Tecnologia in famiglia: la mia intervista per TG2 Weekend

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Sabato 18 maggio 2019 è andata in onda, all’interno di TG2 Weekend, la mia intervista con Simona Burattini. Abbiamo parlato della tecnologia in famiglia, ecco il filmato:

Per approfondire i temi accennati, puoi ascoltare le puntate del mio podcast “Genitorialità e tecnologia” o leggere gli articoli che trovi nella sezione Genitori Tech di questo sito.

[VIDEO] Presentazione di “Prontuario per genitori di nativi digitali” alla Feltrinelli di Monza

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Domenica 5 maggio, data napoleonica, sono stato invitato dalla Feltrinelli di Monza per presentare il Prontuario per i genitori di nativi digitali. Per l’occasione è stato realizzando un filmato dell’intervista che mi ha fatto la libraia Simona Villa. Eccolo:

LinkedIn è più adatto ad aziende B2B o B2C?

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Questa intervista mi è stata fatta dai responsabili di ITER, mia azienda partner per la progetti di formazione business, ed è stata originariamente pubblicata su questo sito.

LinkedIn è più adatto a chi opera in aziende B2B o B2C?

Spesso si dice che LinkedIn risulti ideale per chi opera in un mercato B2B, business to business, mentre gli addetti dei settori B2C devono rivolgersi altrove, per esempio a Facebook. È davvero così? Abbiamo rivolto questa domanda a Gianluigi Bonanomi, formatore sull’uso strategico di LinkedIn e autore del libro “Guida calcistica di LinkedIn”:

Posso fare una premessa, prima di rispondere? Spesso nei miei corsi faccio sempre questa gag: Coca Cola che cos’è, B2B o B2C? Tutti rispondono B2C, qualcuno “entrambi”. Sbagliato: nessuno di noi compra una lattina di Coca Cola ad Atlanta, bensì in bar e supermercati. Al limite, questo lo concedo, è un B2B2C e noi vediamo solo la loro comunicazione B2C, quella che fanno alla GDO o al settore HoReCa non la vediamo.

E questo che cosa c’entra?

Benché non vi siano dubbi sul fatto che LinkedIn sia adatto prevalentemente a una comunicazione B2B (sebbene esistano casi clamorosi di aziende B2C che si muovono benissimo su questo social), quello che emerge dalle ricerche nel campo della comunicazione indica che, attualmente, l’unità primaria della connettività è l’individuo. La persona, non il nucleo familiare, il gruppo di parenti o, appunto, di lavoro.

Quindi?

Chiunque, soprattutto su LinkedIn, si interfaccia con altri individui, in network person-to-person. Mica parlano con aziende, sempre con persone.

Quindi la distinzione B2C-B2C è superata?

Proprio così: quello che conta è la comunicazione, si dice, H2H: da umano a umano. Anche, e soprattutto, su LinkedIn dove, anche se cerchi un’azienda, trovi una persona che la rappresenta. Questo è il motivo per cui un profilo mal gestito o trascurato non fa danni solo al personal branding del dipendente, ma è un boomerang anche per l’azienda.

Puoi fare un esempio?

Senza fare nomi, un’azienda qualche tempo fa mi ha contattato per una consulenza e un corso aziendale per questo motivo: due dipendenti, due commerciali, si stavano sguaiatamente cercando un lavoro grazie a LinkedIn e un cliente non ha gradito. Ha chiamato in ditta, sbottando: “Fermate la commessa che ho appena fatto, prima mi spiegate perché ho tanto l’impressione che i topi stiano abbandonando la nave che affonda…”.

E tu, in questi casi che cosa ci puoi fare?

Beh, il profilo LinkedIn è certamente privato, nessuno può obbligare i dipendenti a metterlo a disposizione dell’azienda. Ma è altrettanto vero che, se citi l’azienda e ne sei dipendente, hai una bella responsabilità. E se mal gestisci il profilo, fai un danno di reputazione non solo a te stesso, ma anche a chi ti paga lo stipendio. Il mio compito è quello di allineare i profili e insegnare anche come usarli strategicamente per portare beneficio a tutti: al singolo e all’azienda.

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L’odio online: l’intervista a Giovanni Ziccardi

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Nella puntata numero 47 del mio podcast “Genitorialità e tecnologia” il tema era quello dei cosiddetti haters, l’odio online. Per sviscerare il tema ho fatto una chiacchierata con il professor Giovanni Ziccardi.

Chi è Giovanni Ziccardi?

