La mia intervista per il sito StartUp News

Oggi, 30 maggio, è stata pubblicata la mia intervista al sito Web Start-Up News. Parlo del modo in cui mi sono reinventato dopo la fine del lavoro di redazione. Racconto come un redattore possa diventare, da un giorno all’altro, freelance, autore, consulente e docente.
L’articolo si intitola “Gianluigi Bonanomi, lavorare in proprio ripartendo da zero”. Potete leggerlo a questo link o potete fare clic sull’immagine sotto.
Buona lettura! 🙂

startupnews

 

Fogpad: file blindati su Google Drive

Il servizio Fogpad permette di caricare sul tuo spazio Drive dei documenti a prova di intruso.

Ormai la nuvola spaventa sempre meno: tra Dropbox, OneDrive, Box e altri servizi on-line, stiamo trasferendo sempre più dati nel cloud. Anche se, a dire il vero, qualcuno ha ancora parecchie remore: i file non sono più sul mio PC, chi vi accede? Come li proteggo? La risposta è Fogpad: un servizio Freemium che consente di crittografare, proteggendo con password, i documenti da caricare su Drive, il tuo spazio in cloud offerto da Google.

Il funzionamento 

Fogpad è un servizio che permette di blindare i tuoi documenti, crittandoli con una password. In pratica, come detto, è la risposta a chi ha paura di lasciare documenti “delicati” sulla nuvola. Collegati al sito Web www.fogpad.net.

Per utilizzare il servizio occorre iscriversi. Si può usare il proprio profilo Google, anzi il profilo sul social network G+. Accetta le condizioni a procedi. Nella schermata successiva metti il segno di spunta accanto a “I have read and agreed to the Terms of Use and Privacy Policy”. Fai clic su “Sign up”.

Il servizio, come detto, è Freemium: gratis per cinque documenti, oltre occorre pagare. Per crittare il primo documento, fai clic su “Upload”, in alto a destra.

Dopo aver scelto quale documento caricare, grazie a una finestra di esplorazione delle risorse del PC, occorre inserire una password, due volte per sicurezza. Poi fai clic su “Encrypt + upload”: in tal modo si fanno due cose in un colpo solo, crittazione e caricamento.

Al termine della doppia operazione, il documento crittato appare nell’elenco al centro della pagina. E compenso, in alto, il conteggio dei file caricabili è sceso di uno: ora sono quattro. Da questo pannello puoi anche cancellare il file.

Ecco, invece, come si carica un documento che non esiste: come lo si crea da qui. Fai clic su “Create document”, comando che si trova accanto a quello di upload visto al passo 3.

Questa volta la password va scelta prima di creare il documento: del resto non si possono caricare file “in chiaro”, quindi nemmeno crearli da zero.

Quello di Fogpad è un editor testuale a tutti gli effetti, che non ha da invidiare ad altri servizi analoghi on-line: si può scrivere, formattare, inserire contenuti multimediali o tabelle e anche incollare testo da Word, preservandone la formattazione.

Per assegnare il nome al file, cosa determinante per ritrovarlo poi facilmente nell’elenco, basta fare clic sull’intestazione in alto. Quella che, inizialmente, riporta la dicitura inglese “Senza titolo”.

Con un clic su “Back”, in alto a sinistra, si torna all’elenco dei documenti. Ora sono due, e ne puoi caricare o creare altri tre.

Potresti gestire i file solo da qui: ma, come detto inizialmente, il servizio su appoggia su Drive. Quindi i file devono essere sulla nuvola di Google. Per accedervi, apri uno qualsiasi dei servizi di Big G, per esempio Gmail, e scegli di spostarti su Drive.

Per ritrovare velocemente i file creati con Fogpad, basta usare il menu di sinistra, scegliendo di visualizzare i documenti recenti. Troverai i tuoi file crittati in cima alla lista.

Che cosa succede se provi ad aprire uno dei file blindati? Ovviamente l’anteprima non è disponibile, perché il file è crittato. Bisogna comunque passare da Fogpad, per aprirli.

 

Quanto costa Fogpad

Detto che Fogpad è gratis per l’uso con cinque documenti, quanto costa? Per fare l’upgrade del proprio account, inizialmente definito “demo”, basta collegarsi all’indirizzo www.fogpad.net/pricing e scegliere un profilo. Il pagamento può avvenire solo con carta di credito.

 

La crittazione

Ogni document caricato in Fogpad o creato con l’editor viene crittato con algoritmo AES a 256 bit. Per intenderci: è l’algoritmo usato anche per blindare i dati bancari o le informazioni sulla tua carta di credito inserita in Amazon.

 

I dati restano tuoi

Quando carichi i file su Fogpad, restano tuoi? La risposta è contenuta nei termini d’uso del servizio, sezione “User data” (www.fogpad.net/terms). Ed è sì: “You retain all of your ownership rights, including copyrights and other intellectual property rights in and to your user content”. Chiaramente Fogpad non vuole materiale illegale sui suoi server.

Studiare online si può

È arrivato il momento dei corseware, i corsi universitari interamente gestiti via Web. La brutta notizia è che la stragrande maggioranza è in lingua inglese. Quella bella è che moltissimi sono gratis.

In un mondo dove pochissimi hanno il posto fisso e dove occorre cambiare nel corso della propria vita lavorativa anche cinque o sei professioni, la formazione continua, in inglese “lifelong learning”, è un dovere. In alcuni casi, poi, è un obbligo. Solo che – obiezione! – studiare, soprattutto a certi livelli, costa molto. Obiezione: non necessariamente. In Rete si trovano tantissime risorse gratuite, spesso messe a disposizione da realtà accademiche ispirate dal principio della “cultura libera”. Ecco cosa e dove si può studiare online a costo zero.

Da Radio Elettra al Web Learning
In principio fu Radio Elettra, i corsi a distanza: il candidato pagava e si vedeva recapitare a casa un pacco con libri e materiale scolastico. Poi venne la volta di Uninettuno: le università mettevano a disposizione di tutti interi corsi da guardare, in piena notte, sui canali Rai. Preistoria. Nell’era del Web e dell’e-learning – meglio: Web learning – basta mettersi davanti al PC, al limite inforcando le cuffiette con microfono, e studiare. Ovviamente, visti i tempi, senza carta di mezzo. Una precisazione: che differenza c’è tra e-learnign e Web learning? Poca roba: sono due fasi di un processo che ha portato all’uso della tecnologia informatica nell’insegnamento, la formazione a distanza, con il Web learning che comporta un maggior grado di interattività, una sorta di evoluzione dell’e-learning.
I corsi sono di tutti i tipi e per tutti i gusti. Ci sono quelli a pagamento, organizzati da realtà quali eCampus e Pegaso, vere e proprie università telematiche – per un elenco completo di questi centri si può visitare il sito http://unitelematiche.it. Ma in questa sede ci siamo ripromessi di citare solo quelle gratuite: intendiamo infatti fare una rassegna delle migliori risorse che si rifanno alla “open culture”.
Prima, però, serve un’introduzione alle modalità di fruizione dei corsi.

