Introduzione ai temi della genitorialità e tecnologia: l’intervista a Radio Panda

Il 26 aprile 2018 sono stato intervistato da Radio Panda, in occasione dell’uscita del “Prontuario per genitori di nativi digitali“. È stata un’occasione per parlare di genitorialità e tecnologia, e dei pericoli della Rete in generale.

L’intervista è finita all’interno del mio Podcast “Genitorialità e tecnologia”:

Altro che Cambridge Analytica: “Quello che tocca noi italiani è un problema diverso”. La mia intervista per Il24.it

Dopo lo scandalo Cambridge Analytica, Facebook sta correndo ai ripari. Ha messo a disposizione di tutti uno strumento per verificare se le proprie informazioni sono state in qualche modo travisate: si trova a questo link. Intervistato sul tema da Il24.it, ho però fatto notare che il problema è un altro, anzi di tratta di una vera emergenza.

Finora però le evidenze di questo uso politico in Italia sono di là da venire. “Quello che tocca noi italiani è un problema diverso” sottolinea Gianluigi Bonanomi, esperto di social media sentito da il24.it, “Le informazioni che condividiamo ci stanno danneggiando più dal punto di vista della reputazione” nel senso che “Ci stiamo scandalizzando per Cambridge Analytica” e sull’uso politico che si potrebbe fare dei nostri dati “ma in realtà, nella vita di tutti i giorni magari stiamo perdendo il posto di lavoro”. Infatti, secondo i dati forniti da Adecco “l’88% dei recruiter lavorativi – personale specializzato nell’assunzione e gestione delle risorse umane – dopo aver dedicato 8-9 secondi di attenzione al tuo CV vanno a vedere chi sei dal punto di vista umano su Facebook, e una persona su tre non arriva ai colloqui per quello che i recruiter trovano sui loro social”.  Nonostante Facebook metta in campo diversi dispositivi per tutelare la privacy degli utenti “i likes, i commenti, le immagini profilo, quelle di copertina ed altre cose sono pubbliche e può vederle chiunque”, sottolinea Bonanomi, compreso un eventuale datore di lavoro. Ma il problema non è solo Facebook in sè. “Noi – sottolinea Bonanomi – stiamo condividendo informazioni anche senza accorgercene. Esiste ad esempio l’app “Runtastic” che monitora le performance sportive, gratuitamente, registrando calorie e percorso effettuato facendo jogging, per poi incoraggiarti a condividere su Facebook”. Se una banale attività sportiva come questa è un abitudine consolidata, condividendo un’ informazione simile faccio sapere a tutta una rete di persona da che ora a che ora non sono in casa. Insomma, i ladri ringrazieranno. “Va bene lo scandalo per CA – continua Bonanomi – ma il ragionamento è ancora più basilare: ogni volta che c’è un problema di privacy, quel problema sta tra la tastiera e la sedia. Basterebbe un po’ più di cultura e di consapevolezza nell’utilizzo di questi strumenti”.

Per leggere altre mie interviste, fai clic qui.

Internet può essere usato molto bene o molto male: la mia intervista per Inside Marketing

,

Sono stato intervistato dal sito Inside Marketing per l’articolo “Esiste e, se sì, di cosa è fatto un Web per bambini?”. Di seguito riporto la parte che mi riguarda.

«Come un martello può essere usato per appendere un quadro o fracassare la testa a qualcuno, Internet può essere usato insomma molto bene o molto male», commenta in un’intervista ai nostri microfoni Gianluigi Bonanomi, co-autore di “Prontuario per genitori di nativi digitali. Cento domande e risposte su tecnologia e genitorialità”. «La Rete e i social sono utili per comunicare, esprimersi, collaborare, condividere – continua – ed per questo che è piena di ragazzi che studiano, si divertono, giocano, discutono senza fare nulla di male e senza rischiare granché. Un esempio? CoderDojo, i club che insegnano la programmazione informatica ai più piccoli: del resto si dice che in futuro o programmerai o sarai programmato», continua. Di frangenti e modi in cui il digitale può essere utile per i bambini, del resto, ne esistono diversi, anche se spesso vengono troppo poco alla luce: si pensi alla possibilità di stringere, rafforzare, mantenere le amicizie anche al di là delle distanze geografiche, all’opportunità di venire a conoscenza di cause sociali a cui appassionarsi e di organizzare le proprie forme di partecipazione, passando per i casi in cui un’app installata sullo smartphone può addirittura aiutare il bambino o l’adolescente ad affrontare disagi psichici o emotivi.

