eBook classici della letteratura: le tweet-trame e i link per scaricarli gratis

Nel libro 101 eBook gratis (oltre questo), dopo aver segnalato decine di testi contemporanei, mi sono divertito a riscrivere le trame di 18 classici, italiani e stranieri, in stile Twitter. Di seguito trovate i nomi dei libri, le tweet-trame e il motivo per cui vale la pena fare il download. Oltre al link per scaricare gli eBook (in italiano) aggratis!

Buona #lettura.

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LA DIVINA COMMEDIA di Dante Alighieri

Tweetrama: Un libro che è un #inferno. Ma anche un #purgatorio e un #paradiso.

Da scaricare perché: Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza”. E quindi uscimmo a riveder le stelle: 5 su 5!

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L’ODISSEA di Omero

Tweetrama: @Odisseo sta via un po’. Poi torna. #noalpitour

Da scaricare perché: Altrimenti si citano sirene, Circe, ciclopi e altro a vanvera.

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DECAMERON di Giovanni Boccaccio

Tweetrama: 10 tizi e lo #storytelling

Da scaricare perché: Boccaccesco.

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I PROMESSI SPOSI di Alessandro Manzoni

Tweetrama: @Renzo e @Lucia dovrebbero sposarsi? Ma #bravi.

Da scaricare perché: Non potete esservelo goduto a scuola, dai.

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LA LOCANDIERA di Carlo Goldoni

Tweetrama: @Mirandolina #gattamorta.

Da scaricare perché: Idea: provate, una volta, ad andare a teatro coll’eReader.

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ROMEO E GIULIETTA di William Shakespeare

Tweetrama: @Capuletti-@Montecchi 1-1. #tragedia

Da scaricare perché: “L’archetipo dell’amore perfetto avversato dalla società”. (Non è mia, ma di Wikipedia)

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CUORE di Edmondo De Amicis

Tweetrama: #amorpatrio #rispetto #sacrificio #eroismo #carità #pietà #obbedienza #disgrazie

Da scaricare perché: Molti di noi sono cresciuti con l’altro Cuore, quello di Michele Serra. Non è proprio la stessa cosa.

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UNO, NESSUNO E CENTOMILA di Luigi Pirandello

Tweetrama: Cosa intendi per #storto? #crisididentità

Da scaricare perché: Per dirne una: Kurosawa, per Rashômon, si ispira a questo capolavoro.

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I MALAVOGLIA di Giovanni Verga

Tweetrama: Famiglia di #pescatori dal destino ineluttabile. #realismo #siciliabedda

Da scaricare perché: Io, da ragazzo, tifavo per il giovane ‘Ntoni. Ora? Dovrei rileggerlo.

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LE AVVENTURE DI ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE di Lewis Carroll

Tweetrama: @Alice in #trip

Da scaricare perché: Il romanzo è, letteralmente, una partita a scacchi. C’è gente che l’ha rigiocata davvero.

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LE AVVENTURE DI PINOCCHIO di Carlo Collodi

Tweetrama: @Pinocchio #burattino #piantagrane. @gatto @volpe @fatina @mangiafuoco

Da scaricare perché: Quantomeno per capire tutte le barzellette della fatina che implora Pinocchio di dire le bugie…

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IL RITRATTO DI DORIAN GREY di Oscar Wilde

Tweetrama: Non invecchia @Dorian, ma il #quadro

Da scaricare perché: Pieno di citazioni che si sentono in giro ogni 2×3.

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I TRE MOSCHETTIERI di Alexandre Dumas

Tweetrama: Romanzo di #K e #spada

Da scaricare perché: Altrimenti ci vediamo, domattina, dietro al convento dei Carmelitani scalzi.

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MOBY DICK di Herman Melville

Tweetrama: #Balena #monomania di @Achab

Da scaricare perché: “Roso di dentro e arso di fuori dagli artigli fissi e inesorabili di un’idea incurabile” (cit).