La tecnologia al servizio dell’insegnamento
I mezzi messi a disposizione dalla Rete non sono meno vari ed efficaci di quelli tradizionali. Se un tempo, agli albori dell’e-learning, ci si doveva accontentare di pagine Web, qualche filmato in VHS e al limite una chat, i tempi sono cambiati. Ora è tutto molto più comodo e interattivo.
Chi organizza corsi di Web learning, che possono prendere anche la “forma” di Webinar – i seminari online – e Workshop o videoconferenza, ha a disposizione ottime piattaforme didattiche interattive, come per esempio la open source Moodle, ma soprattutto la tecnologia streaming e le videochat. Gli eventi sono spesso in diretta, e gli studenti possono interagire, disponendo di una semplice Web cam, anche F2F, ovvero “faccia a faccia”, con gli insegnanti e con i compagni di corso. I docenti possono usare delle lavagne virtuali condivise, dove proiettare presentazioni o documenti. Molto usati i forum, per le discussioni tra studenti, e i quiz.
Si possono anche vedere o scaricare filmati e registrazioni delle lezioni. Non solo su YouTube, quindi, ma anche utilizzando i podcast: in pratica si scarica un file MP3 con la lezione che è possibile ascoltare in auto o nell’iPod. Chiaramente siamo lontani dalla realtà virtuale, dalla presenza “fisica” in un’aula in stile Second Life, ma meno di quanto si pensi…

I migliori corsi gratuiti online
Tra i migliori courseware gratuiti online va annoverato certamente Coursera, www.coursera.org. La storia di questo esperimento, ormai divenuto un’istituzione, è interessante. Tutto ha inizio dalla Stanford University nel 2012, quando due professori decidono di lanciarsi nella formazione a distanza. L’azienda funziona, e molte università americane decidono di appoggiarsi a questa piattaforma.
Coursera offre corsi MOOC, siglia che sta “Massive open online course”: in pratica i corsi online aperti, e quindi gratuiti, per grandi platee a distanza. Per iscriversi bastano pochissimi minuti, e tutte le istruzioni si ricevono via email. I corsi che si trovano online, e che sono liberamente e gratuitamente accessibili, a ottobre 2013 erano 534: si spazia dalla scienza alle discipline umanistiche, dal business all’informatica. Si tratta prevalentemente di videolezioni, ma vengono forniti anche dei materiali didattici, compresi documenti e dispense, per lo studio e le esercitazioni. Coursera parla anche italiano: la prima università del Balpaese a entrare nel circuito, e fornire dei corsi, è stata La Sapienza di Roma; al momento l’unico corso disponibile è “La visione del mondo della relatività e della meccanica quantistica” del professor Carlo Cosmelli.
Coursera non è l’unica piattaforma disponibile. Si difende bene anche quella del mitico MIT di Boston: MIT OpenCourseWare, http://ocw.mit.edu. I corsi gratuiti sono tantissimi e in molte lingue, ma sfortunatamente nessuno nella nostra. Interessante vedere quali sono i più seguiti: programmazione, fisica, algebra e principi di microeconomia; materia in linea con le competenze più richieste dal mercato, anche quello IT, in questi anni.
Molto interessante anche il progetto tedesco Iversity.org, il cui slogan in home page è “Education. Online. Free”. Anche in questo caso i corsi a costo zero, tutti in inglese o tedesco, sono parecchi: ce ne sono anche di architettura, storytelling, filosofia politica, design e finanza. Vale la pena visitare il sito.
Come abbiamo visto, e come logicamente potevamo aspettarci, la stragrande maggioranza dei corsi sono in lingua inglese; primo perché i paesi anglosassoni sono, come sempre, all’avanguardia; secondo perché l’inglese è il nuovo Esperanto, soprattutto in ambito accademico. Eppure, oltre al progetto di Uninettuno che trattiamo in un riquadro a parte, esistono anche esempi di corsi gratuiti in italiano. Un caso su tutti è quello di Federica, www.federica.unina.it, progetto dell’università Federico II di Napoli che prevede moltissimi courseware: 300 corsi per 500 lezioni. Si spazia tra diverse facoltà, comprese agraria e medicina. Basta scegliere la facoltà tra le 13 disponibili, poi il corso e quindi fare clic sulle singole lezioni per seguirle al volo, senza doversi nemmeno iscrivere. Oltre alle lezioni di Web learning e ai podcast, è possibile anche usufruire di una “Living Library”, una sorta di guida all’accesso alle fonti scientifiche in Rete attraverso una selezione di biblioteche e archivi online per ogni Facoltà: riviste, e-book, enciclopedie, collane e banche dati.

I corsi sull’iPad
iTunes U promette a tutti di studiare quello che si vuole quando si vuole, distribuendo contenuti audio e video messi a disposizione da scuole e università. Questo straordinario strumento, fornito gratuitamente da Apple, in realtà può essere usato anche dai docenti per creare corsi interattivi, anche dal browser grazie a iTunes U Course Manager. In tal modo gli studenti, oltre a vedere e ascoltare i docenti, possono prendere appunti sincronizzati con la lezione, leggere libri e vedere presentazioni, scorrere un elenco completo di tutti i compiti e spuntarli man mano che li completano; tutto direttamente dall’app, dal tablet o dallo smartphone.
In ogni caso chiunque può accedere ai corsi già pronti, anche quelli messi a disposizione da enti prestigiosi. È il caso, per esempio, dell’Università Bocconi di Milano, che ha aperto una sua pagina su iTunes U: si trova all’indirizzo http://itunes.apple.com/gb/institution/id392242578. Chiaramente si trovano anche le maggiori università del mondo, da Oxford a Stanford.

Studiare l’inglese per seguire i corsi
Come abbiamo avuto modo di vedere, la stragrande maggioranza delle lezioni che si trovano gratuitamente online sono in lingua inglese. Poco male: è un motivo in più per studiarlo, visto che in un modo o nell’altro non ne possiamo più fare a meno. A questo punto, visto che siamo ben disposti verso i corsi via Web, possiamo anche approfittarne per seguire dei corsi di lingua. Anche in questo caso se ne trovano di gratuiti. Un caso, per esempio, è quello di servizio Duolingo, la cui app gratuita, che si chiama “Impara l’inglese con Duolingo”, è in download su App Store e Google Play. Come funziona? Prima di tutto occorre accedere al sito ufficiale http://duolingo.com e creare un account, eventualmente utilizzando il proprio profilo Facebook. Poi occorre scegliere un nome utente e una password, che usaremo per accedere al servizio anche dalla app. Dopo aver scelto un livello, occorre completarlo con giochi e indovinelli, ma anche con traduzioni e altri esercizi più “seri”.