Caso datagate, Facebook vende le nostre informazioni? La mia intervista a il24.it

,

Il 20 marzo 2018, dopo lo scandalo datagate che ha coinvolto Facebook, il sito il24.it mi ha intervistato sul tema. Questo l’articolo (pubblicato orginariamente qui) a firma di Francesco Petronella:

FACEBOOK VENDE LE NOSTRE INFORMAZIONI? PARLA L’ESPERTO:
“SE SU INTERNET UN SERVIZIO È GRATIS, IL PRODOTTO SEI TU”

Lo scandalo “Cambridge Analytica” sta montando inesorabilmente sui social e nelle discussioni dei decision-makers. A rispondere dell’accusa di divulgazione non autorizzata di dati personali, per aiutare Donald Trump a vincere le elezioni del 2016 negli Stati Uniti, è il colosso dei social media Facebook. È di qualche ora fa la notizia che l’amministratore delegato di Cambridge Analytica, Alexander Nix, è stato segretamente filmato da una troupe della rete televisiva britannica “Channel 4” mentre ammetteva alcuni sporchi trucchi usati per favorire i propri clienti; in particolare Nix nel filmato dice di aver offerto mazzette e “belle ragazze” per incastrare uomini politici avversari dei suoi clienti.

Lasciando da parte la strumentalizzazione della femminilità a fini commerciali e le polemiche che stanno salendo in queste ore, dalla vicenda emerge un dato incontrovertibile: il social network fondato da Mark Zukerberg vende i dati dei suoi utenti.

Ma non è forse il segreto di Pulcinella?

“Direi di sì” risponde Gianluigi Bonanomi, giornalista hi-tech e formatore sui temi del digitale sentito dalla redazione de il24.it. “In tutti i corsi che tengo su Facebook chiedo, soprattutto ai ragazzi, di appuntare una frase di Douglas Rushkoff: “Se su Internet un servizio è gratis, il prodotto sei tu”. Bonanomi, che sul suo sito pubblica contenuti inerenti a questi temi, chiarisce che “Questa lampante verità si riferisce alla profilazione di noi utenti a scopo marketing e non. Con il caso Cambridge Analytica si è passato il segno, tant’è che iniziano a saltare delle teste in Facebook”.

Ma all’atto pratico, come può questa “fuga di dati” influenzare l’opinione pubblica e la politica di alcuni stati? Come funziona?

“Nel caso specifico l’autorizzazione che gli utenti davano per raccogliere dati attraverso l’app “thisisyourdigitallife” per scopi accademici è stata disattesa” spiega l’esperto “I dati sono stati venduti alla Cambridge Analytica, azienda di data miningimpegnata nella campagna pro-Trump. Quei dati, informazioni preziosissime su utenti e loro amici, erano usati per influenzare il voto, come solitamente si fa per indirizzare un acquisto. Si tratta di marketing, e qualcuno potrebbe obiettare che non ha senso discriminare tra marketing commerciale e marketing politico: in effetti quando negli anni Novanta studiavo Scienze Politiche ci misuravamo con distribuzione gaussiana del voto, posizionamento dell’offerta politica e strumenti della propaganda, molto simili a quelli del marketing”.

L’Ad di Facebook: Mark Zuckerberg

Facebook però, negli ultimi mesi, modificato l’algoritmo che regola il flusso di contenuti, privilegiando i post degli utenti rispetto a quelli delle pagine, cos’è cambiato?