Giovanni Ziccardi è un professore di informatica giuridica all’Università degli Studi di Milano ed è un autore molto prolifico: ha scritto molti testi con protagonista la Rete. È anche un giornalista: tra le altre cose ha fondato la rivista “Cyberspazio”. L’ho intervistato per il podcast sul tema degli haters perché nel 2016 Giovanni ha scritto il libro di riferimento sull’odio online; si chiama proprio così: “L’odio online. Violenza verbale e ossessioni in rete” (vedi L’odio online su Amazon).

L’intervista a Giovanni Ziccardi sull’odio online

Lo spunto per questa intervista mi è venuto mentre ero al cinema. Stavo guardando con mia figlia “Ralph spacca internet”: a un certo punto Ralph diventa una specie di influencer, ma non aveva messo in conto il fatto che sarebbe stato anche bersaglio dei cosiddetti haters. Chi sono gli haters e che cos’è l’hater speech l’ho chiesto a Giovanni Ziccardi.

“Ci sono due accezioni – mi dice Giovanni. – C’è un’idea di odio uscita dalla seconda guerra mondiale e quindi l’odio era tendenzialmente odio razziale, religioso, politico e poi, più o meno alla metà degli anni Ottanta del secolo scorso, odio omofobico. È la paura del diverso. Questa idea di odio è mutata molto con l’avvento delle tecnologie: oggi l’odio viene spesso sollevato anche in discorsi che non riguardano soltanto la politica, la razza, la religione e il sesso, ma anche in discorsi comuni: possono sollevare odio anche una puntata di Masterchef o la finale di Miss Italia, così come un gruppo che parla di alimentazione o vaccini. Quindi definire oggi che cosa sia l’odio online, o meglio l’istigazione all’odio (che è la cosa più grave), non è semplice”.

Ma qual è la differenza tra l’odio attuale e quello tradizionale?

“Sono arrivato alla conclusione, nel mio libro, che oggi qualsiasi discorso, in determinati contesti, può sollevare l’odio online. Non si è più legati alle categorie tradizionali, che restano comunque importanti”.

Qualche indicazioni per i genitori?

“Una prima indicazione deriva da una premessa: nel Nord America c’è, per tradizione e cultura, più attenzione nei riguardi della libertà d’espressione, quindi è più difficile censurare l’odio online: deve essere filtrato se c’è un attacco diretto o un pericolo immediato per il destinatario. È quindi frequente vedere genitori europei che non si spiegano perché alcuni tipi di contenuti siano consentiti o ammessi in piattaforme frequentate dagli adolescenti: la risposta, come detto, è che parliamo di piattaforme nordamericane.
La seconda indicazione è che molti genitori non comprendono l’impatto che le tecnologie hanno nella diffusione dell’odio. In particolare non comprendono la capacità di amplificazione della tecnologia (viralità), la persistenza del dato e la socializzazione dei contenuti.

Spesso la mancanza di dialogo con i figli e la poca comprensione di questi strumenti portano a problemi. In quasi tutti i casi che ho affrontato nel libro, i genitori non avevano la minima idea di come i loro figli e i loro nipoti utilizzassero le tecnologie quotidianamente. Questo è un grosso handicap”.

Per molti le nuove tecnologie hanno peggiorato i fenomeni dell’intolleranza, delle discriminazioni e del bullismo online: è realmente così? La tecnologia è il problema o è semplicemente un amplificatore che ha portato alla ribalta questi fenomeni che già esistevano?

“Nel mio studio ho notato come l’odio in sé, i contenuti d’odio e le espressioni d’odio non siano affatto cambiate negli ultimi negli ultimi anni, o negli ultimi decenni. Ne è cambiata solo l’esposizione e quindi le conseguenze sulla vittima. In generale però il sostenere che sia la tecnologia a generare l’odio è sbagliato, secondo me. D’altro canto, però, non possiamo neanche nascondere il fatto che la tecnologia sia talmente potente che, in mano a ragazzini o bambini, può fare danni”.

Per concludere, come si contrasta l’odio online?

“Nel finale del libro arrivo a una tripartizione dei rimedi:

  1. educazione;
  2. diritto;
  3. tecnologia.Per me occorre infatti ritornare a un’educazione alla legalità, all’affettività, al dialogo con le persone; l’educazione civica digitale, di cui si sente parlare tanto, viene dopo l’educazione civica tradizionale. Chiaramente nei casi più gravi deve intervenire il diritto e quindi la giustizia. Ma tutti noi possiamo usare la tecnologia in positivo: usare dei sistemi di filtro e gli algoritmi, anche dal basso, per controllare l’odio online.

