15 app usate dagli adolescenti (aggiornamento: gennaio 2020)

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L’idea di creare questa presentazione (e questo video), a corredo dei miei corsi sui pericoli della Rete, è nata dopo aver scritto l’articolo “Le app amate dagli adolescenti (e che gli adulti non conoscono)” per Agenda Digitale.

Vi sono elencate 15 app che usano gli adolescenti dell’inizio 2020. Da quelle un po’ più note, come ThisCrush e Twich, a quelle più oscure, come Omegle e Lipsi. Ecco il video con slide e commento:

Per approfondimenti per anche seguire il mio podcast Genitorialità e tecnologia.

Villaggio Tecnologico, seconda puntata: LinkedIn e storytelling

Villaggio Tecnologico è un portale dedicato alla tecnologia e un nuovo format televisivo dedicato alle news tecnologiche, in onda su Lombardia TV (canali DTT 99 e 599 per la Lombardia, 219 per il Piemonte, 665 per la Liguria, 888 per Emilia Romagna e Lazio, e in streaming su www.lombardiatv.com).

Sin dalla prima puntata tengo una rubrica sulla comunicazione digitale. In questo episodio parlo delle cinque dritte per trovare lavoro con LinkedIn.

Qui invece potete vedere l’intera prima puntata:

Personal branding: 5 errori che ho fatto (e che forse stai facendo anche tu)

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Personal branding” è ormai diventata una buzzword, una parola fin troppo di moda.

A mio avviso il personal branding è un mix di reputazione digitale, monitoraggio e promozione tramite i contenuti online. Questo l’ho capito lavorando sul mio personal branding da quasi dieci anni (all’inizio, quando scrivevo per Computer Idea, mi leggevano oltre 200.000 persone, ma non mi conosceva praticamente nessuno).

In questo paio di lustri, soprattutto all’inizio, ho commesso diversi errori.

Elenco qui i cinque più vistosi dal mio punto di vista.

1. Aspettare che tutto sia perfetto

Esiste una sindrome del perfezionismo. Secondo uno studio inglese della York St. John University un “perfezionismo positivo” può portare alla definizione di elevati standard. Ma c’è anche un “lato oscuro” del perfezionismo, che porta invece a esser costantemente preoccupati di sbagliare e ad avere dubbi sulle proprie prestazioni, provocando stress, depressione, disturbi alimentari fino al burnout.

Ma soprattutto – aggiungo io – ti paralizza. Mentre ti stai fossilizzando sul progetto di pubblicazione del tuo primo libro e ti trascini per mesi e mesi tra correzioni e revisioni e un’inquietante procrastinazione, i tuoi competitor ne hanno già scritti un paio.

2. Sbagliare posizionamento

Il brand positioning – strategia per collocarsi sul mercato in modo corretto – funziona anche per i professionisti, non solo per le aziende. Prevede che ci si focalizzi su una sola specializzazione e ci si differenzi dai competitor. Anch’io anni fa tenevo il piede in troppe scarpe e facevo le stesse cose di tutti gli altri: giornalista online part-time, il blogger, il social media manager, il consulente sulla comunicazione digitale, il formatore, lo speaker e altro ancora che nemmeno ricordo. Ho dovuto dare una bella sforbiciata!

3. Sbagliare la scelta dei canali

Una volta definito il tuo posizionamento, e capito soprattutto che devi partire, occorre scegliere i canali giusti di comunicazione. L’errore peggiore che puoi fare -, e che anni fa feci anche io – è quello di puntare tutto su canali non proprietari, altrui. Bello Facebook, carino Instagram, fantastico LinkedIn. Ma non è roba tua, sei ospite. L’altro giorno ho visto il profilo LinkedIn di uno che si presenta come “Esperto di Google+”: talmente esperto che non si è accorto che Google+ è morto?

