Blogging: una dozzina di idee immutabili by Seth Godin

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Seguii il primo corso sul Web writing nel secolo scorso, esattamente nel 1999 (lo ricordo ancora: erano i giorni del massacro di Columbine). Da allora sono cambiate tante cose, non ultimo l’esplosione del social. Eppure molte altre idee, apprese allora, sono tuttora valide. Lo dimostra il contenuto di questo breve articolo: sono andato a ripescare alcune frasi che avevo letto nel 2005. Quasi 15 anni fa – mentre nasceva YouTube, per intenderci – il guru della comunicazione digitale Seth Godin distribuì sul suo blog l’eBook gratuito “Who’s there”, tra l’altro ancora disponibile sul suo blog a questo indirizzo. In quel piccolo libro trovai una dozzina di concetti che ancora oggi sono alla base del blogging.

Una dozzina di verità sui blog, su chi scrive e su chi legge

Tutte le volte che leggo un libro di Seth Godin devo rimettere mano alle mie slide, ma soprattutto mi segno a parte delle citazioni che non si sa mai, col mio mestiere. Vorrei proportene alcune, a mio avviso molto interessanti.

  1. The amount of noise we’re living with is exploding.

In effetti c’aveva visto giusto: non a caso poi si è parlato di “overload informativo”.

  1. No one cares about you. Almost no one even knows you exist.

Questa citazione me la rigioco ovunque, anche nei corsi LinkedIn. A che pro? Per dire a chiunque, aziende comprese, che occorre smetterla di essere autoreferenziali. Bisogna parlare del lettore, del suo mondo, non di se stessi.

  1. Bloggers are selfless, blog readers are selfish. We are merciless in deleting a blog from our reader if the blogger posts too often about stuff that’s not relevant to us.

Stesso discorso di prima, ma espresso in modo più ficcante: se chi scrive si concentra su sé e chi legge fa altrettanto, si parla di due rette parallele. Che non s’incontrano nemmeno all’infinito!

  1. In a world where there’s a lot of clutter and where everything is good enough, most of the time we just pick the stuff that’s close or cheap or familiar. But when it’s something we care about, we go to enormous lengths to find the very best.

Anche questo tema del “buono quanto basta”, del fatto che Wikipedia e gli MP3 e i film piratati ci hanno abituato a non cercare più l’eccellenza, questo non vale quando il lettore è davvero interessato e motivato: in quel caso la qualità paga.

  1. The blogger is investing time and energy in order to get her ideas out there.

Dare valore: è alla base di tutta la comunicazione digitale.

  1. Use images and tone and design and interface to make your point. Teach people gradually.

Non di sole parole vive un blogger, anzi.

  1. The stuff you’re putting on your marketing site or in your blog or even in your brochures or in your business letters is too long.

Scrivi meno e meglio: là fuori pochi sono disposti a concederti tanto tempo: questo vale soprattutto ora, nell’era del mordi e fuggi.

  1. Figure out which category before you put finger to keyboard!

Qui si trova l’importanza dell’analisi del target, fino ad arrivare – aggiungo io, col senno di poi – alla costruzione delle buyer personas dei lettori.

  1. It’s not who you are, it’s what you say.

 Non importa che tu scriva per il blog di una multinazionale, sulle pagine di un importante sito di informazione o sul tuo blog personale appena nato: è quello che scrivi che conta.

  1. Actually, it doesn’t matter what you say, it matters who you are.

In apparente contraddizione alla verità numero 9, quest’altra dice qualcosa di molto interessante, una sorta di step 2: all’inizio conta quel che dici e non chi sei, poi il blog ti darà credibilità e autorevolezza.

11 The best blogs start conversations, they don’t control them.

Il Web 2.0, rispetto agli strumenti precedenti, ha trasformato chiunque da lettore a spett-attore. Adesso leggi, poi sarà qualcun altro a leggere te.

12 If you care about your personal brand and career and impact, you need a blog.

Il personal branding si costruisce con i contenuti, che portano posizionamento, riconoscibilità, autorevolezza e tanto altro ancora. Che cosa aspetti? Inizia a bloggare: è dal 2005 che Godin ce lo dice.

