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Altro che Cambridge Analytica: “Quello che tocca noi italiani è un problema diverso”. La mia intervista per Il24.it

Dopo lo scandalo Cambridge Analytica, Facebook sta correndo ai ripari. Ha messo a disposizione di tutti uno strumento per verificare se le proprie informazioni sono state in qualche modo travisate: si trova a questo link. Intervistato sul tema da Il24.it, ho però fatto notare che il problema è un altro, anzi di tratta di una vera emergenza.

Finora però le evidenze di questo uso politico in Italia sono di là da venire. “Quello che tocca noi italiani è un problema diverso” sottolinea Gianluigi Bonanomi, esperto di social media sentito da il24.it, “Le informazioni che condividiamo ci stanno danneggiando più dal punto di vista della reputazione” nel senso che “Ci stiamo scandalizzando per Cambridge Analytica” e sull’uso politico che si potrebbe fare dei nostri dati “ma in realtà, nella vita di tutti i giorni magari stiamo perdendo il posto di lavoro”. Infatti, secondo i dati forniti da Adecco “l’88% dei recruiter lavorativi – personale specializzato nell’assunzione e gestione delle risorse umane – dopo aver dedicato 8-9 secondi di attenzione al tuo CV vanno a vedere chi sei dal punto di vista umano su Facebook, e una persona su tre non arriva ai colloqui per quello che i recruiter trovano sui loro social”.  Nonostante Facebook metta in campo diversi dispositivi per tutelare la privacy degli utenti “i likes, i commenti, le immagini profilo, quelle di copertina ed altre cose sono pubbliche e può vederle chiunque”, sottolinea Bonanomi, compreso un eventuale datore di lavoro. Ma il problema non è solo Facebook in sè. “Noi – sottolinea Bonanomi – stiamo condividendo informazioni anche senza accorgercene. Esiste ad esempio l’app “Runtastic” che monitora le performance sportive, gratuitamente, registrando calorie e percorso effettuato facendo jogging, per poi incoraggiarti a condividere su Facebook”. Se una banale attività sportiva come questa è un abitudine consolidata, condividendo un’ informazione simile faccio sapere a tutta una rete di persona da che ora a che ora non sono in casa. Insomma, i ladri ringrazieranno. “Va bene lo scandalo per CA – continua Bonanomi – ma il ragionamento è ancora più basilare: ogni volta che c’è un problema di privacy, quel problema sta tra la tastiera e la sedia. Basterebbe un po’ più di cultura e di consapevolezza nell’utilizzo di questi strumenti”.

Per leggere altre mie interviste, fai clic qui.

Caso datagate, Facebook vende le nostre informazioni? La mia intervista a il24.it

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Il 20 marzo 2018, dopo lo scandalo datagate che ha coinvolto Facebook, il sito il24.it mi ha intervistato sul tema. Questo l’articolo (pubblicato orginariamente qui) a firma di Francesco Petronella:

FACEBOOK VENDE LE NOSTRE INFORMAZIONI? PARLA L’ESPERTO:
“SE SU INTERNET UN SERVIZIO È GRATIS, IL PRODOTTO SEI TU”

Lo scandalo “Cambridge Analytica” sta montando inesorabilmente sui social e nelle discussioni dei decision-makers. A rispondere dell’accusa di divulgazione non autorizzata di dati personali, per aiutare Donald Trump a vincere le elezioni del 2016 negli Stati Uniti, è il colosso dei social media Facebook. È di qualche ora fa la notizia che l’amministratore delegato di Cambridge Analytica, Alexander Nix, è stato segretamente filmato da una troupe della rete televisiva britannica “Channel 4” mentre ammetteva alcuni sporchi trucchi usati per favorire i propri clienti; in particolare Nix nel filmato dice di aver offerto mazzette e “belle ragazze” per incastrare uomini politici avversari dei suoi clienti.

Lasciando da parte la strumentalizzazione della femminilità a fini commerciali e le polemiche che stanno salendo in queste ore, dalla vicenda emerge un dato incontrovertibile: il social network fondato da Mark Zukerberg vende i dati dei suoi utenti.

