Networking: dieci strumenti indispensabili

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Dopo aver raccontato, in questo articolo, perché il networking è un’attività indispensabile per chiunque –  non solo per la ricerca (contingente o in prospettiva) di un lavoro – è il momento di concentrarsi sugli strumenti utili per essere efficaci quando si cura e si costruisce una rete professionale.

  1. Il primo strumento NON è il curriculum o la lettera di accompagnamento! Sarebbe un autogol. In una riunione di networking lo strumento fondamentale è il biglietto da visita. Vecchio e superato nell’era di LinkedIn? Assolutamente no. È un link fisico che si crea durante l’incontro. Piuttosto occorre poi catalogarli: c’è chi usa dei contenitori diversi. Personalmente preferisco digitalizzarli: per esempio con un’app come CamCard.

  1. Il secondo strumento – anche in questo caso qualcuno potrebbe vederlo come arcaico – è Excel. Organizzare i propri contatti in un database, per quanto grezzo, permette di aggiungere delle note, fare delle classificazioni, tenere tutto in ordine. Sul sito di Office puoi scaricare diversi modelli di file per gestire i contatti.

  1. Excel è troppo vecchio? I più evoluti possono usare uno strumento come Rapportive, che da quando è stato acquisito da LinkedIn si presenta come Sales Navigator for Gmail: in pratica permette di estendere le funzionalità di Gmail per integrarvi, in corrispondenza di ogni contatto, le informazioni prese da LinkedIn.
    Se vuoi invece usare un vero e proprio CRM (sistema per la gestione dei contatti, da customer relationship management), esistono diverse soluzioni, quasi tutte a pagamento. Segnalo però una risorsa gratuita (open source): Suite CRM. Non è in cloud, va scaricato e installato, occorre registrare un account gratuito.

  1. A proposito di Gmail, uno strumento per me fondamentale è Google Calendar. Un planner per gli appuntamenti in cloud, che consente di integrarsi con la tua agenda su smartphone (con remainder e alert), è indispensabile per districarsi tra appuntamenti di lavoro, impegni personali e incontri di networking. In ogni caso rottama la tua agenda cartacea!

  1. Finora abbiamo visto soluzioni per gestire i contatti, per fare networking serve molto altro. Prima di costruire la propria rete, occorre lavorare su sé stessi. Sul proprio personal branding. Ti consiglio quindi di scaricare il modello Personal branding canvas: uno strumento che permette di ragionare sulla tua identità, sulle competenze, sulla professione e sugli elementi differenzianti. Nonché sul modo più efficace per proporsi sul mercato.
    A proposito di ripensamento della tua carriera, ti consiglio anche di dare un’occhiata alla strategia oceano blu (dall’omonimo libro): uno schema che permette di creare nuovi mercati o riposizionarsi, con un’opera in quattro fasi per eliminare e ridurre fattori della tua carriera, oppure per potenziarne o crearne di nuovi. Nel mio caso, quando ho smesso di fare il giornalista professionista per dedicarmi alla formazione, la strategia oceano blu mi è servita per sforbiciare o ridimensionare alcune attività non in focus (scrittura, consulenza) e per puntare forte sulla formazione, anche con proposte originali (corsi di navigazione familiare, workshop con esercizi scritti per l’uso strategico di LinkedIn).

  1. Un altro strumento molto utile è la matrice SWOT. Sul sito del mio progetto Job War, a questo indirizzo, trovi un articolo che spiega come usare questo strumento, solitamente utile per le aziende, per individuare i tuoi punti di forza e di debolezza, nonché le opportunità e minacce del contesto. In particolare, riguardo al networking, tante persone hanno un bel network, ma interno all’azienda per la quale lavorano. Appena però sono fuori dall’azienda, quanto vale quel network?
    Quando analizzi il network per la SWOT, tieni ben presente il principio di Pareto, quello dell’80/20. Per la rete, potrebbe funzionare così: il 20% dei tuoi contatti produce l’80% dei risultati (dato da tener presente quando devi decidere come usare il tempo dedicato al networking). Ciononostante bisogna coltivare tutti i contatti, forti o deboli che siano, partendo dal principio cardine: donare prima di ricevere (nella BNI si parla di “givers gain”).

