Articoli

Introduzione ai temi della genitorialità e tecnologia: l’intervista a Radio Panda

Il 26 aprile 2018 sono stato intervistato da Radio Panda, in occasione dell’uscita del “Prontuario per genitori di nativi digitali“. È stata un’occasione per parlare di genitorialità e tecnologia, e dei pericoli della Rete in generale.

L’intervista è finita all’interno del mio Podcast “Genitorialità e tecnologia”:

Tre motivi per leggere “Metti via quel cellulare” di Cazzullo

“Metti via quel cellulare”, libro di meno di 200 pagine pubblicato nel 2017 da Mondadori, lo ammetto, mi incuriosiva ma ero scettico: temevo che la lettura mi facesse perdere tempo. Invece ho letto volentieri il testo che il giornalista del Corriere della Sera ha scritto con i due figli (una liceale e uno studente di Scienze Politiche), pur con qualche perplessità, e ho individuato tre motivi per cui vale la pena leggerlo.

  1. Nei miei corsi racconto che i più grandi esperti di tecnologia e genitorialità, per esempio Alberto Pellai, suggeriscono di non proibire la tecnologia, ma di usarla in famiglia, trasformarla in un momento di condivisione (c’è chi suggerisce di organizzare dei “tech talk”). È per questo che ho creato il corso sulla navigazione familiare. Nel libro di Cazzullo questa logica del confronto è alla base del testo. Si tratta di un ping-pong di opinioni, un confronto costruttivo tra generazioni.
  2. Il libro dimostra che, come sempre, bisognerebbe andare oltre gli stereotipi. In particolare per quanto riguarda i due giovani, Millennial o della generazione successiva, è godibile leggere il loro punto di vista e, in alcuni casi, il ribaltare alcune concezioni errate. Per fare solo un esempio, quando li si accusa di perdersi dietro agli youtuber, ridimensionano le varie Sofia Viscardi e soci, ma soprattutto rispondono che gente come Gianluca Vacchi (il cinquantenne di buona famiglia diventato un influencer a colpi di tatuaggi e balletti sui social) non è certo roba loro. Sospetto che il gioco di Cazzullo sia questo: in alcuni passaggi fare la parte del bigotto per fornire una serie di assist ai figli.
  3. Vi si leggono alcuni spunti interessanti, Cazzullo è una buona penna. Me ne sono appuntati alcuni:
  • Non parlate attraverso il cellulare. Parlate al cellulare
  • Il telefono e la Rete sono il più grande rincoglionimento della storia dell’umanità
  • Avete presente quando si rallenta in macchina perché nell’altra corsia c’è un incidente? Internet è l’incidente.
  • Si fotografa in continuazione per sottrarre momenti all’oblio
  • On-line non vengono premiati i migliori, ma i più bravi nelle pubbliche relazioni
  • Un floppy disk è infinitamente più vecchio della stele di Rosetta

Insomma, il libro è godibile e merita una lettura. Per i genitori come me, ma anche per i ragazzi.

Se vuoi leggere altri articoli sul tema “Genitorialità e tecnologia”, vai su “Genitori tech“.

YouTube: qual è l’età minima per usarlo?

Nei corsi sull’uso consapevole della tecnologia in famiglia che tengo da cinque anni (vedi per esempio il corso sulla Navigazione familiare), vi sono alcune domande ricorrenti. Tra queste, qual è l’età minima per usare i vari WhatsApp, Instagram e anche YouTube? Se alle prime due domande ho risposto con altrettanti articoli (vedi quello su WhatsApp qui e su Instagram qui), tocca rispondere anche alla questione sulla soglia di ingresso per entrare nel mondo dei video online, degli youtuber, delle playlist e così via.

L’età minima per usare YouTube

Com’è noto, YouTube è parte della grande galassia Google (in realtà ora l’azienda si chiama Alphabet). Quindi deve rispettare le regole della grande G:

“Per accedere a YouTube, devi disporre di un account Google che soddisfi i requisiti minimi di età.  Se un video viene segnalato e riscontriamo che l’autore del caricamento ha dichiarato un’età non esatta durante il processo di creazione dell’account, provvederemo alla chiusura del suo account”.

Ma quali sono questi requisiti minimi di età stabiliti per tutti i servizi Google (e quindi anche per Gmail, Google Documenti, Keep e così via)?

Sebbene l’età minima di uso degli strumenti Google, e quindi di YouTube, non sia uguale per tutte le nazioni – per esempio in Spagna è di 14 anni e nei Paesi Bassi addirittura 16 – nel nostro Paese, così come nella maggior parte del mondo occidentale, l’età minima è di 13 anni (vedi qui). La stessa di Facebook, Instagram e, da qualche tempo, anche di WhatsApp.

Vi possono anche essere indicazioni differenti a seconda del contenuto, però. Su YouTube, quando a un video sono stati applicati limiti di età (per esempio perché contiene un linguaggio volgare, scene violente o di nudi), è visualizzata una schermata di avviso e soltanto gli utenti maggiorenni possono guardare il contenuto.