Ma non è forse il segreto di Pulcinella?

“Direi di sì” risponde Gianluigi Bonanomi, giornalista hi-tech e formatore sui temi del digitale sentito dalla redazione de il24.it. “In tutti i corsi che tengo su Facebook chiedo, soprattutto ai ragazzi, di appuntare una frase di Douglas Rushkoff: “Se su Internet un servizio è gratis, il prodotto sei tu”. Bonanomi, che sul suo sito pubblica contenuti inerenti a questi temi, chiarisce che “Questa lampante verità si riferisce alla profilazione di noi utenti a scopo marketing e non. Con il caso Cambridge Analytica si è passato il segno, tant’è che iniziano a saltare delle teste in Facebook”.

Ma all’atto pratico, come può questa “fuga di dati” influenzare l’opinione pubblica e la politica di alcuni stati? Come funziona?

“Nel caso specifico l’autorizzazione che gli utenti davano per raccogliere dati attraverso l’app “thisisyourdigitallife” per scopi accademici è stata disattesa” spiega l’esperto “I dati sono stati venduti alla Cambridge Analytica, azienda di data miningimpegnata nella campagna pro-Trump. Quei dati, informazioni preziosissime su utenti e loro amici, erano usati per influenzare il voto, come solitamente si fa per indirizzare un acquisto. Si tratta di marketing, e qualcuno potrebbe obiettare che non ha senso discriminare tra marketing commerciale e marketing politico: in effetti quando negli anni Novanta studiavo Scienze Politiche ci misuravamo con distribuzione gaussiana del voto, posizionamento dell’offerta politica e strumenti della propaganda, molto simili a quelli del marketing”.

L’Ad di Facebook: Mark Zuckerberg

Facebook però, negli ultimi mesi, modificato l’algoritmo che regola il flusso di contenuti, privilegiando i post degli utenti rispetto a quelli delle pagine, cos’è cambiato?

“Per gli utenti è cambiato poco, per chi gestisce fan page come me sono aumentati mal di testa e frustrazione. La portata organica, gli effetti della comunicazione social non a pagamento, è ormai irrilevante. Ma è un trend iniziato molto tempo fa, da quando i social media manager e le aziende si sono dovuti arrendere all’evidenza:Facebook non è un “free media”, ma un “paid media”. Un tempo tu imprenditore pagavi giornali e altri mezzi di comunicazione per far arrivare il messaggio al tuo cliente, ora devi pagare Zuckerberg e soci.

Qualcuno dice che le guerre di domani si combatteranno sui social, è una semplice suggestione o qualcosa di vero c’è?

“Più che sui social, sul digitale in generale: tant’è che da anni si parla di “digital wars”. Attacchi hacker, boicottaggi online, fake news sono strumenti usati quotidianamente: questo ci deve far capire che ai fucili stiamo sostituendo i bit, basti pensare a quando Cina, Russia e Corea del Nord stanno investendo nei cosiddetti hacker di stato”.

Su questi argomenti, Gianluigi Bonanomi ha scritto, insieme ad altri collaboratori, un libro programmatico intitolato “Manuale per difendersi dalla post-verità. Come combattere bufale e inganni del mondo digitale”.

 

 

 

Fan page di Facebook e illeciti: l’intervista all’avv. Marisa Marraffino

L’avv. Marisa Marraffino è esperta di reati informatici e dei rischi della Rete in generale, collabora a progetti contro il cyberbullismo nelle scuole, a Master universitari e con la sezione “Norme e Tributi del Sole 24 Ore”. È anche, con me, docente a Primopiano per i corsi (di dentologia) per i giornalisti.
In questa breve intervista si parla di social media, e in particolare degli aspetti legali legati alla gestione di una fan page di Facebook. Secondo l’avvocato Marraffino, gli illeciti che si possono commettere gestendo una pagina Facebook sono sostanzialmente tre:

  • violazioni della legge sul diritto d’autore;
  • sostituzione di persona;
  • diffamazione aggravata, per commenti con frasi denigratorie.