Uninettuno rediviva
Nella nuova era della didattica online la storica Uninettuno non è tagliata fuori, anzi: ora si è costituita l’ITIU, che sta per “Università telematica internazionale Uninettuno”, il cui sito è www.uninettunouniversity.net. ITIU fa parte del circuito europeo OpenupEd, www.openuped.eu, che raccoglie decine di corsi gratuiti messi a disposizione da svariate realtà accademiche europee.
I corsi gratuiti di Uninettuno sono davvero interessanti. Anzitutto riguardano sei aree molto eterogenee: comunicazione, giurisprudenza, ingegneria, psicologia, economia e lettere. I corsi disponibili, a fine ottobre 2013, erano ben 123. Ce n’è per tutti i gusti: dall’arte alla semiologia, dall’analisi matematica alle basi di dati, dalla psicologia all’antropologia culturale. Si compongono di videolezioni: dalle 10 alle 40 per corso.

Se il foodporn ti paga la cena

Da quando ci sono gli smartphone, e le fotocamere digitali in generale, facciamo foto che anni fa erano impensabili: biglietti dei concerti, scarpe, gatti. Per non parlare dei selfie: in ascensore, in gruppo, in ogni situazione possibile, anche intima. Ma è soprattutto uno il genere che spopola: le foto del cibo. Che qualcuno ha ribattezzato food porn, la pornografia del cibo.

A Londra, zona Soho, un ristorante chiamato “The Picture House” ha voluto unire questa tendenza a un’altra, quella della pubblicità che sfrutta i clienti come testimonial: del resto vale mille volte più un consiglio dato da un amico che qualsiasi pubblicità tradizionale. Il locale ha lanciato questa provocazione: per pagare la cena basta scattare una foto al piatto e postarla su Instagram. Si tratta, ovviamente, di un campagna pubblicitaria, ideata dalla catena Birds Eye, specializzata in piatti surgelati, dopo aver constatato che più della metà dei clienti fotografava i piatti per condividerli con gli amici. L’hashtag da associare alle foto è #BirdsEyeInspirations. Per maggiori informazioni visitate il sito http://picturehouse.birdseye.co.uk.

Il diritto di copiare

[articolo del 2003]

La copia personale di un prodotto regolarmente acquistato è un diritto. Ma che fatica avvalersene…

C’è chi fabbrica giochi, programmi, DVD e c’è chi li copia, legittimamente o meno. C’è chi fabbrica i programmi per effettuare queste duplicazioni e c’è chi scrive le leggi per regolamentare la materia. E infine c’è chi – le forze dell’ordine – deve controllare che le leggi vengano applicate. Spesso conciliare tra loro questi ruoli può diventare un problema.
Sgombriamo subito il campo da possibili fraintendimenti: chi copia qualsiasi contenuto multimediale a fini di lucro (vendendoli sulle bancarelle o anche per via telematica) è nel torto marcio, viola la legge e, giustamente, può andare incontro a pesantissime sanzioni penali.
Ma non è questo il punto. In queste pagine ci siamo posti un altro problema: copiare un programma, un gioco, un CD musicale o un film in DVD solo ed esclusivamente a fini di backup (di copia privata, di sicurezza) è legale oppure no? Se sì, perché i produttori di questi supporti proteggono i contenuti con sistemi anti-copia? E’ legittimo superare questi sistemi, se si possiede l’originale?
Mettiamo subito le mani avanti: l’attuale legge sui diritti d’autore, e in particolare il decreto 68 dello scorso aprile (che recepisce la direttiva europea 2001/29 CE), è poco chiara, e in alcuni punti addirittura contraddittoria. Oltre al linguaggio “politichese”, o meglio “legalese”, sono proprio i contenuti a mettere in difficoltà persino gli addetti ai lavori.
Non siamo dei legali, il diritto non è la nostra materia. Non è quindi compito nostro interpretare la normativa e soprattutto trarre delle conclusioni; quindi abbiamo chiesto il parere di chi ha a che fare, quotidianamente, con questioni relative al diritto d’autore, alla copia e via dicendo. Prma di tutto ci sono gli utenti, che comprano programmi e film e che desiderano far rispettare un loro sacrosanto diritto: effettuare una copia di sicurezza di prodotti che pagano a caro, carissimo prezzo. Ci sono poi i produttori dei software e di altri contenuti multimediali che, nel pieno rispetto della legge (sic!), proteggono i loro titoli con sistemi (a volte sofisticatissimi) anti-copia. Ci sono poi i produttori dei software per la duplicazione di CD e DVD. Prodotti che, però (e qui inizia il bello), non possono superare i sistemi di protezione. E infine ci sono i legislatori e le Forze dell’Ordine: i primi hanno partorito una normativa complicatissima, che i secondi si trovano, poveri loro, a dover far rispettare.
Ricapitoliamo: gli utenti sanno che copiare è un diritto; i produttori di software e contenuti multimediali non permettono di effettuare un backup dei loro titoli, applicando dei sistemi anti-copia e interpretando la legge, in alcuni casi, con un approccio a dir poco creativo; i produttori dei software di duplicazione di CD e DVD, nel dubbio, non permettono di superare questi sistemi; le Forze dell’Ordine devono riuscire a tradurre, sul piano operativo, un insieme di norme rigide, contraddittorie su alcuni punti, e spesso inadeguate a seguire l’evoluzione del panorama tecnologico. Detto in parole povere: un caos. E, come al solito, chi ci rimette è soprattutto il consumatore.
Leggete cosa ci hanno detto tutti questi protagonisti.

Il decreto 68 del 9 aprile 2003
L’attuale normativa che regola il diritto d’autore è riassunta nel decreto legislativo numero 68 del 9 aprile 2003 (che trovate all’indirizzo Web www.interlex.it/testi/dlg0368.htm). Questo testo contiene, a nostro avviso, dei punti in parziale (totale?) contraddizione tra loro.
Vediamoli nello specifico:
• Art. 71 – sexies – comma 4 – Fatto salvo quanto disposto dal comma 3, i titolari dei diritti sono tenuti a consentire che, nonostante l’applicazione delle misure tecnologiche di cui all’articolo 102-quater, la persona fisica che abbia acquisito il possesso legittimo di esemplari dell’opera o del materiale protetto, ovvero vi abbia avuto accesso legittimo, possa effettuare una copia privata, anche solo analogica, per uso personale, a condizione che tale possibilità non sia in contrasto con lo sfruttamento normale dell’opera o degli altri materiali e non arrechi ingiustificato pregiudizio ai titolari dei diritti.
In questo comma del decreto, si fa cenno all’articolo 102-quater. Vediamo di che si tratta:
• Art. 102 – quater – comma 1 – I titolari di diritti d’autore e di diritti connessi nonché del diritto di cui all’art. 102-bis, comma 3, possono apporre sulle opere o sui materiali protetti misure tecnologiche di protezione efficaci che comprendono tutte le tecnologie, i dispositivi o i componenti che, nel normale corso del loro funzionamento, sono destinati a impedire o limitare atti non autorizzati dai titolari dei diritti.
• Art. 102 – quater – comma 2 – Le misure tecnologiche di protezione sono considerate efficaci nel caso in cui l’uso dell’opera o del materiale protetto sia controllato dai titolari tramite l’applicazione di un dispositivo di accesso o dì un procedimento di protezione, quale la cifratura, la distorsione o qualsiasi altra trasformazione dell’opera o del materiale protetto, ovvero sia limitato mediante un meccanismo di controllo delle copie che realizzi l’obiettivo di protezione.
In pratica, si sancisce il diritto alla copia privata per uso personale, ma contemporaneamente i produttori di software sono legittimati ad apporre delle misure di protezione che non permettano le copie. Va detto, però, che quelle protezioni sono destinate a impedire “atti non autorizzati dai titolari dei diritti” (vendita, filodiffusione e via dicendo). Ma la copia privata (o di backup) è un diritto sancito per legge…