“Per gli utenti è cambiato poco, per chi gestisce fan page come me sono aumentati mal di testa e frustrazione. La portata organica, gli effetti della comunicazione social non a pagamento, è ormai irrilevante. Ma è un trend iniziato molto tempo fa, da quando i social media manager e le aziende si sono dovuti arrendere all’evidenza:Facebook non è un “free media”, ma un “paid media”. Un tempo tu imprenditore pagavi giornali e altri mezzi di comunicazione per far arrivare il messaggio al tuo cliente, ora devi pagare Zuckerberg e soci.

Qualcuno dice che le guerre di domani si combatteranno sui social, è una semplice suggestione o qualcosa di vero c’è?

“Più che sui social, sul digitale in generale: tant’è che da anni si parla di “digital wars”. Attacchi hacker, boicottaggi online, fake news sono strumenti usati quotidianamente: questo ci deve far capire che ai fucili stiamo sostituendo i bit, basti pensare a quando Cina, Russia e Corea del Nord stanno investendo nei cosiddetti hacker di stato”.

Su questi argomenti, Gianluigi Bonanomi ha scritto, insieme ad altri collaboratori, un libro programmatico intitolato “Manuale per difendersi dalla post-verità. Come combattere bufale e inganni del mondo digitale”.

 

 

 

Il Prontuario per genitori di nativi digitali sul Giornale di Vimercate

Tanti anni fa, precisamente dalla metà degli anni Novanta e per due lustri, ho scritto ogni settimana sulle pagine sportive del Giornale di Vimercate. Nel marzo del 2018 ci sono finito nuovamente, questa volta da intervista: il settimanale brianzolo mi ha intervistato in occasione dell’uscita del mio “Prontuario per genitori di nativi digitali“. Ecco l’intervista (fai clic sull’immagine per ingrandirla):

“Come sopravvivere ai figli 4.0”: Il Giorno del 17 marzo 2018 parla del nostro Prontuario

,

Il 17 marzo 2018 il Giorno, storico quotidiano milanese e lombardo, ha dedicato al Prontuario per genitori di nativi digitali, e a un’intervista a noi autori, un’intera pagina. Eccola:

“Dalla Brianza, il libro che aiuta i genitori a gestire figli nativi digitali”: la mia intervista per MBNews

Il quoditiano online MBNews mi ha intervistato in occasione dell’uscita di “Prontuario per genitori di nativi digitali“. Riporto integralmente l’articolo dal titolo “Dalla Brianza, il libro che aiuta i genitori a gestire figli nativi digitali” a firma di Melissa Ceccon:

Qual è l’età giusta per far utilizzare lo smartphone ai propri figli? Mettere le foto dei bambini sui social è davvero pericoloso? Come si fa a capire se l’uso della tecnologia sta diventando un abuso? Il cyberbullismo esiste veramente? Se siete dei genitori, sicuramente, vi sarete posti almeno una di queste domande perché, innegabilmente, nell’ultimo decennio il rapido sviluppo informatico e delle nuove tecnologie è andato a creare una nuova dimensione nei rapporti interpersonali: mamme e papà, dunque, che si relazionano ogni giorni con i proprio figli – ovvero i nativi digitali – cominciano a farsi delle domande. E qualcuno ha pensato di dare tutte le risposte del caso e raccoglierle in un libro: “ Prontuario per genitori di nativi digitali”, edito da Ledizioni e scritto da due brianzoli, Gianluigi Bonanomi di Sulbiate e Fiorenzo Pilla, monzese, che uscirà nelle librerie il 16 marzo.

Il manuale d’uso per convivere serenamente con la tecnologia

Il libro, scritto a quattro mani da Bonanomi e Pilla, nasce da un percorso di incontri e workshop che i due autori hanno portato avanti negli ultimi anni con genitori e scuole: “ negli ultimi due anni ci siamo accorti che, sia nelle scuole che all’interno delle famiglie, sta nascendo una nuova consapevolezza che porta inevitabilmente i genitori a farsi delle domande per capire come è possibile fare un uso consapevole di tutta la tecnologia che abbiamo in casa – spiega Gianluigi Bonanomi, giornalista hi-tech, formatore ma soprattutto padre di due bimbe, di 6 e 2 anni – per questo, abbiamo deciso di raccogliere tutte queste domande in un libro creando appunto un prontuario con tutte le risposte utili ai genitori che oggi si trovano a volte spaventati, a volte spaesati, a volte inconsapevoli”.

