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Il videocorso per la ricerca del lavoro online su Agendadigitale

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Ho inserito il mio videocorso gratuito sulla ricerca del lavoro online in un articolo che ho scritto per Agendadigitale e che riporto integralmente qui.

Come imparare a cercare lavoro da Mourinho e Leonardo da Vinci (videocorso)

Quasi tutte le persone che cercano lavoro, online o meno, fanno lo stesso banale errore: mandano a tutti lo stesso CV, con la medesima lettera di accompagnamento, ormai diventata una mail. Ecco un videocorso per cercare un impiego, gestire la reputazione online, i social ed evitare le truffe.

Nei primi mesi del 2016 il Manchester United, una delle più gloriose squadre di calcio del pianeta, era allenato da uno dei tecnici più quotati, Louis van Gaal. Ma le cose non andavano per niente bene. Per la sua sostituzione sulla panchina dei Red Devils si fecero diversi nomi, ma uno più di altri bramava quella panchina: José Mourinho.

Lo “Special One” fece di tutto per farsi assumere. La leggenda narra che il portoghese inviò ai dirigenti del Manchester United una auto-candidatura, un curriculum… speciale: un dossier di qualche pagina per convincere la proprietà del club a ingaggiarlo. Un atto d’amore verso il club dell’Old Trafford, ma soprattutto uno studio dettagliato sui problemi del club e sulle sue proposte per risolverli, in termini di uomini e di metodo.
Un articolo della Gazzetta dello Sport dell’epoca recitava:

“Secondo l’Independent on Sunday, l’allenatore portoghese ha elencato tutti i problemi della squadra, evidenziando come proprio lui possa essere l’uomo giusto per il cambio di marcia.”

Risultato? Assunto.

L’auto-candidatura di Leonardo Da Vinci

Il furbo José non ha inventato nulla. Qualche secolo prima, precisamente nel 1482, Leonardo da Vinci lasciò Firenze per Milano. Per farsi “assumere” alla corte di Ludovico Sforza detto il Moro, inviò al duca una lettera dove elencò tutte le sue abilità, ordinate in 10 punti(in pratica usava le liste prima che imperversassero online). Problema del datore di lavoro, soluzione su un vassoio d’argento. Per esempio:

“[…] Farò carri coperti, securi et inoffensibili, i quali entrando intra li inimica cum sue artiglierie, non è si grande multitudine di gente d’arme che non rompessino. Et dietro a questi poteranno sequire fanterie assai, illesi e senza alcun impedimento”.

Risultato? Assunto pure lui.

Come cercare lavoro online

Quasi tutte le persone che cercano lavoro, online o meno, fanno invece lo stesso banale errore: mandano a tutti lo stesso CV, con la medesima lettera di accompagnamento, ormai diventata una mail.

Ripeto: mandano gli stessi documenti a tutti: pizzicagnolo sotto casa, Esselunga o Apple.

Chi riceverà la candidatura ha un problema: c’è un posto vacante nella sua azienda e occorre trovare una persona capace, se possibile anche in fretta. Il responsabile della selezione è immerso nei suoi problemi personali, non gli importerà nulla dei tuoi; ha quasi certamente un capo o un intero reparto che fanno pressione affinché risolva quel problema, trovi la persona giusta.

È per questo che quando si manda un CV non bisogna concentrarsi su sé stessi (ho fatto questo, ho fatto quello…) ma su quel problema e su quel destinatario (a proposito: come si chiama il destinatario? Bisogna sempre scoprire il nome del responsabile della selezione, per esempio usando LinkedIn).

Perché stai mandando il curriculum? Semplice: perché hai trovato l’inserzione online e, date le tue esperienze e le tue qualità, saresti la persona giusta per quel posto. Occorre dirlo, fare in modo che la mail di accompagnamento porti all’apertura del CV per un approfondimento. Lo stesso ragionamento vale se, invece di un lavoro, stai cercando clienti.
Per approfondire questi temi, e vedere come si cerca lavoro ai tempi del Web, ho realizzato il videocorso che trovi qui sotto.

Il videocorso per la ricerca del lavoro

A che cosa serve Internet quando si parla di ricerca del lavoro? Solo a scovare le offerte e candidarsi? No! Ho realizzato un percorso, articolato in cinque video, dove vedrai come cercare un impiego, gestire la tua reputazione online, i social ed evitare le truffe.