Cosa dice il Codacons
Tutte le parti coinvolte in questa “controversia” possono far valere legittimamente (dal punto di vista legale) i propri diritti. Quasi tutti ci riescono: solo gli utenti finali, che si trovano impossibilitati a fare una copia dei prodotti regolarmente acquistati, non vedono riconosciuto un diritto sancito per legge. Pare assurdo, ma è così.
Per chiedere lumi su come si può tutelare il consumatore, abbiamo contattato l’Avvocato Gianluca Di Ascenzo, coordinatore dell’ufficio legale nazionale del Codacons.
Il quale ci chiarisce subito una questione importante:
“La legge sul diritto d’autore, così com’è formulata, è lacunosa, e va corretta.”
Lo sospettavamo… Si riferisce al fatto che è sancito contemporaneamente il diritto di copiare e il diritto dei produttori di software di proibirlo?
“Proprio così. Chiariamo prima di tutto una faccenda: se le protezioni non permettono di usare un software o, com’è accaduto tempo fa, non consentono di riprodurre un CD musicale sul computer, sono illegali. In questo caso è possibile denunciare il produttore e chiedere un risarcimento dei danni.”
Bene. Poniamo però il caso che il programma funzioni regolarmente, nonostante le protezioni. Queste però non mi permettono di copiare il CD o il DVD. Posso superare queste protezioni?
“No, non è possibile. Anche se mi viene impedito un uso lecito del bene (farne una copia privata), se utilizzo strumenti che superino le protezioni, commetto a mia volta un reato.”
E come si può premunire un consumatore?
“Occorre richiedere esplicitamente al produttore la copia. E questo è obbligato a fornirla.”
Se non lo fa?
“Be’, a quel punto occorre muoversi a livello legale, per tutelare il diritto dell’acquirente. Noi, come Codacons, forniamo assistenza in tal senso. Ma vorrei andare oltre: auspicando una modifica della legge, nel frattempo siamo anche disposti a sederci intorno a un tavolo con le associazioni del settore e trovare un compromesso. In ogni caso una cosa è certa: va bene combattere la pirateria, ma questo non deve portare a ledere i diritti dei consumatori.”

Cosa dicono le Forze dell’Ordine
Dopo aver chiarito (si fa per dire) cosa dice la legge, abbiamo chiesto un parere anche a chi, giorno dopo giorno, si trova in prima linea nella lotta contro la pirateria: le Forze dell’Ordine, e in particolare la Guardia di Finanza. Tra le compagnie più attive su questo fronte, c’è sicuramente la Compagnia Pronto Impiego della Guardia di Finanza di Milano, e in particolare il Capitano Piccinni, che già avevamo ospitato sulla nostra rivista.
Capitano, fare una copia privata di un programma, di un gioco o di un film, è legale?
“La questione è molto complessa e la poca chiarezza normativa fa si che l’argomento costituisca oggetto di discussioni e diatribe interpretative. La mia interpretazione della Legge mi porta a dire che è legale realizzare una copia privata che sia destinata solo a fini di backup. Va sottolineato che la Legge sul Diritto d’Autore considera “privata” una copia quando è fatta per uso esclusivamente “personale”; per essere considerata tale, non deve essere realizzata da terzi e non deve riguardare opere trasferite on-line (per esempio via Internet). E’ consentita una copia, anche analogica, delle opere audio o video protette con strumenti tecnologici, purché ciò non si ponga in contrasto con lo sfruttamento normale dell’opera e non arrechi ingiustificato pregiudizio ai titolari dei diritti.”
Quindi realizzare una copia di backup a fini personali è consentito dalla legge. Ma, secondo lei, se ci sono le protezioni contro la copia, come ci si deve comportare?
“E’ questo il punto più delicato di tutta la faccenda. In teoria la protezione è posta per proibire una copia in qualsiasi caso, e soprattutto contro la pirateria. E in questo caso non ci sono dubbi: chi copia per vendere viola la legge, e va punito.”
D’accordo, ma se posseggo l’originale e voglio farne una copia di backup, posso superare le protezioni?
“In questo caso sì, secondo me.”
Quindi se lei, durante una perquisizione, dovesse trovare la copia di un software, come si comporterebbe?
“Mah, in un caso del genere chiederei di mostrarmi l’originale. Se l’originale c’è, per me il problema non sussiste. Il problema, per noi, non è assolutamente questo. Ci interessa scovare e punire i pirati, chi lucra sulle copie illegali. E’ lo stesso discorso del file sharing: non stiamo certo a punire i ragazzini che scaricano qualche MP3 dalla Rete. I nostri obiettivi sono altri: i grandi sharer o, peggio, chi scambia file di contenuto pedo-pornografico. Con questo, sia chiaro, non voglio dire che scaricare MP3 sia legale, o lecito; dico solo che sarebbe assurdo accanirsi contro chi scarica qualche canzone, anche perché, probabilmente, coinvolgeremmo la metà delle famiglie italiane…”
Tornando alla copia privata, quindi, chi copia un originale, regolarmente acquistato, è probabile che venga incriminato?
“Ripeto: è piuttosto improbabile. Per me la Legge, in questo caso, è chiara: non può rispondere della violazione della normativa posta a tutela del Diritto d’Autore, la persona che dovesse realizzare una copia di un’opera della quale detenga il supporto originale. L’utilizzo che potrà essere fatto della copia realizzata dovrà essere esclusivamente privato.”