4. La storia del ciabattino con le scarpe rotte

La comunicazione digitale è il tuo biglietto da visita. Giustificare canali social mezzi morti, lasciati alla deriva, dicendo che non si ha tempo per gestirli perché si preferisce lavorare su quelli dei clienti è una follia. Per carità! Questo vale non solo per chi lavora nel mondo della comunicazione: faresti riparare i graffi all’auto da un carrozziere che gira con una macchina piena di bozzi e ghirigori?

5. Non pensare alla “conversione”

Fare tanta comunicazione finalizzata solo al branding, farsi conoscere, non basta. L’obiettivo, in fin dei conti, deve essere quello di “chiudere”: convertire un lettore in un cliente è un’arte, ma soprattutto è operazione che richiede tempo, pazienza, dedizione, sudore. “No pain, no gain” dicono gli atleti. Chi si avvale dei nostri servizi si deve fidare.

Per questo costruire un rapporto con la propria comunicazione online non è cosa semplice. Ma si può, si deve fare!

♦ Per approfondire tutti questi temi, e molti altri e per imparare a fare personal branding in modo efficace ti aspetto al prossimo corso “Personal branding e digital reputation” di Primopiano.

Ci saranno come sempre tante esercitazioni pratiche e un mio nuovo metodo basato sulla gamification, il metodo PlayBrand.

“I trend social del 2020”: la mia intervista per il settimanale F

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La giornalista Tamara Ferrari del settimanale F di Cairo Editore (il primo femminile in Italia con 110.000 copie) mi ha intervistato sul tema dei trend social del 2020. L’articolo è stato pubblicato sul numero 2/2020 in edicola il 14 gennaio 2020.

Ecco l’intervista sui trend, sul benessere digitale, sulle app più usate dagli adolescenti, sull’intelligenza artificiale e la realtà aumentata:

Il video della presentazione ufficiale del metodo O.P.E.R.A. a Dalmine (BG)

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Il mio metodo O.P.E.R.A. per la creazione dei contenuti efficaci online è stato presentato ufficialmente, per la prima volta al pubblico, durante un seminario di Bergamo Sviluppo al Point di Dalmine, in provincia di Bergamo, lo scorso 18 dicembre 2019.

Ecco il video integrale della presentazione:

Contattami per approfondire il metodo oppure organizzare un workshop pratico:

Scrivimi

Le app amate dagli adolescenti (il mio articolo per Agenda digitale)

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Questo articolo è stato pubblicato su Agenda Digitale l’8 gennaio 2020.

Le app amate dagli adolescenti (e che gli adulti non conoscono)

Anche se quando si parla di app di successo tra gli adolescenti si pensa ai vari Instagram e TikTok, i ragazzi sono già passati oltre, su altri luoghi virtuali. E non sempre c’è da star tranquilli. Ecco le app che vanno per la maggiore tra i giovanissimi.

Da anni tengo corsi sull’uso consapevole della tecnologia nelle scuole di mezza Italia e ultimamente mi sono imposto di raccogliere informazioni sulle app che usano gli adolescenti.

I media parlano sempre e solo di Instagram e TikTok, oltre che dello scontato WhatsApp, ma sospettavo che i ragazzi stessero già andando (anche) altrove. Un po’ come quando ho fatto uscire una puntata su Fortnite e molti ragazzi si erano già spostati su Apex Legends.
I ragazzi, adolescenti ma anche pre-adolescenti, spesso frequentano luoghi virtuali pericolosi. Tra le tante app citate dal centinaio di ragazzi monzesi che ho interpellato nelle ultime due settimane, una decina mi ha particolarmente colpito. Anche perché, lo ammetto, alcune non le avevo mai sentite nominare.

Premetto che non tutte sono app di successo al pari di Instagram, ma certo iniziano a circolare.

Eccole.