  1. Un altro strumento fondamentale è l’executive summary. Solitamente con quest’espressione si indica un riassunto di un documento più lungo, per esempio un business plan o un piano di digital marketing, per chi ha poco tempo ma vuole farsi un’idea di un progetto. Tradotto in termini di network, è solitamente un testo, della lunghezza massima di venti righe (vedi per esempio il Riepilogo di LinkedIn), che spieghi a un lettore o interlocutore, chi sei, che cosa fai, in che mercato/settore operi, quali sono le tue competenze e, in versioni più articolate, anche un case study, che cosa vorresti fare e perché. Attenzione: non è la sintesi del CV!

  1. Oltre all’executive summary, serve un “elevator pitch”. Con quest’espressione, nata nella Silicon Valley, si indica un brevissimo discorso – anche di trenta secondi o due minuti al massimo – che permette, nel breve arco di tempo trascorso in ascensore con qualcuno, di raccontargli la tua attività. Nato per trovare finanziatori, può essere usato anche a livello di personal branding per presentarsi in modo efficace. Occorre fare diverse prove, magari con gli amici.

  1. Faccio continuamente corsi sui social network, ma ogni volta metto in guardia: i social non possono essere al centro di una strategia di comunicazione (vedi sotto il mio video sul modello “Hub & Spoke”). Al centro c’è il sito Web: se non altro perché il sito è mio e LinkedIn no (è di Microsoft). In ogni caso, se le condizioni e la professione lo consentono, un bel Website è un ottimo biglietto da visita per chi ti cercherà online.
    In alternativa, se non si vuole un sito, si può usare uno strumento come About.me, una specie di landing page personale dove ci si presenta e si collezionano tutti i contatti social e non.

  1. Ultimo, non certo per importanza, ho lasciato LinkedIn. Questo è il social del networking professionale per eccellenza. Nei miei corsi sull’uso strategico di questo strumento, racconto che LinkedIn è sia un ottimo social network (è l’incarnazione della teoria dei sei gradi di separazione nel mondo business) ma soprattutto un social media: strumento per pubblicare contenuti e per fare personal branding, nonché social selling. I contenuti devono essere al centro di una strategia di networking, perché consentono di rendersi autorevoli ma soprattutto di attirare nuovi contatti.

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Pagina aziendale di LinkedIn: 3 tattiche per acquisire follower (senza spendere un euro in advertising)

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Aprire una pagina LinkedIn aziendale è questione di pochi minuti: basta inserire nome, settore, descrizione e pochi altri dettagli ed è fatta. Il problema si presenta dopo: come fare a farla crescere? Acquisire nuovi follower è un problema comune. In questo articolo ho raccolto tre tattiche che suggerisco durante i miei corsi di uso strategico di LinkedIn per le aziende.

  1. A volte mi capita di analizzare pagine di aziende con decine di dipendenti e solo una manciata di follower. Assurdo: nemmeno i dipendenti dell’azienda la seguono su LinkedIn, perché dovrebbero farlo gli altri? Il responsabile della comunicazione dovrebbe inviare una bella mail a tutti i dipendenti e collaboratori e chiedere loro, gentilmente, di fare clic sul pulsante Follow, oltre ad agganciare la pagina aziendale sul proprio profilo, in corrispondenza della posizione lavorativa. Anzi, i dipendenti dovrebbero essere i primi brand ambassador online dell’azienda: dovrebbero interagire con i contenuti della pagina.
    Tra l’altro dovresti inserire il link alla pagina aziendale in tutte le comunicazioni, digitali e non. Per esempio sulla carta intestata, nella firma delle email, un bel QR code su un roll-up esposto nello stand della fiera e così via.
  2. La seconda mossa da fare è quella di far conoscere il più possibile la pagina. Il consiglio è quello di creare il badge da inserire nel sito, sul blog e così via. Non sto parlando del badge dei profili personali, proprio di quello della pagina aziendale. Occorre usare il “Follow Company Plugin Generator” che si trova a questo indirizzo. Compila i campi (pagina, lingua, formato) e fai clic su “Get code”.
    Appare così:
  3. Fai in modo che la pagina aziendale sia trovata nelle ricerche interne a LinkedIn. Anche in questo caso, come per i profili personali, si deve fare un ragionamento in ottica SEO, una ottimizzazione delle parole chiave anche pensando alla coda lunga. In concreto, inserisci parole chiave specifiche nelle sezioni Chi siamo e Settori di competenza. La stessa cosa si può fare nelle pagine Vetrina, spazi che offrono la possibilità di dare dettagli sui tuoi prodotti e servizi.