Da queste regole immutabili, sono partito per creare il corso di Web & social media writing con Corsi Primopiano e in partnership con la Business School del Sole 24 Ore: una giornata di idee, studi scientifici ma soprattutto applicazioni pratiche (quanto scrivere, come scrivere, quali titoli privilegiare, gli strumenti utili). Per informazioni sul corso, che si terrà il 26/9 a MILANO e il 3/10 ROMA, fai clic su Web & Social Writing.

Salvini su TikTok: la mia intervista per Affaritaliani.it

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Il 17 novembre 2019 sono stato intervistato dal quotidiano online Affaritaliani.it in occasione dello sbarco su TikTok di Salvini. Ecco l’articolo.

Perché Salvini ha fatto flop su TikTok? Parola all’esperto Gianluigi Bonanomi

Il “Guru” della comunicazione spiega: “L’inizio è stato un disastro, ma la strada è quella giusta: deve ‘solo’ cambiare stile, adeguandosi al target”

L’ESORDIO DI MATTEO SALVINI SU TIKTOK SI RIVELA UN FLOP – INTERVISTA A GIANLUIGI BONANOMI, “GURU” DELLA COMUNICAZIONE IN RETE E PROFONDO CONOSCITORE DEI CANALI FREQUENTATI DAGLI ADOLESCENTI

Come funziona la strategia di Matteo Salvini sui social? Tutti parlano (a ragione) della capacità di influire sul consenso della “Bestia”, la corpulenta macchina della comunicazione approntata dal leader della Lega e messa sotto la lente di ingrandimento anche dalle ultime puntate di “Report”, a proposito del presunto utilizzo di chatbot e altri strumenti di propaganda.

La comunicazione di Salvini sembrava davvero non sbagliare mai un colpo, fino a quando “il Capitano” non si è imbattuto in Tik Tok, strumento sempre più popolare tra i giovanissimi e ancora sconosciuto a molti adulti.

Salvini ha avuto il merito di essere il primo politico a sbarcarvi, ma molto presto si è imbattuto con una serie di reazioni negative, derivanti dal fatto che per le giovani generazioni vivere in una società multietnica  sembra ormai normale e anche da alcune scelte comunicative che si sono rivelate fallimentari.

Ma perché Salvini ha fatto flop su TikTok? Per esaminare questo curioso fenomeno abbiamo chiesto il parere di Gianluigi Bonanomi, vero e proprio “guru” della Rete. Oltre a essere un formatore richiestissimo dalle aziende (ad esempio per il corretto uso di LinkedIn), tiene interessanti corsi per ragazzi e genitori sui pericoli del Web e le sue competenze cominciano a essere richieste anche in politica, dove i budget sempre più esigui destinati alle campagne elettorali rendono fondamentale usare al meglio l’uso di Internet e dei social.

Gianluigi Bonanomi, partiamo dal principio: perché Salvini è andato su TikTok?

“Sebbene TikTok, ex Musically (con cui si è fuso), sia considerato solo un passatempo per preadolescenti e adolescenti, le cose stanno radicalmente cambiando: un miliardo e mezzo di utenti stanno ingolosendo tanti, a partire dalle aziende che iniziano a stanziare budget di advertising. Finora nessun politico si era azzardato a metterci il naso. Anche perché molti, immagino, non sanno nemmeno che cosa diavolo sia TikTok. Non di certo Salvini, che con la sua Bestia ha dimostrato di aver compreso che per ottenere risultati diversi, in termini di attenzione e partecipazione, occorre fare cose diverse: non solo cartelloni pubblicitari e quarte di copertina, ma advertising sui social e meme.Per rispondere alla domanda: ovviamente Salvini puntava ai minorenni; del resto è, al momento, l’unico personaggio politico che ha delle chance per strapparli all’astensionismo. Sta preparando la strada per il futuro prossimo.”

Come giudicherebbe i primi passi di Salvini su questo social così particolare?

