Social e minori: perché le foto delle mie figlie non sono online

A ogni incontro sull’uso consapevole della tecnologia che faccio per i genitori di mezza Italia (vedi per esempio il corso sulla navigazione familiare), racconto che le foto delle mie due figlie non solo online. Per un paio di ragioni.
Al di là delle questioni legali (che affronterò nella seconda parte di questo post), la prima è una questione di opportunità. Una volta che le foto sono pubblicate o postate, o inviate in privato su WhatsApp, sono irrimediabilmente perse. Non ho più alcuna possibilità di controllarne la diffusione. Del resto nell’era digitale i contenuti pubblicati hanno sostanzialmente quattro caratteristiche:

  1. i file che inviamo online rimangono potenzialmente per sempre (persistenti);
  2. sono copiabili senza limitazioni (replicabili);
  3. possono raggiungere un pubblico ampissimo (scalabili);
  4. sono sempre trovabili grazie a parole chiave associate a foto e video (ricercabili).

La seconda ragione è di carattere personale: le mie bimbe sono persone e in futuro avranno il diritto di gestire la propria presenza online come meglio credono, senza essere associate alle foto che ho diffuso io. I figli, inoltre, ci chiedono coerenza: come posso dire alle mie figlie di non sovraesposti, per esempio postando selfie in continuazione, se fino al giorno prima ho pubblicato io le loro immagini?

Qui puoi vedere un video di un mio intervento sul tema per genitori e figli della scuola media di Cornate D’Adda (LC):

Gli aspetti legali

Tra i docenti di Primopiano, azienda per la quale faccio formazione per i giornalisti, c’è anche l’avvocato Marisa Marraffino, esperta di reati informatici e dei rischi della Rete in generale; inoltre collabora a progetti contro il cyberbullismo nelle scuole, a Master universitari e con la sezione “Norme e Tributi del Sole 24 Ore” (vedi per esempio questo articolo sul cyberbullismo).

Le ho chiesto di chiarire, dal punto di vista legale, la relazione tra genitorialità e contenuti dei minori online. In questa breve intervista, l’avvocato Marraffino spiega che il minore è portatore del diritto alla riservatezza, e cita diverse pronunce. Per esempio quella del Tribunale di Livorno, che ha ordinato al genitore di disattivare l’account creato a nome del figlio minorenne, oppure quella del Tribunale di Mantova: sancisce che per pubblicare le foto dei minori sul Web ci vuole il consenso di entrambi i genitori. L’avvocato ricorda che, come si legge nel testo unico della privacy, la foto è un dato personale.
In Italia la tutela dei figli è rafforzata dalla legge di ratifica della convenzione sui diritti del fanciullo di New York, che sancisce il diritto all’identità digitale, anche sui social network. Il rischio, sempre più concreto, è quello che i genitori vengano trascinati in tribunale dai figli, come già successo, per esempio, in Francia.

Se vuoi leggere altri articoli sul tema “genitorialità e tecnologia”, visita questa pagina.

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