Cosa dice Maneurope
Dopo aver visto cosa dice la legge e cosa ne pensano le Forze dell’Ordine, veniamo al dunque. Concentriamoci sul momento della copia, che richiede dei software appositi di duplicazione.
Prendiamo in esame uno dei programmi che affollano gli scaffali di tutti i negozi di informatica, per esempio “DivX Pro” di Maneurope (la stessa casa che distribuisce Ahead Nero).
Sulla scatola del prodotto troviamo tre-righe-tre sul copyright, sul fatto che se non si possiede l’autorizzazione alla copia, si potrebbero violare le leggi nazionali o internazionali sul diritto d’autore. Interessante l’ultima frase: “Se non siete certi dei vostri diritti, contattate il vostro consulente legale”. Siamo punto e a capo.
Prendiamo il telefono e ci mettiamo subito in contatto con Maneurope, e in particolare con Diego Russo, il Direttore Generale.
Iniziamo dal principio. Insomma, dottor Russo, fare un copia privata di CD-ROM, DVD, giochi e via dicendo, è legale oppure no?
“Bella domanda. Purtroppo la normativa italiana, anche dopo il decreto dello scorso aprile, non è molto chiara. Anzi, è assolutamente confusa e, se vogliamo dirla tutta, addirittura contraddittoria. La legge, dopo le nuove disposizioni su diritto d’autore e copyright, sancisce il diritto del proprietario del contenuto digitale, e quindi anche dei film in DVD, di effettuare una copia di backup dell’originale.”
Legge alla mano, risulta (quasi) lampante. Quindi il problema non si pone…
“Ehm, non è esattamente così. In un articolo successivo, le legge legittima gli autori di questi prodotti a premunirsi contro le copie, apponendo sistemi di protezione. E se ci sono questi sistemi, ovviamente, non è legittimo superarli.”
Ricapitoliamo: fare una copia privata è un diritto, ma può essere negato grazie alle protezioni?
“Proprio così. Ma qualche comma più sotto, la legge ci regala un altro colpo di scena: un sistema di protezione è definito come tale solo se risulta efficace per proteggere l’originale. Questo significa che se il sistema di protezione è superabile, allora si ha il diritto di effettuare una copia di backup. Altrimenti no.”
Insomma, tutto è vietato e tutto è concesso. Ma voi, come Maneurope, come vi ponete di fronte a questo caos normativo?
“Effettivamente ci troviamo un po’ in difficoltà. Soprattutto perché, anche a livello europeo, la questione non è molto chiara. Prendiamo per esempio la Germania: lì la normativa, inizialmente, era ancor più restrittiva che da noi. Non si poteva copiare assolutamente nulla. Poi una serie di pareri legali hanno ribaltato la situazione, sancendo il diritto di chi ha acquistato un prodotto digitale di farne tre copie. E’ quello il punto di riferimento a livello europeo, adesso.”
Questo vuol dire che anche da noi è possibile fare tre copie di backup?
“Non proprio. Il problema è che il nostro legislatore non si pronuncia chiaramente sul diritto alla copia privata, ma contemporaneamente stabilisce dei compensi, che vanno alla SIAE, da pagare per effettuare le copie: basti considerare l’entità della tassa sui supporti vergini e su tutti gli strumenti che consentono di effettuare le copie, come i masterizzatori e i videoregistratori. E’ logico quindi pensare che se devo pagare una tassa sulle copie che faccio, vuol dire che sono legali. L’illecito si compie solo quando si pirata, vendendolo, un prodotto.”
Quindi fare una copia è legale a meno che non la si venda…
“Esatto. Quello che personalmente mi capita più spesso, è avere a che fare con genitori che comprano ai loro figli un cartone animato in DVD, che costa anche la bellezza di trenta euro, e temono che il supporto si rovini, un po’ perché gira continuamente nel lettore, e un po’ perché i dischi possono finire in mano ai bambini. Ci telefonano chiedendo se possono farne una copia con i nostri prodotti. Rispondiamo di sì. O meglio: diciamo di copiare quello che è consentito copiare. Sempre che si riesca a capirlo…”
Si cade sempre su questo punto.
“Faccio un esempio. Avevo un DVD raro, che non si trova più in commercio. Mi si è rigato, e non posso ricomprarlo. Il distributore me lo rimanda, senza farmi pagare nulla?”
Glielo rimanda?
“No!”
Quindi in un caso come questo può farne una copia?
“In teoria sì. Ma il problema sono le protezioni. In molti dei nostri prodotti siamo stati costretti a disabilitare i sistemi di superamento di protezioni quali CSS o Macrovision, proprio perché non abbiamo ancora capito se è possibile superarli o meno.”
Ci arrendiamo. Parliamo di DivX: è possibile comprimere un film in DVD per masterizzarlo su CD-ROM?
“Anche qui le regole sono vaghe, o non ci sono. Per esempio, se trasferisco un film su disco fisso e poi lo comprimo in DivX per poterlo vedere sul palmare, non so se sto violando la legge oppure no, perché la giurisprudenza non prevede un caso del genere. Il problema vero è che i tempi di approvazione delle norme sono lunghissimi, mentre le nuove tecnologie sono in continua evoluzione, una casistica in continuo aggiornamento. Ogni produttore va a tentoni, cercando di restare nella legalità. Basti pensare che in America, Philips combatte le copie dei propri prodotti in tutti i modi, mentre in Europa annuncia, per il prossimo anno, l’uscita di masterizzatori DVD multi strato, che permetteranno di effettuare la copia uno a uno di DVD-9…”
Capiamo. Cerchiamo però di tirare le fila del discorso: in fin dei conti, un utente come si deve comportare?
“Personalmente consiglio di fare una sorta di check list. Possedete l’originale? Non ci sono protezioni insuperabili? Se rispondete di sì, allora potete effettuare una copia privata. E nel caso in cui si abbia un lettore DVD sul PC desktop, ma non sul portatile, allora è possibile realizzare un DivX (da masterizzare su un CD-ROM vergine sul quale si paga una tassa sul copyright) per poter usufruire del film, regolarmente acquistato, anche sul notebook.”

