DINOSAURI E PERSONAL BRANDING, DALLA STAMPA AL DIGITALE [la mia intervista per 4Graph]

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Questo articolo, con annessa intervista, mi è stato dedicato da 4Graph.it il 15 luglio 2019.

DINOSAURI E PERSONAL BRANDING, DALLA STAMPA AL DIGITALE

Gianluigi Bonanomi, autore di numerosi libri dedicati alla tecnologia e al modo migliore di utilizzarla, si definisce “digitale per formazione”, e infatti i corsi di formazione che tiene ad aziende e istituzioni rappresentano una buona parte della sua giornata lavorativa.

Abbiamo assistito ad alcuni dei suoi corsi, e speriamo non ce ne vorrà se sveliamo qui quella che è una delle sue classiche frasi di presentazione: “All’inizio della mia carriera scrivevo di tecnologia su testate cartaceee. Erano i primi anni 2000, e ogni giorno che passava mi sembrava sempre più di assomigliare ai dinosauri che pascolavano tranquilli, o anche agitati è indifferente, commentando saggiamente fra loro quella luce bizzarra che vedevano muoversi nel cielo. In effetti, poco dopo il meteorite mi cadde davvero sulla testa: la casa editrice per cui lavoravo ebbe delle vicissitudini molto sgradevoli e mi ritrovai, come si dice, a spasso. Ecco, quella è stata la mia fortuna”.

Una delle doti di Gianluigi Bonanomi, come avete visto, è la capacità di affabulare, di raccontare storie ai suoi ascoltatori legandole a eventi che coinvolgono concretamente la loro vita, parlando spesso anche della sua.

Di questa dote ha fatto uno dei cardini dell’attività di formatore, o meglio della promozione di questa attività. Mettendo a frutto la sua abilità nella scrittura ha saputo coniugare editoria e digitale, realizzando una serie di libri che aiutano a comprendere meglio il mondo dei social e che, nello stesso momento, aiutano a costruire il suo “personal branding”.

“I libri e la carta non sono morti, anzi. Dopo un periodo in cui non è che stessero proprio benissimo, gli strumenti cartacei stanno vivendo una nuova stagione interessante. Io per esempio in questi anni ho pubblicato almeno una decina di libri a stampa con diversi editori, e la loro presenza sugli scaffali delle librerie ha contribuito a diffondere la mia notorietà fra i due tipi di pubblico in cui si divide la mia attività di formatore, che rappresenta ormai il mio core business. Per il pubblico business tengo corsi su linkedin, sul content marketing, su come parlare in pubblico mentre al pubblico “consumer” mi rivolgo con pubblicazioni e corsi legati agli argomenti che più impattano sulla loro vita quotidiana”.

Così accanto a titoli come “Job War”, “Vivere nella Nuvola”“Il Guru di Google” ha pubblicato testi che sono diventati un must per le istituzioni pubbliche che prenotano con mesi di anticipo le conferenze di Gianluigi Bonanomi.

“Con la casa editrice Ledizioni ho pubblicato due volumi che sono sempre molto richiesti alla fine delle serate che tengo nelle biblioteche e nelle scuole (li trovate sul tavolo all’ingresso della sala e firmo anche le copie… voi però potete ordinarli anche online, non mi offendo). Uno si intitola “Navigazione Familiare”, l’altro “Prontuario per genitori di nativi digitali.”

Particolarmente interessante per chi si trovi a gestire figli preadolescenti e adolescenti, “Navigazione Familiare”, che propone un approccio capace di scardinare i conflitti che spesso sono innescati dalla presenza invasiva delle nuove tecnologie in famiglia con un trucco semplice: la condivisione.

“I divieti non portano a niente se non ad altri conflitti magari anche più forti. Nel mio libro e nelle mie conferenza sostengo che stabilire regole condivise fra genitori e figli, trascorrere insieme i momenti in rete parlando delle esperienze che vi si possono fare, mettere in atto strategie di sicurezza capace di difendere i più piccoli possono portare alla costruzione di un futuro migliore e più consapevole per i nativi digitali. E a meno rotture di scatole per i genitori.”

Gianluigi Bonanomi è così, professionale e sarcastico, e anche questa sua dote di pungente ironia è stata messa a frutto in due libri: “Utonti – rassegna tragicomica di utenti informatici che proprio non ce la fanno” e “Anche i nerd nel loro piccolo sghignazzano”.

