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Contrastare le fake news: la mia intervista a Radio Capital del 28/3/20

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Sabato 28 marzo 2020 la DJ La Mario di Radio Capital, in piena coronavirus, mi ha intervistato sul tema del contrasto alle fake news. Puoi riascoltare l’intervista qui:

Segui qui il videocorso gratuito sulle fake news:

Il Maestro Roberto segnala il mio corso sulle bufale

Il Maestro Roberto, all’anagrafe Roberto Sconocchini, ha dedicato un post del suo seguitissimo blog al mio videocorso gratuito sulle bufale online.

Chi è il maestro Roberto?

Roberto Sconocchini, insegnante elementare in ruolo dal 1991 che risiede in provincia di Ancona, è un’autorità nel campo dell’uso dell’informatica nell’insegnamento. Dal 2014 fa parte del team “Tecnologie nello zainetto” per promuovere iniziative di aggiornamento sulle risorse didattiche digitali. Ha un blog seguitissimo, Maestro Roberto, dove raccoglie risorse e spunti sull’insegnamento e la Rete.
Lo scorso 26 agosto ha dedicato un articolo al mio videocorso sulle fake news.

Che cosa ha scritto del mio corso il Maestro Roberto?

Ecco il post che il Maestro Roberto ha dedicato al mio corso sulle bufale online:

Il fenomeno delle bufale sta rappresentando un problema di dimensioni mondiali, capace di incidere in maniera significativa in ogni settore della vita di ciascun individuo.

Dalla politica all’economia, dalla sanità al costume, gli effetti delle fake-news rappresentano lo scotto più pesante che stiamo pagando per aver accesso libero all’universo delle informazioni. Una realtà in cui diventa opportuno disporre delle conoscenze adeguate per poter difendersi dalle “post-verità”.

Gianluigi Bonanomi, giornalista e formatore che lavora molto con scuole e genitori sulla Media education, ha realizzato un videocorso, accessibile gratuitamente, che guida al riconoscimento delle fake news e rappresenta una sorta di vademecum alla scoperta degli strumenti necessari (siti, app, trucchi) per combattere bufale e inganni del mondo digitale.

Per accedere al videocorso su come difendersi dalle bufalecliccate qui

 

Guarda il mio videocorso sulle bufale

Per guardare il videocorso gratuito sulle bufale fai clic qui oppure sull’immagine qui sotto:

Fake news in classe: intervista a Maria Cecilia Averame

Il tema delle fake news mi è particolarmente caro. Non solo perché è un’emergenza, soprattutto per un giornalista, ma anche per altri due motivi. Il primo è che, con tre colleghi di Ledizioni, ho firmato il testo “Manuale per difendersi dalla post verità” con tanto di cover trumpiana. Il secondo è che spesso tengo workshop nelle classi su questo tema.

Capirai quindi che quando ho visto sulla bacheca Facebook di una persona che stimo, Maria Cecilia Averame di Quintadicopertina (l’avevo intervista per la prima volta sei anni fa: qui il link), un testo dal titolo “Riconoscere le fake news in classe. Percorsi per una comunicazione consapevole in rete”, la prima cosa che ho pensato è stato: devo leggerlo! La seconda: devo intervistare Maria Cecilia per il mio podcast Genitorialità e tecnologia. E così è stato.

Lo scorso 22 giugno ho fatto una chiacchierata con Maria Cecilia. Si è presentata, ha parlato del suo lavoro e del suo blog, quindi del libro pubblicato da Pearson nella collana “Insegnare nel XXI secolo” (fai clic sulla cover per acquistarlo su Amazon):

Nella sinossi del libro si legge:

Nel Piano Nazionale Scuola digitale l’azione #14 si propone di indagare il rapporto fra competenze digitali necessarie per esercitare la propria cittadinanza, ed educazione ai media impartita nelle scuole. Lo studente, a partire dal termine del primo ciclo di scuola superiore, deve acquisire “buone competenze digitali, usare con consapevolezza le tecnologie della comunicazione per ricercare ed analizzare dati e informazioni, per distinguere informazioni attendibili da quelle che necessitano di approfondimento, di controllo e di verifica e per interagire con soggetti diversi nel mondo”. Ma a questa naturalezza dell’approccio tecnologico spesso non segue una competenza nell’uso e nel discernimento di come questo flusso di dati arriva ai ragazzi. Quali sono le fonti che generano informazione? Come è possibile giudicare l’autorevolezza di questo o quel canale non ufficiale? Quali tecniche sono utilizzate in rete, consciamente o meno, per affermare la superiorità delle proprie idee a danno di quelle degli altri?