“Direi un disastro. Questa app, dedicata alla musica, al ballo e alla “recitazione” non è adatta ai mini-comizi live di Salvini: contenuti che invece su Facebook sono perfetti e mandano in visibilio orde di quarantenni e gattini. Tra una challenge e un balletto, i ragazzi di TikTok si sono ritrovati un video malfatto del Senatore che stringe mani ai Carabinieri e un altro video, preso da un talk show, con le solite invettive contro gli immigrati. Per non dire del terzo, dove Salvini parla di un albero umbro. Tre contenuti mai visti su TikTok e che non sono piaciuti per niente ai ragazzi. Anzi, spesso mi è capitato di vedere su TikTok contenuti anti-razzisti e sulla tolleranza, e infatti molti commenti sono stati impietosi”.

Cosa insegna questa storia a chi si occupa di politica e comunicazione?

“La morale è sempre quella: canali diversi esigono stili comunicativi e contenuti diversi, perché spesso sono diversi i target e gli obiettivi. Altrimenti che senso avrebbe distinguere tra Facebook, Twitter, LinkedIn e altro? Cerco disperatamente di farlo capire nei corsi e nelle consulenze alle aziende: se ribalti il contenuto di Facebook su Twitter, così com’è e in automatico, non solo stai sbagliando tecnicamente, perché sono canali con regole e grammatiche diverse, ma dimostri di non aver capito che prima si parte dall’analisi del target e poi si crea il contenuto. Non viceversa. Non puoi prendere i contenuti che funzionano su Facebook, dove non si trova un minorenne neanche per sbaglio, e metterlo in un social così particolare, così diverso. È vero che Salvini ha provato a semplificare il messaggio e sclerotizzarlo: il primo video, quello con i Carabinieri, aveva in sottofondo una musica trionfalistica e in sovraimpressione scritte sull’onore, ma ribadisco: una ragazzina dodicenne, che ha appena finito di vedere una sfida, challenge, di scarpette, come può prendere un contenuto del genere?Ultimo esempio: il quarto video vede Salvini che canta Vasco Rossi. Ai tredicenni pazzi per ‘Carote, carote, solo carote’ che cosa può importare una canzone di un quasi settantenne? In ogni caso la strada è giusta. Basterebbe cambiare stile”.

Corsi LinkedIn gratis: gli appuntamenti con Federmanager Bergamo

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Federmanager Bergamo organizza un percorso di formazione gratuito sull’uso strategico di LinkedIn. Ecco date e temi:

  • GIOVEDÌ 21 NOVEMBRE, Introduzione a LinkedIn: LinkedIn è il social network per eccellenza, ormai usato in Italia da oltre 12 milioni di professionisti. Ma a che cosa serve? Se pensi che serva solo a cercarsi un lavoro, lo stai usando al 30% delle possibilità. In questo primo incontro vedrai anche come impostare correttamente lo strumento, prima di farne un uso strategico.
  • GIOVEDÌ 28 NOVEMBRE Uso strategico del profilo con il metodo LinkedIn10C (ideato dal docente)
    Il metodo LinkedIn10C è stato ideato come percorso per fare un uso strategico di LinkedIn. Si parte con il posizionamento, definendo “mission” e keyword per farsi trovare, quindi si lavora prevalentemente sull’autorevolezza. Non serve generare traffico sul profilo se poi chi arriva non si fida di te, se il profilo non “converte”.
  • GIOVEDÌ 5 DICEMBRE LinkedIn Content Strategy: che cosa e come pubblicare su LinkedIn
    Dopo aver compreso come si usa lo strumento e come impostare strategicamente il profilo, occorre usare LinkedIn anche come un “social media”: devi pubblicare. Che differenza c’è tra post e Pulse e, soprattutto, come si realizzano un piano editoriale e contenuti efficaci?
  • GIOVEDÌ 12 DICEMBRE Social Selling: overview delle potenzialità di targhetizzazione con LinkedIn Sales Navigator Social selling non vuol dire vendere online, ma creare le condizioni che porteranno, se si lavora bene di relazioni, a raggiungere i propri obiettivi. Ma molto più prosaicamente LinkedIn è anche uno strumento di scouting e targhetizzazione: vedrai che cosa è e a che cosa serve il Sales Navigator.