“In questo libro ho raccolto alcune battute che mi sorgono spontanee quando mi trovo a interagire con la rete, con i suoi utenti, con la seriosità di certi modi di intendere il lavoro e l’impegno che spesso portano a ridicoli scivoloni sulle proverbiali bucce di banana. Ogni giorno pubblico sulla mia pagina Facebook un meme tratto da questo libro, e devo dire che sono sempre molto seguiti.”

Ne pubblichiamo alcuni nella gallery, mentre salutiamo Gianluigi Bonanomi, che ci tiene a precisare che lui dei dinosauri si preoccupa ancora: “Da qualche anno tengo ai miei colleghi giornalisti dei corsi di formazione al digitale. I corsi sono organizzati da Primopiano, ente formatore accreditato dall’Ordine dei Giornalisti per la formazione professionale della categoria. A loro parlo di branded content, di newsletter e di altre cose che ci aiutano a tenere d’occhio se per caso stanno arrivando altri meteoriti.”.

Bambini e schermi: quali limiti? [Il mio articolo per Gengle Magazine]

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Nell’ultimo numero di Gengle Magazine ho scritto un articolo su bambini e schermi, problemi e consigli dei pediatri:

Ne riporto uno stralcio:

Ecco le indicazioni dei pediatri divise per fascia d’età.

Da zero a due anni

Uno studio recente evidenzia che il 20% dei bambini usa uno smartphone per la prima volta durante il primo anno di vita. Eppure i neonati, fino a due anni, non dovrebbero usare questi strumenti.

Da tre a cinque anni

I bambini fino a cinque anni dovrebbero usare schermi vari meno di un’ora al giorno.

Da cinque a otto anni

I bambini tra i cinque e gli otto anni dovrebbero usare i device digitali al massimo per due ore al giorno.

Mai gli schermi dovrebbero essere usati durante i pasti e un’ora prima di andare a dormire: questo vale per tutti, genitori compresi.
Chiaramente, aggiungono i medici, non bisogna parlare solo di quantità, ma anche di qualità. I bambini dovrebbero essere esposti o interagire solo con contenuti di alta qualità (e ne esistono!) ma soprattutto dovrebbero farlo in compagnia dei genitori. Mamme e papà dovrebbero scegliere app e contenuti, ma soprattutto dovrebbero essere un modello per i propri figli, dato che i piccoli sono grandi imitatori. In ogni caso gli schermi non dovrebbero mai essere usati come pacificatori o “baby sitter”.

Dall’analfabetismo funzionale a quello digitale

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Il compianto Tullio De Mauro ci ha spiegato che cos’è l’analfabetismo funzionale. Con questa espressione si intente qualcuno che sa leggere e scrivere – non è un analfabeta tout court – ma è incapace di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. Un analfabeta – dice l’OCSE – è anche una persona che sa scrivere il suo nome e che magari aggiorna il suo status su Facebook, ma che non è capace…

“di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”

Di esempi, sui social, ne abbiamo a bizzeffe, ogni giorno. Qualche tempo fa ha fatto discutere la reazione della social media manager dell’account Facebook “INPS per la famiglia”, che rispose così a un’utente:

Anche se apparentemente autonomo, un analfabeta funzionale non comprende molte delle cose che gli accadono: non capisce i termini di una polizza o di un contratto, il senso di un articolo, non sa riassumere un testo né di interpretare un grafico.

Che cos’è l’analfabetismo digitale?

Nel bel libro “Figli virtuali” (Erikson Live), Annalisa D’Errico e Michele Zizza propongono un percorso educativo alla tutela e alla complicità nella famiglia digitale. Nel primo capitolo si occupano proprio di analfabetismo. E si chiedono: in quanti hanno studiato le regole di utilizzo di Facebook? Pochi lo hanno fatto, ma sono documenti fondamentali. Molti non sanno comprendere nemmeno messaggi WhatsApp e mail. L’analfabetismo digitale (digital illiteracy) ha caratteristiche simili a quello funzionale, ma riguarda l’utilizzo dei mezzi informatici e delle strutture digitali annesse.
Gli autori non pongono solo il problema, ma propongono una soluzione per genitori che si sentono meno competenti e capaci rispetto a nativi digitali e Millennials: la resilienza. Per resilienza s’intende la capacità di reagire con forza e determinazione ad avversità, complicazioni, difficoltà che la vita pone ogni giorno. Nel caso specifico la resilienza serve per affrontare la situazione, superare l’impasse iniziale e iniziare a lavorare sui dispositivi, senza aver paura di sbagliare. Può anche essere l’occasione per aprire un fronte di dialogo con i figli!