Cosa dice Pinnacle
Tra i vari prodotti che permettono di duplicare CD e DVD, uno dei più conosciuti è certamente InstantCopy di Pinnacle. Scatola alla mano, leggiamo che “E’ consentito usare questo software per coadiuvare la copia di cui si possiede il copyright o la cui copia è permessa dal detentore del copyright. Chi non possiede il copyright o non ha ottenuto l’autorizzazione alla copia del detentore del copyright può violare la legge sui diritti d’autore ed essere querelato per danni e/o soggetto ad azione penale.”
Spulciando poi il manuale all’interno della confezione, leggiamo inoltre che “Il programma InstantCopy consente di duplicare virtualmente qualsiasi CD o DVD non protetto da copia.”
Per fare chiarezza sulla questione della copia privata e dei sistemi di protezione, abbiamo contattato il massimo dirigente di Pinnacle a livello italiano, Hans Restini.
Dottor Restini, veniamo subito al dunque: la copia privata per uso personale di un programma o di altri contenuti multimediali, è legale oppure no?
“La questione è davvero complessa, e le norme non sono chiare al riguardo. Né in Italia, né a livello europeo. La tutela del diritto d’autore nel nostro Paese è diversa rispetto alle altre nazioni, e ci si muove in un ambito di forte instabilità decisionale.”
In che senso “instabilità decisionale”, scusi?
“L’attuale normativa presenta enormi lacune, e deve essere considerata in evoluzione. Di fronte a sempre nuove possibilità tecnologiche, la legge si rivela inadeguata. Se poi pensiamo che spesso ci si deve rimettere alle singole decisioni dei Pretori locali, non sempre in accordo tra loro, capite che la situazione si complica ancor di più.”
Ma in qualche modo dovete pur muovervi, per esempio per decidere se mettere in commercio un software di copia nel pieno rispetto della legge. Come vi comportate?
“Personalmente ritengo che occorra muoversi da un presupposto ben preciso: va tutelato il diritto del consumatore di realizzare una copia di sicurezza dei prodotti che paga a caro prezzo.”
Già, ma questi prodotti sono protetti contro le copie. Come si tutela il diritto del consumatore?
“E’ un bel problema, questo. E non so risponderle con precisione. L’unica cosa che le posso dire è che superare le protezioni non è consentito. Quindi noi, con i nostri prodotti, non lo permettiamo. Questa è l’unica cosa certa: la nostra posizione, al riguardo, è ferma; e da qui non ci muoviamo.”
E il diritto alla copia che fine fa?
“Non spetta a noi cambiare le leggi. Ma è assolutamente necessario. Vi faccio un esempio: partendo dal presupposto che chi acquista un prodotto multimediale acquisisce il diritto alla fruizione del suo contenuto e non solo all’uso del supporto, è giusto che se il disco si rovina venga sostituito.”
In un caso del genere, voi sostituite il supporto?
“No, la legge non lo prevede. Sostituiamo il supporto solo se difettoso. E questo è assurdo: lo scenario deve cambiare.”
Quindi non è prevista la sostituzione di un supporto rovinato, a meno che un’azienda non agisca diversamente e, a sua discrezione, preveda la sostituzione. A maggior ragione, quindi, dovrebbe essere permessa la copia di sicurezza…
“Proprio così ma, ripeto, noi non possiamo realizzare prodotti che superino le protezioni. Questi prodotti, però, sono disponibili in Rete. Le racconto un aneddoto: mi è capitata tra le mani, in questi giorni, un’agenda prodotta da un noto istituto bancario; in una pagina erano segnati alcuni siti Internet impedibili: tra questi ve n’era uno che raccoglie informazioni su come copiare qualsiasi CD e DVD, anche se protetto.”
Facciamo un passo ulteriore. Che ne dice della possibilità di comprimere un film in DivX?
“Altro punto scottante, sul quale stiamo molti attenti a non violare leggi poco chiare. Nel dubbio, abbiamo deciso di non includere i codec DivX nei nostri prodotti. Vendiamo dei programmi di editing video, ma ci guardiamo bene dall’inserire quei codec. Meglio non rischiare.”
Insomma, un bel caos anche per voi produttori…
“La richiesta di chiarezza è un’esigenza non solo per gli utenti, ma anche per noi produttori. Vi faccio un ultimo esempio: alcuni CD-ROM allegati alle riviste informatiche non prevedono alcuna protezione contro la copia, pur contenendo programmi che sono venduti sugli scaffali dei negozi, e che prevedono protezioni contro la duplicazione. Posso copiare quei CD allegati? A essere sincero, io stesso non so rispondere…”

Cosa dice la BSA
La Business Software Alliance (www.bsa.org) è un’associazione che fa da portavoce dei produttori di software, hardware e del settore Internet, allo scopo di “promuovere un ambiente on-line sicuro e conforme alla legge”. Una sorta di “confindustria” delle aziende che si occupano di informatica. Tra le sue attività vi sono anche l’“informazione e sensibilizzazione rivolta agli utenti di computer sul tema del diritto d’autore, del software e della sicurezza informatica”. Chi meglio di loro ci può dare un parere sul diritto alla copia di backup?
A tal proposito abbiamo contattato Simona Lavagnini, dello Studio Goglia Lavagnini Valenti (consulente legale, a livello nazionale, di BSA).
Avvocato Lavagnini, posso fare una copia di backup di un prodotto regolarmente acquistato?
“Un attimo, si riferisce alla copia privata o alla copia di backup?”
Perché, c’è differenza?
“Certo che c’è. La situazione è la seguente. Le tipologie di opere protette, e le relative regolamentazioni, sono quantomeno tre. L’ordinamento giuridico che riguarda musica e film, vale a dire le opere di godimento, disciplina la copia privata. In questo caso l’utente può fare una copia, per uso personale, di un CD musicale; anzi, può fare anche delle compilation di CD diversi regolarmente acquistati, e dei quali si possiede ovviamente l’originale. Cosa ben diversa è il software, che è definito come prodotto a carattere utilitaristico. In questo caso si parla di backup, la cui regolamentazione è ben diversa, assai più restrittiva. Il genere del videogioco, invece, è un ibrido, non regolamentato per legge.
D’accordo. Lasciamo perdere i videogiochi e la musica, e parliamo di software. Com’è regolamentata la copia di backup?
“La legge, al riguardo, prevede solo che l’utente legittimo possa fare una copia di riserva del programma, qualora sia necessaria per l’uso. I produttori di software hanno interpretato questa norma generalmente così: il CD-ROM sul quale risiede il prodotto, dopo che il programma è stato caricato sull’elaboratore, funge esso stesso da copia di backup.”
E se il CD si rovina?
“Be’, questo è un caso un po’ particolare. Va detto che la copia di back up andrebbe utilizzata quando il programma caricato è inutilizzabile, per esempio in conseguenza di un disastro informatico, e quindi un crash di sistema.”
Appunto. In questo caso non devo premunirmi facendo una copia del programma?
“Certo, in questo caso è lecito usare una copia di backup.”
D’accordo, ma se ci sono le protezioni, come faccio a copiare il CD o il DVD? Posso superare queste protezioni?
“Questo assolutamente no. La rimozione o l’elusione di dispositivi di protezione dei programmi per elaboratore è un reato penale, come previsto dell’art. 171 bis della legge sul diritto d’autore. Si rischia il carcere: una pena che va dai sei mesi ai tre anni di reclusione.”
Quindi, se non si possono superare le protezioni, come si può premunire un utente?
“L’utente potrebbe chiedere al produttore la copia di backup, tramite una richiesta scritta. In questi casi il produttore potrebbe mettere a disposizione un’altra copia del programma, o adottare soluzioni alternative.”

La legge è confusa per tutti
Dopo aver fatto queste chiacchierate riguardanti il diritto o meno di fare una copia di backup dei programmi regolarmente acquistati o dei quali si detiene l’originale, purtroppo, non possiamo trarre una conclusione chiara e definitiva. Possiamo solo dire che esiste il diritto ad avere una copia di sicurezza dei propri programmi: come la si ottiene, non è dato saperlo con certezza. Una cosa, però, ci è parsa chiara: la legge non ammette ignoranza. Evidentemente non è ammessa solo quella dei consumatori… Meditate, legislatori, meditate.