Ne ha parlato anche il sito di informazione Bergamonews:

Il ciclo di incontri, articolato in quattro sessioni (dalle 17 alle 20), verterà invece sull’“Utilizzo strategico di LinkedIn”.
Si inizierà giovedì 21 novembre, con un’introduzione ad un corretto approccio al social network. Nei successivi tre appuntamenti si approfondiranno alcuni aspetti specifici della piattaforma: il 28 novembre è previsto un focus sul ‘Metodo Linkedin 10C’ (ideato dallo stesso relatore), oltre che sul concetto di ‘autorevolezza editoriale’; il 5 dicembre verrà affrontato il concetto della LinkedIn Content Strategy; il 12 dicembre, infine, si parlerà di Social Selling e verranno esplorate le potenzialità derivanti da un ottimale posizionamento all’interno del network.

Docente delle quattro sessioni sarà Gianluigi Bonanomi, giornalista hi-tech oltre che formatore sui temi digital.
“Sono particolarmente soddisfatta della ‘risposta’ ricevuta dai nostri iscritti, a questa sollecitazione” commenta Bambina Colombo, Presidente di Federmanager Bergamo. “Nel giro di pochi giorni entrambi gli incontri sono andati sold out. E abbiamo associati in lista d’attesa. Segno che abbiamo individuato due nuovi filoni, al di là di quelli assicurativo, previdenziale e sanitario, che stanno loro a cuore e che, finalmente, la questione dell’aggiornamento professionale continuo viene percepita come imprescindibile oltre che indispensabile”.

“Un tema su cui una realtà come la nostra, seconda a livello lombardo e settima in ambito nazionale, deve prestare costante attenzione e su cui deve ‘spingere’ perché, solo facendo crescere i profili degli associati, la nostra categoria potrà essere sempre meglio riconosciuta quale importante elemento sociale del Paese” conclude la leader dei Dirigenti d’impresa bergamaschi.

Qui si trova il modulo di iscrizione ai seminari sull’uso strategico di LinkedIn.

“Content marketing e social selling per assicutatori”: la testimonianza di Roberto Muzzi

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Sabato 26 ottobre 2019 si è tenuto a Bologna il primo corso “Content marketing e social selling per assicutatori” (con crediti IVASS) con questo programma:

8.45 – 9.00 Registrazione dei partecipanti
9.00 – 9.30 Presentazione del relatore e degli obiettivi del corso
9.30 – 11.00 Social selling: dalla definizione di social selling a come aumentare il social selling index
11.00 – 11.30 Question Time & Coffe Break
11.30 – 13.00 Ottimizzazione del profilo in ottica social selling con il metodo LinkedIn10C
13.00 – 14.00 Pausa pranzo libera
14.00 – 16.00 Inbound marketing: come e cosa pubblicare su LinkedIn, tecniche di persuasione
(i 6 principi di Cialdini su LinkedIn)
16.00 – 16.30 Question Time & Coffee Break
16.30 – 18.30 Fare social selling con LinkedIn Sales Navigator: teoria e pratica

Per maggiori info visita il sito di Parliamo di assicurazioni.

Questa è la testimonianza di Roberto Muzzi, esperto di risk management, al termine del corso:

“Come la nuvola ha cambiato le nostre vite”: speech per Itancia [slide]

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Il 6 e 7 novembre 2019 ho partecipato al “Cloud event” di Itancia, multinazionale francese che si occupa di IT, sia in qualità di speaker che di “master of ceremony”. Ecco le slide del mio intervento, intitolato “Come il cloud ha cambiato le nostre vite digitali”:

come_cloud_cambia_vita_digitali_gianluigi_bonanomi_Itancia

La recensione della “Guida calcistica di LinkedIn” sull’Almanacco del CNR

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L’almanacco del CNR (Mensile a cura dell’Ufficio Stampa del Consiglio Nazionale delle Ricerche), a firma Alessia Cosseddu, ha recensito la Guida calcistica di LinkedIn:

Fare goal con i social

Il social network professionale LinkedIn è un ottimo strumento per promuovere il proprio brand, per curare il networking, la comunicazione digitale e il posizionamento online, ma a molti risulta poco immediato e complicato tanto da spingerlo o abbandonarlo o, peggio, a usarlo in modo controproducente. Tuttavia rimane una piattaforma molto utilizzata che sta prendendo sempre più piede: ha compiuto sedici anni e ha undici milioni di iscritti in Italia (560 milioni nel mondo). Gianluigi Bonanomi, giornalista hi-tech e formatore, tiene da anni corsi su questo social network e, per venire incontro a chi gli chiedeva di riportare i contenuti dei suoi corsi “in forma scritta”, ha deciso di pubblicare il manuale “Guida calcistica di LinkedIn”.

