Internet può essere usato molto bene o molto male: la mia intervista per Inside Marketing

Sono stato intervistato dal sito Inside Marketing per l’articolo “Esiste e, se sì, di cosa è fatto un Web per bambini?”. Di seguito riporto la parte che mi riguarda.

«Come un martello può essere usato per appendere un quadro o fracassare la testa a qualcuno, Internet può essere usato insomma molto bene o molto male», commenta in un’intervista ai nostri microfoni Gianluigi Bonanomi, co-autore di “Prontuario per genitori di nativi digitali. Cento domande e risposte su tecnologia e genitorialità”. «La Rete e i social sono utili per comunicare, esprimersi, collaborare, condividere – continua – ed per questo che è piena di ragazzi che studiano, si divertono, giocano, discutono senza fare nulla di male e senza rischiare granché. Un esempio? CoderDojo, i club che insegnano la programmazione informatica ai più piccoli: del resto si dice che in futuro o programmerai o sarai programmato», continua. Di frangenti e modi in cui il digitale può essere utile per i bambini, del resto, ne esistono diversi, anche se spesso vengono troppo poco alla luce: si pensi alla possibilità di stringere, rafforzare, mantenere le amicizie anche al di là delle distanze geografiche, all’opportunità di venire a conoscenza di cause sociali a cui appassionarsi e di organizzare le proprie forme di partecipazione, passando per i casi in cui un’app installata sullo smartphone può addirittura aiutare il bambino o l’adolescente ad affrontare disagi psichici o emotivi.

Social media: privacy, sicurezza e lati oscuri a Nessun Dorma (Espansione TV)

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Perché i nostri dati sono così preziosi? Quando e come li cediamo? Come proteggerli? Venerdì 23 marzo 2018 ho avuto il piacere di partecipare alla puntata di Nessun Dorma su Espansione TV dedicata al tema Privacy insieme a Riccardo Saporiti, giornalista collaboratore di Wired Italia, Gianluca Lombardi di Mondoprivacy,  e Luca Ganzetti, responsabile dell’azienda di sicurezza informatica Waylog, con cui abbiamo dato risposta a queste e altre domande.

Ecco il link alla puntata: https://goo.gl/WSuZmk

Brand journalism: la mia lezione all’Università di Pavia (+ slide)

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Lo scorso lunedì 5 marzo 2018 sono stato invitato da Marco Camisani Calzolari (volto noto di Uno Mattina e Striscia la notizia, ma anche docente universitario) a tenere una lecture durante il suo corso di Business digital communication alla Facoltà di Scienze Politiche di Pavia.

Qui di seguito metto a disposizione le slide che ho usato durante la lezione:

brandjournalism_gianluigi_bonanomi_scienze_politiche_pavia

Per approfondire i temi del brand journalism puoi seguire i miei corsi presso Primopiano di Milano.

I Premi di Studio e di Laurea 2017 della BCC Milano di Carugate

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Il 17 dicembre 2017 sono stato invitato dalla BCC Milano, sede di Carugate, per l’evento “I Premi di Studio e di Laurea 2017”: la banca ha premiato i migliori studenti dell’anno scolastico 2017/18, i laureati e una start-up che ha finanziato.
Ho parlato di uso consapevole dei social network davanti a 500 persone, tra genitori e figli. Queste le foto dell’evento:

Qui invece trovate le slide che ho usato durante la presentazione:

do_you_social_Bonanomi_BCC_Milano

Se vuoi organizzare una conferenza o uno speech per la tua azienda, scrivimi!

 

 

 

 

 

 

Qui

Motori di ricerca per minori

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Il computer di casa è usato da tutti, anche dai miei figli minorenni? Come evitare che, accidentalmente (o meno…), nei risultati di Google compaiano immagini sconvenienti? Detto che esistono delle strumentazioni hardware, come il nuovo Routerhino, è anche possibile chiedere a Google di adeguarsi all’uso dei minori. SafeSearch è uno strumento che permette di escludere le pagine Web contenenti immagini porno. In base alle impostazioni predefinite, Google non applica alcun filtro. Per attivarlo, vai nelle impostazioni delle preferenze delle ricerche, raggiungibile direttamente da www.google.com/preferences, quindi concentrati sulla prima sezione: “Filtri SafeSearch”.

