Il mio intervento al Corso di perfezionamento in Management dello sport: video, foto e slide

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PAVIA – Il 15 giugno 2018 ho tenuto la mia prima lezione al Campus Aquæ dell’Università di Pavia. L’ideatore del “Corso di perfezionamento in Management dello sport“, Marco Del Bianco, mi ha invitato per tenere un intervento dal titolo “Personal branding e comunicazione digitale: come usare strategicamente il profilo LinkedIn“.

In questo video presentiamo il mio intervento:

Questi alcuni scatti rubati durante la lezione:

Queste invece le slide che ho usato durante il corso (fai cli qui per scaricarle):

Personal_branding_LinkedIn_Management_Sport_Bonanomi

Se vuoi organizzare un corso sull’uso strategico di LinkedIn nella tua scuola, università o organizzazione, scrivimi:

L’articolo del Giornale di Lecco sul mio workshop a Oggiono

Il Giornale di Lecco ha dedicato questo articolo al workshop di Oggiono del 22 maggio 2018 (qui i dettagli dell’evento):

Per organizzare un workshop nella tua scuola o nel tuo comune, scrivimi:

 

Corso di Business Communication: 80 ore per imparare la comunicazione digitale d’impresa

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Internet può essere usato molto bene o molto male: la mia intervista per Inside Marketing

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Sono stato intervistato dal sito Inside Marketing per l’articolo “Esiste e, se sì, di cosa è fatto un Web per bambini?”. Di seguito riporto la parte che mi riguarda.

«Come un martello può essere usato per appendere un quadro o fracassare la testa a qualcuno, Internet può essere usato insomma molto bene o molto male», commenta in un’intervista ai nostri microfoni Gianluigi Bonanomi, co-autore di “Prontuario per genitori di nativi digitali. Cento domande e risposte su tecnologia e genitorialità”. «La Rete e i social sono utili per comunicare, esprimersi, collaborare, condividere – continua – ed per questo che è piena di ragazzi che studiano, si divertono, giocano, discutono senza fare nulla di male e senza rischiare granché. Un esempio? CoderDojo, i club che insegnano la programmazione informatica ai più piccoli: del resto si dice che in futuro o programmerai o sarai programmato», continua. Di frangenti e modi in cui il digitale può essere utile per i bambini, del resto, ne esistono diversi, anche se spesso vengono troppo poco alla luce: si pensi alla possibilità di stringere, rafforzare, mantenere le amicizie anche al di là delle distanze geografiche, all’opportunità di venire a conoscenza di cause sociali a cui appassionarsi e di organizzare le proprie forme di partecipazione, passando per i casi in cui un’app installata sullo smartphone può addirittura aiutare il bambino o l’adolescente ad affrontare disagi psichici o emotivi.

Social media: privacy, sicurezza e lati oscuri a Nessun Dorma (Espansione TV)

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Perché i nostri dati sono così preziosi? Quando e come li cediamo? Come proteggerli? Venerdì 23 marzo 2018 ho avuto il piacere di partecipare alla puntata di Nessun Dorma su Espansione TV dedicata al tema Privacy insieme a Riccardo Saporiti, giornalista collaboratore di Wired Italia, Gianluca Lombardi di Mondoprivacy,  e Luca Ganzetti, responsabile dell’azienda di sicurezza informatica Waylog, con cui abbiamo dato risposta a queste e altre domande.

Ecco il link alla puntata: https://goo.gl/WSuZmk

Brand journalism: la mia lezione all’Università di Pavia (+ slide)

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Lo scorso lunedì 5 marzo 2018 sono stato invitato da Marco Camisani Calzolari (volto noto di Uno Mattina e Striscia la notizia, ma anche docente universitario) a tenere una lecture durante il suo corso di Business digital communication alla Facoltà di Scienze Politiche di Pavia.

Qui di seguito metto a disposizione le slide che ho usato durante la lezione:

brandjournalism_gianluigi_bonanomi_scienze_politiche_pavia

Per approfondire i temi del brand journalism puoi seguire i miei corsi presso Primopiano di Milano.

I Premi di Studio e di Laurea 2017 della BCC Milano di Carugate

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Il 17 dicembre 2017 sono stato invitato dalla BCC Milano, sede di Carugate, per l’evento “I Premi di Studio e di Laurea 2017”: la banca ha premiato i migliori studenti dell’anno scolastico 2017/18, i laureati e una start-up che ha finanziato.
Ho parlato di uso consapevole dei social network davanti a 500 persone, tra genitori e figli. Queste le foto dell’evento:

Qui invece trovate le slide che ho usato durante la presentazione:

do_you_social_Bonanomi_BCC_Milano

Se vuoi organizzare una conferenza o uno speech per la tua azienda, scrivimi!

 

 

 

 

 

 

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Motori di ricerca per minori

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Il computer di casa è usato da tutti, anche dai miei figli minorenni? Come evitare che, accidentalmente (o meno…), nei risultati di Google compaiano immagini sconvenienti? Detto che esistono delle strumentazioni hardware, come il nuovo Routerhino, è anche possibile chiedere a Google di adeguarsi all’uso dei minori. SafeSearch è uno strumento che permette di escludere le pagine Web contenenti immagini porno. In base alle impostazioni predefinite, Google non applica alcun filtro. Per attivarlo, vai nelle impostazioni delle preferenze delle ricerche, raggiungibile direttamente da www.google.com/preferences, quindi concentrati sulla prima sezione: “Filtri SafeSearch”.