Ascolta l’audio dell’intervista al professor Ziccardi

Ascolta “#47 L’odio online: intervista a Giovanni Ziccardi” su Spreaker.

Genitori e tecnologia: la mia intervista per Radio Punto

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Sabato 26 gennaio 2019 sono stato ospite di Radio Punto, storica emittente dell’alto milanese, per uno speciale sull’uso consapevole della tecnologia in famiglia.
Un’ora di show (musica compresa) durante il quale la dj Laura Defendi mi ha rivolto diverse domande e abbiamo trattato molti temi: nativi digitali, regole d’uso in famiglia, rischi e opportunità, sharenting, privacy e social, reputazione online e altro ancora.

L’annuncio su Twitter

L’intervista su YouTube

Puoi ascoltare l’intera puntata qui:

Le regole d’uso della tecnologia in famiglia: la mia intervista per Gengle

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Progetto di alternanza scuola-lavoro del Pasoli: la mia intervista

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Il progetto “Scuola, lavoro e competenze cambiano insieme”, finanziato dal Fondo Sociale Europeo e dalla Regione Veneto, sviluppato in collaborazione con Fineco, Isre, Iusve e Omi, si è svolto presso l’Istituto Tecnico Economico “Aldo Pasoli” di Verona. Scopo del progetto è stato quello di sviluppare, nell’ambiente scolastico, nuove metodologie di insegnamento e di apprendimento, finalizzate a sviluppare le competenze trasversali che possono aiutare i giovani a inserirsi nel mercato del lavoro. Dopo una prima fase, con la formazione di un gruppo di insegnanti sulle tematiche della comunicazione digitale, è arrivato il bello.

Un vero progetto di alternanza scuola-lavoro

Dopo il lavoro con gli insegnanti, ho iniziato a lavorare con i ragazzi di una delle tre squadre. Infatti sono state costituite tre squadre di studenti, accompagnate ognuna da due insegnanti e da un esperto/docente universitario: ognuna di esse ha avuto il compito di realizzare un prodotto digitale su commessa di una ditta locale – Cantina Zeni, Tenuta Pojana e Malga Vazzo.

A me è capitato il gruppo che doveva lavorare con la malga. Durante un incontro con la proprietaria, ho chiesto ai ragazzi di raccoglierne le esigenze in termini di comunicazione e marketing. Le esigenze erano sostanzialmente tre: una nuova immagine (brochure), un’analisi del posizionamento Web e la costruzione di un database di contatti per fare azioni di marketing.

Poi sono iniziati i lavori. Abbiamo creato tre gruppi:

– uno per lavorare sulla brochure;

– uno per fare l’analisi del posizionamento Web e social;

– uno per creare un eBook da usare come lead magnet.

Il lavoro più impegnativo e interessante è stato quello editoriale. L’eBook ha l’obiettivo di raccogliere i migliori itinerari escursionistici da fare partendo dalla malga, per raccogliere i contatti di turisti (a fronte del download occorre lasciare il contatto), al fine di fare poi attività di direct marketing tramite newsletter.

In questo video è spiegato il progetto (trovi la mia intervista al minuto 4’36’’):

“LinkedIn: show, don’t tell”: la mia intervista per “I grandi vini”

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I grandi vini“, rivista che da 10 anni si pone l’obiettivo di raccontare l’eccellenza enogastronomica del nostro Paese, nel numero 105 del novembre 2018 mi ha intervistato sul tema LinkedIn.
Dopo l’uscita del libro “Guida calcistica di LinkedIn“, la giornalista Elisa Berti mi ha fatto una serie di domande su LinkedIn e di come il mondo dell’enologia (dal sommelier al negoziante, dal produttore all’oste) può sfruttare questo social network professionale.
Nell’intervista si parla di uso strategico di LinkedIn, di ottimizzazione del profilo, di uso personale ed aziendale ed altro ancora. Puoi leggere l’intervista in PDF qui:

I_Grandi_Vini_Intervista_Gianluigi_Bonanomi_LinkedIn

Guida calcistica di LinkedIn: l’intervista di Gianluigi Bonanomi a Radio Panda

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L’interesse verso la Guida calcistica di LinkedIn non accenna a diminuire. Il 23 ottobre 2018 sono stato ospite di Radio Panda per parlare del libro e la diretta è durata come un tempo di una partita di calcio: 45 minuti! Questa è la registrazione integrale dell’intervista, dove parlo del progetto e rispondo anche a domande molto specifiche su LinkedIn. Buona visione:

Guida calcistica di LinkedIn: la mia intervista per MiTomorrow

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Questa intervista è stata pubblicata su Mitommorrow (cartaceo e Web) il 4 ottobre 2018.