ThisCrush

Questo social network, che spesso vedo linkato nelle “bio” di Instagram (la presentazione pubblica, unico luogo di Instagram dove inserire un link cliccabile), ha la particolarità di consentire invio e ricezione di messaggi anonimi. Del resto nasce per confessare una “cotta” (crush). Anonimato e messaggi non vanno d’accordo e il pericolo cyberbullismo è alto: il Messaggero ha raccontato, qualche settimana fa, che a seguito di una serie di offese anonime apparse su ThisCrush una tredicenne si è tolta la vita gettandosi dal nono piano della sua abitazione in zona Aurelio, a due passi dal Vaticano.

Tellonym

Anche Tellonym (il nome richiamo l’anonimato ma anche la frase inglese “tell on him”), al pari di ThisCrush e sulla scia del successo di Ask.fm degli anni passati, è un social network che permette di ricevere domande in forma anonima (in gergo “tells”). Cito una delle recensioni su Play Store: “Molto bello ma potrebbero segnalare subito gli insulti pk dietro ad uno schermo c’è una persona che ci rimane male”.
Altre due alternative per ricevere domande anonime sono F3 Yolo.

Omegle

Il claim di questa app (che si pronuncia “omigol”) è inquietante, se pensiamo ai nostri figli: “talk to strangers”, parla con sconosciuti. Non serve nemmeno registrarsi per comunicare uno a uno. L’Arena racconta di una ragazza che, adescata su Omegle, è stata costretta a infliggersi dei lividi e spedire foto.
Un’alternativa è Azar, una “random chat” che ricorda la famigerata Chatroulette di qualche tempo fa.

Discord

Free Voice and Text Chat for Gamers”: serve agli oltre 250 milioni di videogiocatori iscritti per parlare e messaggiare tra loro, tant’è che qualcuno la definisce “la Slack dei videogiocatori” (Slack è un’app di collaborazione aziendale). Come racconta La Repubblica, un anno fa Ninja, il campione di Fortnite, ha spiegato durante una diretta al rapper Drake come usare Discord durante una sessione del battle royale di Epic Games: questi influencer possono spostare milioni di gamers.
Discord si presenta come alternativa a TeamSpeak.

Twitch

Piattaforma di live streaming di proprietà di Amazon dal 2014, consente ai ragazzi di seguire sessioni di gioco (e di eSport) altrui. In gergo, permette di quindi di “streammare” le partite. Da qualche tempo Twitch ha introdotto diverse funzioni che lo rendono simile a un social network: come evidenzia Libero, la possibilità di inviare messaggi privati ad altri utenti o Pulse, una sorta di timeline alla Facebook.

Un’alternativa è Mixer.

21 Bottons

Definito il “social network della moda” oppure “fashion app”, 21 Buttons permette di pubblicare i propri outfit e ispirarsi scorrendo quelli altrui. Prevede l’e-commerce: i tag sugli abiti rimandano direttamente agli acquisti. In Italia dal 2017, 21 Buttons ha fatto il boom di iscritti, attratti anche da influencer come Chiara NastiAlice Campello e Giulia Gaudino.

Amino

Amino è un’app social pensata per riunire persone con gli stessi interessi su svariati argomenti, come vent’anni fa si faceva con i newsgroup. Inizialmente ospitava discussioni su anime, manga, cosplay e giochi, ora si parla di tutto: da Minecraft a Harry Potter, ma anche di problemi adolescenziali.

Funimate

Video editor con molti effetti speciali, in pratica Funimate è un’alternativa a TikTok: del resto anche questa viene definita un’app dove è possibile fare il lip-synk (muovere le labbra simulando di cantare una canzone famosa o recitare una celebre scena di un film, come in un play-back).
Altre due app usate per fare video sono Triller e Zoomerang.

Picsart

Picsart è un editor di foto, usato 60 milioni di utenti ogni mese, che consente di applicare moltissimi effetti: uno dei più popolari, ultimamente, è Sketch, perché consente di trasformare la propria immagine in un disegno. Le immagini ritoccate possono essere condivise come in qualsiasi social media.
Altra app del genere, molto apprezzata dai ragazzi (e non solo), è VSCO.