Se vuoi informazioni sui miei corsi sull’uso strategico di LinkedIn in azienda, scrivimi.

Navigazione familiare: come creare un albero genialogico con Geni.com

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Navigazione familiare: come creare un albero genealogico con Geni.com

Geni è un social network davvero particolare, ma soprattutto risulta perfetto per un uso congiunto di genitori e figli. Usato da famiglie, genealogici e storici, permette di realizzare l’albero genealogico della propria famiglia. Si possono invitare a collaborare altri parenti (per questo è considerato un social) per aiutarvi a inserire le parti mancanti, si possono cercare i propri antenati negli altri milioni di profili già pronti, così come si possono conoscere nuovi parenti o caricare e trovare documenti relativi alla propria famiglia.

Cenni storici e curiosità

Attivo dal lontano 2007, Geni (ora di proprietà di un gruppo israeliano) nacque con il proposito, molto ambizioso, si creare un unico enorme albero genealogico che includesse tutte le persone del mondo. Per ora gli iscritti sono quasi cento milioni.

Eventuale Costo

Gratis nella versione base. Quella a pagamento, detta Pro e con molte caratteristiche aggiuntive e gestione documentale illimitata, costa 119,40 dollari all’anno.

Installazione SÌ/NO

No

Lingua interfaccia

Italiano

Categoria di appartenenza

Social network

Registrazione richiesta

Come registrarsi

Basta compilare un piccolo form con nome, cognome ed email.

Come usarlo

Una volta registrati al sito Geni.com potete iniziare a costruire il vostro alberto genealogico andando nella sezione Albero. Per ogni nodo del grafico che aggiungete dovete compilare una scheda anagrafica, con nome, cognome, sesso, luogo e data di nascita, residenza e occupazione; si può anche indicare se è ancora vivo. Con un clic su “Aggiungi un altro familiare…” si ingrandisce l’albero.

Una volta creato l’albero genealogico, ecco come condividerlo. Basta andare in Famiglia/Condividi il tuo albero, quindi scegliere come: si può ottenere il link diretto all’albero (sotto forma di indirizzo Web) oppure ottenere una versione ridotta dell’albero da pubblicare sui social network o nei propri siti o blog. Gli addetti ai lavori possono anche esportare l’elaborato in formato GEDCOM, file standard per informazioni genealogiche.

Altra sezione interessante di geni è quella relativa ai Cognomi, che si trova nel menu Ricerca. Le pagine dei cognomi, cui chiunque possono contribuire, consentono agli utenti di individuare rapidamente profili, documenti, progetti o discussioni riferite a quel nome.

Forse non tutti sanno che

Geni vende anche test del DNA: li trovate alla pagina www.geni.com/dna-tests.