In alternativa si possono usare dei motori di ricerca studiati ad hoc per minori, che filtrano i contenuti proibiti. Ce ne sono diversi, questi i migliori. KidSearch cerca in una directory di oltre 2.000 siti in tre lingue (italiano compreso). BAOL (BAmbini OnLine, www.baol.it), con evidente citazione benniana[1], si presenta come il mago del Web, è dedicato ai bambini e ragazzi dai 9 ai 16 anni e funziona come una directory di siti consigliati. Dade (www.dade.it) non è un motore, ma si definisce un “motorino” di ricerca, anche se in realtà è una sorta di portale con Web mail e altri servizi. Google stessa ha pensato ai bambini, mettendo a punto www.safesearchkids.com.

Questo brano è tratto dal mio libro “Il guru di Google”, che trovi su tutti gli store online, compreso Amazon:

[1] Stefano Benni, Baol. Una tranquilla notte di regime, Feltrinelli

Formazione di successo: i due elementi chiave

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Faccio moltissima formazione in azienda e, come si suol dire, insegnare è prima di tutto imparare: anzi, come diceva Joubert, è imparare due volte. Ma mi capita raramente che una discente, per mettere in pratica quanto discusso in aula, produca un contenuto che poi studio  a mia volta e che sia fonte di ispirazione per i corsi successivi. Mi è capitato oggi, quando sono stato taggato nell’articolo Pulse (su LinkedIn) scritto da Alice Goddi, incontrata durante un corso di formazione di tre giorni che ho tenuto presso la sua azienda, Tecniche Nuove.

Alice scrive che:

Gli elementi determinanti l’efficacia e il successo di un corso di formazione sono due: contenuti e docenti.

Il contenuto: solo un contenuto a valore aggiunto arricchisce la cultura professionale dei discenti e consente di mantenere i livelli di attenzione sufficienti ad apprendere nuovi concetti anche in breve tempo. È fondamentale tenere sempre presente l’obiettivo di fornire “youtility” al proprio target.

Il docente: deve essere caratterizzato da competenza e professionalità, ma anche da significative doti di public speaking, per coinvolgere e mantenere una relazione costante, bidirezionale e riadattabile (nel senso di “adjustable”) con i discenti.

Ringrazio poi Alice per i complimenti che fa a me e al partner PrimoPiano: questo il link all’articolo originale su LinkedIn.

Per organizzare un corso anche nella tua azienda, scrivimi.

Dipendenza dalla tecnologia: che cosa sono “FOMO” e “Nomofobia”?

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Esistono due sindromi connesse all’uso eccessivo della tecnologia e alla dipendenza da smartphone. La prima si chiama “No.Mo.Fobia”: sta per “no mobile fobia” (la paura di rimanere senza connessione alla Rete da mobile) e la seconda è nota come FOMO (acronimo che sta per “fear of missing out”, la paura di perdersi qualcosa).

La No.Mo.Fobia è quindi traducibile come “timore ossessivo di non essere raggiungibili al cellulare”: colpisce per lo più giovani tra i 18 e 25 anni, con bassa autostima e problemi relazionali. Chi ne è colpito può arrivare a sperimentare attacchi di panico con vertigini, tremore, mancanza di respiro e tachicardia in caso di assenza di Rete mobile o di cellulare fuori uso. La No.Mo.Fobia è connessa all’uso eccessivo dei social network. Ezio Benelli, presidente del congresso e dell’International foundation Erich Fromm, spiega:

“L’abuso dei social network può portare all’isolamento –  – l’utilizzo smodato e improprio del cellulare può provocare non solo divari enormi tra persone, ma anche a chiudersi in se stesse e a alimentare la paura del rifiuto” (fonte).

Uno studio dell’ente di ricerca britannico Yougov mostra che oltre la metà degli utenti di telefonia mobile (53%) tende a manifestare stati d’ansia quando rimane a corto di batteria, di credito o senza copertura di Rete. In generale l’abuso dello smartphone è un fenomeno diffusissimo: uno studio curato dal centro americano Kleiner Perkins Caufield & Byers’s rivela che, in media, si controlla il proprio telefono almeno 150 volte al giorno (fonte).

E i nostri ragazzi? Secondo il Report annuale Osservatorio Nazionale Adolescenza 2017 i numeri sono veramente allarmanti:

8 adolescenti su 10 hanno questa paura e il 50% riferisce che il solo pensiero che ciò possa accadere lo fa star male e gli fa sperimentare uno stato ansioso. Nei più piccoli il problema è un po’ più contenuto: parliamo di un 60%, dagli 11 ai 13 anni, che presenta la paura di rimanere senza smartphone e di un 32% che si allarma solo all’idea.