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GUERRA E PACE di Lev Tolstoj

Tweetrama: #Aristocratici #russi alle prese con l’invasione di @Napoleone

Da scaricare perché: È più di un libro. (Spesso sono due tomi)

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DELITTO E CASTIGO di Fedor Dostoevskij

Tweetrama: Accoppare la #vecchia? [SÌ] [NO]

Da scaricare perché: Ti scava dentro, soprattutto dopo.

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L’ISOLA DEL TESORO di Robert Louis Stevenson

Tweetrama: #mappadeltesoro #filibustieri #avventura

Da scaricare perché: Se non l’avete letto da piccoli, si può sempre recuperare. Se l’avete letto da piccoli, va riletto.

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I FIORI DEL MALE di Charler Baudelaire

Tweetrama: #poesia #spleen

Da scaricare perché: Se non amate la poesia, per ravvedervi.

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Video e foto di gatti: le app da provare

In occasione di un’intervista rilasciata a Donna Moderna (che potete leggere sotto), ho raccolto alcune app iOS e Android, gratuite, per realizzare video e foto dei gatti.

Eccole.

SnapCat (Android, iOS – gratis) à Questa app, il cui nome è una chiara parodia dell’app di messaggistica Snapchat, usa degli stratagemmi per indurre il gatto a giocare con il telefonino e a farsi un selfie! Un’alternativa, che funziona allo stesso modo, è Cat Selfie (Android e iOS – gratis). Qualcuno osa usare il neologismo “autosgatto”…

Magisto (Android, iOS – gratis nella versione base con diverse limitazioni) à App che permette di creare mini video, partendo da un video più lungo o da spezzoni o più foto, con tanto di colonna sonora. Suggerisco la canzone “44 gatti”…

Animoto (Android, iOS – gratis) à App molto conosciuta, sempre per montare video. Anche in questo caso si possono unire spezzoni e foto, e aggiungere una colonna sonora. Speriamo che in questo caso la canzone scelta non sia “Il gatto puzzolone”…

Cinefy (solo iPhone – gratis) à Permette di applicare ai video ben 100 effetti. Sempre per applicare gli effetti, ma questa volta da fantascienza, consigliamo FXGuru (Android, iOS – gratis). Avremmo voluto stupirvi con gli effetti speciali… e ci siamo riusciti!

 

 

5SecondsApp (Android, iPhone – gratis) à App che permette di creare facilmente delle GIF animate e di postarle sui social. Permette anche di applicare dei filtri, come avviene su Instagram con le foto, aggiungere del testo e adesivi. Fate in fretta a usarla: la moda delle GIF, così come ha invaso Facebook all’improvviso, altrettanto velocemente potrebbe eclissarsi.

Vine (Android, iOS – gratis) à Vine è una popolare app a costo zero, firmata da Twitter, e che permette di girare e condividere, rendendo “social”, video di sei secondi. I video vengono riprodotti in loop, come delle GIF animate. Ha un innegabile pregio: almeno i video sono brevi…

VidTrim (Android – gratis) à Un programma gratuito che dota lo smartphone delle funzioni di base di videoediting. Permette di tagliare le parti non volute all’inizio e alla fine, dividere i video in due, catturare singoli fotogrammi, convertire l’audio in un file MP3. Il miagolio come suoneria: che ideona!

Brickshots – Lego mosaic app (Andorid, iOS – gratis) à Il ritratto del tuo gatto si trasforma in una costruzione con i mattoncini Lego! Considerando tutti i mattoncini che i gatti hanno tentato di ingurgitare, mi pare il giusto karma.

Ed ecco l’articolo di Donna Moderna uscito sul numero 14 del 29 marzo 2016:

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La mia intervista all’Eco di Bergamo (9 marzo 2016)

L’Eco di Bergamo, prestigioso quotidiano orobico, mi ha intervistato in merito alla questione “Facebook e privacy”, citando “Non mi piace“. L’autore dell’articolo è Bruno Silini.

