Curriculum: ecco perché ne mandi centinaia e non ti risponde nessuno

Sono ormai anni che tengo corsi sul cercare lavoro online, e sempre più spesso mi sento rivolgere la fatidica domanda: “Perché mando centinaia di curriculum e non mi risponde mai nessuno?” Sono anni che do sempre la stessa, spiazzante risposta: “Mi stupirei se qualcuno ti rispondesse…”

Non è una provocazione. È solo che quasi tutte le persone che cercano lavoro fanno lo stesso banale errore: mandano a tutti lo stesso CV e con la medesima lettera di accompagnamento, ormai diventata una mail. Ripeto: mandano gli stessi documenti a tutti, che si tratti del pizzicagnolo sotto casa, dell’Esselunga o della Apple.

“Quindi mi stai dicendo che se personalizzo CV e messaggio poi mi prendono?”, questa è la seconda domanda che mi rivolgono. Non proprio, sto solo dicendo che quello è un primo passo. A seconda dell’azienda e del settore (a patto di conoscerli: non avete idea di quanta gente ho visto andare ai colloqui e non sapere nemmeno di che cosa si occupasse l’azienda) occorre mettere in evidenza alcune esperienze e qualità. Questa è la base, ma non basta.

Il grosso problema è una mancanza di consapevolezza di quelli che sono i meccanismi della comunicazione umana. Mi spiego meglio, partendo da lontano. Nel 1936 Daniel Carnegie (nella foto sotto) scrisse il libro “Come trattare gli altri e farseli amici”. Un testo fondamentale (l’ho inserito nella lista dei libri che mi hanno cambiato la vita), un libro che farei leggere in tutte le scuole, un volume che i venditori più accorti tengono sul comodino. Che cosa dice questo libro che ha ormai 80 anni? Lo reinterpreto con parole mie, ne prendo quello che mi serve; il libro ruota intorno a due verità inconfutabili: le persone pensano prevalentemente a sé stesse e vogliono sentirsi importanti. Se vuoi farti benvolere da qualcuno, quindi, devi parlare di lui, non di te. Esempio banale: devi ricordarti a memoria il suo nome. Questo, declinato in ottica commerciale, suona come: non parlare di quanto la tua azienda è bella, importante, ricca e così via, parla dei problemi dei clienti e di come puoi risolverli.

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Che cosa c’entra tutto questo con la ricerca di lavoro e con un curriculum? C’entra, eccome. Chi riceverà la tua candidatura ha un problema: c’è un posto vacante nella sua azienda e occorre trovare una persona capace, se possibile anche in fretta. Il responsabile della selezione, già immerso nei suoi problemi personali (non gli importerà nulla dei tuoi problemi personali, ne ha già abbastanza dei suoi), ha quasi certamente un capo o un intero reparto che fanno pressione affinché risolva quel problema, trovi la persona giusta. È per questo che quando si manda un CV non bisogna concentrarsi su sé stessi (ho fatto questo, ho fatto quello), ma su quel problema e su quel destinatario (a proposito: come si chiama il destinatario? Bisogna sempre scoprire il nome del responsabile della selezione, per esempio usando LinkedIn). Perché stai mandando il curriculum? Semplice: perché hai trovato l’inserzione online e, date le tue esperienze e le tue qualità, saresti la persona giusta per quel posto. Occorre dirlo, fare in modo che la mail di accompagnamento porti all’apertura del CV per un approfondimento.

La morale di tutta questa storia? È inutile mandare centinaia di curriculum tutti uguali, è come sparare alla cieca sperando di colpire l’obiettivo grazie a un colpo di fortuna. Meglio una decina di CV, ma tutti mirati, personalizzati. Solo così si ha la possibilità che il CV risulti realmente efficace.

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Gianluigi Bonanomi

http://www.gianluigibonanomi.com

Giornalista hi-tech | Autore per @Hoepli_1870 ed Edizioni FAG | Direttore collana eBook Fai da tech di @Ledizioni | Blogger | Social media | Docente

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