Zepeto

Zepeto, app sugli scudi un annetto fa (nel novembre 2018 è stata la più scaricata in Italia), è social network dove non interagiscono direttamente i ragazzi, ma i loro avatar (creati a partire da selfie), le cui foto spesso finiscono su Instagram. Ricorda per alcuni versi Second Life, in attesa del debutto dell’Horizon di Facebook.

 

Il webinar de L’Eco della Stampa su LinkedIn e social selling

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L’Eco della Stampa, nel 2019, ha prodotto tantissimi contenuti: articoli, video, audio ed eventi. Sono ben 31 i comunicatori che hanno aiutato, raccontando le loro esperienze e soprattutto svelandoci la loro visione del futuro. Tra questi ho avuto l’onore di esserci anche io.

Guarda qui un estratto:

Villaggio Tecnologico, prima puntata: 5 dritte per trovare lavoro con LinkedIn

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Villaggio Tecnologico è un portale dedicato alla tecnologia e un nuovo format televisivo dedicato alle news tecnologiche, in onda su Lombardia TV (canali DTT 99 e 599 per la Lombardia, 219 per il Piemonte, 665 per la Liguria, 888 per Emilia Romagna e Lazio, e in streaming su www.lombardiatv.com).

Sin dalla prima puntata tengo una rubrica sulla comunicazione digitale. In questo episodio parlo delle cinque dritte per trovare lavoro con LinkedIn.

Qui invece potete vedere l’intera prima puntata:

Il metodo O.P.E.R.A. per creare contenuti online che convertono

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Da anni tengo corsi sulla comunicazione digitale e un bel giorno mi imbattei in questa immagine:

Vi erano alcune indicazioni molto interessanti: l’idea di inserire l’immagine di una persona, un volto, oppure quella di usare alcune armi di persuasione note, come la riprova sociale (social proof). Ma un altro dettaglio mi saltò subito all’occhio: nell’analisi del post sponsorizzato di Hootsuite era evidenziata la distinzione tra elementi razionali ed elementi emotivi.

Iniziai a riflettere su questa dicotomia e mi venne in mente la mia passione per i romanzi storici. Perché sono più coinvolgenti e piacevoli di un libro di storia? Per il mix di razionale (la cronaca dell’epoca) ed emozionale (le vicende dei protagonisti): il film “Il nemico alle porte” è certamente più coinvolgente di un documentario sulla battaglia di Stalingrado perché la Storia con la S maiucola si mischia con la storia con la s minuscola del cecchino Vassili Zaitsev, soprattutto nello scontro con il tiratore nazista Maggiore Koenig. Ma è quest’ultima storia che coinvolge.

In quel momento però, non avendo mai sentito parlare di neuromarketing, archiviai l’informazione in qualche recondita zona del cervello, non scandita da alcuna fMRI, senza farmene più nulla.

Che cos’è e come funziona il metodo O.P.E.R.A.?

Negli anni successivi incontrai molti modelli che spiegavano come creare contenuti che funzionano, per esempio A.I.D.A. (Attenzione-Interesse-Desiderio-Azione) o P.A.S. (Problem-Agitate-Solve) o ancora S.E.M. (Strategic Experiential Module), ma in questi casi, come in altri, non trovavo quel giusto mix di emozionale e razionale, ma soprattutto non rappresentavano modelli semplici, concreti ed efficaci per guidare gli studenti dei miei corsi nella realizzazione di contenuti che convertono. Allora mi sono creato il mio modello personale: O.P.E.R.A.

Parto dal principio. O.P.E.R.A. è un acronimo che sta per:

  • OBIETTIVO
  • PAIN
  • EMOZIONALE
  • RAZIONALE
  • AZIONE

Questo schema non serve solo per interpretare i contenuti online ma vuole essere un modello per la creazione di un contenuto sul Web in grado di convertire un lettore (prospect) in un lead. Quindi non è adatto a qualsiasi contenuto, ma a quelli che vogliono spingere i lettori ad azioni concrete.