Un libro, cento risposte: ma qual è la domanda più gettonata?

“C’è un età giusta per dare ai figli un tablet o uno smartphone?”. È questa la domanda che si piazza al primo posto tra i centinaia di dubbi che, ad ogni incontro di formazione, i genitori espongono. “ C’è chi dice 16, chi 10, chi addirittura dice che non esiste un età minima – continua Bonanomi – in realtà c’è e tra l’altro è segnata anche in tutte le informative dei principali social che però quasi nessuno legge: è 13 anni l’età più indicata. Questo non significa però che poi vadano lasciati soli, deve sempre esserci un approccio condiviso tra i genitori e figli”.
Insomma, importantissime rimangono sempre le regole di famiglia, ognuna con le proprie, ma che sono assolutamente utili per crescere dei “nativi digitali” consapevoli. Ad esempio: niente computer o smartphone sul tavolo durante i pasti; mai prima di andare a dormire perché disturbano il sonno e telefoni e tablet di tutta la famiglia spenti durante la notte.

Vamping e Sharenting: i problemi più diffusi

“Ci tengo a sottolineare che con questo libro non si vuole assolutamente demonizzare l’uso della tecnologia, ma cercare semplicemente di far luce su un processo sociale che sta avvenendo nelle vita di tutti e io, come padre, mi metto assolutamente in prima persona – commenta l’autore Bonanomi – non dobbiamo sottovalutare i rischi reali come il vamping (da vampiro, non a caso), cioè l’uso notturno dello smartphone da parte dei ragazzi che rispondono a notifiche e messaggi anche alle due di notte alzandosi poi la mattina stanchi soprattutto mentalmente – spiega- oppure il tanto discusso problema dello sharenting (share=condividere, parents=genitori). Molte mamme e papà sono soliti pubblicare online foto dei propri figli, a volte già a partire dalle ecografie, senza pensare ai reali rischi: innanzitutto una volta online, le immagini sono perse, nel senso che, noi non possiamo più controllarle e possono senza alcuna difficoltà comparire poi sul database di un sito web pedopornografico. Ma soprattutto, non dobbiamo dimenticarci che stiamo fotografano persone che, anche se si tratta dei nostri figli, in futuro potrebbero essere contrariati a trovare online delle loro foto”.

Gli autori e la data di uscita

Insomma, questo è uno di quei libri che oggigiorno sono indispensabili nelle nostre librerie, un po’ come quello delle ricette della nonna. “Prontuario per genitore di nativi digitali” uscirà ufficialmente il 16 marzo, in versione cartacea ma, ovviamente, sarà disponibile anche in digitale.

Gli autori, come detto, due Brianzoli. Da Sulbiate, tutta l’esperienza di Gianluigi Bonanomi giornalista hi-tech e formatore (tiene da anni corsi sulla ricerca del lavoro online). Autore di vari libri e direttore della collana “Fai da tech” per Ledizioni. Arrivano da Monza, invece, le parole di Fabrizio Pilla, Classe 1972, Functional Analysis Manager in SIA S.p.A, ha da tempo integrato la propria professione con una solida esperienza delle dinamiche dell’universo digitale, rivolgendo particolare attenzione alla rivoluzione editoriale dal libro cartaceo all’ebook. Autore di Io Digitale, Social Family e Manuale per difendersi dalla post-verità. E’ stato fondatore dei contenitori Web “Pagine Digitali” e “Nuove Conversazioni” ed è contributor di Web magazine dedicati all’editoria elettronica.

Per leggere le altre recensioni e interviste del Pronuario, fai clic qui.

Radio Number One: l’intervista sul Prontuario per genitori di nativi digitali

Il 3 marzo 2018 la conduttrice Liliana Russo di Radio Number One mi ha intervistato, per la sua rubrica “Tutto Libri“, sul Prontuario per genitori di nativi digitali.

Abbiamo parlato dell’età giusta per dare a un bambino uno smartphone e del falso mito che Facebook sia il social più usato dai ragazzi.