Collegata alla nomofobia c’è anche la FOMO. Tra parentesi l’acronimo è entrato nell’Oxford Dictionary nel 2013. Secondo Annamaria Testa:

“fa perdere il senso di sé. Ed è strettamente connesso con un accesso compulsivo ai social media: si va su Facebook appena svegli. Durante i pasti. E un’ultima volta appena prima di addormentarsi. L’unico modo per alleviare lo sconforto generato dal confronto sociale è presentare una versione della propria vita accuratamente editata. Ma c’è un risultato secondario: qualcun altro starà male sentendosi inferiore” (fonte).

Che cosa sappiamo della FOMO? Andrew Przybylski dell’università di Oxford – il primo a dare una definizione puntuale del fenomeno – evidenzia che i livelli di FOMO sono più alti nelle persone giovani e in particolare negli individui di sesso maschile. Bassi livelli di considerazione della propria vita coincidono con alti livelli di FOMO. La FOMO è sempre esistita, ma ora è aggravata da un rapporto ambiguo con i social media, che possono portare a vere crisi di astinenza.

Questa sindrome, che deriva quindi da bassa autostima, va combattuta ricreando un rapporto sano ed equilibrato con la tecnologia mobile, e con sé stessi. Circa la metà degli adolescenti ha la sensazione che i loro pari abbiano esperienze più gratificanti. Evidentemente non è così.

A che età si può avere Instagram?

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Durante i miei corsi di uso consapevole della Rete e dei social che faccio per genitori e figli, nelle scuole e nelle biblioteche, a un certo punto mostro una slide con il faccione di Gerry Scotti. Lo chiamo il “momento quizzone”.

Sembra proprio una scena di “Chi vuole essere milionario”, con la fatidica domanda che tutti i genitori – chi più, chi meno – si stanno facendo: a che età si possono usare i social network e i sistemi di messaggistica?
Le risposte possibili sono quattro:

A – 18 anni

B – 12 anni

C – 13 anni

D – nessuna età

Chiedo di alzare la mano, moltissimi indicano che occorre essere maggiorenne, qualcuno azzarda 12 o 13 senza convinzione, pochi (di solito i ragazzi) auspicano che non ci sia alcuna età minima. La risposta giusta è 13 anni (vedi Facebook), anche se a livello di UE si vorrebbe portare l’età minima a 16 anni. Si tratta di una regola contrattuale proposta da multinazionali americane, non di età legale (il dodicenne che si iscrive ugualmente viola un contratto). Questo vale per tutti i social (su Facebook c’è la possibilità di segnalare chi sgarra), Instagram compreso (qui l’Informativa, vedi foto sotto), per Gmail e tutto il mondo Google (ecco i requisiti in tutto il mondo) e anche per WhatsApp: fino a qualche mese fa l’età minima era 16 anni, perché legata al possesso di una SIM, ora che il sistema di messaggistica fa parte della galassia Facebook l’età minima è stata adeguata a 13 anni (vedi mio articolo “WhatsApp: è cambiata l’età minima per usarlo).

Ma torniamo a Instagram. Dopo quattro anni di tour nelle scuole di mezza Italia posso dire che la stragrande maggioranza degli undicenni e dodicenni ha lo smartphone e moltissimi sono su Instagram: la maggior parte dei ragazzi riceve il telefonino dai dieci anni (vedi statistiche) ma sempre più è il regalo della prima comunione (8 anni). Tra i ragazzi tra i 10 e i 15 anni l’uso di Instagram è passato dal 5% del 2014 al 55% del 2015, fino al 61% del 2016 (fonte: indagine nei Comuni della Brianza).
Instagram, molto amato da Millennials e generazione X/Z perché molto “visuale”, con poco testo e sempre più pieno di video, oggi vanta 14 milioni di italiani attivi: erano 11 milioni a fine 2016. Secondo le stime di Vincenzo Cosenza, è plausibile ipotizzare un utilizzo giornaliero di almeno 8 milioni di italiani. Come vedi dal grafico qui sotto, il 10% degli utenti è minorenne, ma è plausibile pensare che in quel milione e mezzo di ragazzi ci siano anche gli under 13 che falsificano l’età al momento dell’iscrizione.

Uno spezzone del corso “Navigazione familiare”

Se vuoi organizzare un incontro con i genitori o un workshop per ragazzi sull’uso consapevole dei social, o meglio un incontro congiunto di Navigazione familiare, scrivimi:

Amnesia digitale: hai fatto il test di Kaspersky Lab?