O.P.E.R.A. funziona così, ecco la spiegazione di ogni voce.

OBIETTIVO: prima della costruzione di un contenuto devi partire dal perché. Perché stai creando questo contenuto? Che cosa vuoi ottenere? Chi vuoi coinvolgere, quale target? Sono tutte domande indispensabili, senza le quali si rischia di fare cilecca.

PAIN: dopo aver individuato l’obiettivo della comunicazione e, quindi, il target di riferimento, devi individuare il problema che toglie il sonno a chi legge il contenuto, o al limite il suo bisogno impellente.

EMOZIONALE: prima ancora di conquistare il lettore con offerte irresistibili, devi attirarne l’attenzione. In due modi: con un ottimo contenuto visuale per ottenere lo “stop the scroll” (fermare il frenetico scorrere dei contenuti in una bacheca virtuale, come fa la scimmia che vedi sopra) e con un altrettanto buon copy, per dimostrargli che farebbe bene a leggere oltre. Immagine e testo non devono essere ridondanti: devono dire cose diverse, complementari, per completare il messaggio.
Gerald Zaltman sostiene, al pari di Daniel Kahneman, che la nostra “mente” sia composta da elementi consci (di cui siamo consapevoli) ed elementi inconsci (di cui non siamo consapevoli). Quello che è sconvolgente delle intuizioni di Zaltman è che il 95% della nostra attività mentale ha luogo nella mente inconscia, mentre spesso si presuppone che i consumatori possano analizzare e descrivere con facilità le proprie emozioni e processi decisionali (un tempo si parlava di uomo razionale, homo oeconomicus).

RAZIONALE: ogni volta che realizzi una strategia di marketing, stai facendo una promessa a qualcuno. Nel caso specifico prometti di risolvere il suo problema, quindi devi evidenziare il beneficio del bene o servizio proposto. Il lettore si chiede “What’s in it for me?”. Bene, digli chiaramente che cosa ci guadagna.

AZIONE: la call to action finale, come nel modello A.I.D.A., è il naturale approdo di tutta la comunicazione; è come il gol nel calcio, dopo un’azione manovrata e un bell’assist. Non sempre è scontato: ti è mai capitato di andare a un evento bellissimo ma di uscirne con la domanda “e quindi?”. L’utente vuole essere guidato.

Un esempio di applicazione del metodo O.P.E.R.A.

Ecco il metodo O.P.E.R.A. in azione per questo post di GoDaddy (piattaforma per la registrazione dei domini):

La prima presentazione del metodo O.P.E.R.A. al Point di Dalmine

Il metodo O.P.E.R.A. è stato presentato per la prima volta al pubblico durante un seminario di Bergamo Sviluppo al Point di Dalmine. Ecco il video integrale della presentazione:

Queste le slide che ho usato durante la presentazione:

Metodo_Opera_Gianluigi_Bonanomi

Queste alcune foto e riverberi social dell’evento:

Ne parliamo?

Se vuoi saperne di più sul metodo O.P.E.R.A. o fare un corso per la sua applicazione pratica, scrivimi:

Scrivimi!

“33 dialoghi tecnologici con nativi digitali”: il mio articolo per Agendadigitale

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Questo articolo è stato pubblicato su Agendadigitale con il titolo “Ma come parlano i “nativi digitali”: prove di dialogo tecnologico“.

I temi della privacy, sicurezza, social network, fake news e pericoli della rete in generale condensati in trentatré botta e risposta con i ragazzi delle scuole italiane. Da strimmare al cognome di Google, quante scoperte

Da anni giro le scuole di mezza Italia per incontri sull’uso consapevole della tecnologia e non solo. Spesso si parla di privacy, sicurezza, social network, fake news e pericoli in generale. Da un paio d’anni ho deciso di appuntare i dialoghi e le domande più strani, per realizzare una specie di “io speriamo che me la cavo 2.0”. Ecco trenta reperti.