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Social network – La grande guerra della privacy

Sicurezza. Gli Stati chiedono accesso ai messaggi privati, Facebook e Apple si rifiutano di fornire i dati

Se il filosofo Eraclito vivesse ai nostri giorni, al suo motto «tutto scorre» forse aggiungerebbe «nei social». Nelle maglie di Facebook, Whatsapp, Twitter, Instagram (solo per citare i più popolari) c’è molto di noi, nel bene e nel male.
È incontestabile una contaminazione di noi stessi nei social, tantoché che se si volesse saperne di più sulla nostra privacy essi costituirebbero, per eventuali inquirenti, una ricca miniera di informazioni. Qualche giorno fa il responsabile di Facebook Brasile, Diego Dzodan, è stato arrestato in seguito alle ripetute richieste della giustizia affinché la sua società rendesse disponibili informazioni riguardanti scambi di messaggi via Whatsapp tra trafficanti di droga. Un giudice federale di Los Angeles ha ingiunto ad Apple di fornire assistenza tecnica per ricavare informazioni utili dall’iPhone di uno dei due attentatori della sparatoria di San Bernardino.
Vicende che sollevano in maniera radicale il problema della privacy digitale. Si sa che un bisturi può salvare una vita, ma può  anche essere l’arma di un delitto. Dipende dall’uso che ne facciamo. Così è anche per Facebook. Si rivela un ottimo alleato per tenersi in contatto con gli amici, per condividere interessi, per aggiornarsi oppure per pubblicizzare attività e organizzazioni.
Tutte cose buone che la web revolution ha permesso. Ma, se non opportunamente compreso, il social network può diventare un mezzo di autolesionismo della nostra identità e del nostro benessere, una piattaforma per veicolare truffe o anche un modo per attuare progetti criminali. È necessaria una maggiore consapevolezza. In questa prospettiva «Non mi piace. Il contromanuale di Facebook: 101 cose da non fare sul social network di Zuckerberg » può essere una guida opportuna per scrollarsi di dosso le insidie di questo angolo affollato della rete. A scriverlo è Gianluigi Bonanomi, giornalista e docente lecchese, fondatore di ClasseWeb, direttore della collana eBook «Fai da tech» e assidua presenza in Bergamasca in fatto di nuovi media, clouding e gestione on line della reputazione.
Sulla cronaca di questi giorni Bonanomi ha le idee chiare: «Zuckerberg non è un filantropo e Facebook ci invita a usare la sua piattaforma (gratuitamente) per farci i fatti altrui solo perché, ogni volta che ci colleghiamo a qualcuno o qualcosa, diamo informazioni commerciali preziosissime. Questo però non giustifica il fatto che la multinazionale possa infischiarsene delle legislazioni nazionali. A mio parere quei dati andavano forniti alle autorità ».
«Intendiamoci: io amo Facebook» continua Bonanomi. «Tuttavia buon senso e prudenza dovrebbero sempre accompagnarci nella gestione di un profilo. Poiché i primi a fare le spese di un uso sconsiderato siamo noi. Troviamo ogni sorta di manuali che spiegano come usare Facebook. Questo libro fa esattamente il contrario, elencando le cose da non fare assolutamente: falsa modestia, post furbetti per catturare i “like”, sovraesporre i figli con centinaia di immagini, tsunami di spam e continui lamenti… ». E ancora: creare una pagina per un animale domestico, un profilo «di coppia», lasciare aperta la bacheca alla possibilità che ognuno possa scrivere qualunque cosa. Adesso c’è la moda dei selfie, ma non tutti sono adeguati. Si vedono cose che lasciano perplessi: ragazze in bagno con labbra a canotto, pronostici di una partita di calcio scritti sul décolleté e foto di sé oppure dell’ex senza veli: «Una sorta di vendetta per aver tagliato una relazione. È un fenomeno diffuso tra i ragazzi e colpisce nel 90% dei casi le donne. Non c’è da scherzare: il 47% delle vittime di gesti del genere ha avuto pensieri suicidi e quasi la metà ha subito episodi di stalking on line».
Una fotografia (ogni anno vengono pubblicate in Facebook centinaia di miliardi di immagini) può segnare un  destino:
«Se siamo alla ricerca di un lavoro, una foto sbagliata può mandare in fumo un colloquio. L’88% dei responsabili del personale usa i social network per indagare sui candidati prima di fissare un appuntamento; nel 55% dei casi vengono scartati a priori per i
contenuti trovati in rete. Quindi è meglio evitare di pubblicare foto di noi con un sorriso ebete e un boccale di birra in mano. Lo stesso vale per altri contenuti sconvenienti su politica e religione o che mostrano atteggiamenti aggressivi. Parafrasando Benjamin Franklin possiamo dire che ci vogliono molti sforzi per costruirsi una buona reputazione on line, ma basta una foto su
Facebook per distruggerla».
Una pratica decisamente da evitare è aggiungere troppi amici: «Accumularli come se fossero punti dell’Esselunga non ha molto senso, se pensiamo che lo scienziato Dunbar fissò a 150 il limite delle persone con cui un individuo è in grado di mantenere relazioni sociali stabili».
Per ultimo, se una persona «amica» vi infastidisce non fatevi scrupoli ad eliminarla dalla vostra cerchia. Meglio un amico in meno che una maggiore dose di stress da sopportare.

