio è sì uno sport, un gioco, ma soprattutto è la rappresentazione della guerra: in generale incanala buona parte della conflittualità della società occidentale. Le squadre sono gli eserciti che si affrontano nella cornice dello stadio, che ha torri e bandiere come un castello. La compagine casalinga deve difendere la porta come un tempo si difendevano le mura della propria città; quella in trasferta deve assediare e conquistare.

La metafora è chiara. Ma che c’entra LinkedIn?

Ho fatto un salto logico: calcio-guerra-business. Il mondo aziendale e in particolare il marketing – e nel libro parlo tanto di social media marketing – usano la metafora della guerra (il libro di Sun Tzu “L’arte della guerra” è più citato nei meeting dei venditori che nelle accademie militari): target, obiettivo, conquistare il mercato, strategie, addestramento della forza vendita, guerrilla marketing e via dicendo. Insomma, sia il marketing che il calcio usano le stesse metafore belliche. Ho solo applicato la proprietà transitiva (era dai tempi delle scuole medie che aspettavo di farlo).

Chiaro. Quindi di cosa tratta, in pratica, il tuo libro?

A partire da elementi calcistici ben noti, nel testo spiego gli usi corretti e quelli inopportuni del social network professionale per eccellenza. Uno strumento, LinkedIn, che sebbene non sia paragonabile al social “generalista” Facebook, conta ora più di 10 milioni di italiani iscritti (e se l’è comprato Microsoft).

Qualche esempio di uso scorretto?

Qualcuno usa LinkedIn solo per cercarsi un lavoro, scambiandolo per Monster e InfoJobs. Qualcun altro lo scambia per Facebook, e racconta la sua vita al di fuori del lavoro (perché loro mica sono schiavi come noi del lavoro: lavorano per vivere!). Altri ancora chiedono contatti solo per vendere o vampirizzare gli altri, invece di capire che alla base del networking c’è il dono, la generosità, la condivisione.

E qualche uso virtuoso?

Ci sono molti che usano LinkedIn da attaccanti, per vendere, ma avendo ben presente che il social selling non vuol dire fare i venditori di enciclopedie porta a porta online. Altri usano questo social, e tengo la metafora del titolo, per fare calciomercato: trovare i candidati. Infine qualcuno lo usa per esibirsi in virtuosismi: la pubblicazione di contenuti di valore (content marketing).

Intrigante questo uso delle metafore calcistiche. Altre?

Per esempio uso le figurine e i falli: mi aiutano a spiegare, in parole povere, foto profilo e cadute di stile.

Perché i fondatori di una startup dovrebbero leggerlo?

Perché un piano di comunicazione digitale (con LinkedIn in primo piano) è fondamentale per acquisire notorietà, posizionarsi e curare la reputazione sul Web. Ma non solo: spesso il business angel, prima di incontrare lo startupper al pitch, ha già guardato online chi è. A partire dal profilo LinkedIn.

La Guida calcistica di LinkedIn a Radio Lombardia

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