Per guardare un’altra intervista dell’avvocato Marraffino (su social, genitorialità e minori) fai clic qui.

La mia intervista all’Eco di Bergamo (9 marzo 2016)

L’Eco di Bergamo, prestigioso quotidiano orobico, mi ha intervistato in merito alla questione “Facebook e privacy”, citando “Non mi piace“. L’autore dell’articolo è Bruno Silini.

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Social network – La grande guerra della privacy

Sicurezza. Gli Stati chiedono accesso ai messaggi privati, Facebook e Apple si rifiutano di fornire i dati

Se il filosofo Eraclito vivesse ai nostri giorni, al suo motto «tutto scorre» forse aggiungerebbe «nei social». Nelle maglie di Facebook, Whatsapp, Twitter, Instagram (solo per citare i più popolari) c’è molto di noi, nel bene e nel male.
È incontestabile una contaminazione di noi stessi nei social, tantoché che se si volesse saperne di più sulla nostra privacy essi costituirebbero, per eventuali inquirenti, una ricca miniera di informazioni. Qualche giorno fa il responsabile di Facebook Brasile, Diego Dzodan, è stato arrestato in seguito alle ripetute richieste della giustizia affinché la sua società rendesse disponibili informazioni riguardanti scambi di messaggi via Whatsapp tra trafficanti di droga. Un giudice federale di Los Angeles ha ingiunto ad Apple di fornire assistenza tecnica per ricavare informazioni utili dall’iPhone di uno dei due attentatori della sparatoria di San Bernardino.
Vicende che sollevano in maniera radicale il problema della privacy digitale. Si sa che un bisturi può salvare una vita, ma può  anche essere l’arma di un delitto. Dipende dall’uso che ne facciamo. Così è anche per Facebook. Si rivela un ottimo alleato per tenersi in contatto con gli amici, per condividere interessi, per aggiornarsi oppure per pubblicizzare attività e organizzazioni.
Tutte cose buone che la web revolution ha permesso. Ma, se non opportunamente compreso, il social network può diventare un mezzo di autolesionismo della nostra identità e del nostro benessere, una piattaforma per veicolare truffe o anche un modo per attuare progetti criminali. È necessaria una maggiore consapevolezza. In questa prospettiva «Non mi piace. Il contromanuale di Facebook: 101 cose da non fare sul social network di Zuckerberg » può essere una guida opportuna per scrollarsi di dosso le insidie di questo angolo affollato della rete. A scriverlo è Gianluigi Bonanomi, giornalista e docente lecchese, fondatore di ClasseWeb, direttore della collana eBook «Fai da tech» e assidua presenza in Bergamasca in fatto di nuovi media, clouding e gestione on line della reputazione.
Sulla cronaca di questi giorni Bonanomi ha le idee chiare: «Zuckerberg non è un filantropo e Facebook ci invita a usare la sua piattaforma (gratuitamente) per farci i fatti altrui solo perché, ogni volta che ci colleghiamo a qualcuno o qualcosa, diamo informazioni commerciali preziosissime. Questo però non giustifica il fatto che la multinazionale possa infischiarsene delle legislazioni nazionali. A mio parere quei dati andavano forniti alle autorità ».
«Intendiamoci: io amo Facebook» continua Bonanomi. «Tuttavia buon senso e prudenza dovrebbero sempre accompagnarci nella gestione di un profilo. Poiché i primi a fare le spese di un uso sconsiderato siamo noi. Troviamo ogni sorta di manuali che spiegano come usare Facebook. Questo libro fa esattamente il contrario, elencando le cose da non fare assolutamente: falsa modestia, post furbetti per catturare i “like”, sovraesporre i figli con centinaia di immagini, tsunami di spam e continui lamenti… ». E ancora: creare una pagina per un animale domestico, un profilo «di coppia», lasciare aperta la bacheca alla possibilità che ognuno possa scrivere qualunque cosa. Adesso c’è la moda dei selfie, ma non tutti sono adeguati. Si vedono cose che lasciano perplessi: ragazze in bagno con labbra a canotto, pronostici di una partita di calcio scritti sul décolleté e foto di sé oppure dell’ex senza veli: «Una sorta di vendetta per aver tagliato una relazione. È un fenomeno diffuso tra i ragazzi e colpisce nel 90% dei casi le donne. Non c’è da scherzare: il 47% delle vittime di gesti del genere ha avuto pensieri suicidi e quasi la metà ha subito episodi di stalking on line».
Una fotografia (ogni anno vengono pubblicate in Facebook centinaia di miliardi di immagini) può segnare un  destino:
«Se siamo alla ricerca di un lavoro, una foto sbagliata può mandare in fumo un colloquio. L’88% dei responsabili del personale usa i social network per indagare sui candidati prima di fissare un appuntamento; nel 55% dei casi vengono scartati a priori per i
contenuti trovati in rete. Quindi è meglio evitare di pubblicare foto di noi con un sorriso ebete e un boccale di birra in mano. Lo stesso vale per altri contenuti sconvenienti su politica e religione o che mostrano atteggiamenti aggressivi. Parafrasando Benjamin Franklin possiamo dire che ci vogliono molti sforzi per costruirsi una buona reputazione on line, ma basta una foto su
Facebook per distruggerla».
Una pratica decisamente da evitare è aggiungere troppi amici: «Accumularli come se fossero punti dell’Esselunga non ha molto senso, se pensiamo che lo scienziato Dunbar fissò a 150 il limite delle persone con cui un individuo è in grado di mantenere relazioni sociali stabili».
Per ultimo, se una persona «amica» vi infastidisce non fatevi scrupoli ad eliminarla dalla vostra cerchia. Meglio un amico in meno che una maggiore dose di stress da sopportare.

