Profilo LinkedIn, perché devi aggiungere come competenza l’intelligenza emotiva

Nei miei corsi sull’uso strategico di LinkedIn insisto sul fatto che occorre inserire nel profilo le proprie competenze, puntando prevalentemente sulle soft skill.

Tra queste competenze dovresti puntare in modo particolare sull’intelligenza emotiva. Di che cosa si tratta? Parto dall’ideatore di questa espressione: Daniel Goleman è psicologo statunitense che si è laureato ad Harvard, specializzandosi in “psicologia clinica e sviluppo della personalità”, dove successivamente ha pure insegnato. Ha dato alle stampe due libri fondamentali: uno si chiama, appunto, “Intelligenza emotiva”; l’altro, quello che più interessa in questa sede, è “Lavorare con intelligenza emotiva“.

Goleman definisce l’intelligenza emotiva come:

la capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di motivare noi stessi, e di gestire positivamente le emozioni, tanto interiormente, quanto nelle nostre relazioni. Essa descrive abilità che, per quanto complementari, sono distinte dall’intelligenza accademica, ovvero dal quoziente intellettivo (Q.I.).
Sono diversi tipi di intelligenza – quella intellettuale ed emotiva – che esprimono l’attività di parti diverse del cervello. L’intelletto si basa esclusivamente sulle elaborazioni che hanno luogo a livello della neocorteccia, ossia degli strati superficiali del cervello, di più recente evoluzione. I centri emotivi si trovano invece in profondità, nelle regioni sottocorticali più antiche; l’intelligenza emotiva comporta il funzionamento integrato di questi centri con quelli intellettuali.

Come tradurre questa definizione in pratica? Goleman individua cinque fondamentali competenze emotive e sociali.

Consapevolezza di sé

Questa competenza consente di conoscere, in ogni momento, i propri sentimenti e le preferenze, e usare questa conoscenza per guidare i processi decisionali. Significa saper valutare realisticamente le proprie abilità e avere una ben fondata fiducia in se stessi.

Dominio di sé

Saper gestire le proprie emozioni è determinante. Perché queste, invece di interferire con un compito, lo facilitano. In pratica significa essere coscienziosi e capaci di posporre le gratificazioni per perseguire i propri obiettivi, e soprattutto sapersi riprendere bene della sofferenza emotiva.

Motivazione

Conoscere le preferenze più intime per spronarsi, per guidare se stessi al raggiungimento degli obiettivi, saper prendere l’iniziativa. Essere altamente efficienti e perseverare nonostante insuccessi e frustrazioni. In questo senso si può parlare anche di resilienza.

Empatia

È fondamentale saper percepire i sentimenti degli altri, essere in grado di adottare la loro prospettiva e coltivare fiducia con un’ampia gamma di persone fra loro diverse.

Abilità sociali

Saper gestire bene le emozioni nelle relazioni, saper leggere accuratamente le situazioni e le reti sociali. Ma soprattutto significa saper interagire fluidamente con gli altri: persuaderli e guidarli,  negoziare per ricomporre dispute, come pure per cooperare e lavorare in team.

Come puoi vedere in questo elenco del World Economic Forum (tratto da The Future of Jobs), nel 2020 l’intelligenza emotiva  sarà nella top ten delle competenze più richieste nel mondo del lavoro.

 

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