“Programma o sarai programmato” di Douglas Rushkoff

Premetto che ho un debole per Douglas Rushkoff. Se non altro perché sono anni che, parlando di social network e profilazione degli utenti, cito la sua celebre frase:

“Se su Internet qualcosa è gratis, il prodotto sei tu”.

Frase che, tra l’altro, ha ispirato il titolo di una puntata notevole di Report che potete vedere qui. Tra parentesi, di Rushkoff, avevo già segnalato il suo “Presente continuo”.

Stavolta parlo di un interessante libro un po’ datato, del 2010: “Programma o sarai programmato” (Postmedia). Si tratta di un testo molto interessante, comunque attuale, che parte da questo presupposto: è vero che computer e reti informatiche consentono a tutti di scrivere e pubblicare, ma la competenza alla base dell’era informatica riguarda in realtà la programmazione, attività di cui quasi nessuno di noi è a conoscenza. Usiamo i mezzi programmati da qualcun altro. Solo un élite è in grado di trarre vantaggio da quanto promette il nuovo mezzo.

Fatta questa premessa, il libro si presenta come un manualetto, l’insieme di “dieci istruzioni per sopravvivere all’era digitale”, come recita il sottotitolo. Eccole, queste dieci istruzioni, che ritengo molto utili pur essendo io un tecno-entusiasta, non certo un apocalittico (il rischio è che scettici e luddisti prendano questi spunti come la prova che la tecnologia ci sta solo deumanizzando e uccidendo: tesi che trovo in gran parte priva di fondamento).

  1. Evitiamo di essere sempre online. Le tecnologie digitali sono intrinsecamente opposte allo scorrere del tempo e tese verso modalità asincrone di comunicazione. I computer si basano su istruzioni, non sul tempo. Eppure ora siamo tutti always-on, sempre connessi, e pure multitasking col risultato che, invece di diventare autonomi e consapevoli, siamo esausti se non esauriti. Non a caso si comincia a parlare di “digital detox”, aggiungo io.
  2. Vivere lo spazio. Le reti digitali sono tecnologie decentrate, che penalizzano le relazioni con chi o cosa ci sta davanti. Spesso finiamo per perdere il senso del luogo e il vantaggio di giocare in casa. Si parla quindi di incontri di persona, ma non solo: per esempio di acquisti da produttori locali.
  3. Si può sempre scegliere di non scegliere. Che cosa vuol dire? Il digitale obbliga sempre a fare scelte di tipo binario, perché questi sono i limiti di uno strumento che si basa sui bit, sugli zero e sugli uno. Il mondo è un po’ più complesso di così, fatto di miliardi di sfumature: allora possiamo rifiutare le classificazioni o scegliere qualcosa che non è nel menù, se possibile.
  4. Non abbiamo mai pienamente ragione. Gli strumenti digitali semplificano eccessivamente le questioni più delicate. I nuovi media tendono a polarizzarci in campi opposti, riducendo la complessità. Mai confondere modelli digitali e realtà quotidiana.
  5. La scalabilità: un’unica misura non va bene per tutti. Su Internet tutto è scalabile: per esempio le attività imprenditoriali, se vogliono sopravvivere, devono ingrandirsi e salire a un livello di astrazione al di sopra degli altri. Online non si può più rimanere a livello del “negozietto sotto casa”. Non è detto che questo vada bene per tutti.
  6. L’identità: rimani te stesso. Relazionarsi con gli altri in maniera anonima, come spesso avviene in Rete, ci porta a perdere le ripercussioni umane di quanto diciamo e facciamo online. Senza anonimato, rimaniamo presenti e responsabili, viviamo meglio la nostra umanità anche nell’universo digitale.
  7. Il sociale: non svendere gli amici. I media digitali, nonostante molte tendenza disumanizzanti, sono caratterizzati da forti spinte sociali. A prosperare sono sempre strumenti che contribuiscono a creare legami tra le persone, anche se non erano stati inventati con quello scopo (anche la stessa rete Internet ne è un esempio). Vedi, in particolar modo, i social network.
  8. I fatti: dire la verità. L’unica opzione disponibile per chi usa gli spazi virtuali è dire la verità perché, a detta di Rushkoff, prima o poi le bufale vengono scoperte online. Tesi controversa, visti i tempi che corrono e la cosiddetta post-verità.
  9. Condividere senza rubare. Le reti sono state create per condividere risorse informatiche: ecco perché due delle caratteristiche fondamentali della tecnologia sono l’apertura e la condivisione (imparando la differenza tra condividere e rubare in un’economia del dono).
  10. L’obiettivo finale: programmare o essere programmati. Se non impariamo a programmare, rischiamo di essere programmati da qualcun altro. Basta anche solo capire che esistono codici nascosti tra le interfacce di siti e programmi. In caso contrario resteremo alla mercé dei programmatori o della tecnologia in quanto tale.

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