Gianluigi Bonanomi: «Fatevi furbi su LinkedIn»

L’utilità di LinkedIn è innegabile. Ma per molti, il social network impiegato nello sviluppo di contatti professionali nasconde ancora troppi segreti, risulta tanto complicato e poco intuitivo. Come riuscire, dunque, a renderlo a portata di tutti? La risposta la dà Gianluigi Bonanomi, giornalista hi-tech e formatore sui temi della comunicazione digitale, che vive e lavora tra Milano e la Brianza. Dopo anni di corsi sull’uso strategico di LinkedIn, Bonanomi ha capito che serviva un testo che ne spiegasse l’utilizzo. Occorreva però dargli un taglio diverso per rendere lo strumento accessibile a tutti. Serviva una metafora. E qual è la più popolare, in Italia, se non il calcio? È nato così Guida calcistica di LinkedIn, in uscita in tutte le librerie.

Bonanomi, come le è venuta l’idea?
«Ho pensato che esistono tantissimi manuali sul tema, alcuni anche molto buoni. Ma l’impostazione è quasi sempre molto seria e non accattivante. Infatti molti ritengono che LinkedIn sia uno strumento distante da loro. C’era bisogno di renderlo più popolare, pratico. Ho utilizzato il mio approccio tipico, quello del sorriso sulle labbra, per renderlo interessante e coinvolgente».

Da cosa si parte?
«Dal social media marketing. Un ambito, tra l’altro, in cui si utilizzano sempre metafore del mondo militare. E anche il calcio ha le stesse metafore: si parla di bomber, strategie, di attacco e di difesa. Così ho iniziato a ragionarci e fantasticare. E mi sono divertito molto. L’unico problema è che ho attirato l’attenzione di chi si occupa di calcio. Hanno iniziato a seguirmi sui social allenatori e giocatori. Ecco, vorrei dire a tutti che questo libro parla di LinkedIn e non di calcio. Il calcio è una scusa (ride, ndr)».

Ci sveli qualche trucco. Come si usa LinkedIn?
«Devi differenziarti dalla massa, fare qualcosa di diverso da quello che fanno gli altri. Poi su LinkedIn devi scrivere non per te stesso, ma per gli altri. Pensare a come puoi essere utile. Per spiegarlo, ho raccontato la storia di José Mourinho».

Ovvero?
«Mourinho voleva lavorare al Manchester United. Così ha scritto una relazione di 30 pagine in cui analizzava tutti i problemi della squadra nell’ultima stagione e ne proponeva le soluzioni. Risultato? Assunto. È quello che dovremmo fare noi quando cerchiamo un lavoro, facendo intuire che siamo una soluzione, non un problema».

Un altro esempio calcistico?
«Quello di Zlatan Ibrahimović. È conosciuto per essere un personaggio un po’ sopra le righe e non solo per le sue doti balistiche. Ma nella figurina che ho publicato, sorride. Ha capito che nelle foto devi ispirare simpatia e fiducia. È provato da uno studio sui neuroni specchio. La stessa cosa dobbiamo fare con la foto del curriculum: sorridere. Poi ci sono tante storie, come quella di un osservatore del Genoa che si era camuffato da calciatore. Ne ho preso spunto per spiegare come fare a spiare profili altrui senza essere “sgamati”».

È un libro proprio per tutti?
«Certo, anche per figure particolari come i venditori. Si spiega cosa vuol dire fare social selling: bisogna partire dall’autorevolezza. E quindi dai contenuti».

Quali errori commettiamo?
«Su LinkedIn tutti pensano a quali sono le loro competenze, ma nessuno pensa a come farsi trovare. Il segreto è capire cosa cercheranno gli altri. Quindi lavoriamo sull’ottimizzazione dei testi del profilo. Ad esempio, nessuno cercherà mai su LinkedIn “Educazione cinofila”. Meglio scrivere che ci si occupa di “Addestramento cani”. Bisogna ragionare in ottica web».

Perché è importante saper usare questo strumento?
«L’88% dei Recruiter va a cercare online chi sei, indipendentemente dal tuo cv. Quindi devi curare la presenza web, perché ora è diventata la sostanza. E se riesco ad aiutarti, parlando di Maradona, Baggio e Allegri, perché no. Dopotutto, in Italia cosa c’è di più nazional popolare del calcio, dopo la pizza?».