Per scoprire l’età e i social che usano i nostri figli, riascolta la puntata con un clic su Play:

“Genitori, no allo sharenting”: la mia intervista per MI-Tomorrow

Il magazine meneghino MI-Tomorrow mi ha intervistato sul numero del 27 febbraio 2018. Riporto integralmente l’intervista che puoi trovare a questo link. Dopo l’immagine puoi leggerne la trascrizione.

«GENITORI, NO ALLO SHARENTING»

La tecnologia non va demonizzata, ma compresa. È il punto di partenza di Prontuario per genitori di nativi digitali, il libro di Gianluigi Bonanomi e Fiorenzo Pilla scritto per colmare le lacune e raccontare alle famiglie rischi e opportunità dell’era digitale. «Perché i genitori, per la prima volta nella storia, si trovano a dover spiegare ai figli come utilizzare questi strumenti, senza averne le competenze», sottolinea Bonanomi.

Partiamo dal titolo. Perché si parla di nativi digitali?

«Quello dei nativi digitali è un mito in parte da rivedere. I ragazzi non sono così competenti in materia di tecnologia: ciò che manca è la consapevolezza. Perciò è importante che i genitori li affianchino. Ma stare al passo per gli adulti non è semplice, la direzione cambia continuamente».

In che modo?

«Per esempio i genitori spesso credono che il principale profilo social dei figli da tenere sotto controllo sia Facebook. Ma Facebook non viene praticamente utilizzato dalla fascia pre-adolescenziale, che lo percepisce come “vecchio”. I giovanissimi preferiscono social più immediati, come Instagram, Musical.ly o ThisCrush».

Come andrebbe gestita la tecnologia dagli adulti?

«Bisogna partire dalla logica. L’unico errore grosso è quello di proibire la tecnologia ai figli, escludendoli dalle dinamiche sociali. La tecnologia è semplicemente uno strumento, che può essere utilizzato molto bene oppure molto male».

C’è un’età giusta per iniziare?

«Non proprio. L’età minima stabilita per l’accesso alla maggior parte dei social è 13 anni. Anche per l’utilizzo dello smartphone credo sia l’età giusta, ma allo stesso tempo non penso nemmeno che ci siano grossi problemi ad anticiparla leggermente. L’importante è che vengano fissate delle limitazioni e delle regole, condivise da genitori e figli».

Quali potrebbero essere queste regole?

«Spegnere lo smartphone un’ora prima di andare a letto. Non utilizzarlo quando si studia o durante i pasti, perché quello deve rimanere un momento in cui si dialoga. E poi ciò che succede su Whatsapp va condiviso con i genitori. La tecnologia non deve essere motivo di scontro in famiglia, ma di incontro e condivisione».

Quali sono i miti da sfatare?

«Che i ragazzi, con la tecnologia, non comunicano più: non è vero, lo fanno semplicemente in modo diverso. Oppure che in rete non ci sono regole: falso. Valgono le stesse normative della vita reale, come diffamazione o ingiuria. E in più esistono anche regole specifiche per il web, tra cui cyberbullismo o fake news».

Che errori possono commettere i genitori?

«Il più terrificante è lo Sharenting, parola che proviene da share e parenting. I genitori che rovinano la reputazione dei figli, postando continuamente le loro foto sui social. I bambini sono persone che un domani avranno una propria immagine digitale e si troveranno associati a certe foto. Poi può subentrare anche una questione legale, oltre che di opportunità e di buonsenso. Uno studio, ad esempio, conferma che il 50% delle foto trovate nei database dei pedofili proviene direttamente dai genitori».

Mattino Lombardia intervista Gianluigi Bonanomi sul Prontuario per genitori di nativi digitali

Il 28 febbraio 2018, nel corso della trasmissione Mattino Lombardia, la conduttrice Monica Stefinlongo mi ha intervistato sul libro “Prontuario per genitori di nativi digitali“: abbiamo parlato dell’età minima per avere uno smartphone e dei miei corsi di navigazione familiare.

Puoi riascoltare il mio intervento qui:

Per organizzare un’intervista sul libro, contattami.