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– sai che cos’è l’amnesia digitale? 
– certo
– cos’è?
– è che non…
– non… cosa?
– non mi ricordo più… scusa, ma me l’ero segnato sullo smartphone
– giusto!

La “digital amnesia”, in italiano amnesia digitale, è una delle nuove malattie professionali (e non). È definita come “l’esperienza di dimenticare le informazioni affidate a un dispositivo digitale”.
Una ricerca di Kaspersky Lab ha analizzato la presenza e l’impatto dell’amnesia digitale nell’ambiente di lavoro. I risultati sono interessanti: il 44% dei professionisti ha ammesso che prendere appunti su un dispositivo digitale li porta a perdere importanti informazioni di contesto, emozionali o comportamentali: prendere appunti digitali vuol dire sacrificare l’ascolto attivo. Il 46% degli intervistati crede sia più importante prendere appunti accurati che fare attenzione alle sfumature della conversazione (anche se ormai tutti sanno che nella comunicazione umana la parte preponderante riguarda non verbale e paraverbale). Il 67% ha aggiunto che gli appunti digitali possono essere archiviati e condivisi: quindi stanno in un posto più sicuro della propria memoria.


Kaspersky Lab non si è limitato a questo. Ha anche messo a punto un test per valutare il proprio grado di amnesia digitale. Nel test si trovano domande di questo genere.

– Senza andare a controllare sapresti ricordare il numero di telefono di parenti, amici, poso di lavoro, dottore o nessuno?

– Ricordi il numero di telefono di quando avevi dieci anni?

– Quando cerchi la risposta a un quesito, qual è la prima cosa che fai? Cercare di ricordarla, chiedere a qualcuno, cercarla in un libro, cercarla online?

– Una volta trovata un’informazione che cerchivi, che cosa te ne fai? La memorizzi, la scrivi da qualche parte, la usi e poi la dimentichi o altro?

– Quanti dei seguenti device usi per collegarti alla Rete? Smartphone, tablet, portatile o PC fisso.

– Quale sensazione provi quando perdi delle informazioni digitali? Panico, tristezza, calma o altro?

– Memorizzi o annoti le informazioni che ritieni importanti anche se sono salvate su un device oppure online?

– Sei d’accordo con le seguenti affermazioni?

– Uso Internet come estensione online della mia memoria.

–  Non mi serve ricordare quello che posso trovare online, solo sapere dove.

– Il mio smartphone è la mia memoria, tutto quello che mi serve ricordare è lì.

– Molte persone ora hanno diversi numeri, indirizzi mail ecc. che è impossibile ricordarli tutti.

– Di solito se mi serve velocemente un’informazione non ho tempo di cercarla sui libri o in biblioteca.

Il questionario interattivo si trova online (in inglese) a questo indirizzo. I risultati arrivano in tempo reale: nel mio caso, per esempio, ho scoperto di non essere un caso grave.

Routerhino: 7 cose da sapere sul router che protegge i minori

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Lo scorso 8 novembre 2017 a Milano è stato presentato un innovativo router Wi-Fi per proteggere le famiglie dai contenuti online non adatti ai bambini, concentrando l’azione di filtraggio sulla rete domestica invece che sui singoli dispositivi. Per conoscere Routerhino, proposto dalla start-up tecnologica CFBOX Srl di Desenzano del Garda, ecco sette cose da sapere.

  1. Il dispositivo è stato realizzato per proteggere bambini di età compresa tra i 2 e i 12 anni.
  2. Il sistema protegge ogni dispositivo e si auto-aggiorna quotidianamente per filtrare contenuti inadatti o indesiderati.
  3. Routerinho è facilissimo da installare: basta collegare due cavi, alimentazione e rete (si collega al modem di casa). Non richiede alcun software aggiuntivo: bastano cinque minuti ed è operativo!
  4. In casa ci sarà una seconda Wi-Fi dedicata, e parallela a quella esistente ma che non rallenta la navigazione.
  5. I filtri possono essere personalizzati per categorie (permettono anche ricerche sicure su Google, Bing e YouTube) e 80 sottocategorie.
  6. Si possono possono gestire gli orari, impostando quelli di studio e quelli del sonno.
  7. Il progetto è stato realizzato con il contributo di Microsoft, che ha contribuito con la sua piattaforma cloud Azure. Proprio perché si parla di un progetto in cloud, il genitore può intervenire in qualsiasi momento e in modo autonomo, anche da remoto.

Per ulteriori informazioni vistate il sito Web di Routerhino.