Scheda-attività per genitori e figli

Parenti serpenti: una romantica attività da fare con i nonni

Livello di difficoltà: medio

Tempo previsto: a vostra scelta

Chissà perché succede sempre ai matrimoni e ai funerali: si scoprono parentele inaspettate, una zia riesumata da qualche angolo della terra e salutata con grande affetto dal più saggio della famiglia o uno zio americano sconosciuto, ma quasi sicuramente non miliardario. Seguono quasi certamente lunghe narrazioni della nonna che spiega, con dovizie di particolari e dettagli fondamentali, la biografia del fratello e dalla sorella di loro, del cognato del genero sposatosi due volte.
Parentele complicate ma affascinanti germogliate su persone che diventano personaggi attraverso le parole dei nostri genitori. Per chi subisce il fascino della storia, del passato e del ricordo il mistero che ci ha preceduto può diventare terribilmente accattivante, andando a fondo ad una delle domande più ancestrali per l’uomo: da dove vengo?
Può farsi strada l’eroica idea di salvare queste storie familiari, magari umili e non sedimentate in alcun libro di storia, ma sicuramente vere, intense e determinanti; può sorgere in noi l’esigenza di salvare queste vicende che ci appartengono e che rischiano di andare perdute per sempre.
Vi suggeriamo un’attività da proporre a vostro figlio e ai vostri genitori insieme: ricostruire la storia famigliare, viaggiando tra i ricordi e i documenti con il pretesto di completare l’albero di Geni.
Poi si potrebbero arricchire le descrizioni dei parenti con qualche piccola narrazione che li riguarda arrivando a creare un album dei ricordi di famiglia.
Geni offrirà la base per costruire un albero genealogico chiaro in un discorso organizzato; le narrazioni potrebbero essere trascritte a parte ma anche registrate in podcast, mentre i meno anziani intervistano e dialogano con i meno giovani del gruppo.

Il libro

Per acquistare una copia del libro Navigazione familiare (Ledizioni), fai clic qui di seguito:

Il corso

Se vuoi informazioni sui miei corsi sulla navigazione familiare, fai clic qui.

Foto del profilo LinkedIn: l’intelligenza artificiale ti dice se va bene

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A ogni corso che tengo su LinkedIn suggerisco di leggere il libro di un mio “competitor”, si fa per dire. In realtà, a ben vedere, è un collega di casa editrice: si tratta di Ale Agostini (il libro è “Fai carriera con LinkedIn”, Hoepli). Qualche giorno fa l’ho chiamato per fargli un’intervista e lui mi ha regalato una chicca: “Sto mettendo a punto uno strumento online per la verifica della foto del profilo di LinkedIn: è l’intelligenza artificiale a sancire se va bene oppure no”. Pur non essendo ancora uno strumento definitivo, ma solo in versione Beta, ho avuto il suo permesso di presentarvelo ufficialmente.

Lo strumento, che si chiama semplicemente “Bella foto”, è liberamente accessibile all’indirizzo http://ai-sentiment.aleagostini.com. Il sottotitolo è chiaro: “Bella Foto è il tool che ti aiuta a capire che cosa comunica la tua foto utilizzando l’Intelligenza Artificiale. Carica la tua foto e scopri subito il contenuto riconosciuto, gli argomenti correlati sui social, le emozioni associate (solo per immagini di volti) e le immagini simili o uguali presenti nella Rete”.

Il funzionamento, in effetti, è assai semplice: basta caricare la propria foto profilo grazie al tasto “Carica immagine”, facendo attenzione a non uploadare file troppo grossi (massimo 2,4 Mb). Dopo aver dato in pasto la foto al sistema, non resta che lanciare la procedura con un clic su “Analizza”. I risultati sono immediati.

Nel mio caso il sistema ha beccato che sono un uomo (facile, dirai) e che ho la barba. Ma soprattutto che sto sorridendo abbastanza (potrei fare di meglio) e questa è cosa buona e giusta perché, secondo gli studi sui neuroni specchio, che si attivano quando un individuo compie un’azione e quando l’individuo osserva la stessa azione compiuta da un altro soggetto, sorridere ci rende più piacevoli e induce chi guarda a sorridere a sua volta. Per dirla con Cialdini (che tanto piace ad Ale), scateniamo l’arma della simpatia.
Il cervellone analizza anche quali sono le corrispondenze dell’immagine e se è già presente nei social o sul Web, ed eventualmente ci dice anche dove: in quale contesto, in quale pagina. Questo, tra l’altro, permette anche di scoprire se l’immagine è stata rubata.

Questo strumento, in realtà, può essere usato per analizzare qualsiasi tipo di immagine. Usando l’intelligenza artificiale è possibile controllare, in pochi istanti, che cosa comunica una brochure o una pagina stampa, verificando che non sia già usata da altri. Insomma, uno strumento per il personal branding ma anche per il marketing aziendale. Ma soprattutto uno strumento che potrebbe debellare la piaga delle foto da ombrellone o per nulla professionali su LinkedIn.