Il libro è suddiviso in tre parti: allenamento, difesa e attacco. Ogni sezione è formata da una parte introduttiva, di carattere teorico o strategico, arricchita da interviste a esperti del social network professionale e della comunicazione, da approfondimenti (indicati col simbolo della lampadina) e proposte di allenamenti (col simbolo del pallone). Fornendo le indicazioni su come utilizzare al meglio questa piattaforma, sistemare il profilo e usarlo in modo strategico per raggiungere i propri obiettivi.

“Mi serviva un esercizio di pensiero laterale: un accostamento, anche azzardato, per spiegare LinkedkIn. E quale tema è più popolare, anzi nazional-popolare, nel nostro Paese, dopo la pizza? Il calcio!”, spiega l’autore. La metafora calcistica la troviamo anche nella descrizione di come viene utilizzato LinkedIn: qualcuno lo usa solo per cercarsi un lavoro (scambiandolo per Monster e INfojobs) e qualcun altro lo usa da “attaccante”, per vendere; altri per costruire uno “spirito di squadra”, fare networking; parecchi per fare “calciomercato”, trovare i candidati; infine qualcuno per “esibirsi in virtuosismi”, la pubblicazione di contenuti di valore (content marketing).

LinkedIn: ecco le 12 peggiori headline di sempre [articolo per Agendadigitale]

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LinkedIn: ecco le 12 peggiori headline di sempre

(articolo pubblicato su Agendadigitale il 18 ottobre 2019)

La headline è la parte più importante, vista e utile del profilo LinkedIn. Se ben fatta può aiutare le persone a capire quello che puoi fare per loro. Non molti curano questa sezione del profilo, ma qualcuno esagera in senso contrario. Vediamo dodici esempi da non seguire.

Nei miei corsi sull’uso strategico di LinkedIn spiego che la headline, in pratica quel testo che accompagna il nome e che solitamente contiene il proprio “job title”, è la parte più importante, vista e utile del profilo. Se ben fatta può aiutare le persone a capire non tanto chi sei e che cosa hai fatto, ma quello che puoi fare per loro. Per esempio una headline “Junior Account Assistant” non ha molto senso, mentre “Assistente virtuale – Aiuto imprenditori e professionisti ad alleggerire il carico di lavoro” (esiste davvero) può generare opportunità di business.

Non molti curano questa sezione del profilo, ma qualcuno esagera in senso contrario. Qui ho raccolto le 12 headline peggiori che mi è capito di vedere su LinkedIn. Finora.

Quella che ha voglia di lavorare. Ma tantaaaaa!

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Quello che fa la “supercazzola”

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Il beato

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Il pensionato

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Quello che si insulta da solo

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Il mancato terrorista

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Il libero comunista

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Quello che aspetta la cassa integrazione

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Il calciatore mancato

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 E il mancato biografo…

Quello che cerca aiuto

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E quello che aiuto non lo cerca più

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Preciso che tutti i profili sono veri e online, ho evitato i fake palesi. Se hai trovato su LinkedIn qualche headline peggiore di questa, ti prego di segnalarla nei commenti. Il mio sogno è quello , un giorno, di aggiornare il mio job title con “Stupid LinkedIn headlines hunter”.

RadioIT: la mia nuova rubrica su LinkedIn

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Da settembre 2019 è iniziata una nuova collaborazione: all’interno del podcast RadioIT per parlare di LinkedIn. Una pillola alla settimana per far scoprire tutte le potenzialità del social network professionale per eccellenza.

Ascolta “LINKEDIN | EPISODIO 1 – Quanto tempo devo usarlo al giorno?” su Spreaker.

Quanto durano i contenuti online?