La copia di backup autorizzata. Da Microsoft
Ogni contratto o licenza d’uso contenuti nelle confezioni dei prodotti contengono cavilli legali che, se pur ispirati dagli stessi principi (anti-pirateria), trattano in modo diverso il diritto alla copia privata. Comunque riconosciuto.
Prendiamo, per esempio, il leader massimo dei software a livello mondiale: Microsoft. Tutti i prodotti della casa di Bill Gates esplicitano a chiare lettere il diritto di effettuare una copia di backup dei prodotti, a patto però che sia per esclusivo uso personale. In alcuni prodotti, però, si specifica che il software “può includere una tecnologia di protezione delle copie per impedire la copia non autorizzata del prodotto software oppure può richiedere il supporto originale per l’utilizzo del prodotto software sul computer. E’ illegale effettuare copie non autorizzate del prodotto software oppure eludere le tecnologie di protezione delle copie incluse nel prodotto software”. Questo si legge, per esempio, nella licenza d’uso del prodotto Microsoft Works Suite 2003.
Bene: noi vogliamo ottenere l’autorizzazione a copiare un prodotto Microsoft. Telefoniamo quindi al Centro Direzionale di Microsoft di Segrate, al numero telefonico 0270/398398. Una voce preregistrata ci guida all’interno dei menu automatici. Ci dichiariamo utenti finali, e vogliamo parlare con un consulente commerciale.
Buongiorno. Scusi, ho comprato un vostro prodotto e ho letto sul contratto che, per effettuare una copia del prodotto, devo ottenere la vostra autorizzazione…
“Deve fare una copia di backup?”
Sì, cosa devo fare?
“Un attimo che consulto con un collega dell’assistenza tecnica… Ecco, sì: può benissimo fare la copia, i nostri prodotti non sono protetti. Può copiarlo con qualsiasi software di masterizzazione, per esempio Nero.”
Non ci sono limitazioni di alcun tipo?
“Assolutamente no, comunque poi c’è da attivare il prodotto…”
Tutto quadra: niente protezioni, nessun reato…

La copia dei videogiochi
Nella grande famiglia dei software, una categoria particolare è quella dei videogiochi. Prendiamo uno degli ultimi giochi usciti: “Lo Hobbit”. Spulciamo il manuale e la licenza d’uso e, colpo di scena, non troviamo alcun riferimento alla possibilità di effettuare una copia personale. Non è possibile. Telefoniamo all’assistenza del distributore Leader, che risponde al numero 0332-870579.
Buongiorno, ho appena acquistato “Lo Hobbit” e vorrei farne una copia di backup. E’ possibile?
“Credo di sì, se per uso personale.”
OK, ma nel contratto non è previsto questo diritto.
“Eh, lo so. Un tempo sui nostri prodotti era specificato che si poteva fare una copia di sicurezza. Poi so che ci sono stati parecchi problemi, e quella clausola è stata tolta.”
Ah. Ma fare questa copia è un mio diritto. Come mi comporto?
“La faccia. Masterizzi pure il gioco, se ha l’originale.”
Ce l’ho, non si preoccupi. Il problema è questo: se ci sono delle protezioni contro la copia, come faccio a masterizzarlo?
“Effettivamente le protezioni non si possono superare…”
Capisce il mio imbarazzo, adesso? Facciamo così: io recupero un software che sprotegge il gioco e poi lo copio. Che ne dice?
“A dire la verità non so cosa dica la legge, al proposito. Pur sospettando che quell’operazione non sia lecita, il buonsenso mi suggerisce che sia possibile.”
Bene. Quindi procedo con la copia?
“Proceda.”

L’inno di Computer Idea

[Articolo pubblicato nel 2003 su Computer Idea]

Cantate con noi la canzone del lettore Lello Vitello:“Per un euro e sessanta, di roba ce n’è tantaaa…”

Forse non sarà la hit dell’estate 2003, e non scalerà le classifiche internazionali. Probabilmente non la ascolterete nelle balere e nelle discoteche, con gruppi di persone che si dimenano con movimenti sincronizzati, come successe lo scorso anno con “Asereje”.
Però, credeteci, nella redazione di Computer Idea, il nostro inno “non ufficiale” scritto dal lettore toscano Lello Vitello, è già un “cult”. Roba da sbellicarsi a ogni ascolto.
Com’è nata, questa canzone? È andata così: sul numero 76 della nostra rivista, abbiamo segnalato il sito di questo “cantautore della bona”, vale a dire www.lellovitello.it. La particolarità del sito è presto detta: questo dottore in chimica (che di professione fa il Webmaster), nel tempo libero scrive canzoni su commissione (senza chiedere alcun obolo!). In pratica, ci si collega al sito e si riempie l’apposito forum con la richiesta dell’opera, per esempio: “Lello, puoi scrivere una canzone sulla mia collega indisponente?”. In alcuni casi, poi, il prode Lello si trova anche a dover comporre serenate ad hoc, ritratti umoristici in rima, cover di canzoni famose reinterpretate in chiave demenziale.
Da qui è nata la nostra (computer…) idea: perché non chiediamo al “toscanaccio” più simpatico della Rete di realizzare un inno della nostra rivista, da mettere a disposizione di tutti i lettori? Detto, fatto: Lello ha dato fondo a tutta la sua creatività e simpatia, realizzando un pezzo imperdibile.
A questo punto non vi resta che scaricare questa canzone (le istruzioni si trovano sulla home page del sito: si tratta di un MP3 da poco più d’un Megabyte), masterizzarla su CD audio, cantarla a squarciagola (a memoria o in modalità karaoke), passarla agli amici, distribuirla in Rete con i programmi “peer to peer” o quant’altro. In ogni caso non lasciate che questa perla passi sotto silenzio. Diffondete un po’ di buonumore!
Bando alle ciance, ora cantiamo tutti insieme appassionatamente: “M’avevan detto nini…”

Download della canzone

lello Che articolo di Computer Idea starà leggendo, Lello Vitello?

Il testo dell’inno

M’avevan detto nini
un tu se’ punto multimediale
oggi senza i’ computer
un tu lavi nemmen le scale

Ma un ci capisco nulla
di bit e connessioni
un so come levare
lo sfondo con Maroni

Ora cio’ pure i’ virus
se un mi curo l’e’ la fine
apro i’ portabicchieri
e gni metto du’ aspirine

Guardo le donne gnude
mi passa un po’ la bile
aspetta sta rivista
dice sto chiamando in Cile

Computer Idea
finalmente, ci volea
e ci capisce tutto
anche mi ma’, quella babbea

Computer Idea
e subito ti ricrea
pe’ un euro e sessanta
di roba ce n’e’ tanta

Che cos’è il ciberspazio?