Privacy

Prima media, workshop sulla privacy. Devono scrivere le regole. Eccone alcune, con i miei commenti:

  • “Non parlare mai con nessuno” (ottimo per misantropi)
  • “Non comprare droga e armi su siti insicuri” (meglio farlo su Groupon, così oltretutto risparmi)
  • “Non blastare” (questo era un parente di Mentana pentito)
  • “Non usare password insicure come quella di mia madre, che è 123456” (un compagno ha provato subito a entrare nella Gmail della madre)

Fake news

Workshop in una scuola media (secondaria di primo grado, pardon), parliamo di accesso alle informazioni e fake news.

Un ragazzo dice:  “Ho letto che l’ossigeno è una droga: ti fa vedere una realtà alternativa, che non esiste. Se potessimo smettere di respirare, vedremmo la realtà com’è davvero”.

– Sembra una bufala messa in circolo dalla lobby dell’anidride carbonica.

– Dice sul serio?

– No, ma è più credibile il terrapiattismo.

Il test CAPTCHA

Seconda media, faccio fare un esercizio al PC.

Un dodicenne alza la mano:

– Prof, Google mi chiede se sono un robot. Che cosa devo fare?

– Niente: se non hai superato il test CAPTCHA, sei un robot.

– Davvero?

Analfabetismo funzionale

Parlo di fake news e analfabetismo funzionale, a un certo punto dico che il linguista Tullio De Mauro è scomparso.

Uno alza la mano: – In che senso scomparso?

Rispondo: – Eh, è un eufemismo per dire che è morto!

Lui: – E hanno fatto sparire il cadavere?

Dati personali

– Ragazzi, state attenti alle condivisioni di informazioni personali, anche con i vostri amici.

Un ragazzo: – Ma io non ho amici!

– Beh, non hai problemi di privacy.

Il cane di Chiara Ferragni

Seconda superiore:

– Forse non sapete che il cane di Chiara Ferragni ha 300mila follower su Instagram…

In coro: – MATILDA FERRAGNI!

Bufale napoletane

– Qualcuno sa perché le fake news si chiamano bufale?

Un ragazzo: – Le avranno inventate i napoletani.

I terrapiattisti

– Prof, a proposito dei terrapiattisti, lei sa dove ci si iscrive?

Pedofilia

Corso sul benessere digitale in una scuola superiore. Mostro una slide sull’uso di Snapchat. Un ragazzo alza la mano e chiede: – Se gli utenti sono soprattutto minorenni, quei pochi anziani sono tutti pedofili?

La matrice di Eisenhower

Corso in una prima superiore sul benessere digitale. Esercizio sulla matrice di Eisenhower. Una ragazza ha scritto:

Importante e urgente: non ingrassare

Importante ma non urgente: Games of thrones

Urgente ma non importante: tagliare le unghie

Non urgente e non importante: leggere le Stories di Chiara Ferragni

Google+

Workshop in una classe prima media su social e privacy:

– Che piattaforme social usate?

Ne elenchiamo parecchi, uno alza la mano: “Google+”.

Era talmente inutile che nessuno si è accorto che l’hanno chiuso.

Uso consapevole dei social

Prima media, workshop sull’uso consapevole dei social.

Uno dice:

– A mio padre escono donne nude da tutte le parti…

– E non hanno freddo?

– Ahahahah, ma perché ci sono quelle foto nelle sue pubblicità?

[Qui ho taciuto la verità sul retargeting e, soprattutto, sulle abitudini del padre.]

– OK, ora spiego a tutti cos’è lo spam.

Il duro lavoro del giornalista

Terzo media, mi si avvicina un tredicenne:

– Che cosa devo fare per diventare un giornalista?