Introduzione al corso

Come si cerca lavoro? Ma soprattutto: come lo si trova? Negli ultimi anni Internet è diventato uno strumento fondamentale, non solo per intercettare delle opportunità ma anche per informarsi, prepararsi, studiare. In questo video introduttivo ho raccolto un po’ di dati e qualche dritta.

Le offerte di lavoro

Quando si parla di offerte di lavoro, sai che differenza c’è tra motori di ricerca, siti di offerte e autocandidature? Ecco quali sono i siti migliori dai quali partire e che cosa sono le job alert.

Curriculum e lettere

Nell’era della ricerca del lavoro online ha ancora senso parlare di curriculum vitae e lettere di accompagnamento. Certamente sì. In questo video spiego qual è il giusto approccio per creare documenti che non siano cestinati.

Concludo con “easter egg” per farci una risata.

Social network e monitoraggio

Una persona su tre non viene chiamata al colloquio di lavoro per quello che ha pubblicato sui social. È quindi fondamentale gestire correttamente questi canali (da LinkedIn a Facebook, senza trascurare Instagram e gli altri) e monitorare la propria reputazione online. In questo video presento alcuni strumenti online gratuiti per farlo.

Le truffe

Purtroppo il mondo della ricerca online fa registrare anche moltissimi tentativi di truffa: in questo video passo in rassegna i più frequenti e do alcune indicazioni per non cascarci.

 

Il corso sulla ricerca del lavoro a Bernareggio

Sabato 23 febbraio ho tenuto un corso sulla ricerca del lavoro online presso il Comune di Bernareggio (MB). Questo il resocondo di Merateonline:

L’importanza della ricerca del lavoro, messa in pratica con il buon uso delle nuove tecnologie. Questo l’argomento oggetto del primo dei quattro incontri formativi a Bernareggio, incentrati sulle opportunità del digitale e patrocinati dal comune, con la collaborazione dell’associazione Pinamonte. Una lezione particolare quella di sabato mattina all’auditorium Europa, con un esperto del settore d’eccezione, il giornalista hi-tech, scrittore e formatore Gianluigi Bonanomi. “Oggi, con gli strumenti a disposizione, non è più giustificata l’ignoranza di chi cerca lavoro alla cieca. Allo stesso tempo, restare fuori dal campo della ricerca del lavoro per 10-15 anni può essere rischioso in un periodo dove tutto sta cambiando velocemente”.
Gianluigi Bonanomi con l’assessore alle Politiche Sociali Jamila Abouri
La premessa doverosa di Bonanomi è partita dalla constatazione che cercare lavoro, se fatto bene, è già di per sé un lavoro. Ma perché è così importante tenere aperto anche il canale della ricerca online? Per diverse ragioni. Intanto per potersi autocandidare facilmente in qualsiasi momento. Uno strumento, quello dell’invio del curriculum online con l’autopresentazione, estremamente utile perché sempre consultabile in un archivio, anche qualora in quel momento non risultino aperte posizioni nell’azienda in questione. E poi perché alle stesse aziende costa meno consultare i cv in archivio piuttosto che dover pagare appositamente i motori di ricerca o le varie agenzie interinali, che sono mosse da logiche profittevoli. Inoltre, statisticamente l’autocandidatura è la modalità di ricerca lavorativa che ha più successo, posto che anche le stesse agenzie del lavoro, così come strutturate oggi, danno basse percentuali di successo.
Ci sono poi modi e modi per compilare il curriculum. “Inviare mille candidature tutte uguali a committenti di settori diversi non ha obiettivamente senso – ha spiegato Bonanomi – per assurdo per ogni profilo di candidato si potrebbero compilare tre o quattro curriculum diversi a seconda dell’ambito dell’azienda, riadattandoli ogni volta e ricordando il loro scopo comunicativo. Nel curriculum devo essere in grado di raccontare in maniera semplice la mia professione, cercando di soddisfare le prerogative del profilo ricercato. L’autoincensamento, ad esempio, non funziona”. Tanti, ancora, i consigli dispensati da Bonanomi per la redazione di un curriculum il più completo possibile, non solo sui contenuti, ma anche a livello formale, un aspetto non secondario, eppure spesso trascurato. Dai grassetti, per mettere in sovraimpressione le competenze, all’utilizzo dei font senza le cosiddette grazie, per rendere la presentazione più professionale. Fino alla sottolineatura delle competenze trasversali nel bagaglio, che alcuni datori potrebbero tenere più in considerazione rispetto alle competenze specifiche, in quanto testimoni di maggiore versatilità. In quanto ai social, oggi anche Facebook dà la possibilità alle aziende di inserire inserzioni a pagamento per potenziali assunzioni. Insomma, tanta carne al fuoco per un argomento senza dubbio di grande attualità, con la carrellata sui motori di ricerca, le app e i siti più accreditati per la ricerca del lavoro online a completare una lezione, per i presenti, spendibile fin da subito.