10 esempi di stupidità digitale: il mio articolo satirico per Agenda Digitale

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Nota: questo articolo è stato pubblicato su Agenda Digitale il 21 giugno 2019.

Altro che AI: ecco dieci esempi di stupidità digitale

Dieci casi esemplificativi di come l’intelligenza artificiale ogni tanto riesca a fare concorrenza alla più prosaica stupidità umana

on si fa altro che parlare di intelligenza artificialerobot che ci ruberanno il lavorochatbot che superano il test di Touring, auto che guidano da sole e droni che giocano alla guerra o a fare i postini volanti: pare di vivere il mondo immaginato da Asimov molti anni fa. Ora che ci viviamo in mezzo, però, ci rendiamo conto che l’intelligenza artificiale ogni tanto fa concorrenza alla più prosaica stupidità umana. Ecco dieci esempi.

Google Photos

Nel 2015 Google Photos aggiunse una funzione per etichettare automaticamente le foto in base al contenuto. Peccato che non riuscì a distinguere un afroamericano da un gorilla. Apriti cielo: Big G peggio del Ku Klux Klan!

Uomo o statua?

Google ha sviluppato anche un’innovativa tecnologia di sfocatura per non rendere riconoscibili i volti identificabili nelle immagini di Street View. Qualche tempo fa non riusciva nemmeno a riconoscere gli umani dalle statue. Un passo avanti rispetto alla storia dei gorilla.

Call to action…estreme

Nei miei corsi sul Web writing suggerisco sempre di mettere una call to action alla fine di ogni testo: così però mi pare definitiva, forse l’AI dovrebbe ingaggiare un’intelligenza traduttrice professionista.

Congratulazioni, Gino!

LinkedIn, come qualsiasi altro social, guadagna se rimaniamo all’interno dello piattaforma: per questo cerca di tirarci dentro ovunque siamo, per esempio inviandoci tonnellate di mail. Invia anche messaggi sugli anniversari lavorativi dei contatti. Una volta mi è arrivata una mail con scritto:

“Fai anche tu i complimenti a Gino che è da due anni nella posizione di: in cerca di lavoro”.

Forse avrei dovuto congratularmi per il reddito di cittadinanza.

Attenti al loop

Vogliamo parlare dell’errore ricorsivo? Attenzione al pericolo loop!
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Arma letame

Il robot aspirapolvere e la pupù del cane: un’arma… letame.
(fonte)

Foto panoramiche dell’orrore

Vogliamo parlare delle foto panoramiche che rivelano presenze sataniche?
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Assistenti robotici troppo zelanti

Atsushi Nishiguchi è un uomo d’affari giapponese che qualche tempo fa prese alloggio presso l’hotel Henn-na di Sasebo, il primo interamente gestito da umanoidi. Ma passò una notte da incubo. L’uomo russava e la sua assistente robotica interpretava il ronfo come una domanda incomprensibile. L’androide continuava a chiedere all’ospite: “Ripeta la domanda per favore”. Alla fine l’umano risolse chiamando un altro umano, nella sede centrale.

(fonte)

Alexa hot

Un bambino chiese ad Alexa di suonare la sua canzone preferita: “Digger, Digger”. Alexa capì tutt’altro: in risposta propose una stazione per il porno, aggiungendo le chiavi di ricerca pollastrella, amatoriale e ragazza sexy. Ecco il video:

La parabola di Tay

Nel 2016 Microsoft lanciò su Twitter il profilo di un bot con l’identità di una adolescente di nome Tay. Il software di AI avrebbe dovuto far evolvere il chatbot Tay sulla base delle interazioni con gli umani. Dopo alcune ore di interazione, con qualche troll e burlone, la personalità artificiale di Tay era diventata quella di una ninfomane nazista.