Il nuovo regolamento europeo

Va detto che Il nuovo Regolamento europeo sulla privacy (denominato GDPR) prescrive l’obbligo di “non consentire l’offerta diretta di servizi della società dell’informazione (quindi iscrizione ai social network e ai servizi di messagistica) a soggetti minori di 16 anni”, a meno che non sia raccolto il consenso dei genitori. Questo aspetto può però essere regolato diversamente dai singoli Garanti nazionali (ma il limite invalicabile è comunque quello dei 13 anni). Al momento il Garante italiano non si è ancora espresso formalmente.

La novità di YouTube

Dal 12 settembre 2018 è ufficiale: è arrivata in Italia YouTube Kids, la app pensata per le famiglie e i bambini, in pratica una versione protetta di YouTube in cui i bambini dai tre ai dieci anni possano guardare cartoni animati, video musicali e filmati didattici. Leggi l’articolo che ho scritto al riguardo:

YouTube Kids: che cos’è e prova sul campo

Il videocorso per genitori

Ho realizzato un videocorso gratis per genitori: 10 esercizi di igiene digitale. Fai clic qui, o sull’immagine, per iscriverti.

Social e minori: perché le foto delle mie figlie non sono online

A ogni incontro sull’uso consapevole della tecnologia che faccio per i genitori di mezza Italia (vedi per esempio il corso sulla navigazione familiare), racconto che le foto delle mie due figlie non solo online. Per un paio di ragioni.
Al di là delle questioni legali (che affronterò nella seconda parte di questo post), la prima è una questione di opportunità. Una volta che le foto sono pubblicate o postate, o inviate in privato su WhatsApp, sono irrimediabilmente perse. Non ho più alcuna possibilità di controllarne la diffusione. Del resto nell’era digitale i contenuti pubblicati hanno sostanzialmente quattro caratteristiche:

  1. i file che inviamo online rimangono potenzialmente per sempre (persistenti);
  2. sono copiabili senza limitazioni (replicabili);
  3. possono raggiungere un pubblico ampissimo (scalabili);
  4. sono sempre trovabili grazie a parole chiave associate a foto e video (ricercabili).

La seconda ragione è di carattere personale: le mie bimbe sono persone e in futuro avranno il diritto di gestire la propria presenza online come meglio credono, senza essere associate alle foto che ho diffuso io. I figli, inoltre, ci chiedono coerenza: come posso dire alle mie figlie di non sovraesposti, per esempio postando selfie in continuazione, se fino al giorno prima ho pubblicato io le loro immagini?

Qui puoi vedere un video di un mio intervento sul tema per genitori e figli della scuola media di Cornate D’Adda (LC):

Gli aspetti legali

Tra i docenti di Primopiano, azienda per la quale faccio formazione per i giornalisti, c’è anche l’avvocato Marisa Marraffino, esperta di reati informatici e dei rischi della Rete in generale; inoltre collabora a progetti contro il cyberbullismo nelle scuole, a Master universitari e con la sezione “Norme e Tributi del Sole 24 Ore” (vedi per esempio questo articolo sul cyberbullismo).

Le ho chiesto di chiarire, dal punto di vista legale, la relazione tra genitorialità e contenuti dei minori online. In questa breve intervista, l’avvocato Marraffino spiega che il minore è portatore del diritto alla riservatezza, e cita diverse pronunce. Per esempio quella del Tribunale di Livorno, che ha ordinato al genitore di disattivare l’account creato a nome del figlio minorenne, oppure quella del Tribunale di Mantova: sancisce che per pubblicare le foto dei minori sul Web ci vuole il consenso di entrambi i genitori. L’avvocato ricorda che, come si legge nel testo unico della privacy, la foto è un dato personale.
In Italia la tutela dei figli è rafforzata dalla legge di ratifica della convenzione sui diritti del fanciullo di New York, che sancisce il diritto all’identità digitale, anche sui social network. Il rischio, sempre più concreto, è quello che i genitori vengano trascinati in tribunale dai figli, come già successo, per esempio, in Francia.

Se vuoi leggere altri articoli sul tema “genitorialità e tecnologia”, visita questa pagina.

I Premi di Studio e di Laurea 2017 della BCC Milano di Carugate

,

Il 17 dicembre 2017 sono stato invitato dalla BCC Milano, sede di Carugate, per l’evento “I Premi di Studio e di Laurea 2017”: la banca ha premiato i migliori studenti dell’anno scolastico 2017/18, i laureati e una start-up che ha finanziato.
Ho parlato di uso consapevole dei social network davanti a 500 persone, tra genitori e figli. Queste le foto dell’evento:

Qui invece trovate le slide che ho usato durante la presentazione:

do_you_social_Bonanomi_BCC_Milano

Se vuoi organizzare una conferenza o uno speech per la tua azienda, scrivimi!

 

 

 

 

 

 

Qui