 

Cercare lavoro con LinkedIn senza effetti collaterali: l’intervista a David Buonaventura

LinkedIn può rivelarsi un problema per chi cerca lavoro sotto gli occhi dell’attuale datore di lavoro. Ho chiesto delucidazioni sul tema a David Buonaventura, ideatore di “Colloquio Diretto” e coautore, con me, di “Job War“, metodo innovativo per la ricerca del lavoro nonché testo in uscita nelle prossime settimane per Ledizioni.

David, sia in Colloquio Diretto che in Job War parli di “Curriculum Vitae Diretto”: hai pensato a qualcosa del genere anche per LinkedIn?

I quattro principali motivi per cui una persona decide di usare LinkedIn sono:
– vendere qualcosa;
– offrire lavoro;
– comunicare;
– cercare lavoro.
A meno che tu non sia un venditore o un recruiter o un divulgatore, aprendo e tenendo aggiornato il profilo stai implicitamente comunicando al tuo datore di lavoro che non ti trovi bene in azienda. Stai cercando di cambiare, probabilmente per andare in qualche azienda concorrente.
Da quel momento nessuno ti affiderà più un incarico importante e di responsabilità. Aumenti di stipendio o miglioramenti professionali? Neanche a parlarne. Sei aziendalmente morto.
Quando prepari la tua immagine pubblica, metti in conto che potrebbe essere osservata anche dalle stesse persone che ti permettono di portare il pasto in tavola. Meglio quindi adottare particolari forme di comunicazione che non facciano capire che stai cercando un nuovo lavoro.
Il camuffamento è quindi necessario. Per farlo devi impostare messaggi che vengono interpretati in maniera diversa dall’attuale e il futuro datore di lavoro.

Visto che sei un fautore del contatto diretto con chi ti dovrà valutare e assumere, giudichi comunque LinkedIn uno strumento utile per chi cerca lavoro?

Lo strumento “LinkedIn” assume diversi significati e utilità a seconda gli elementi che lo costituiscono.
1.     Profilo
È il moderno sostituto del vecchio CV. Ha numerosi pregi in più ma anche il difetto congenito del suo antenato: facilita l’idea che basti presentarlo per attirare l’interesse del datore di lavoro. Vana speranza.
Io lo considero il secondo step della comunicazione. Serve solo per approfondire la conoscenza. Prima è necessaria una comunicazione persuasiva e personalizzata per portare quello specifico interlocutore a volerti conoscere. Quello è il momento di presentare il tuo ricco e dettagliato profilo LinkedIn.
2.     Networking
L’ambiente social di LinkedIn è straordinario e vale la pena di usarlo. Anche qui però senza illudersi che basti un collegamento per creare una relazione che ti porterà un giorno ad ottenere un nuovo lavoro.
La persona con cui vuoi creare una relazione professionale tramite LinkedIn, deve avere un motivo per aiutarti se e quando ne avrai bisogno. Dipende tutto da quello che gli comunicherai dopo aver ricevuto la connessione.
3.     Condivisione
Condividere articoli e commenti può fornirti quella visibilità che può aiutarti molto. Anche qui dipende sempre da cosa comunichi e come lo fai.
Io uso LinkedIn estensivamente. Pubblico almeno due articoli alla settimana con messaggi che possono essere compresi sia dai clienti che i potenziali datori di lavoro. I risultati si vedono.

Quali sono le dritte che puoi dare a chi vuole usare LinkedIn per trovarsi un lavoro?

Per arrivare a un buon livello di utilizzo, è necessario studiare o affidarsi alla guida di persone esperte. L’improvvisazione non basta. Ricordati che sei in “pubblico” e la Rete non dimentica…

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Cercare lavoro online: la mia intervista per Silhouette Donna

Sul numero di luglio 2017 di Silhoutte Donna è stata pubblicata questa mia intervista sul tema della ricerca del lavoro online (sotto l’intero testo):