In alternativa si possono usare dei motori di ricerca studiati ad hoc per minori, che filtrano i contenuti proibiti. Ce ne sono diversi, questi i migliori. KidSearch cerca in una directory di oltre 2.000 siti in tre lingue (italiano compreso). BAOL (BAmbini OnLine, www.baol.it), con evidente citazione benniana[1], si presenta come il mago del Web, è dedicato ai bambini e ragazzi dai 9 ai 16 anni e funziona come una directory di siti consigliati. Dade (www.dade.it) non è un motore, ma si definisce un “motorino” di ricerca, anche se in realtà è una sorta di portale con Web mail e altri servizi. Google stessa ha pensato ai bambini, mettendo a punto www.safesearchkids.com.

Questo brano è tratto dal mio libro “Il guru di Google”, che trovi su tutti gli store online, compreso Amazon:

[1] Stefano Benni, Baol. Una tranquilla notte di regime, Feltrinelli

Formazione di successo: i due elementi chiave

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Faccio moltissima formazione in azienda e, come si suol dire, insegnare è prima di tutto imparare: anzi, come diceva Joubert, è imparare due volte. Ma mi capita raramente che una discente, per mettere in pratica quanto discusso in aula, produca un contenuto che poi studio  a mia volta e che sia fonte di ispirazione per i corsi successivi. Mi è capitato oggi, quando sono stato taggato nell’articolo Pulse (su LinkedIn) scritto da Alice Goddi, incontrata durante un corso di formazione di tre giorni che ho tenuto presso la sua azienda, Tecniche Nuove.

Alice scrive che:

Gli elementi determinanti l’efficacia e il successo di un corso di formazione sono due: contenuti e docenti.

Il contenuto: solo un contenuto a valore aggiunto arricchisce la cultura professionale dei discenti e consente di mantenere i livelli di attenzione sufficienti ad apprendere nuovi concetti anche in breve tempo. È fondamentale tenere sempre presente l’obiettivo di fornire “youtility” al proprio target.

Il docente: deve essere caratterizzato da competenza e professionalità, ma anche da significative doti di public speaking, per coinvolgere e mantenere una relazione costante, bidirezionale e riadattabile (nel senso di “adjustable”) con i discenti.

Ringrazio poi Alice per i complimenti che fa a me e al partner PrimoPiano: questo il link all’articolo originale su LinkedIn.

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Dipendenza dalla tecnologia: che cosa sono “FOMO” e “Nomofobia”?

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Esistono due sindromi connesse all’uso eccessivo della tecnologia e alla dipendenza da smartphone. La prima si chiama “No.Mo.Fobia”: sta per “no mobile fobia” (la paura di rimanere senza connessione alla Rete da mobile) e la seconda è nota come FOMO (acronimo che sta per “fear of missing out”, la paura di perdersi qualcosa).

La No.Mo.Fobia è quindi traducibile come “timore ossessivo di non essere raggiungibili al cellulare”: colpisce per lo più giovani tra i 18 e 25 anni, con bassa autostima e problemi relazionali. Chi ne è colpito può arrivare a sperimentare attacchi di panico con vertigini, tremore, mancanza di respiro e tachicardia in caso di assenza di Rete mobile o di cellulare fuori uso. La No.Mo.Fobia è connessa all’uso eccessivo dei social network. Ezio Benelli, presidente del congresso e dell’International foundation Erich Fromm, spiega:

“L’abuso dei social network può portare all’isolamento –  – l’utilizzo smodato e improprio del cellulare può provocare non solo divari enormi tra persone, ma anche a chiudersi in se stesse e a alimentare la paura del rifiuto” (fonte).

Uno studio dell’ente di ricerca britannico Yougov mostra che oltre la metà degli utenti di telefonia mobile (53%) tende a manifestare stati d’ansia quando rimane a corto di batteria, di credito o senza copertura di Rete. In generale l’abuso dello smartphone è un fenomeno diffusissimo: uno studio curato dal centro americano Kleiner Perkins Caufield & Byers’s rivela che, in media, si controlla il proprio telefono almeno 150 volte al giorno (fonte).

E i nostri ragazzi? Secondo il Report annuale Osservatorio Nazionale Adolescenza 2017 i numeri sono veramente allarmanti:

8 adolescenti su 10 hanno questa paura e il 50% riferisce che il solo pensiero che ciò possa accadere lo fa star male e gli fa sperimentare uno stato ansioso. Nei più piccoli il problema è un po’ più contenuto: parliamo di un 60%, dagli 11 ai 13 anni, che presenta la paura di rimanere senza smartphone e di un 32% che si allarma solo all’idea.

Collegata alla nomofobia c’è anche la FOMO. Tra parentesi l’acronimo è entrato nell’Oxford Dictionary nel 2013. Secondo Annamaria Testa:

“fa perdere il senso di sé. Ed è strettamente connesso con un accesso compulsivo ai social media: si va su Facebook appena svegli. Durante i pasti. E un’ultima volta appena prima di addormentarsi. L’unico modo per alleviare lo sconforto generato dal confronto sociale è presentare una versione della propria vita accuratamente editata. Ma c’è un risultato secondario: qualcun altro starà male sentendosi inferiore” (fonte).

Che cosa sappiamo della FOMO? Andrew Przybylski dell’università di Oxford – il primo a dare una definizione puntuale del fenomeno – evidenzia che i livelli di FOMO sono più alti nelle persone giovani e in particolare negli individui di sesso maschile. Bassi livelli di considerazione della propria vita coincidono con alti livelli di FOMO. La FOMO è sempre esistita, ma ora è aggravata da un rapporto ambiguo con i social media, che possono portare a vere crisi di astinenza.

Questa sindrome, che deriva quindi da bassa autostima, va combattuta ricreando un rapporto sano ed equilibrato con la tecnologia mobile, e con sé stessi. Circa la metà degli adolescenti ha la sensazione che i loro pari abbiano esperienze più gratificanti. Evidentemente non è così.