 

Bufale on-line: come scoprire se una foto è falsa

Spesso la parte più importante della bufala on-line, dopo il titolo (il 70% degli utenti di Facebook legge solo il titolo di quello che condivide), è la fotografia. Peccato che a volte sia falsa, ritoccata o rubata. Ecco una serie di strumenti per scoprirlo.

Quando una foto non ci convince, la prima cosa da fare è cercarla su Google. Trovare un’immagine partendo da una ricerca testuale è un gioco da ragazzi. Più difficile fare il contrario. Google permette di scoprire, foto alla mano, da dove viene. Basta “uploadare” (caricare online) l’immagine, o segnalarne l’URL se l’abbiamo trovata online, su http://images.google.com (o www.google.it/imghp), usando il comando “Ricerca tramite immagine”, rappresentato dall’icona di una macchina fotografica. Dopo il caricamento, Google restituisce l’elenco delle immagini trovate, anche con risoluzione e dimensione diverse. Segnala anche le immagini simili.

È possibile automatizzare questa operazione utilizzando delle estensioni del browser. Nel caso di Chrome, il browser di Google, possiamo usare “Search by Image (by Google)”, che troviamo su Chrome Store. Per Firefox è disponibile il componente aggiuntivo “Google Search by Image”.

Questo strumento, tra parentesi, è utilissimo anche per scoprire se la ragazza francese tanto carina che ci sta chiedendo l’amicizia su Facebook è quello che dice di essere. Basta verificare da dove viene la foto usata per il profilo: quasi certo venga da un sito di vendita di foto in stock o, peggio, da un sito di escort on-line.

RevEye, plug-in di Google Chrome, fa la stessa cosa, con la differenza che consente cercare anche nei database di TinEye (motore di immagini che tra l’altro permette la ricerca inversa), Yandex, Baidu e Bing.

Come si fa invece a scoprire se un’immagine è “originale” oppure è stata photoshoppata? Il servizio gratuito Izitru serve proprio per verificare l’originalità di un’immagine. Una volta caricata la foto da analizzare, il sistema analizza il file e restituisce il verdetto: la foto è come macchina fotografica l’ha fatta oppure il rischio di fuffa è reale.

Un altro strumento simile ma molto più complesso, perché utile anche per professionisti, è Fotoforensics: in questo caso sono restituite altre informazioni sul file quali Digest (le caratteristiche tecniche della foto, per esempio dimensione e informazioni sui colori RGB), ELA (analisi del livello di errore: se l’immagine non è omogenea è a rischio manomissione), JPEG % (qualità dell’immagine) e Metadata (la carta d’identità di un file: nelle immagini ritoccate i file sono riscritti). Per vedere un esempio d’uso di questo tool, aprite l’immagine che si trova a questo indirizzo: http://imgur.com/gallery/eibEB; viene evidenziato chiaramente che una foto di Obama è stata alterata.

Fuskr, invece, è una estensione del browser Google Chrome, utile per trovare tutte le foto con i nomi di default della camera (come per esempio DSC_0000.JPG) e che sono state caricate da un dispositivo mobile su un server specifico.

Sempre a proposito di controllo dei metadata, detto che spesso è sufficiente spulciare tra le proprietà del file con un colpo di tasto destro in Windows, suggeriamo l’utilizzo dello strumento Jeffrey’s Exif Viewer: anche in questo caso possiamo scoprire tutta una serie di dati tecnici relativi allo scatto, come l’ora, la qualità, le impostazioni della macchina fotografica, la marca e altro ancora. In particolare, rispetto agli altri strumenti della stessa categoria, Jeffrey’s Exif Viewer si contraddistingue per essere in grado di mostrarci i dati EXIF per praticamente tutti i formati di file; l’immagine da passare ai raggi X può essere caricata dal PC oppure possiamo semplicemente indicarne l’URL, se è già on-line. È inoltre possibile usare un bookmarklet, una specie di scorciatoia da mettere nei preferiti del browser, in modo da avere questo strumento sempre a portata di clic.