Silhouette_Donna_Intervista_Gianluigi_Bonanomi_Ricerca_Lavoro_Online

Il lavoro? Cercalo on-line

La Rete è un mare magnum ricco di opportunità e di trappole per chi cerca lavoro ma per sfruttare al meglio le prime ed evitare le seconde è importante saper navigare con gli strumenti opportuni. Non serve mandare cv a pioggia in modo indiscriminato né rispondere a qualsiasi annuncio e nemmeno scrivere chilometriche lettere di presentazione. Servono invece delle strategie mirate, evitando errori e ingenuità. «Il primo errore è quello di buttarsi a caso su un qualsiasi social network, sito aziendale o di ricerca veicolando le stesse informazioni, troppe e confuse, senza tener conto del target» spiega Gianluigi Bonanomi esperto di web e social media, da anni responsabile di corsi sulla ricerca attiva del lavoro on-line e autore del libro Job war di prossima pubblicazione «In base al profilo e al ruolo professionale che ci interessa, invece, deve cambiare anche la nostra strategia».

 

L’importanza del posizionamento

«Il primo passo è comune a tutti e consiste nel presentarsi al mondo del lavoro virtuale nel modo giusto grazie a un buon posizionamento» continua Bonanomi «Si tratta di costruirsi un’immagine corretta che possa essere notata e apprezzata dai recruiter. Lo strumento Curriculum vitae veicola in modo diretto le informazioni base e può andar bene nel caso, per esempio, di un operaio non specializzato che però può anche crearsi la sua scheda caricando direttamente le informazioni su siti come Infojobs.it e Monster.it. In ambito impiegatizio e dirigenziale il cv conta molto meno: secondo le statistiche, i recruiter lo guardano per una ventina di secondi, poi l’88% di loro va subito a cercare in Rete chi siete. Per questo fra gli esercizi che propongo durante i miei workshop c’è l’ego-surfing cioè il cercare se stessi on-line perché le informazioni che troverete sono presumibilmente le stesse che troverà il datore di lavoro. Se non c’è nulla, nessun danno ma non va bene perché non siete presenti quindi non state comunicando. Se trovate qualcosa di positivo, bene: servirà a rendere il recruiter ben disposto nei vostri confronti integrando le informazioni di base del cv. Il caso peggiore è il terzo: tutte le competenze ed esperienze che elencate perderanno di appeal se incontrerete in Rete, per esempio, una vecchia foto dove vi lasciate andare in discoteca con un cocktail in mano o un commento dove insultate qualcuno in una discussione su temi caldi come sesso, religione, politica. I numeri parlano chiaro: in un caso su tre i candidati vengono scartati per questa ragione».

Ottimizzare il profilo Linkedin

L’ottimizzazione della propria presenza on-line è quindi una priorità. A partire dal profilo Linkedin, il primo che appare cercando su google e il più professionale dei social. Come apparire al meglio? «Non sottovalutate l’importanza della foto dato che è la prima cosa che viene vista e pesa sul giudizio complessivo più di quanto si creda» sottolinea l’esperto «Mostratevi in primo piano, vestiti con cura e sorridenti. Lo sfondo deve essere omogeneo il che esclude le foto del mare e delle vacanze. Il recruiter vi trova tramite i motori di ricerca quindi occhio al job title (descrizione del lavoro) e al riepilogo (paragrafo di circa 2000 battute per presentarsi): entrambi devono contenere le giuste parole chiave in relazione a settore e ruolo che si vuole occupare. Nessun recruiter cercherà “impiegato” ma si orienterà su una competenza specifica per esempio “impiegato addetto paghe”. Nel riepilogo scrivete chi siete, cosa fate e soprattutto quali problemi siete in grado di risolvere portando possibilmente i risultati ottenuti: “sono un bravo amministratore” non basta, se aggiungete “con il taglio dei costi ho fatto risparmiare alla mia azienda centomila euro” sarete più concreti e appetibili. Come nel web marketing, le referenze positive (qui si chiamano segnalazioni) da parte di ex colleghi o meglio ancora ex capi possono fare la differenza; si possono chiedere tramite un apposito comando automatico ma la netiquette poi vuole la reciprocità. Evitate noiosi elenchi e chiudete con una call to action, per esempio: chiamatemi per un colloquio».