Fulvio Reddkaa Romanin, “L’IVA funesta” (eBook gratis)

Wired mette a disposizione sul proprio sito l’eBook gratuito “L’IVA funesta. Lavoratori Dipendenti per scelta (altrui)“.
Scritto da Fulvio Reddkaa Romanin in modo brillante, risponde a molti dubbi dei neo-liberiprofessionisti.
Potete scaricarlo, liberamente e in formato PDF, a questo indirizzo.
Peccato manchino gli ultimi aggiornamenti sul regime dei minimi, che potete approfondire qui (Sole24Ore).

 

La mia intervista su Radio Esmeralda

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Qualche settimana fa – era metà gennaio 2015- mi contattò un gentilissimo giornalista della marchigiana Radio Esmeralda, Sergio Ferri, per propormi un’intervista in merito al libro “Non mi piace – Il contromanuale di Facebook” (Ledizioni). Abbiamo chiacchierato per un po’, le domande e risposte sono state molte; tanto che Sergio ha deciso di dividere la trasmissione in due.
Di seguito trovate entrambe le registrazioni.

Questa la prima parte (6’04”):

Questa invece la seconda parte (5’23”):

Quelli che pubblicano online la foto della carta di credito

In “Non mi piace – Il contromanuale di Facebook” scrivevo:

Rendere pubblici dettagli della vita privata legati a famiglia, amici, questioni legali, fede, sesso, salute, finanza, lavoro o altro è sconveniente, nonché pericoloso. Il problema è che il 40% degli utenti lo fa, a volte in modo assolutamente ingenuo (eufemismo per: stupido). Le cronache narrano di utenti che pubblicano la foto della propria carta di credito, l’indirizzo di casa, il nome da ragazza della madre (solitamente usato nelle domande segrete di sicurezza) il numero di cellulare, luogo e data di nascita (che permettono di risalire al codice fiscale) o peggio (vedi fenomeno del sexting).

Quando faccio le presentazioni del libro cito, come esempio, la storia di quella ragazzina che, contenta per la nuova carta di credito, la fotografa e la posta su Facebook, con dati sensibili in bella vista.
Non è un caso isolato, anzi: l’account Twitter @NeedADebitCard (scoperto grazie a Zeus News) raccoglie tutti i tweet di questi squilibrati.

C’è qualche genio che fotografa parte anteriore e posteriore, per non farsi mancare nulla. Vien voglia di usare la loro carta per acquistare qualche idiozia inutile su, per dirne uno, http://shutupandtakemymoney.com.

5 regali tech per Natale 2014

Mancano pochi giorni al Natale ’14 e sicuramente qualcuno non avrà ancora comprato gli ultimi regali di Natale.
Qui ho voluto raccogliere cinque suggerimenti, con budget molto diversi.

1. Il Kindle

Un amante degli eBook come me non poteva esimersi dal suggerire l’eReader per eccellenza. Prezzo contenuto, interfaccia touch.
(Se poi non sapete come riempirlo di eBook, suggerite al destinatario del regalo di scaricare il mio “101 eBook gratis (oltre questo)“. Che vi costa?)

Compralo su Amazon:

2. Un eBook
Non sarò così meschino da suggerire uno dei miei libri, quindi punto sull’ultimo di Douglas Rushkoff (lo cito sempre perché la sua frase più conosciuta è illuminante: “Se un servizio Internet è gratis, tu sei il prodotto“).

Compralo in formato Kindle:

3. Il Googlefonino
Il Nexus 5 è il Googlefonino per eccellenza. Ottimo telefono, che ha prestazioni da prima fascia con un prezzo tutto sommato ragionevole (piantatela di comprare smartphone da 99 euro!).

Compralo su Amazon:

4. Il caricatore portatile
Tutti hanno uno smartphone e quasi tutti hanno lo stesso problema: tirare sera con la batteria. Ecco la soluzione, portatile, da 10.000 mAh.

Compralo su Amazon:

5. Spotify
Amo molto la musica in streaming (le ho dedicato l’eBook serenata “Musica liquida” non per niente). Il mio suggerimento è di regalare un abbonamento premium a Spotify!

10 libri che ho citato in “Non mi piace – Il contromanuale di Facebook”

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In questa pagina raccolgo alcuni dei titoli che ho citato nel libro “Non mi piace – Il contromanuale di Facebook”.

1) Ippolita – Nell’acquario di Facebook

2) Paolo Magrassi – La good-enough society. Sopravvivere in un mondo quasi ottimo

3) Zygmunt Bauman – Modernità liquida

4) Sherry Turkle – La vita sullo schermo

5) Cory Doctorow – Down and Out in the Magic Kingdom

6) Johnny Long – L’hacker della porta accanto

7) Maura Franchi e Augusto Schianchi – Scegliere ai tempi di Facebook

8) Riccardo Scandellari – Fai di te stesso un brand

9) Reynaert e Brocvielle – Il kit del 21° secolo

10) Chiara Cini – Facebook per tutti. Guida per divertirsi in sicurezza

L’intervista al sito Goldenbackstage su “Non mi piace”

Il 12 ottobre 2014 il sito Goldenbackstage mi intervistato sul libro “Non mi piace – Il contromanuale di Facebook” e sul tour di presentazione.

Qui il link diretto all’intervista.

Qui potete scaricarla in formato PDF.

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Musica liquida: intervista ad Andrea Lawandel

Per approfondire il discorso sulla musica liquida (oggetto di un libro di prossima uscita che ho scritto con il collega Renzo Zonin), ho fatto una chiacchierata con Andrea Lawandel, giornalista freelance, esperto di tecnologia, musica e radio, autore del blog Radiopassioni.

Ciao Andrea, che cosa ne pensi del fenomeno Spotify (e compagnia bella)?

Non sono domande facili perché si inseriscono nel complicato contesto della musica liquida scatenato dal “fenomeno” iPod+iTunes. Diciamo che Spotify, ma ancor prima Deezer, Pandora negli Stati Uniti, Rdio, Rara e così via, rappresentano una inevitabile evoluzione del modello download del singolo brano o dell’album, inaugurato da Apple e di fatto portato all’estremo successo solo da Apple. Se vogliamo è una evoluzione che, oltre a essere dettata dalla tecnologia, ha anche motivazioni più commerciali. Rispetto al download, il modello streaming dà ai proprietari dei diritti musicali la sensazione di poter controllare meglio il contenuto che rimane comunque liquido. Il download non elimina del tutto il problema della copia pirata, della condivisione non autorizzata e così via, e d’altro canto lo streaming consente di implementare modelli economici più convenienti che insieme alla praticità della cosa servono appunto a combattere la pirateria. Poi naturalmente ci sono fattori tecnici come li generale aumento di banda fissa e copertura wireless, il perfezionarsi delle codifiche audio, l’affermarsi generalizzato delle architetture cloud e dello storage centralizzato.
La tendenza sembra inarrestabile, basta solo vedere come i servizi di cloudizzazione delle librerie musicali personali, residenti sui dischi del PC, offerti da Apple iCloud, Google Music e molto più recentemente da Deezer, tutti rivolti ad appassionati della musica che amano molto anche l’aspetto della curatela delle proprie playlist. A queste persone viene offerto di trasferire in cloud queste librerie, in modo da sfruttare un po’ tutto, la capacità di selezionare da soli la musica di proprio gusto, la ricchezza delle funzionalità di music discovery integrate in tutti i servizi streaming, e la praticità di quest’ultimo.

E che cosa ne dici della sostenibilità economica del modello “all you can listen”?

Sulla sostenibilità mi sembra chiaro che forse non ci sarà posto per la pletora di piattaforme oggi in funzione e sul lungo termine pesa anche l’incertezza che riguarda l’industria musicale nell’insieme. La musica liquida ha avuto un innegabile impatto sulle cifre d’affari delle case discografiche, dell’industria musicale basata sui vecchi modelli diritti+dischi. Per ora le piattaforme in streaming sono dei reintermediatori, rappresentano un anello in più nella catena che legava i produttori di musica, attraverso i loro editori, ai consumatori. Probabilmente le dinamiche tra piattaforme streaming, case discografiche e musicisti cambieranno molto, rispetto a un’epoca in cui la musica veniva prodotta, diffusa sostanzialmente solo dalla radio (poi da MTV), e acquistata su vinile/CD o ascoltata live ai concerti. Si possono immaginare molti più ruoli, canali di interazione, generatori/scambiatori di revenues, soprattutto le piattaforme streaming vincenti assumeranno sempre di più un ruolo di intermediazione esclusiva tra musicisti e ascoltatori, togliendo ulteriore “nutrimento” agli editori musicali tradizionali. Al tempo stesso i musicisti si muovono in modo diverso, più diretto, per raggiungere i loro fan non solo in streaming ma anche fisicamente, ai concerti.
Alla fine secondo me i valori economici in gioco sono probabilmente destinati a crescere, perché ci sarà più pubblico, che forse pagherà di meno rispetto al modello dell’acquisto del disco fisico, in termini di prezzo unitario per il consumo di musica, ma ci saranno molte più “unit” vendute, e non saranno soltanto “brani ascoltati in streaming” ma molte altre cose che oggi vengono ancora percepite come secondarie al CD.

Domanda da indovino: secondo te è questo il modo in cui ascolteremo la musica nel futuro, anche prossimo, oppure difficilmente rinunceremo all’idea di avere un supporto e soprattutto alla proprietà dei brani?

Se si deve trarre una lezione da quello che abbiamo visto finora, anche in altri ambiti, risponderei senza esitazione che sì, anche in futuro ascolteremo in streaming. Tutto è molto legato alla pervasività delle connessioni landline o wireless, se Internet è ovunque non si vede perché non dovrei accendere Spotify invece di mettere su un CD. Del resto abbiamo anche smesso o quasi di inviare fax o di usare il telefono fisso. Come dicevo prima, il numero di persone che amano poter dire di “possedere” la propria musica è ancora molto elevato e negli ultimi anni c’è addirittura un ritorno di appassionati di dischi in vinile (con effetti comici perché molto spesso la musica viene da master digitali mal convertiti in analogico e la presunta qualità del microsolco va a farsi benedire, restano solo i fruscii). Ci saranno per forza delle nicchie di “giapponesi nella giungla del policarbonato o del vinile”, ma i consumi in streaming continuano ad aumentare come penetrazione e anche la consapevolezza degli utenti cresce, Spotify e compagnia bella hanno il loro miglior successo nel consumo via smartphone.

L’idea che siano i servizi online a scovare la musica che potrebbe piacerci al posto nostro, non ci toglie un po’ il gusto della ricerca e, in alcuni casi, della scoperta casuale, tipo “serendipità”?

Capisco molto bene il senso della domanda e in parte sono d’accordo. Per citare ancora una volta Deezer la “discovery” secondo loro è la chiave di tutto perché la scoperta di nuovi generi e artisti giustifica l’interesse a creare generi e artisti sempre nuovi, alimenta il motore della creatività. Bisogna sempre distinguere quelle che sono funzioni di recommendation puramente basate su algoritmi e discovery guidata da redazioni di esperti e curatori (o un misto tra le due cose, stile Deezer appunto). L’algoritmo puro è una strategia scelta da servizi italiani recenti come Mentor.fm o Smarfle. Servizi come Serendip fanno addirittura leva sul concetto di serendipità per attirare nuovi adepti su piattaforme di “social discovery”. Anche qui le lezioni del passato forse servono: storicamente i servizi che pretendevano di dare tutto il controllo a singoli consumatori, immaginando che tutti avrebbero avuto voglia di esplorare, cercare, inseguire, non hanno avuto un grande successo. Siamo tendenzialmente pigri e se proprio non siamo appassionati e non abbiamo una mentalità da collezionista, forse un buon suggerimento che ci arriva dall’esterno finisce per avere un risultato più gratificante rispetto a un “questo l’ho trovato io” che molti si stufano presto di praticare. Tutto dipende naturalmente dall’efficacia del modello di recommendation adottato.
Io tendenzialmente amo molto l’approccio del cured content, dell’esperto che mi guida e mi dà consigli, ma appartengo a una minoranza di consumatori impegnati (soprattutto di certi generi musicali). In campi musicali recenti dove sono molto, molto ignorante, mi trovo spesso ad ascoltare in streaming brani di gente di cui non sospettavo l’esistenza ma che mi coinvolgono. Per mia natura preferisco quando il consiglio arriva da una stazione radio intelligente, ma è sempre più facile che l’ascolto avvenga su Spotify o Rdio e compagnia bella.

Ultima cosa: secondo te esiste davvero l’esigenza di usare i servizi di cloud music, di avere tutta la propria musica sempre a disposizione o è solo una “moda” passeggera?

È un po’ quello che si è detto prima: il cloud storage in generale sta prendendo molto piede, forse inizialmente più per rendere più agevole attività lavorative che ormai coinvolgono l’uso di più dispositivi e più sedi di lavoro. Negli ultimi anni abbiamo imparato ad avere molta più familiarità con il concetto di “archivio” personale, quando abbiamo scoperto che sul PC potevamo tenere di tutto. iTunes ha definitivamente imposto questo concetto. Tanto è vero che prima della grande affermazione degli smartphone c’è stato l’avvento di una tipologia di prodotto, il NAS domestico, che veniva incontro proprio all’esigenza di chi voleva avere il pieno controllo della sua multimedia-teca. Poi però dal PC siamo passati alla metafora dello smartphone e sempre di più il concetto di archivio perde fisicità. Lo smartphone avrà per definizione una memoria locale non infinita e contemporaneamente sarà sempre più un device isolato rispetto ad accessori come dischi esterni e NAS. Il NAS naturale (perdonate il bisticcio) dello smartphone è il cloud storage. Mi sentirei quindi di dire che se il cloud storage dovesse risultare come una moda passeggera sarà perché lo smartphone stesso sarà una moda passeggera. Anche qui, la tendenza storica ci insegna che le varie tipologie di memorie fisiche tendono ad avere una vita finita, cose come il floppy disc, che è addirittura sparito per evidente obsolescenza rispetto alle capacità necessarie, e persino i CD-ROM e i DVD spariscono dal radar mentale di molti utenti, anche di PC desktop. Credo che la praticità del cloud storage sarà sempre più un dato di fatto, nei vincoli imposti dalla disponibilità di connettività (ancora oggi basta andare in vacanza al mare e la musica te la devi portare sulla chiavetta o nella memoria del cellulare). Un altro fattore che oggi viene un po’ trascurato è l’evoluzione delle memorie fisiche, flash o ottiche che siano. Quando le schedine del formato microSD o simile avranno un Terabyte di capacità e costeranno cinque dollari, è anche possibile che uno si faccia un po’ di copie che saranno sempre accessibili con i vari cellulari che ha in tasca, con l’idea (magari illusoria) che in questo modo potrà sempre avere a disposizione tutto. Ma il cloud storage manterrà i suoi vantaggi “gestionali”, con aspetti come la sicurezza e l’availability demandati ad altri: tutto alla fine sarà legato alla capillarità delle connessioni.