Se la foto è stata scattata con un iPhone, per accedere ai metadati delle immagini possiamo scaricare una app chiamata Photo Investigator (Investigatore Foto nella versione italiana), che può essere scaricata gratuitamente da App Store. L’app permette di accedere a tutti i metadati disponibili: ora, luogo, fotocamera usata, ma non solo: nella versione a pagamento consente anche di rimuovere o modificare i dati GPS della foto, didascalia e marca temporale (Esiste anche un blog che spiega il funzionamento di Foto Investigator: www.photoinvestigator.co); rivela anche se una foto è stata modificata e con quale app. Esiste anche una app simile per le foto scattate con Android: si chiama Photo Exif Editor.

 

 

 

NOTA: Questo testo fa parte del libro Manuale per difendersi dalla post-verità, scritto a otto mani con Pilla, Dolce e Giacomello ed edito da Ledizioni. Il volume, inserito nella mia collana “Fai da tech“, parla di bufale online. In particolare ho curato la parte su come riconoscere le news false su Internet e sui social e un’intervista a Ermes Maiolica (che potete leggere qui). Per acquistare l’eBook, fate clic sul link qui sotto:

Creare un’infografica

Nell’era dei social network e delle informazioni che viaggiano a mille all’ora, ma soprattutto ora che siamo bombardati da notizie di ogni tipo da ogni parte, il fatto che stiano avendo un successo clamoroso le infografiche è assolutamente logico. Un sistema che ci permette di avere un colpo d’occhio su un tema, con possibilità di approfondimento, si sposa perfetto con bacheche e post e tweet. La realizzazione di queste composizioni, creatività, non richiede necessariamente l’intervento di un grafico. Per infografiche senza troppe pretese possiamo anche darci al “fai da te”, grazie a servizi quali Infogr.am. il servizio è tutto in inglese, ma non è difficile da usare.

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Collegati all’indirizzo Web https://infogr.am e fai clic sul pulsante rosso che trovi al centro della pagina: “Start now, It’s free”. Il servizio, in effetti, è gratuito. Anche se, come vedremo, con delle limitazioni.

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Per utilizzare il servizio occorre creare un proprio account. Non serve inserire manualmente i dati, se sei disposto a usare il tuo profilo Facebook o Twitter.

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Chiaramente la comodità, come diciamo sempre, si paga: Infogr.am avrà accesso a tutti i tuoi dati di Facebook, come amici, dati, indirizzi e così via.

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Dopo aver avuto accesso al servizio appare un semplice pannello di controllo. Puoi scegliere di creare una nuova infografica: quello che ti interessa ora. Le altre voci servono per accedere alla libreria dei lavori già fatti, ora vuota, e alla versione a pagamento.

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La cosa bella di Infogr.am è che puoi usare dei template e quindi non devi partire da zero. Fai scorrere, orizzontalmente, i modelli proposti. Poi fai clic su “Use design” in corrispondenza di quello scelto.

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Il modello di infografica scelto diventa un vero e proprio cantiere. Ci sono anche delle indicazioni su che cosa fare qua e là. Per esempio sulla sinistra puoi scoprire che le infografiche vengono automaticamente salvate, dopo ogni cambiamento.

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Fai clic sulla rotella delle impostazioni, in inglese “Settings”. In tal modo puoi accedere alle informazioni relative alla infografica; hai anche la possibilità di ripensarci e cambiare tema.

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Facendo clic su titolo e sottotitolo puoi inserire le informazioni relative alla tua infografica. Non vi sono molte possibilità di personalizzazione dei testi, font e dimensioni restano grosso modo quelle.

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Con un clic sul grafico, invece, si ha la possibilità di accedere a un vero e proprio foglio di calcolo, in stile Excel, dove inserire i valori che ti riguardano. I dati possono anche essere uploadati da un file che hai salvato sul computer.

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Chiaramente, parlando di grafici, è possibile cambiare completamente genere: Infogr.am permette di scegliere tra istogrammi, diagrammi a torta e molto altro ancora. Come cambiare? Basta utilizzare il primo pulsante in alto che si trova sulla destra.

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Altra opzione molto interessante: inserire nell’infografica anche una mappa. Ma non una cartina qualsiasi: si può anche agganciarla ai dati inseriti nel grafico precedente, visto che nel nostro caso si citavano delle località geografiche, per rappresentarle su un mappamondo. Il link, in questo caso, è automatico!

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In ogni momento, ovviamente, possiamo inserire tutti testi che vuoi, questa volta personalizzandoli a piacimento. Basta scegliere il pulsante “Aa” sulla destra.

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Il pulsante con l’icona di una macchina fotografica permette invece di inserire nell’infografica delle immagini, per esempio pescandole dal tuo disco fisso. Le foto, una volta inserite, possono essere ridimensionate a piacere.

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Non solo testi e foto: le infografiche possono contenere anche dei video! Non lo puoi caricare dal tuo hard disk, deve essere già on-line su uno dei due servizi consentiti: YouTube e Vimeo.

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Una volta conclusa la realizzazione dell’infografica, ecco cosa farne. Il pulsante Share in alto permette di condividerla con tutti, in pratica rendendola pubblica: solo chi ha acquistato l’account Premium può condividere con chi vuole.

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Nella tua libreria trovi l’infografica finita. Puoi visualizzarla o duplicarla; puoi anche modificarla in qualsiasi momento, così come sbarazzartene, eliminandola.

 

5 cose da sapere su Deezer

Quando si parla di musica liquida, spesso si fa riferimento solo a Spotify. Eppure ormai i servizi disponibili sono moltissimi, soprattutto ora che i big dell’hi-tech, come Google e Apple, sono scesi in campo. Ma un servizio, più di altri, si sta facendo notare. Il servizio francese Deezer (www.deezer.com), disponibile in Italia dall’inizio del 2013 (ma non ancora negli Usa!), vanta una quantità impressionante di brani disponibili (30 milioni, è il primo in assoluto), 5 milioni di abbonati a pagamento in 180 paesi, integrazione con i principali social network (pesca da Facebook l’elenco di cantanti e band premiati dal “Mi piace”), oltre a un’offerta di base gratuita più due livelli di abbonamento da 4,99 e 9,99 euro al mese, come Spotify. La registrazione al servizio è possibile tramite gli account Facebook e Google.

1. Puoi usare gratuitamente Deezer, dopo che hai creato un account, sia usando semplicemente il browser collegato all’indirizzo www.deezer.com, sia usando l’app per il tuo sistema operativo mobile, iOS, Android o BlackBerry che sia. C’è anche l’app per Windows 8.

2. Deezer non permette solo di ascoltare la musica dei tuoi artisti preferiti: ma anche di scoprirne della nuova. Come? Oltre alle sezioni “Esplora” e “Top Ascolti”, si ha anche la possibilità di scoprire artisti simili a quelli in ascolto. Il suggerimento di nuova musica avviene da parte di 50 esperti (umani!).

3. Chiaramente si possono creare delle playlist. Basta fare clic sulla nota con un + in corrispondenza di ogni brano. La playlist possono essere condivise o rese collaborative: in tal modo di permette ad altri di dare il proprio contributo.

4. Anche in Deezer, come in altri servizi del genere, è consentito l’uso di app. Tra le tante ti suggeriamo quella Beeblio Audiobooks, che permette di ascoltare autolibri. Purtroppo non italiano: puoi usarla per migliorare il tuo inglese.

5. In Deezer si possono ascoltare anche dei canali radio. Basta scegliere il genere e, tra i tanti proposti, lanciare la riproduzione. Quando trovi una canzone che ti piace, puoi aggiungerla ai preferiti.

Come ritrovare l’iPhone perso

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La parola smartphone vuol dire “telefono intelligente”. I cellulari di ultima generazione sono talmente intelligenti che sanno anche dirci dove si trovano: cosa molto utile se l’abbiamo smarrito. Questo grazie all’app “Trova il mio iPhone”, disponibile gratuitamente su Apple Store in questa pagina (https://itunes.apple.com/it/app/trova-il-mio-iphone/id376101648?mt=8).