Un mare di siti

La stragrande maggioranza delle persone manda la stessa lettera di presentazione con lo stesso cv allegato a centinaia di aziende: lo stesso testo non potrà andar bene per una piccola ditta a gestione familiare, un supermercato, una multinazionale o una no-profit. Infatti di solito nessuno risponde. «Procediamo step by step» spiega Bonanomi «Individuate l’offerta di lavoro che più vi interessa usando infojobs.it, cambiolavoro.it, lavoro.it, jobonline.it, job-net.it e via dicendo. Sono molti i siti a disposizione, a volte i più impensabili: per esempio eBay, Vivastreet, subito.it, usati di solito per la compravendite veloci e a buon prezzo, dedicano molto spazio alle offerte di lavoro. Alcuni siti pubblicano offerte originali come monster.it, lavoro.corriere.it, miojob.repubblica.it. Poi ci sono i motori di ricerca che vanno a pescare le offerte su altri siti come jobrapido.it, it.indeed.com, motorelavoro.it, careerjet.it e molti altri. Se vi volete far notare dalle aziende in una nicchia di mercato o in un settore specifico, informatevi se esistono siti specializzati così la ricerca è ancora più mirata. Volete lavorare nella comunicazione? Andate su lavoricreativi.com, primaonline.it o comunicazionelavoro.com. Nel mondo del green e dell’energia? C’è la sezione Green Job del portale Infojobs. Nel turismo? Jobintourism.it e lavoroturismo.it Nell’Information Technology? Crebs.it e jguana.it Se invece state cercando un lavoretto come babysitter, giardiniere, collaboratore domestico o tuttofare, meglio usare okget.it oppure tabbid.com».

Studiare l’offerta

«Una volta individuata l’offerta giusta, dovrete dedicare un po’ di tempo a un’operazione importante e spesso trascurata: leggere e capire davvero l’annuncio» continua l’esperto «Un esercizio che propongo nei miei corsi è prendere l’offerta, schematizzarla e sintetizzarla in punti. Solo dopo scriverete una lettera di accompagnamento che andrà nel corpo della mail con allegato il cv. Sarà un testo breve di 6-7 righe dove risponderete punto per punto alle richieste dell’offerta. Se c’è scritto che è richiesta flessibilità, voi evidenziate che siete disponibili a turni e trasferte. Se serve gente con una certa manualità, dimostrate che avete ricoperto ruoli pratici e magari nel tempo libero vi dedicate al modellismo. Quello che deve emergere dalla lettera è che avete esattamente le hard e soft skill richieste nell’annuncio. A questo punto, se arriva una proposta di colloquio, lo studio non è finito: è necessario raccogliere più informazioni possibili su quello che fa l’azienda che ve lo propone. Non basta conoscere grosso modo il settore. Cercate su google, esplorate il sito aziendale, verificate se sulla stampa locale ci sono notizie di quell’azienda, prendete informazioni sulla persona che incontrerete magari usando Linkedin come strumento di intelligence».

Occhio alle truffe

Si sa che dove c’è tanto bisogno arrivano gli sciacalli. E in Italia il bisogno di lavorare è un problema primario. Ecco perché bisogna stare molto attenti alle offerte di lavoro che riceviamo direttamente in posta elettronica o individuiamo in Rete. Come capire se e quanto sono affidabili questi annunci? «Ci sono diversi modi per capire che un annuncio di lavoro è fuffa o peggio ancora truffa» spiega Gianluigi Bonanomi «Primo, c’è un’esagerata offerta di denaro e condizioni, per esempio: lavorate part time guadagnando 2000 euro al mese da subito, non è richiesta alcuna esperienza. Secondo: l’offerta arriva in posta elettronica da un indirizzo mail sospetto o anche solo sconosciuto; tenete presente che un’azienda seria non usa mail gratuite, ha un suo dominio per cui l’indirizzo del mittente dovrebbe essere il nome del recruiter o del reparto seguito dalla chiocciola e dal nome dell’azienda. Terzo, l’annuncio è infarcito di errori. Quarto, vi chiedono di versare una certa somma per iscrivere il cv in una banca dati oppure per l’acquisto con pagamento anticipato di materiale di studio o di lavoro (inutile dire che la consegna non andrà in porto). Se vi iscrivete a una cooperativa di lavoro dovrete versare un quota ma se ve la chiedono prima di assumervi c’è qualcosa che non va. Insomma,  se dovete pagare, la cosa è sospetta. Provate, infine, a “buttare” su google il nome dell’azienda o del recruiter e vedete cosa salta fuori; nel 99% dei casi, se è una truffa, verranno subito fuori delle segnalazioni perché qualcun altro ne ha già parlato. Può essere utile seguire la pagina Facebook che si occupa di truffe on-line: “sos truffe lavoro”».