“Riconoscere le fake news in classe” è quindi un testo pratico. Questo l’indice:

Capitolo 1 La conversazione in rete
Capitolo 2 Cultura e creatività in rete
Capitolo 3 Pillole di web marketing
Capitolo 4 Psicologia e comportamento umano
Capitolo 5 Informarsi in rete
Capitolo 6 L’arte di costruire ragionamenti validi

Maria Cecilia mi ha spiegato, come puoi sentire nel podcast, che l’idea del libro parte da una considerazione: navighiamo in Rete per motivi utilitaristici e di svago. Queste sono cose fondamentali da spiegare agli insegnanti e ai genitori.

Bisogna spiegare anche che il Web va ben usato e la questione dell’informazione, e quindi il lato oscuro delle fake news, è cruciale: nel decalogo anti-bufale voluto per la scuola nel 2017 dall’ex Presidente della Camera Boldrini e dall’ex Ministro dell’Istruzione Fedeli vi era anche una voce sulle fonti. Una semplice indicazione che però, come fa notare Maria Cecilia, apre un mondo (per approfondimenti leggi anche i criteri e le domande guida per valutare l’affidabilità dell’informazione presente in una risorsa Web del professor Roberto Trinchero).

Il libro di Maria Cecilia dà una serie di strumenti pratici: tabelle di valutazione delle fonti e in generale materiali di aggiornamento e link (vedi ParoleOstili, Valigia Blu, Generazioni Connesse e schede di lavoro) per genitori e insegnanti.

Dopo tutta questa introduzione, ecco la puntata 12 del mio podcast “Genitorialità e tecnologia” con Maria Cecilia Averame. Buon ascolto:

Bufale online: che cos’è la legge di Brandolini?

Sull’autorevole rivista Nature, Phil Williamson ha scritto:

Most researchers who have tried to engage online with ill-informed journalists or pseudoscientists will be miliar with Brandolini’s law (also known as the Bullshit Asymmetry Principle): the amount of energy needed to refute bullshit is an order of magnitude bigger than that needed to produce it. Is it really worth taking the time and effort to challenge, correct and clarify articles that claim to be about science but in most cases seem to represent a political ideology?

In parole povere la legge di Brandolini, che in realtà ha un altro nome meno elegante (che ti svelo nel prossimo paragrafo), dice che lo sforzo richiesto per sbugiardare una bufala online è notevolmente maggiore rispetto allo sforzo per crearla.

Williamson chiude con una domanda: vale la pena affrontare la sfida, prendersi la briga di lottare contro la disinformazione soprattutto in un Paese come il nostro, pieno zeppo di analfabeti funzionali (vedi qui un approfondimento) e di persone che vivono dentro la loro bolla di conferma? La risposta, per Williamson e per molti altri, è sì. Anche se gli sforzi non sono ripagati immediatamente, e la fatica è tanta, ma qualcuno, da qualche parte, leggerà la verità. E allora ne sarà valsa la pena.

La genesi della legge di Brandolini

Tornando alla legge di Brandolini, qual è la sua genesi? La legge, che recita testualmente “L’ammontare di energia necessaria a confutare una ca**ata è di un ordine di magnitudine superiore a quella necessaria a produrla”, è opera di Alberto Brandolini (qui il suo account Twitter), programmatore italiano, che nel 2013 diventò virale sul Web americano proprio con questo “principio di asimmetria della ca**ata.

A quanto pare, Brandolini fu ispirato dalla lettura di Daniel Kahneman, economista e psicologo vincitore di un premio Nobel. Dopo aver letto il suo bestseller “Pensieri lenti e veloci”, leggenda narra che Brandolini mise a punta la sua legge dopo aver guardato un dibattito tra Silvio Berlusconi e Marco Travaglio.

Ripercorrendo gli insegnamenti della psicologia del pensiero e dei processi decisionali si può sostenere che, per una persona che abbia già un certo tipo di credenze, sia molto facile cadere nella trappola di una notizia falsa che rafforza le stesse credenze (in gergo si parla di “confirmation bias”; qui altri nove bias che favoriscono le fake news). Esempio tipico: chi crede che gli immigrati siano pericolosi non farà altro che cercare notizie a conferma di questa ipotesi. E quando una notizia falsa (“un immigrato ha stuprato una donna”) viene smentita, molto difficilmente crede a tale smentita, o comunque le credenze non verranno modificate (“se anche non fosse successo stavolta, comunque succede continuamente”).

Per approfondire il tema delle fake news

Puoi acquistare il libro che ho scritto con altri tre colleghi sulle bufale online direttamente su Amazon:

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