Ciberspazio (a volte “cyberspazio) è l’italianizzazione del neologismo inglese “cybespace”, introdotto per la prima volta, negli anni Ottanta, dall’autore di fantascienza Bruce Sterling, nel romanzo “Neuromante” (pubblicato in Italia da “Editrice Nord” nel 1986, ora reperibile negli Oscar Mondadori). Cosa indica? Si tratta semplicemente di applicare il concetto spaziale a una realtà che, per la sua stessa natura, non ha fisicità, esiste solo in quanto insieme di informazioni, di bit. Molti studiosi hanno approfondito l’argomento. Tra questi, per esempio, il  celebre antropologo Pierre Levy spiegava come le “autostrade informatiche”, il multimedia e le realtà virtuali abbiano configurato un mutamento di paradigma e l’apertura di un nuovo spazio antropologico, che coincide con la messa in comune dell’immaginazione e delle conoscenze presenti nella società.

Impariamo le lingue con smartphone e tablet

babbel
Babbel (http://it.babbel.com/) è un sito Web che permette di imparare 11 lingue, tra cui inglese, spagnolo, tedesco e francese, sfruttando moderne tecniche di insegnamento ma soprattutto la tecnologia. Il sito, ricco di contenuti multimediali, sfrutta anche il riconoscimento vocale: in tal modo possiamo esercitarci usando il microfono collegato al computer. Sono previsti anche esercizi da fare direttamente via browser: trainer di vocaboli, grammatica, esercizi pratici per principianti ed esperti.

Dopo aver studiato vocaboli e grammatica, e dopo aver fatto gli esercizi, non c’è miglior modo che conversare o scambiare messaggi in lingua. Per farlo Babbel mette a disposizione una “community” di oltre 600.000 persone provenienti da tutto il mondo: trovare un compagno di studio oppure semplicemente persone per fare quattro chiacchiere è un gioco da ragazzi. Si possono usare messaggi diretti, chat, annunci e altro.

 

Anche in mobilità

Le applicazioni di Babbel, tutte gratis, disponibili per iOS e Android, sono diverse: una per ogni corso di lingua. Si sincronizzano con il sito: in tal modo i nostri progressi vengono salvati e possiamo studiare a casa, o quando siamo in giro, senza problemi: comodo per sfruttare ritagli di tempo o i viaggi dei pendolari.

Per Android si contano 11 app diverse: quella per imparare l’inglese, per esempio, si chiama “Imparare l’inglese con Babbel” e si trova a questo indirizzo (https://play.google.com/store/apps/details?id=com.babbel.mobile.android.en#?t=W251bGwsMSwxLDIxMiwiY29tLmJhYmJlbC5tb2JpbGUuYW5kcm9pZC5lbiJd) di Google Play.

Per quanto riguarda iOS, anche in questo caso ci sono diverse app. Quelle per iPad sono disponibili dalla metà di gennaio. L’app per imparare o rinfrescare l’inglese si trova a questo indirizzo (https://itunes.apple.com/it/app/impara-linglese-babbel.com/id362079760?mt=8) dell’App Store di Apple. Le lingue disponibili, oltre a quelle citate, sono: olandese, indonesiano, polacco, portoghese, svedese e turco. Per maggiori informazioni sulle app è possibile visitare questa pagina (http://www.babbel.com/mobile) del sito di Babbel.

 

Costi e diritto di recesso

Studiare le lingue con Babbel non è gratis, solo le app lo sono. Occorre pagare una sorta di abbonamento. Se studiamo per un solo mese, il costo è di 9,95 euro. Per frequentazioni di tre mesi occorre pagare 6,65 euro al mese. Mentre per sei mesi il prezzo cala a 5,55 euro al mese.

C’è una sorta di clausola “soddisfatti o rimborsati”, valida per 20 giorni: se i corsi non ci soddisfano, è possibile chiedere la revoca del contratto inviando una e-mail a sales@it.babbel.com.

Viber, chiamate gratis anche dal computer

viber
Viber permette di inviare e ricevere messaggi e telefonate via Internet senza spendere un euro. Un’ottima alternativa a Whatsapp, che vanta 200 milioni di utenti nel mondo. Ora il servizio si evolve ulteriormente: permette, da qualche giorno, anche di chiamare e “messaggiare” utilizzando il computer.

 

Viber Desktop per PC e Mac

Il nuovo strumento di comunicazione, che promette di cambiare il nostro modo di chiamare e inviare  messaggini ad amici e colleghi, è un comune software che può essere scaricato gratuitamente da questa pagina Web per Windows (http://viber.com/#windows) e da quest’altra pagina per Mac (http://viber.com/#mac). Dopo averlo scaricato e installato, prima di poterlo utilizzare, però, occorre aggiornare anche la versione mobile dell’app: senza la 3.0, disponibile dal 7 maggio, il sistema non funziona. A quel punto la versione per computer si mette in comunicazione con quella mobile, condividendo dati e contatti. Il proprio identificativo è semplicemente il numero di cellulare, anche se l’app può accedere a Facebook per ricavare tutti i nostri dati. Per completare la procedura occorre inserire un codice inviato sullo smartphone.

Una volta installato il programma sul computer, possiamo usarlo come faremmo con l’app. Possiamo chiamare, se abbiamo installato un microfono, videochiamare, ma serve la Web-cam e la funzione è ancora in fase sperimentale, oppure semplicemente scrivere messaggini o inviare fotografie. I messaggi in entrata e in uscita sono mostrati contemporaneamente sul cellulare e sul PC.

Questo è il video del lancio dell’applicazione desktop di Viber:

Feedly: l’app che organizza il flusso delle news online

feedly

L’annuncio della chiusura di Google Reader ha creato un po’ di panico tra le molte persone, soprattutto chi lavora con le fonti Web, che all’improvviso hanno dovuto cercarsi un’alternativa. Anche se c’è tempo fino al primo luglio, data prevista per il black-out del servizio di Google, molti si sono fiondati su quella che pare l’alternativa migliore: Feedly (http://www.feedly.com/).

L’app per iOS e Android

Feedly è disponibile gratuitamente per iOS, qui (https://itunes.apple.com/us/app/feedly/id396069556), e per Android, qui (https://play.google.com/store/apps/details?id=com.devhd.feedly). La app fa tutto quello che fa il plug-in per browser, con la comodità di poter sfogliare le notizie, reimpaginate a mo’ di magazine, facendo scorrere le dita sullo schermo. Un po’ come avviene con Flipboard.

Alla prima installazione Feedly va a pescare tutti i Feed RSS che avevamo salvato in Google Reader, tenendo la divisione per categorie: basta inserire le proprie credenziali di Google. L’applicazione funziona perfettamente sia su smartphone che su tablet, adattando l’impaginazione a ogni formato.

A breve anche per Windows Phone e BlackBerry

In un’intervista concessa al portale Neowin.net, Cyril Moutran, dirigente di Feedly, ha annunciato che, a breve, saranno disponibili le versioni per Windows Phone e BlackBerry dell’app, senza però specificare delle scadenze.