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In questo video parlo della bella infografica che sta alle mie spalle:

Ecco l’infografica:

La rivincita degli utonti: le 10 migliori prodezze degli anti-nerd [articolo per Agenda Digitale]

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Questo articolo è stato pubblicato su Agenda Digitale il 19 luglio 2019

L’utonto è l’anti-nerd: quella persona che usa la tecnologia suo malgrado; per ignoranza o negligenza, non solo non riesce a capirla, ma la piega (a volte fisicamente…) alle proprie esigenze. Una carrellata sulle principali tipologie e sulle dieci migliori “utontate” in circolazione

Qualche giorno fa ho scritto, su queste pagine, un articolo sull’intelligenza artificiale non troppo intelligente: “Altro che AI: ecco dieci esempi di stupidità digitale”. Molti lettori mi han scritto che si sono divertiti e che ho elencato le prove definitive della superiore intelligenza umana. Fermi un attimo: forse è il caso che leggiate anche questi dieci esempi di performance di utenti informatici, meglio noti come “utonti”.

Chi sono gli utonti?

Il termine “Utonto” è un semplice gioco di parole (a volte dispregiativo, altre affettuoso): è l’utente-tonto. Esiste un’espressione analoga anche in inglese: “luser”; anche in questo caso è il mix di “loser” (sfigato) e “user” (utente).

L’utonto è quella persona che usa la tecnologia suo malgrado; per ignoranza o negligenza, non solo non riesce a capirla, ma la piega (a volte fisicamente…) alle proprie esigenze. È l’anti-nerd, il contrario dello smanettone. Però non è un luddista: figuriamoci – risponde – è sempre stato interista/milanista! Per dirla con Flaiano, l’utonto ha poche idee, ma confuse.

Ci sono tanti tipi di utonto: uno spettacolo d’arte varia.

C’è l’utonto che fa tenerezza, perché proprio non ci arriva: è quello a cui spieghiamo, per l’ennesima volta, che per fare un doppio clic col mouse bisogna essere un po’ più scattanti, e non fare clic-pausa-clic. Quello che risponde alle e-mail di spam (il 12% degli utenti-utonti lo fa! Cosa scrive? “Thanks, size doesn’t matter”?). Che per inviare un’immagine via posta elettronica la stampa e poi la “scanna”. Che per ruotare un’immagine non occorre piegare di novanta gradi il monitor.

Poi c’è quello che fa arrabbiare, soprattutto i responsabili IT delle aziende e i centralinisti dei servizi di assistenza. Quante volte il nostro indirizzo email è stato diffuso impropriamente perché l’utente scrive a centinaia di persone mettendo tutti i destinatari nel campo “CC:” invece che in copia nascosta? E quante volte abbiamo ricevuto messaggi urlati, TUTTI IN MAIUSCOLO? Quante altre volte abbiamo fatto fatica a leggere un’email con un oggetto lunghissimo e il corpo con scritto solo “Ciao”? L’utonto non conosce la netiquette, le buone maniere informatiche (niente bon ton, è già tanto se ha il TomTom).

Ma soprattutto c’è l’utonto che fa ridere, perché le spara davvero grosse. Con tutta la buona volontà, come si fa a non sbellicarsi di fronte a qualcuno che chiede dei “DVD prescrivibili” (dal medico?), la “licenzia Windows” (per giustificato motivo?) o un “CD RON” (“Non abbiam bisogno di parole!”)? Utonto è anche quell’ex premier che diceva di cercare con Gogol (evidentemente trovava ispirazione nella drammaturgia russa: ecco perché andava sempre da Putin). È anche quello che ha paura di perdere tutte le icone perché deve sostituire il monitor, o quello che chiede gli orari di apertura di un sito di shopping online, o quello che si chiedeva come fa un floppy disk, se è quadrato, a girare. Una risata li (ci) seppellirà.

Ecco allora a voi 10 esempi di “utontate”, tratti dall’eBook Utonti.

Il porta-tazza

Partiamo con uno dei migliori classici dell’utontologia, una storia vera (?!?) di un SysOp (operatore di sistema) Novell NetWire.

Cliente: “Salve, è il supporto tecnico?”.

Tecnico: “Sì, come posso aiutarla?”.