(fonte)

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5 strumenti per creare il tuo podcast

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I podcast esistono da tanti anni, ma solo ultimamente sono esplosi (si stima li usino 14 milioni di italiani). Perché? Per lo stesso motivo per il quale la televisione non ha ucciso la radio, alla faccia dei The Buggles!

La radio si ascolta anche quando non puoi prestare attenzione con gli occhi, addirittura il podcast è on demand e lo puoi ascoltare quando preferisci: io, per esempio, mentre corro al mattino.

Per creare un podcast uso Spreaker: un’ottima app italiana, apprezzatissima a livello internazionale. È così ben fatta che c’è chi la usa per creare una sorta di propria radio privata via web.

La caratteristica più entusiasmante di Spreaker è la condivisione automatica delle puntate su tante piattaforme: da Google Podcast ad iTunes (Apple podcasts), fino a Spotify e perfino YouTube (il video è creato in automatico tenendo fissa l’immagine della puntata). Per raccogliere tutti questi canali in un’unica pagina uso Gopod.me: https://gopod.me/1377532934.

La versione gratuita di Spreaker offre cinque ore di archiviazione e live podcast sino alla durata di 15 minuti. Con la versione On-Air Talent, quella che uso io, ho 100 ore di archiviazione e live podcast da 45 minuti. Esitono anche versioni a pagamento con più opzioni.

Nell’aprile del 2018 ho creato il mio primo podcast, l’unico in Italia sull’uso consapevole della tecnologia in famiglia: Genitorialità e tecnologia (www.gianluigibonanomi.com/podcast): ogni lunedì pubblico informazioni, aggiornamenti, approfondimenti e interviste sul tema.

 

Gli strumenti per la gestione dell’audio

L’elemento che apprezzo di più nell’app Spreaker è che mi permetta di creare un podcast senza che debba acquistare nulla: è sufficiente lo smartphone, ormai una protesi per me. Spesso le puntate di Genitorialità e tecnologia si basano su interviste telefoniche: per questo uso la app Call recorder per registrare tutte le telefonate, in ingresso e in uscita: poi converto il file audio risultante, in formato ARM, con il gratuito Online Audio Converter (https://online-audio-converter.com) per ottenere un MP3. Per editare i file audio uso il mitico Audacity (gratis e open source).

Va detto che il microfono integrato nei dispositivi mobili non è dei migliori, non foss’altro per le sue dimensioni. Quindi, se si desidera una qualità audio migliore, è il caso di pensare a un microfono esterno. Ne ho comprati due: uno da tavolo, USB, da usare con il PC; e un lavalier, detto anche “clip mic” perché si attacca con una piccola clip alla cravatta o al bavero: ne ho comprato una versione con jack audio per usarlo direttamente con il microfono (online si trovano a costi ridicoli).

Una nuova avventura con “Villaggio Tecnologico”


Da qualche settimana è nata una nuova redazione nel mondo dell’informazione hi-tech italiana (del quale faccio parte ormai da vent’anni). Si tratta di una nuova avventura: Villaggio Tecnologico. Mi occuperò, al solito, di Web, sicurezza e reputazione.

Che cos’è Villaggio Tecnologico?

Villaggio Tecnologico è una trasmissione tecnologica che sarà trasmessa sul circuito televisivo pluri-regionale de LATV (CH 72) e sull’emittente locale lombarda Seilatv. Lo scopo è quello di illustrare, con un linguaggio semplice e facilmente fruibile, le caratteristiche dei principali device elettronici attualmente disponibili, dando ampio spazio alle ultime novità presenti sui mercati italiano e internazionale. Uno spazio diretto a tutti coloro che, pur essendo già fruitori dei prodotti, non siano ancora in grado di comprendere appieno i contenuti di riviste di settore o di spazi dedicati esclusivamente ad appassionati o agli addetti ai lavori.

L’ecosistema Villaggio Tecnologico

Il circuito informativo multicanale offerto da Villaggio Tecnologico non si esaurisce al solo mezzo televisivo, ma continua anche in Rete, attraverso l’omonimo sito web d’informazione ad aggiornamento quotidiano (www.villaggiotecnologico.it), a profili social dedicati (Facebook, Instagram, Pinterest e LinkedIn), ad appositi canali video YouTube e Vimeo.
Il filo diretto con i lettori verrà poi mantenuto in modo costante e duraturo, attraverso altri mezzi di comunicazione, come una newsletter periodica. L’interazione col pubblico è poi mantenuta attraverso un servizio di messaggistica email, Whatsapp e Messenger attraverso il quale i telespettatori potranno entrare in contatto diretto con la redazione. In futuro, infine, è già in progetto la realizzazione di una moderna Web radio con programmazione h24 e di un magazine cartaceo con distribuzione gratuita in location pre-selezionate.