Box: sei dritte per un buon cv

  1. Usate sempre lo schema Europass: è bruttino ma abbastanza codificato quindi i selezionatori sono facilitati nella ricerca delle informazioni. Inoltre c’è la possibilità di farlo direttamente on-line sul sito europass.cedefop.europa.eu/it
  2. Fatelo breve, non più di due pagine perché le aziende usano dei software di scrematura dei cv che spesso eliminano in automatico quelli troppo lunghi
  3. Non tralasciate posizioni lavorative che ritenete irrilevanti al fine della nuova carriera. Dategli meno spazio ma non lasciate mai buchi perché il recruiter si domanderà che avete fatto negli anni in cui non c’è nulla e magari penserà male
  4. Nel cv non devono mancare le parole chiave. Se per esempio siete un esperto nel linguaggio di programmazione Java e non scrivete Java, il software di scrematura vi eliminerà e il vostro cv non verrà nemmeno aperto
  5. Quando parlate degli hobby, indicate quelli funzionali a inviare un messaggio: se per esempio avete scritto che siete bravi nella gestione dei team, il fatto che nel tempo libero alleniate una squadra di pallavolo rinforza il concetto, l’eventuale passione per la lettura no
  6. Occhio ai refusi e agli errori di grammatica e sintassi. Venite giudicati anche per come scrivete

 

Queste informazioni

Cercare lavoro: come sfruttare le leggi del marketing

Il marketing, come qualsiasi disciplina umana, ha delle regole. Discutibili, “deperibili”, forzate se volete, ma delle regole ci sono. Prendete per esempio le 22 immutabili leggi del marketing di Al Ries e Jack Trout: è vero che si tratta di un testo con le rughe, ma alcune verità possono essere riconosciute ancora come attuali. La mia sfida, qui, è quella di applicare alcune di quelle leggi (cinque o sei su 22) alla ricerca del lavoro, come se il prodotto o servizio da piazzare sul mercato fossi tu.

  1. La legge della leadership e della categoria

Questa legge è per molti spiazzante: è preferibile essere i primi e non i migliori. Eppure molti continuano a puntare sulla qualità del prodotto, sul confronto con i competitor, sul benchmarking e non sul posizionamento – parola per me chiave. Per dire: chi si ricorda il nome del secondo aviatore che ha fatto la traversata dell’Atlantico?

Come tradurre questo in campo lavorativo? Se non puoi essere il primo di una categoria, inventatene una nuova in cui diventarlo. Nel 1934 Joseph Lamberth pubblicò il primo libro sul cake design e creò un metodo, che si chiama “metodo Lamberth”.

  1. La legge della focalizzazione 

L’essenza del marketing è restringere la focalizzazione: non puoi rappresentare una cosa specifica se insegui tutto. C’è un vecchio modo di dire inglese che recita: “Jack of all trades and master of none”, che si può tradurre con “esperto di tutto, maestro di niente”. Sempre più persone invece perdono la focalizzazione e disperdono le energie su più fronti, tanto che la studiosa canadese Emilie Wapnick ha coniato il termine “multipotenziale” proprio per indicare una persona con molti interessi e occupazioni creative. È una persona che posta di fronte alla domanda: “Che cosa vuoi fare da grande?”, prova disagio. È una persona che si appassiona per un periodo a una determinata attività, illudendosi per un momento di aver trovato la propria vocazione, fin quando la parabola si consuma e la noia sopraggiunge. Puoi guardare la conferenza Ted di Emilie e questo indirizzo: bit.ly/Wapnick.

  1. Legge del sacrificio

Questa legge si lega alla precedente: bisogna rinunciare a qualcosa per ottenere qualcosa. Il mondo del lavoro, così come quello degli affari, è popolato da grandi generalisti altamente diversificati e piccoli specialisti estremamente focalizzati. Il generalista di solito è debole, la nicchia spesso vince. Parliamo anche di mercato: chi l’ha detto che devi risultare interessante per tutti? Coca-cola stravinceva e allora Pepsi si è concentrata sui giovani: si parlava infatti di Pepsi generation.

  1. La legge della sincerità

Se ammetti una qualità negativa, il cliente potenziale ne riconoscerà una positiva. Ammettere un problema va contro la natura umana e aziendale. Uno dei modi più efficaci per entrare nella testa del cliente potenziale è invece ammettere un fatto negativo e trasformarlo in qualcosa di positivo. Avis, per esempio, era la numero due nel mercato del noleggio auto. L’ha ammesso e ha trasformato questo handicap in un punto di forza: è vero, siamo in numeri due ma proprio per questo ci metteremo ancora più impegno.

 

  1. La legge dell’imprevedibilità.

Non è possibile prevedere il futuro, ma occorre farsi un’idea di quali saranno le tendenze del mercato, in modo da trarre profitto dal cambiamento. Altro errore è pensare che il futuro sarà una replica del presente. La soluzione per gestire l’imprevedibilità? La flessibilità e la formazione continua: lavori che oggi paiono ormai consolidata, come il social media manager e il brand reputation manager, dieci anni fa non esistevano e, chissà, fra dieci anni non esisteranno più.

EXTRA La legge del fallimento. Il fallimento va messo in conto, va accettato. E, all’americana, va visto come un’opportunità.

Puoi acquistare il libro di Al Ries e Jack Trout qui:

Riepilogo di LinkedIn: partire dai perché (e dal cerchio magico di Sinek)

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Nei corsi per cercare lavoro online applico alcuni principi base del marketing e del digital marketing: del resto ognuno di noi deve trovare un posizionamento e proporsi sul mercato. Dopo aver spiegato come usare gli insegnamenti di Carnegie quando si scrive una lettera o mail di presentazione e quelli di Maxwell Sackheim per vendere sé stessi, passiamo a come ci si presenta. Per esempio scrivendo il riepilogo del proprio profilo LinkedIn, solitamente tasto dolente di chi deve sistemare il profilo.

Secondo Simon Sinek, autore del libro “Partire dal perché”, i grandi leader e le grandi aziende non impostano la loro comunicazione su che cosa fanno o come lo fanno. Partono dal perché. L’esempio tipico è quello di Apple (ma potrei citare anche Harley-Davidson): l’azienda di Cupertino lancia messaggi che partono dal perché, da uno scopo, da una causa o da un ideale che non ha nulla a che fare con quello che Apple fa. Quello che fa non è più la ragione d’acquisto, viene piuttosto utilizzato come prova tangibile di dedizione a una causa. In parole povere: Apple non è vista come un’azienda che fa computer, quindi se produce un lettore MP3, un aggeggio da attaccare alla TV o un orologio, poco cambia. Se invece Dell, azienda di computer, produce un lettore MP3, il prodotto è un flop. Partire dal perché e non dal cosa, tra l’altro, permette di non finire nel pantano delle commodity o a scannarsi sul prezzo.

Sinek parla di cerchio magico, con al centro il perché e, più esterni, come e cosa: ricalca la sezione del cervello umano, dove al centro c’è il sistema limbico e solo alla periferia c’è la neocorteccia, responsabile del pensiero razionale e analitico del linguaggio. Tradotto: la comunicazione deve essere di tipo emotivo, non razionale.

Che cosa c’entra tutto questo con il Riepilogo di LinkedIn, quei 2.000 caratteri che stanno prima delle posizioni lavorative? Se dico che cosa faccio o ho fatto in passato, sto solo elencando una serie di esperienze e skill. Se invece dico perché ho deciso di intraprendere quella carriera, perché mi alzo tutte le mattine (la risposta non è “guadagnare”: quello è un risultato), la comunicazione diventa molto più efficace. Del resto Herb Kelleher (fondatore di Southwest Airlines) disse:

“Non si assume qualcuno per le sue competenze, lo si assume per le sue attitudini. Le competenze si possono sempre insegnare”.

Sinek, per spiegare in modo semplice il concetto, racconta la storia di due scalpellini. Chiedete al primo: “Ti piace il tuo lavoro?”. Lui risponde:

“Non mi ricordo neanche più da quanto tempo sto costruendo questo muro. Il lavoro è monotono. Lavoro tutto il giorno sotto un sole cocente. Le pietre sono pesanti e sollevarle ogni giorno può essere massacrante. Non so nemmeno se vivrò fino a vedere questo progetto completato. Ma è un lavoro. Mi permette di campare”.

Poi invece fate la stessa domanda a un secondo scalpellino, e questo risponde:

“Amo il mio lavoro. Sto costruendo una cattedrale. Certo, non mi ricordo neanche più da quanto tempo sto costruendo questo muro e a volte il lavoro è monotono. Lavoro tutto il giorno sotto un sole cocente. Le pietre sono pesanti e sollevarle ogni giorno può essere massacrante. Non so nemmeno se vivrò fino a vedere questo progetto completato. Ma sto costruendo una cattedrale”.

I due fanno lo stesso lavoro. Ma uno dei due ha uno scopo. Ha un perché.