La mia intervista su Radio Esmeralda

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Qualche settimana fa – era metà gennaio 2015- mi contattò un gentilissimo giornalista della marchigiana Radio Esmeralda, Sergio Ferri, per propormi un’intervista in merito al libro “Non mi piace – Il contromanuale di Facebook” (Ledizioni). Abbiamo chiacchierato per un po’, le domande e risposte sono state molte; tanto che Sergio ha deciso di dividere la trasmissione in due.
Di seguito trovate entrambe le registrazioni.

Questa la prima parte (6’04”):

Questa invece la seconda parte (5’23”):

10 libri che ho citato in “Non mi piace – Il contromanuale di Facebook”

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In questa pagina raccolgo alcuni dei titoli che ho citato nel libro “Non mi piace – Il contromanuale di Facebook”.

1) Ippolita – Nell’acquario di Facebook

2) Paolo Magrassi – La good-enough society. Sopravvivere in un mondo quasi ottimo

3) Zygmunt Bauman – Modernità liquida

4) Sherry Turkle – La vita sullo schermo

5) Cory Doctorow – Down and Out in the Magic Kingdom

6) Johnny Long – L’hacker della porta accanto

7) Maura Franchi e Augusto Schianchi – Scegliere ai tempi di Facebook

8) Riccardo Scandellari – Fai di te stesso un brand

9) Reynaert e Brocvielle – Il kit del 21° secolo

10) Chiara Cini – Facebook per tutti. Guida per divertirsi in sicurezza

L’intervista al sito Goldenbackstage su “Non mi piace”

Il 12 ottobre 2014 il sito Goldenbackstage mi intervistato sul libro “Non mi piace – Il contromanuale di Facebook” e sul tour di presentazione.

Qui il link diretto all’intervista.

Qui potete scaricarla in formato PDF.

goldenbackstage

Le mie interviste per il sito Ecoista.it

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Ecoista

A settembre uscirà il mio prossimo libro: “Non mi piace – Il contromanuale di Facebook” per Ledizioni – LediPublishing. Ne ho anticipato alcuni temi (soprattutto che cosa NON fare su Facebook) in una chiacchierata con il sito Ecoista.it. Scarica le tre interviste in un unico PDF.

Facebook per tutti

A Top Tech abbiamo parlato di “Facebook per tutti” con l’autrice, Chiara Cini:

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