Guarda la puntata numero zero

Il personal branding con il metodo 10 C

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Il 3 giugno 2019 sono stato invitato a Genova dall’associazione ISA – IANUA Students Association per un convegno sul personal branding. Ho registrato un video per mostrare le slide dell’intervento, con il mio commento:

Alcune foto dell’evento:

Se vuoi contattarmi per uno speech sul personal branding, scrivimi!

Web writing e corporate storytelling: i miei primi corsi per la Business School del Sole 24 ore

Grazie alla partnership tra Corsi Primopiano e 24ORE Business School, da settembre partiranno alcuni miei nuovi corsi tra Milano e Roma.
Ecco le prime date.

Corporate Storytelling
20/9 ROMA
8/10 MILANO

Scheda corso Corporate Storytelling

Il corso fornirà ai partecipanti una vera e propria “cassetta degli attrezzi” del corporate storyteller digitale, tra testi e multimedia, partendo dalla teoria e mettendo subito in pratica gli strumenti, le strategie e i tool più efficaci. Si affronteranno i seguenti argomenti:
•   Che cos’è lo storytelling aziendale?
•   Storie che funzionano
•   Esempi di storytelling corporate
•   Mission, vision e valori: la corporate identity
Esercitazioni pratiche su:
•   Mission e vision
•   Valori dell’azienda
•   Pagina “Chi siamo”
•   Gli archetipi
•   Tono di voce

WebWriting
26/9 MILANO
3/10 ROMA

Scheda corso Web writing

PROGRAMMA

Il corso affronterà i seguenti argomenti:
  • Differenze tra scrittura offline e online
  • Come si scrive per l’online
  • Il layout dei testi
  • La scrittura efficace con al centro il lettore
  • La scrittura persuasiva
  • Come si scrivono titoli efficaci
  • I modelli di titoli che funzionano
  • Le immagini a supporto dei testi
  • Call to action e conversioni
  • Evitare il click baiting
  • Gli errori da evitare
  • Lo storytelling
  • Scrivere per Facebook
  • Scrivere un tweet
  • Scrivere su Instagram
  • I testi su YouTube
  • Esercitazioni pratiche

Il video “Debullying on stage. Sii tu l’eroe” e l’audio-intervista all’autore Andrea Di Tullio

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Sabato 1 giugno 2019 è stato prensetato il video sul bullismo, promosso dalla Società nazionale di mutuo soccorso CesarePozzo, chiamato “Debullying on stage – Sii tu l’eroe”. Si tratta di un video realizzato per conoscere e superare il bullismo, dando voce ai ragazzi delle scuole.
L’autore del video è Andrea Di Tullio: ho chiesto a lui di raccontare la genesi del progetto. Qui potete ascoltare la chiacchierata che abbiamo fatto e che finirà nel podcast “Genitorialità e tecnologia” a settembre:

Nell’intervista Andrea fa riferimento alle lettere di Michele Ruffino; puoi leggere la sua storia in questo articolo: Torino, le lettere denuncia di Michele: “Stanno facendo sbiadire i miei sogni”.
Qui invece puoi vedere il video “Debullying on stage – Sii tu l’eroe”:

Questo il comunicato stampa dell’iniziativa:

CesarePozzo_presenta_Debullying_on_stage

Esempi di trasformazione digitale: le slide del mio intervento per Connex19 di Alcatel Lucent

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Il 29 maggio 2019 sono stato inviato da Alcatel Lucent all’evento Connex19 per festeggiare i 100 anni dell’azienda con 130 dei suoi partner. Sono intervenuto con il doppio ruolo: Pippo Baudo, nel senso che facevo il presentatore (forse meglio dire “Master of ceremony”), e speaker con un intervento sulla trasformazione digitale, a partire dalla mia esperienza. Queste le slide che ho usato:

La_trasformazione_digitale_Gianluigi_Bonanomi

Qui alcune foto dell’evento: