Mai più colti di sorpresa al PC!

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Lo schermo del computer è grande, troppo grande. Quante volte avete avuto la sensazione che qualcuno, alle vostre spalle, osservasse quello che stavate facendo? Bene, ora esiste un rimedio, tanto semplice quanto efficace: lo specchietto retrovisore per il monitor. Forse un giorno lo renderanno obbligatorio, come avviene per auto e moto. L’oggetto può essere ordinato su AliExpress.

Una volta individuato il “nemico” grazie allo specchietto, dovete uscire dal gioco e tornare nel programma di videoscrittura o riaprire il foglio di calcolo. Tornare a far finta di lavorare, insomma. Queste operazioni potrebbero durare qualche interminabile secondo, compromettendo la vostra mimetizzazione. Esiste una soluzione molto più pratica e sicura: uno switch… da piede. Stealth Switch, infatti, è un dispositivo che si mette sotto la scrivania. Per attivarlo basta un colpo con la suola della scarpa, come se fosse un clic. In tal modo il vostro schermo cambierà all’istante: l’applicazione incriminata non viene semplicemente ridotta a icona, ma diviene completamente invisibile. Questo dispositivo, che si collega al PC via USB, si trova sul sito www.stealthswitch.com, e costa 39,95 dollari (circa 32 euro).

Giochi “artigianali” da ufficio

Solitamente quando si parla di giochi da fare in ufficio, tra una riunione e l’altra, tra un schermata di Excel e una di Word, si fa riferimento ai classici FreeCell, o a Campo Minato, al massimo a qualche gioco on-line, in Flash. In questa pagina, invece, vi proponiamo qualcosa di più originale, e al tempo stesso artigianale. Giochi “di società” che si possono fare stando seduti alla propria scrivania, utilizzando strumenti di lavoro come un client di posta o un programma di fotoritocco. Buon divertimento.

Photoshop tennis

Il gioco è molto semplice. Tutti i partecipanti utilizzano un programma di fotoritocco, come Photoshop o Gimp (purché supportino i layer, le immagini su più livelli). Si sceglie un’immagine qualsiasi, trovata in Rete. Il primo giocatore crea un livello (al quale dà il proprio nome) e la modifica. Quando ha finito, unisce (fonde) tutti i livelli, in modo che non si possa vedere l’immagine originale. Quindi la passa al giocatore successivo, che la modifica a sua volta (creando un altro livello con il proprio nome). Non si vince nulla, ma i risultati, a volte, sono esilaranti, altre volte stupefacenti. Qui riportiamo tre round di una partita giocata da studenti americani.

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Uno Scarabeo nel PC

Si tratta di una sorta di “paroliere” utilizzando le e-mail. Ogni giocatore ha tre vite, e viene eliminato quando le perde tutte. Vince chi resta “vivo” per ultimo. Solitamente, attorno a un tavolo, si gioca in senso orario, ma utilizzando il computer va benissimo l’ordine alfabetico.

Il primo giocatore sceglie una lettera e scrive una nuova e-mail che contenga solo quella lettera, per esempio “E”. Quindi manda l’e-mail a tutti i partecipanti. Il secondo giocatore sceglie un’altra lettera (per esempio “T”), e la aggiunge a quella precedente (prima o dopo, a sua discrezione). In tal modo formerà una sillaba (“TE”) e spedirà la e-mail a tutti gli altri. Il gioco procede così, fino a quando un giocatore non è in grado di aggiungere altre lettere che formino una parola di senso compiuto, oppure quando nessuno è in grado di sfidare l’ultimo giocatore che ha composto una parola. In tal caso, il giocatore di turno perde una vita e si ricomincia con un nuovo giro, con una singola lettera. Per sfidare il giocatore successivo lo si invita a dire una parola che contenga quella sequenza di lettere: se lo sfidato non risponde, perde una vita; se risponde, la perde lo sfidante.

L’icona morta

Siete dei burloni e volete fare uno scherzo tecnologico? Aspettate che il vostro vicino di scrivania si alzi e vada in bagno, o alla macchinetta del caffé. Quando avete campo libero, chiudete tutte le finestre aperte sul video del collega, e premete il tasto STAMP (su alcune tastiere “Print screen”). In tal modo, catturate una schermata del desktop. Aprite un programma di fotoritocco e incollatene all’interno il contenuto degli appunti, ovvero l’istantanea della vostra scrivania. Salvatela come immagine Bitmap (“.bmp”). Chiudete il programma, e impostate la vostra nuova immagine come sfondo del desktop. A questo punto, spostate tutte le icone sotto la barra di Windows, in modo che non siano visibile. Ora attendete il ritorno del collega. Osservate, poi, quando cerca di fare doppio clic sulle icone…

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Gli e-scacchi

Giocare agli scacchi via e-mail. Semplice, direte voi: basta che ogni giocatore abbia una scacchiera di fianco al computer, e registri le proprie mosse e quelle dell’avversario, comunicate via e-mail o via ICQ. Il problema è che una scacchiera, anche se portatile, dà nell’occhio. Ecco perché vi consigliamo di scaricare “w3-Chess” (http://w3chess.sirtobi.com/). Il programma, scritto in linguaggio C, è disponibile anche in lingua italiana.

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Il fenomeno dei “brick film”

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Chi di voi, da bambino, non ha giocato con i Lego? Beh, qualcuno, crescendo, non ha smesso. Anzi, ne ha fatto il suo hobby, unendolo all’amore per il cinema. Insomma, cinema più Lego uguale “brick film”, il cinema fatto di mattoncini. In pratica, si utilizza la tecnica detta “stop motion”, ovvero un’animazione fittizia (creata riprendendo fotogramma per fotogramma) che permette di dare l’impressione che il soggetto sia in movimento. Si crea la “location” con i mattoncini, si dispongono i protagonisti e si film qualche istante. Poi stop. Quindi si cambiano le posizioni degli ometti, e via ancora con le riprese. Un lavoro certosino, ma di sicuro effetto. Se siete curiosi di vedere qualche esempio di questi “brick film”, collegatevi al sito Web www.brickfilms.com. Ci sono filmati di tutti i gusti: storie originali ma soprattutto remake di film che hanno fatto la storia del cinema. Da Star Wars a Fahrenheit 451, da Blob a Mission Impossibile, quasi tutti i miti del grande schermo si sono trasformati in mattoni di plastica. Uno dei registi, Jeremy Markowitz (autore del filmato “A farmers tale”, una storia di fattori), racconta di aver passato nottate e intere giornate, per mesi, per finire la sua opera. Ore interminabili tra i menu di Photoshop, montando anche la colonna sonora. Ha realizzato lo stop motion con 15 immagini per secondo (15 fps). La durata è di quattro minuti e 35 secondi: fate voi i conti…

Ci siete cascati?

[Attenzione: articolo del 2004, ma link verificati nel 2014]

Una e-mail narra una storia da non credere. Appunto: da non credere…

11settembre

“Mio cugino mi ha detto che se metto un CD sul lunotto posteriore della macchina, gli autovelox non funzionano”. Forza, su, alzi la mano chi non ha mai sentito questa storia! E si faccia avanti anche chi non è mai venuto a conoscenza di queste altre: la vicenda del tizio che è stato rapito e, il giorno dopo, si è trovato in un fosso senza un rene; o la storia degli spacciatori di figurine “condite” con LSD; o le vipere “paracadutiste”; o la scritta “Dio c’è” sui cartelli autostradali che annuncerebbe la presenza di spacciatori al successivo autogrill; o il professore che scaglia il libretto universitario dalla finestra; o le lamette sugli scivoli degli acquapark; o del cocktail Coca Cola più aspirina che sarebbe allucinogeno; o ancora la macabra avventura del tizio che dopo un incidente in moto (o in bicicletta) si è alzato, poi s’è tolto il casco, e la testa gli s’è aperta in due…

Potremmo continuare all’infinito, anzi, addirittura potremmo inventarci una di queste storie di sana pianta. Mah, vediamo: la sapete quella del tizio che ha acceso il computer e si è accorto di avere un virus perché, invece dei soliti beep di errore del BIOS, una voce metallica gli gridava “Sono un virus! Hai dieci secondi per spegnere il computer prima dell’autodistruzione!”? No, non l’avete mai sentita? Beh, fate un esperimento: raccontatela a qualche amico. Scommettiamo che dopo qualche settimana ve la ritrovate in posta elettronica, arricchita di incredibili e fantascientifici particolari? Garantito.

Perché è proprio questo lo scopo delle “leggende metropolitane”, delle “bufale”: diffondersi il più possibile. Non importa che la storia sia verosimile (anzi, non deve essere mai “normale”, altrimenti che gusto c’è a raccontarla in giro?) ma nemmeno che sia vera: non importa che ci siano prove, testimonianze, documenti che suffraghino la storiella. È sufficiente che venga raccontata, basta che instilli almeno un piccolo dubbio: “Ma è se è successo davvero?”. Molte leggende prendono spunto dalla realtà, da fatti di cronaca, ma altre sono vere e proprie barzellette, altre ancora hanno origine più nobile, addirittura letteraria.

Anatomia della bufala

Qualcuno diceva che per dare credito a una storia, basta sussurrarla in un orecchio. Ecco il primo punto comune di tutte le bufale: la storia non è mai stata vissuta in prima persona dal narratore. Tanto che Jan Harold Brunvand, un professore dell’Università dello Utah e uno dei maggiori esperti di folklore americano, ha coniato l’acronimo Foaf (“Friend of a friend”, amico dell’amico), per indicare la persona cui capitano tutte queste incredibili vicende. In Italia, generalmente, il narratore fa riferimento a un fantomatico cugino, che gli ha raccontato questo e quello. Del resto, il grado di parentela dovrebbe svolgere un ruolo di garanzia. Il problema è questo: o tutti hanno lo stesso cugino, o qualcosa non torna.

I contenuti sono, ovviamente, il pezzo forte delle leggende metropolitane. Alcuni studiosi hanno rilevato che un’attenta analisi della “trama” delle varie storie, può rivelare una sorta di “morale”, che permette di ottenere informazioni riguardo le paure inconsce che affliggono la gente in un determinato momento storico. Negli anni ’80, quando l’AIDS si rivelò come la peste del ventesimo secolo, circolò la storia di quel tizio che, dopo una notte di passione con una sconosciuta, trovò scritto sullo specchio del bagno: “Benvenuto nel mondo dell’AIDS!”. Chiaramente i tempi cambiano, e con essi devono aggiornarsi anche le storielle, per poter reggere il confronto con nuove realtà, ma soprattutto con un pubblico diverso. Non a caso, qualcuno ha parlato di una darwiniana “evoluzione della specie delle bufale”.

Oltre al protagonista e ai contenuti, il terzo elemento fondamentale di queste storie è il metodo di diffusione. Sempre per via orale, finora; e sempre negli stessi posti: bar, discoteche, scuole e via dicendo. Adesso, con l’imporsi dei moderni mezzi di comunicazione, le leggende metropolitane hanno trovato un nuovo e fertile terreno per riprodursi, diffondersi, arruolare nuovi “messaggeri” e conquistare nuovi canali di diffusione; ma soprattutto un’audience più ampia, planetaria.

Le bufale mediche e alimentari

Le “hoax” (termine inglese per definire le bufale) che circolano on-line sono centinaia, e sono talmente riconoscibili che abbiamo provato addirittura a catalogarle. Nelle pagine che seguono, infatti, vi presentiamo diversi tipi di leggende metropolitane, prendendo in considerazione quelle più diffuse: mediche e alimentari, tecnologiche e, tanto per farci quattro risate, quelle divertenti.

Cominciamo, quindi, da quelle mediche. Per rendere credibile una bufala, non c’è niente di meglio che far leva sul buon cuore o sul senso civico degli ascoltatori. Parlare di bambini malati, persone in fin di vita, incidenti stradali mortali dei quali si cercano i responsabili e via dicendo, è un ottimo mezzo per catturare il lettore. In questi casi, però, il confine tra bufala e truffa è assai sottile, visto che spesso si è invitati a inviare dei soldi. Va detto, comunque, che il solo fatto di dover mettere mano al portafogli, può far sorgere qualche dubbio.

Molto peggio sono le informazioni false che diffondono inutilmente terrore, e non solo negli ipocondriaci. Una delle bufale che ha avuto più credito negli ultimi anni è quella dei deodoranti (e in particolare degli antitraspiranti) che causerebbero il cancro al seno. Questa falsa notizia, diffusa via e-mail, è stata smentita addirittura dalla “American Cancer Society”.

Qualcuno di voi ha ricevuto via posta elettronica una presentazione di PowerPoint in apparenza estremamente utile e intelligente: dava dei suggerimenti su come comportarsi in caso di infarto. “Basta semplicemente tossire”, c’era scritto. Non solo questa è un bufala vera e propria, ma può essere anche un messaggio molto pericoloso, perché seguire quei finti consigli può addirittura peggiorare la situazione. La smentita è venuta direttamente dal “Rochester General Hospital”, citato proprio nella bufala.

In questa particolare categoria inseriamo anche i messaggi di carattere alimentare che diffondono false notizie riguardo prodotti commestibili e cibi in genere. Una delle più famose riguarda le famose gomme da masticare “Big Babol”: sarebbero fatte con fegato, ossa, code, pelo pressato e grasso di topo. Ciò spiegherebbe la possibilità di fare palloncini così grossi. Niente di più falso.

Sicuramente avrete sentito parlare dei cani trovati nelle celle frigorifere di alcuni ristoranti cinesi della vostra zona: ci risiamo, altra bufala. Gli “orrori alimentari” sono sempre in voga, e non hanno risparmiato gli hamburger, la Nutella, il brodo di dado e la carne in scatola. Vi risparmiamo i disgustosi particolari.

Le bufale tecnologiche

Dopo quelle mediche e alimentari, quelle che hanno maggior diffusione e credito sono le bufale tecnologiche. Forse perché inviate via e-mail e cellulare (quindi giocano in casa…), o forse perché ormai siamo tutti più o meno dipendenti dalla tecnologia, queste storielle attecchiscono con estrema facilità. Partiamo dalle bufale informatiche, che fanno leva sulla paura dei virus da parte degli internauti. Chi di voi non ha mai avuto il dubbio di dover eliminare file di Windows quali “Jdbgmgr.exe” o “Sulfnbk.exe”? Del resto, il messaggio non lascia scampo: se trovate quei file sul disco fisso, siete infetti: cancellateli! Beh, peccato che quei due file devono esserci, visto che sono parte integrante del sistema operativo. Jdbgmgr.exe, in particolare, è il programma “Microsoft Debugger Registrar for Java”; Sulfnbk.exe, invece, è un piccolo programma che ha il compito di gestire i nomi di file più lunghi di otto caratteri in determinate versioni di Windows.

Come dicevamo all’inizio, le bufale si adeguano ai tempi. Poteva quindi rimanere immune il fenomeno del peer to peer? Certo che no: nei mesi scorsi moltissimi utenti hanno ricevuto un messaggio di posta, in inglese, che li informava del fatto che l’FBI aveva preso nota del loro indirizzo IP, visto che su quel computer si svolgeva un traffico illegale di MP3 e programmi piratati. Oltre a essere una bufala, quel messaggio trasportava, in allegato, un bel virus. Assolutamente da non aprire.

È rimasto vittima delle hoax informatiche anche il celebre motore di ricerca Google. Un messaggio, infatti, informava che i suoi server erano stati infettati, e che sarebbero stati contagiati anche tutti gli utenti che vi si collegavano. Siamo al limite della fantascienza.

Oltre ai computer, anche i telefoni cellulari ben si prestano a diventare protagonisti di storielle più o meno verosimili. Sarà capitato anche a voi di ricevere in posta un avvertimento di questo tenore: se un messaggio vi prega di chiamare il numero 0141455414, oppure vi chiamano da questo numero, non rispondete e non richiamate per nessun motivo; altrimenti vi verranno addebitati 50 euro di scatto alla risposta e 2,5 euro per ogni secondo di conversazione. Non c’è che dire, non proprio una tariffa “economy”. Peccato che quel numero non esista.

Riguardo i cellulari, le bufale crescono in ordine proporzionale alla diffusione dei terminali. Ormai non si contano più: “Hai vinto 500 euro di bonus, chiama il numero 899… per avere l’accredito del premio”; un virus cancella tutti i dati dei telefonini; gli squillini dei cellulari si pagano; “Vincerai un cellulare nuovo se inoltrerai questo messaggio!”. Serve ribadire che non c’è nulla di vero?

Le bufale divertenti

Sebbene ormai molti sappiano che quelle mediche e tecnologiche siano palesemente delle storie inventate, c’è poco da stare allegri: molti continuano a cascarci. Esiste un caso, però, in cui crederci può provocare un solo effetto collaterale: una sana risata. Sono le bufale che definiamo divertenti, e quindi innocue. Quella più famosa, a livello italiano, è certamente la bufala del discorso del fantomatico sindaco di Palomonte. In quel discorso, anzi sproloquio, si va oltre l’immaginazione di Palmiro Cangini, l’“assessore” di Zelig. Godevi il discorso all’indirizzo www.potanogiollo.it/sindaco_di_palomonte.htm.

Divertente o meno, vi proponiamo un’altra bufala da antologia. Vi ricordate la canzoncina “Asereje” delle spagnole Las Ketchup che è stato il tormentone di qualche estate fa? Beh, sappiate che qualcuno ha insinuato che il testo conteneva versi satanici. Ma ce le vedete le tre sorelline iberiche che inneggiano Lucifero?

A proposito di misteri che, a ben vedere, sono assolutamente ridicoli, vi lasciamo con un interrogativo. Ma è mai possibile che da una stessa quartina di Nostradamus si possa prevedere qualsiasi avvertimento, dall’11 settembre alla vittoria del campionato di serie A? Forse col senno di poi, è abbastanza facile.

Insomma, che vi piaccia o no, le bufale ci sono sempre state e sempre esisteranno. Forse perché farne senza sarebbe triste. Perché togliere la soddisfazione a qualcuno di credere che l’uomo non è mai andato sulla luna (ma sbarcò in uno studio cinematografico), che Elvis Presley è vivo e se la spassa su un’isola deserta (con Jimi Hendrix?); o ancora che uno studente, come svolgimento del tema “Cos’è, per te, il coraggio?”, scrisse semplicemente: “Questo.” (chiaramente, in tutte le varianti della storia, prese il massimo dei voti…)

L’importante è che, quando durante una cena tra amici la conversazione languirà, potrete sempre raccontare una delle storie lette in queste pagine. Se non altro, catturerete l’attenzione della platea. Questa, fidatevi, non è una bufala.

 

Risorse on-line (link tutti attivi, verificati nel 2014)

www.leggendemetropolitane.net Il Portale Italiano dedicato alle leggende metropolitane e al folklore urbano. Imperdibile
http://leggende.clab.it Centro per la raccolta delle voci e delle leggende contemporanee
http://attivissimo.blogspot.it/p/indice-delle-indagini-antibufala.html Il più famoso cacciatore di bufale della Rete: Paolo Attivissimo
it.discussioni.leggende.metropolitane I “cugini” si riuniscono quotidianamente, e discutono di leggende metropolitane su questo newsgroup
www.museumofhoaxes.com Il museo on-line che raccoglie i falsi, storici e moderni (in inglese)
www.snopes.com Una grande raccolta di bufale del mondo anglo-sassone (in inglese)
http://urbanlegends.about.com La più grande raccolta di hoax della Rete (in inglese)

Come difendersi dalle bufale

Sebbene molte bufale siano immediatamente riconoscibili, altre che circolano in Rete richiedono un po’ più di attenzione. Di seguito, vi diamo qualche consiglio per riconoscere una hoax.

1. Generalmente la bufala non riporta alcuna fonte della notizia (se non il solito misterioso cugino o amico) e se c’è, è falsa. Basta controllare su un qualsiasi motore di ricerca.

2. Di solito non viene mai specificata la data della notizia, se non in termini molto vaghi.

3. Spesso si trova l’invito a diffondere la e-mail a più conoscenti possibile, rivelandosi poi una classica catena di Sant’Antonio.

4. A volte vengono allegate delle fotografie come prova. Spesso si rivelano dei fotomontaggi, in alcuni casi dozzinali.

5. Molti messaggi vi invitano a partecipare a collette, raccolte di fondi per salvare vite e via dicendo. Pensateci bene, prima di mettere mano al portafogli.

 

L’arte ASCII

Trattini, puntini, lettere e altri simboli tipografici: basta poco per creare vere e proprie opere d’arte (digitale).

Un ottimo computer, un costoso software di fotoritocco e una buona dose di creatività possono permettere a molti di divenire artisti digitali. Un computer di modeste capacità, il Blocco Note di Windows e tanta, tantissima creatività possono dare vita, ugualmente, a dei piccoli capolavori. Nel primo caso si parla di arte digitale “tout court”, nel secondo di ASCII art, in pratica di arte digitale “povera”.

Che cos’è l’arte ASCII?

ASCII è un acronimo inglese che sta per “American Standard Code for Information Interchange” (Codice standard americano per l’interscambio di informazioni), ovvero un set di 128 caratteri (i cui codici vanno da 0 a 127) che costituiscono lo standard per tutti i tipi di computer. Un elenco completo dei caratteri ASCII si trova all’indirizzo www.asciitable.it. Per farli apparire, basta tenere premuto il tasto ALT e, contemporaneamente, digitare il relativo codice sulla tastiera. Anche le lettere dell’alfabeto sono caratteri ASCII, così come tutti gli altri caratteri tipografici presenti sulle nostre tastiere.

I caratteri ASCII utilizzati per questo tipo di performance artistiche sono solitamente quelli che vanno da 32 a 126, che includono caratteri come per esempio il cancelletto (“#”, ALT+35), la chiocciola (“@”, ALT+64) o la tilde (“~”, ALT+126). Assemblando in modo armonico quest’insieme di caratteri, si possono ottenere delle figure davvero straordinarie. Si va dai disegni più semplici (che a ben vedere sono paragonabili a quelli che risultano unendo i puntini sulle riviste enigmistiche) a opere davvero straordinarie, addirittura la riproduzione di quadri famosi, come vedremo in queste pagine.

Perché l’arte ASCII?

A questo punto vi starete chiedendo che senso abbia fare opere di questo tipo, quando i computer permettono di creare opere d’arte vere e proprie. Le ragioni sono diverse. Anzitutto non va sottovalutato il fascino della sfida di realizzare un “quadro” con pochi caratteri, cosa che richiede tanta creatività. Poi va aggiunto il fatto che questi disegni possono essere visualizzati su qualsiasi computer, anche se non ha alcuna capacità grafica (spesso i disegni ASCII sono in bianco e nero…). Non va trascurato anche il fatto che queste opere, generalmente, non pesano nulla, solo pochi byte.

Va detto comunque che molti sistemi informatici, attualmente, supportano un set di caratteri esteso, detto ANSI (o ASCII esteso) che prevede ben 256 caratteri o anche di più, come per esempio il simbolo del copyright (“®”, ALT+169). I puristi dell’ASCII art non accettano l’uso di questi simboli, prevalentemente per una questione di compatibilità con i sistemi più vecchi. Chi ha stilato l’ideale manifesto programmatico dell’ASCII art, inoltre, non accetta l’uso del linguaggio HTML (che permette il cambio di font, colore, grandezza dei caratteri) o del Javascript. In queste pagine, dove vi presentiamo una galleria delle migliori opere d’arte povera digitale, riportiamo esempi di tutti i tipi: ASCII art pura, HTML art e altri particolari esempi, come i film creati interamente con caratteri ASCII.

La galleria dell’arte ASCII

La home page di www.dali.art.pl, un sito polacco dedicato al genio del surrealismo, era una perla di ASCII art: con il solo utilizzo del nome dell’artista, con le dovute sfumature di colore, è stato riprodotto il volto dell’artista

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La locandina del film Ghostbusters

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Woody Woodpecker

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Parafrasando il titolo di un libro di William Gibson, potremmo ribattezzare quest’opera, copiata da Leonardo Da Vinci, “Mona Lisa in cyberspace”

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Come avvenne per il movimento artistico della pop art, e in particolare nel caso di Andy Warhol, la ASCII art utilizza spesso come muse ispiratrici delle proprie opere i personaggi più famosi del mondo dello spettacolo, della musica, del cinema e via dicendo. In questo caso è stato raffigurato il re del rock n’ roll, Evis Presley (www.chris.com/ascii)

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L’AA-project è un gruppo che sperimenta nuovi sistemi per la conversione delle fotografie in caratteri ASCII. All’indirizzo http://aa-project.sourceforge.net, troverete esempi strabilianti.

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Il “grido” di Edvard Munch è certamente uno dei quadri più famosi del mondo, e non poteva certo mancare una sua trasposizione in ASCII. Sul sito www.edvard-munch.com, interamente dedicato al celebre pittore norvegese, si trovava questa suggestiva opera

munch

Bart, Homer, Lisa, Marge e Maggie: in questa particolare carrellata, potevano mancare gli amatissimi Simpson? Quest’immagine è stata presa dal sito www.asciiartfarts.com

simpson

La galleria di ASCII art di Veronica Karlsson’s (www.ludd.luth.se/~vk) è ricca di opere di svariato tipo, tra le quali si trova anche questa vignetta informatico-luddista…

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Beccatevi anche questo splendido scorcio del capolavoro di Picasso Guernica (non più disponibile online)

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Riconoscete il volto raffigurato da questi simboli tipografici? Vi diamo un indizio: i fan di Star Trek non possono esitare minimamente…

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Sul sito www.afn.org/~afn39695, si trovano le “mostre personali” di numerosi artisti digitali. Questa porta la firma di Philip Kaulfuss

kaulfuss

Tra i tanti soggetti che colpiscono la fantasia degli artisti ASCII, non potevano mancare i manga, i fumetti giapponesi? Il sito http://japanese_ascii_art.tripod.com è interamente dedicato a questo particolare settore

manga

La settima arte ASCII

In queste pagine abbiamo raccolto il meglio della ASCII art che si trova in Rete: immagini, disegni, quadri famosi e via dicendo. C’è chi, però, s’è spinto oltre, “convertendo” interi film in caratteri ASCII. Non ci credete? Be’, visitate allora il sito “The Asciimation wars”, dove la saga di guerre stellari è stilizzata alla perfezione.

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Qui invece un video dove l’inizio di Matrix è stato asciizzato:

La spazzatura nella Rete

[disclaimer: l’articolo è del 2004: molti link non sono più attivi]

Una raccolta differenziata: il meglio del peggio del Web.

La Rete è un enorme cassonetto “indifferenziato”, dov’è possibile trovare risorse preziose, così come rovistare tra rifiuti informatici di ogni genere, sguazzando in un oceano di byte sprecati. Vuoi cose divertenti, vuoi curiose, ma molto spesso cose inutili, senza scopo pratico alcuno.

Questo perché Internet è un coacervo di contenuti senza controllo: sono poche le risorse DOC, di origine controllata. Chiunque può realizzare, a basso costo o addirittura gratuitamente, la propria pagina Web. Alcuni hanno sufficienti conoscenze tecniche (e non solo), o un discreto senso estetico: doti che permettono di realizzare un sito interessante, utile, ben fatto. Molti altri, invece, realizzano pagine decisamente brutte, inutili, talmente piene o talmente vuote che il risultato è certamente risibile, a volte demenziale. Ma esiste una soglia, probabilmente, che fa di un sito brutto qualcosa di sublime, di un sito inutile un collegamento da inserire nei Preferiti, di un’idea malsana un guizzo di genialità. Siti che vale la pena di visitare, almeno una volta.
Da qui parte il nostro excursus, il nostro viaggio alla scoperta del peggio della Rete: per alcuni sarà una gita nel paese delle meraviglie, per altri una visita al museo degli orrori. Comunque sia, in queste pagine vi mostreremo tutto quello che non può essere nemmeno lontanamente bollato come utile e pratico, contravvenendo, per una volta, allo slogan che trovate in copertina.
Un, due… trash, si parte!

Trash volontario e non

aivam

Partiamo subito con dei distinguo, riguardanti le intenzioni dei webmaster: c’è chi realizza una pagina brutta o inutile avendone la consapevolezza (con una certa genialità, quindi) e chi invece non è sfiorato da tale capacità critica, o autocritica, e nella sua beata incoscienza si espone al pubblico ludibrio. È questa, quindi, la prima distinzione che ci sentiamo di fare: trash volontario e involontario. Per chiarire meglio il concetto, partiamo con il sito dell’“Artigiana Salumi” (www.artigianasalumi.it): un’esplosione di animazioni flash e slogan spiazzanti. Solo per intenditori della carne suina.
Contrapponiamo questo sito a una pagina Web volutamente inutile e ridicola: “Lo zio di Kiev” (www.wainer.com/russi), un’esilarante collezione autunno-inverno di moda russa.
Tra i siti trash volontari non può mancare una famosa “bufala”: il sito di Franco De Nicola (www.geocities.com/poligamo_poligamia), un milionario che si offre per un matrimonio poligamo, e cerca le sue anime gemelle on-line (alle quali, tra l’altro, è richiesta la compilazione di una scheda per avanzare la propria candidatura).
Esistono poi degli ibridi: siti i cui intenti non sono così chiari. Troppo esagerati per essere seri, ma contemporaneamente troppo seri per essere volutamente trash. Un esempio potrà chiarirvi le idee: provate a visitare il sito di Padre Maurizio (www.padremaurizio.it), un prete rap ballerino, il cui motto è: “Dio ti vuole un macello di bene!”. Dopo la messa cantata, dobbiamo aspettarci l’omelia ballata?
Anche la pagina ufficiale dell’associazione AIVAM (Associazione Italiana per la Valorizzazione dell’Asino e del Mulo), che si trova all’indirizzo www.arpnet.it/aivam, ci lascia un po’ perplessi.

Gli inestetismi del Web

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Per fare il webmaster non occorre aver seguito un corso di grafica, avere uno spiccato senso dell’estetica, o anche solo una buona dose di buonsenso. E, spesso, si vede. Provate a visitare questo sito: www.iosonotranquillo.com; sicuramente un esempio negativo per chi vuol creare una home page sobria…
Anche un video trasmesso on-line può rappresentare un’accozzaglia di immagini, colori, idee e immagini che fanno a pugni tra loro. Una chicca imperdibile è sicuramente questa: Gellato el chocolato; si tratta di un videoclip casereccio della canzone di Pupo “Gelato al cioccolato”, ribattezzata per l’occasione “Gellato el chocolato”, chissà perché. Prima di vederlo, seguite le avvertenze e le modalità ad uso: tenere lontano dalla portata dei fan di Pupo.
Sia dal punto di vista dei contenuti, sia da quello della realizzazione, un esempio di quanto possa essere inutile e brutto un sito è quello dell’Associazione Mondiale per la Ricostruzione del Paradiso Terrestre: www.amorpater.it.
Il cattivo gusto on-line non ha limiti, soprattutto per chi vuole farsi un po’ di pubblicità. Vedere per credere il calendario del sito www.cofanifunebri.it/calendario-2003.htm. Ora procedete pure a fare tutti gli scongiuri del caso…
Una raccolta di siti brutti si trova all’indirizzo www.graphic.it/wastedweb.

L’insostenibile inutilità del Web

Esistono on-line dei siti che rappresentano un inno all’inutilità. Voluta, ostentata, spiazzante. Siti che si presentano come puri e semplici passatempi, ma che in fin dei conti fanno avanzare il contascatti telefonico senza dare alcunché al visitatori. Citiamo, per esempio, “The Prime Number Shitting Bear” (http://members.surfeu.fi/kklaine/primebear.html). Ci scusiamo con i lettori per il titolo poco fine, ma il sito è veramente incredibile. Rappresenta, in pratica, il disegno stilizzato di un orso il cui unico scopo è quello di “espellere” delle cifre: ma solo numeri primi… La matematica non è un’opinione. E nemmeno il trash.§Per non parlare di Emotion Eric (www.emotioneric.com), un tizio che fa espressioni facciali su richiesta. Una faccia da schiaffi, “on demand”.
E che dire del sito “Giant Microbes” (www.giantmicrobes.com) che vende i peluche dei microbi? Chi non ha mai sognato di avere in casa un simpatico pupazzetto del virus ebola, dell’ulcera o dell’influenza? Se invece vi piacciono le suonerie dei cellulari, non perdetevi la prima sinfonia per soli cellulari: www.flong.com/telesymphony.
Continuiamo così, facciamoci del male. L’arte degli origami è un’antica pratica giapponese che consiste nel costruire figure espressive di persone, animali, fiori e oggetti vari piegando ripetutamente uno o più fogli di carta, senza l’ausilio di colla o forbici. C’è chi, invece, è riuscito a prendersi gioco di questa arte: il sito www.origamiboulder.com vende un origami particolarissimi: semplici fogli di carta appallottolati. Spazzatura impagabile.
In tema di provocazioni, segnaliamo anche il sito www.geocities.com/personale_per_manifestazioni. In pratica, se volete organizzare manifestazioni affollate, non dovete far altro che contattare la “InPiazza Enterprise”: per 30.000 euro vi procurerà la bellezza di mille manifestanti “motivati e preparati, che credono negli ideali della protesta, e sono assolutamente pacifici, non-violenti”. Un affare.
Come non parlare poi di Frank (www.robotfrank.com), un tizio che afferma di essere un robot? O della motocicletta a forma di chitarra (www.guitarbike.com)?
Chi desiderasse rivedere la saga di Guerre stellari ricostruita con i mattoncini Lego, si accomodi sul sito www.wainer.com/gls. Casalinghe e habitué dei supermercati non mancheranno di apprezzare le iniziative dell’associazione per la salvaguardia dei carrelli della spesa: www.shoppingcartabuse.com.
Concludiamo la rassegna dei siti da non disperdere nell’ambiente… con un classico: il movimento per la liberazione dei nani da giardino (www.malag.it)
Al termine di questo viaggio nell’immondizia informatica, ognuno decida quali “rifiuti” smaltire e quali riciclare: potreste copiare e incollare qualcuno di questi link, regalando una sana risata ai vostri amici di e-mail…

Il webmaster è un coatto?

Tommaso Labranca (www.labranca.co.uk), il più rigoroso teorizzatore dell’estetica trash, ha esposto nel volume “Andy Warhol era un coatto” (Castelvecchi) il concetto di “bakismo”. Alcuni programmi informatici, quando aggiornano un documento, mantengono traccia della versione precedente alle modifiche, identificata con l’estensione “.bak”. Il file BAK è sempre meno interessante di quello aggiornato, perché superato. Questa metafora serve a spiegare cosa sia il trash: un’emulazione ritardata, e fallita. Un brutta copia dell’originale.
Uno degli esempi più lampanti indicati da Labranca è il cantante nostrano Little Tony, un clone all’amatriciana di Elvis Presley. Visitate la galleria fotografica del sito www.littletony.it. Altro esempio è quello di Roby Vandalo (www.robyvandalo.it) emulatore di Brian Ferry (ex leader dei Roxy Music).
In tema di Internet, un esempio lampante di bakismo è rappresentato dal sito www.marghe.com, dove l’intera grafica (in particolar modo nei titoli) è scopiazzata dal logo della band metal Metallica. Da brividi anche il sito del sosia di Adriano Celentano, Tony Serafino.
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Internet kitsch

Dal punto di vista culturale, e in particolare dalla prospettiva della storia dell’arte, il trash è l’utilizzo in chiave artistica del contenuto delle pattumiere, degli scarti industriali, dei rifiuti della civiltà tecnologica. Da non confondere con il termine tedesco “kitsch”, che ha sempre come riferimento l’oggetto artistico, seppur simulato, copiato e snaturato in un’imitazione di scadente qualità, ma soprattutto di cattivo gusto. Internet è piena di manifestazioni di questo tipo.
Cominciamo la nostra carrellata con un sito che propone alcune opere d’arte un po’ particolari: si tratta delle creazioni di Antonio Riello (web.tiscali.it/ladiesweapons/weapons.html), armi rivestite con pelle maculata, pelo giallo o colorate d’oro.
Ricordate i “Furby”, quei simpatici pupazzetti parlanti che imperversavano qualche anno fa? Bene, su questo sito è stata eseguita l’autopsia di un Furby: www.phobe.com/furby. Sempre in tema di pupazzetti, qui trovate un guida su come realizzare un bonsai di Pikachu, il più celebre dei Pokemon: www.bonsaipikachu.com. Se quest’ultimo non vi basta, qui scoprirete come si cucinano i Pokemon: www.jarusa.com/pokemon.
Qui invece trovate una collezione di nani da giardino che hanno fatto una brutta fine: www.bifrost.com.au/hosting/gnomes. Per concludere, eccovi una collezione di pupazzi (in perfetto stile Barbie e Ken) di Bush, Saddam e Osama Bin Laden: www.herobuilders.com. Davvero tremendi.

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