C.: “Il porta-tazza del mio PC si è rotto e sono ancora in garanzia”.

T.: “Mi scusi, ma lei ha detto porta-tazza?”.

C.: “Si, è sul frontale del mio computer”.

T.: “Perdoni se le sembro un po’ perplesso, ma è perché lo sono. Lo ha ricevuto come parte di una promozione, in qualche fiera? Come le è arrivato questo porta-tazza? Ha qualche marchio inciso sopra?”.

C.: “È arrivato insieme al computer; non so nulla di nessuna promozione. C’è solo scritto ‘4X’ sopra”…

[fonte]

“Inviare” un fax

L’utonto non riusciva a spedire un fax con il computer. Dopo 40 minuti di chiarimenti, si scopre che aveva messo il foglio davanti al monitor e premeva il tasto INVIO.

Le etichette dei dischetti

Un tecnico di Compaq riceve una chiamata da un utonto che si lamenta del fatto che il sistema non legge i suoi file di word processing dai suoi vecchi dischetti da 5 pollici e un quarto (gli antenati dei floppy da tre e mezzo). Dopo aver appurato che non sono stati sottoposti a campi magnetici o fonti di calore, si scopre che il cliente ha messo le etichette sui dischi, poi li ha arrotolati nella macchina per scrivere per poter scrivere sulle etichette.

Insert (another) disk!

Un cliente parla con il supporto tecnico di Lotus:

– Ho inserito il primo disco. Tutto OK. Poi ho inserito il secondo, e lì sono iniziati i problemi… Ma il terzo non sono proprio riuscito a farcelo entrare!

Il computer non vedente

L’utonto chiama l’assistenza tecnica lamentandosi che il computer continua a non vedere la stampante anche dopo aver girato il monitor verso la stampante.

E.T. come Extra-televisori

Sentita in un negozio di TV:

– Avete un decoder extraterrestre?

La lettera scalata

Un’utonta dice al tecnico informatico che ha un piccolo problema con Office. Non riesce ad allineare correttamente i paragrafi di una lettera. Il tecnico chiede di mostrargli un documento, per mostrarle come si fa. L’utonta apre il file Excel con la lettera scritta nella cella A1, allargata fino a coprire l’intero monitor. Il tecnico, stupito, chiede come mai non usi Word. Lei non sa cosa sia Word: la prima volta che ha aperto un documento Office era in Excel…

T come Tiscali

M’immagino la scena. L’utonto, al telefono con il servizio clienti di Tiscali, sta appuntando l’indirizzo dove spedire la lettera. L’operatore cerca di ripetere più volte il nome della località “Sa Illetta”, ma non c’è niente da fare. Deve ricorrere allo spelling…

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[Fonte]

Il fungo

Tra le tante cose che facevo nella redazione di Computer Idea, c’era anche la gestione della posta (lo so che ve lo state chiedendo: sì, la gente scrive davvero alle riviste di informatica).

Tra le tante, ve ne voglio raccontare una. Un lettore scrive che ha uno strano problema: ogni giorno, alle sei di sera, gli cresce un fungo sul monitor.

Scusi – gli rispondo – credo di non aver capito, ci deve essere un errore di battitura. Qual è il suo problema?

Lui ripete che ogni sera appare un fungo sul monitor, in basso a destra.

Solitamente avrei cestinato la mail, come tante altre. Ma il caso mi interessava. Rispondo al lettore che non sono un micologo, di spiegarsi meglio.

Dice che, vicino all’orologio di Windows, ogni sera appare questo fungo.

Confortato dall’idea che si trattasse, con tutta probabilità, di un’icona e non di un vero e proprio fungo sulla scocca del monitor, chiedo di inviarmi uno screenshot.

Ovviamente devo spiegargli come si cattura una schermata.

Poi questa, finalmente, arriva. Il mistero è svelato: un antivirus (Avira nel caso, anche se in realtà si tratterebbe di un ombrello…), scaduta la licenza, chiedeva l’aggiornamento.

10 Can che abbaia…

In un negozio di informatica:

– Scusi, avete un Rottweiler?

Dopo diversi minuti di indagini il commesso ha capito che l’utonto intendeva “router wireless”.