 

Ritrovare e bloccare il dispositivo smarrito

Dopo aver installato e avviato l’app, dobbiamo inserire le nostre credenziali di iTunes, ovvero indirizzo email e password che usiamo per acquistare e scaricare le app. Se abbiamo già registrato dei dispositivi su iCloud, questi vengono riconosciuti ed elencati: selezionandoli, questi vendono localizzati su una mappa. Possiamo anche farli suonare grazie al pulsante “Emetti suono”, oppure possiamo impostarne la “Modalità smarrito”, ricollocato nella versione 2.0.1: impostiamo un codice che, di fatto, blocca il dispositivo. Vi è anche la possibilità di far apparire un messaggio sul display dell’iPhone, dell’iPad o dell’iPod Touch persi: utile per dare le indicazioni su dove e come riconsegnarli.

 

Controllo da Web

Che fare se invece perdiamo il dispositivo dov’è installata l’app? Basta collegarsi alla propria pagina di iCloud, e precisamente qui (www.icloud.com/find), e accedere alle opzioni di “Trova il mio iPhone” per gestire il gioiellino a distanza. Vi è, tra le altre, la possibilità di cancellare i propri dati.

Lo smartphone ricorda tutte le nostre password

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Le password sono l’unico strumento di protezione dei nostri dati, che siano on-line o salvati su computer, smartphone o tablet: il problema è ricordarle tutte, visto che è assolutamente sconsigliato, nonché folle, usare sempre la stessa per tutti i servizi. Per aiutarci possiamo utilizzare un’app studiata proprio per non doverle memorizzare tutte: 1Password. Questa applicazione, che è anche un software per PC e Mac, è disponibile sia per iOS (https://agilebits.com/onepassword/ios) al costo di 6,99 euro, che per Android (https://agilebits.com/onepassword/android) a costo zero. In quest’ultimo caso si tratta solo di un visualizzatore delle password salvate con il computer: per questo occorre aver acquistato e installato le versioni per PC o Mac, che possono essere provate gratuitamente per un mese.

La versione per iOS, utilizzabile anche senza la controparte su computer, è installabile su iPhone, iPad e iPod Touch. Basta acquistarla su un dispositivo: l’uso, poi, è consentito su tutti i nostri prodotti iOS. Permette di salvare le nostre parole d’ordine in modo estremamente sicuro, visto che sono utilizzati sistemi di crittazione in uso anche nel mondo militare. La app colleziona automaticamente le nostre password, i PIN, i dati di login e le informazioni sulla carta di credito, se vogliamo. Per maggiore sicurezza, la navigazione avviene tramite un browser interno. È consentita la sincronizzazione via Drobox e iCloud.

Trasformiamo tablet e smartphone in uno scanner

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I tablet e gli smartphone sono strumenti di lavoro straordinari: permettono di portare sempre con noi computer, orologio, macchina da scrivere, navigatore satellitare, programmi office e anche uno scanner. Grazie all’app giusta, infatti, possiamo trasformare il nostro iPad e l’iPhone in uno strumento di scansione di documenti e foto molto efficace. Un ottimo esempio è MyScans: si trova sull’Apple Store sia in versione gratuita che, con nome “MyScans Pro”, anche a pagamento, al costo di 2,69 euro.

 

Come si effettuano le scansioni

L’app MyScans è molto semplice: una volta avviata, basta premere sul pulsante “+” in alto a sinistra per creare un nuovo documento. Scegliamo se digitalizzare, ovvero riprendere con la fotocamera, una foto o un documento cartaceo. A questo punto parte entra in gioco l’obiettivo posteriore: possiamo premere “Scatta foto” e inquadrare. Se l’immagine è venuta bene, ovvero la foto è ben contrastata o nel documento si leggono lettere e numeri, premiamo “Utilizza” in basso a destra. Nel caso di documenti si possono aggiustare i bordi: sorprendente come l’app raddrizzi anche le foto più storte, opzione utile se le ricevute o i fogli sono un po’ rovinati. Si può intervenire anche su luminosità e contrasto. Il documento salvato può essere inviato via mail oppure stampato, se smartphone e tablet sono collegati a una stampante. Oppure può essere esportato, in PDF, in altre applicazioni. La versione gratuita dell’app, quando salva, inserisce una filigrana al documento.