Sulla scia di queste considerazioni ho riscritto il mio Riepilogo di LinkedIn. Prima parlavo di quello che facevo, con particolare enfasi sui social media, sui blog, sugli eBook. A pensarci bene tutti strumenti che non si usavano in passato e potrebbero non esserci in futuro. Ora invece il mio Riepilogo suona così:

“Ho da sempre una smodata passione per comunicazione e cultura digitali. Cerco di portare l’entusiasmo per la tecnologia in tutto quello che faccio: creo contenuti (il mio vero “core business”) per siti, blog, libri ed eBook, social media, corsi per professionisti e lavoratori, convegni, strategie di content marketing o consulenze aziendali. Queste passioni mi hanno travolto quando ancora ero uno sbarbato (da allora però ho sempre portato la barba). A 16 anni ho iniziato…”

Se fatichi a trovare il tuo perché, prova a usare il metodo dei cinque perché di Sakichi Toyoda.
Se invece cerchi una mano per sistemare il tuo profilo LinkedIn (o il Riepilogo), scrivimi!

Curriculum: ecco perché ne mandi centinaia e non ti risponde nessuno

Sono ormai anni che tengo corsi sul cercare lavoro online, e sempre più spesso mi sento rivolgere la fatidica domanda: “Perché mando centinaia di curriculum e non mi risponde mai nessuno?” Sono anni che do sempre la stessa, spiazzante risposta: “Mi stupirei se qualcuno ti rispondesse…” Non è una provocazione. È solo che quasi tutte le persone che cercano lavoro fanno lo stesso banale errore: mandano a tutti lo stesso CV e con la medesima lettera di accompagnamento, ormai diventata una mail. Ripeto: mandano gli stessi documenti a tutti, che si tratti del pizzicagnolo sotto casa, dell’Esselunga o della Apple. “Quindi mi stai dicendo che se personalizzo CV e messaggio poi mi prendono?”, questa è la seconda domanda che mi rivolgono. Non proprio, sto solo dicendo che quello è un primo passo. A seconda dell’azienda e del settore (a patto di conoscerli: non avete idea di quanta gente ho visto andare ai colloqui e non sapere nemmeno di che cosa si occupasse l’azienda) occorre mettere in evidenza alcune esperienze e qualità. Questa è la base, ma non basta. Il grosso problema è una mancanza di consapevolezza di quelli che sono i meccanismi della comunicazione umana. Mi spiego meglio, partendo da lontano. Nel 1936 Daniel Carnegie (nella foto sotto) scrisse il libro “Come trattare gli altri e farseli amici”.

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Un testo fondamentale (l’ho inserito nella lista dei libri che mi hanno cambiato la vita), un libro che farei leggere in tutte le scuole, un volume che i venditori più accorti tengono sul comodino. Che cosa dice questo libro che ha ormai 80 anni? Lo reinterpreto con parole mie, ne prendo quello che mi serve; il libro ruota intorno a due verità inconfutabili: le persone pensano prevalentemente a sé stesse e vogliono sentirsi importanti. Se vuoi farti benvolere da qualcuno, quindi, devi parlare di lui, non di te. Esempio banale: devi ricordarti a memoria il suo nome. Questo, declinato in ottica commerciale, suona come: non parlare di quanto la tua azienda è bella, importante, ricca e così via, parla dei problemi dei clienti e di come puoi risolverli. Che cosa c’entra tutto questo con la ricerca di lavoro e con un curriculum? C’entra, eccome. Chi riceverà la tua candidatura ha un problema: c’è un posto vacante nella sua azienda e occorre trovare una persona capace, se possibile anche in fretta. Il responsabile della selezione, già immerso nei suoi problemi personali (non gli importerà nulla dei tuoi problemi personali, ne ha già abbastanza dei suoi), ha quasi certamente un capo o un intero reparto che fanno pressione affinché risolva quel problema, trovi la persona giusta. È per questo che quando si manda un CV non bisogna concentrarsi su sé stessi (ho fatto questo, ho fatto quello), ma su quel problema e su quel destinatario (a proposito: come si chiama il destinatario? Bisogna sempre scoprire il nome del responsabile della selezione, per esempio usando LinkedIn). Perché stai mandando il curriculum? Semplice: perché hai trovato l’inserzione online e, date le tue esperienze e le tue qualità, saresti la persona giusta per quel posto. Occorre dirlo, fare in modo che la mail di accompagnamento porti all’apertura del CV per un approfondimento. La morale di tutta questa storia? È inutile mandare centinaia di curriculum tutti uguali, è come sparare alla cieca sperando di colpire l’obiettivo grazie a un colpo di fortuna. Meglio una decina di CV, ma tutti mirati, personalizzati. Solo così si ha la possibilità che il CV risulti realmente efficace.

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