– Niente! Così ti abitui alla disoccupazione.

Netiquette

Workshop sui social in una terza media, parliamo di netiquette: faccio scrivere delle regole. Uno scrive: “Se bestemmi online, sostituisce la parola DIO con tre asterischi”.

A proposito di Influencer

Uno mi chiede: “Prof, se ho 35 follower su YouTube, posso essere definito un influencer?”

Fidanzate e dark web

Sicurezza online, un ragazzo alza la mano:

– Un mio conoscente ha comprato delle fidanzate su dark web.

Secondo me non erano proprio fidanzate, ma non lo dico.

Facebook e gli Iron Maiden

Scuole medie, ho davanti un centinaio di undicenni. Chiedo quanti usano WhatsApp: tutti. Quanti Instagram: oltre la metà. Quanti Facebook: nessuno. Perché? chiedo.

Alza la mano una ragazzina:

– Prof, Facebook è vecchio, l’hanno creato tantissimi anni fa e con noi non c’entra niente.

Indossa una felpa degli Iron Maiden.

Copyright o copyleft?

Scuole medie, alla mia domanda su che cos’è il copyright, uno mi ha risposto: “Copiare con la mano destra”.

Privacy 2

Seconda media:

– Qualcuno di voi ha avuto problemi relativi alla privacy?

– Io!

– Che cosa ti è successo?

– Una volta un signore mi ha fatto un sacco di foto al parco.

– Lo conoscevi?

– No, ma adesso so chi è perché l’hanno arrestato.

Voce del verbo strimmare

– Prof, ma lei strimma?

– No, ma se non la pianti strillo.

Intendeva chiedermi se faccio lo streaming, credo delle partite ai videogiochi (si dice “streammare su Twitch”, per esempio).

Il concetto di reato

– Prof, ma se io ho un telefono non tanto bello, tipo l’iPhone 5S, e trovo per terra un Huawei P10, posso tenerlo? Cioè, è giusto o è un reato?

Lo sfondo del desktop

– Prof, ma lei è su Internet!

– Davvero?

– Sì, guardi!

[Mi mostra il mio sito sul suo PC.]

– Porca miseria, hai fatto bene ad avvisarmi.

– Si figuri, ora posso mettere la sua foto come sfondo del desktop?

Il motore di ricerca

Chiedo in una prima media:

– Che cosa si intende per “motore di ricerca”?

– È un motore.

– Un motore per fare cosa?

– Per cercare.

– E che cosa cerca questo motore?

– Sé stesso.

Il cognome di Google

Qual è la differenza tra Google e Google Chrome?

– Chrome è il cognome.

– Il cognome di chi?

– Di Google!

Hacker e consenso

Lezione in una scuola media. Chiedo di definire le regole per l’uso della Rete, dei social, delle app di messaggistica. Un ragazzo dice: – Bisogna dare il consenso agli hacker.

Dipendenza dalla rete

Corso sul benessere digitale alle superiori. Una cinquantina di ragazzi hanno fatto un test sulla dipendenza dalla Rete. Uno ha chiesto se il test poteva farlo online e non con carta e penna. Gli ho detto che poteva anche non farlo, il test.

I criteri di Aranzulla

– Cercate i criteri per smascherare i fake.

Uno alza la mano: – Prof, in base ai criteri di Aranzulla io sono un fake. È vero?

Il VAR

Prima media, lezione sulla privacy online. Spiego che cos’è un’informativa.

Un ragazzo alza la mano. Prima che gli conceda la parola, fa il gesto del VAR: – Non ho capito bene e volevo la moviola.

Al ladro!

Workshop su sicurezza e privacy. Spiego che alcuni ladri scoprono su Facebook quali case svaligiare.

Un ragazzo alza la mano:

– Anche mio padre!

– Tuo padre svaligia gli appartamenti?

– No, volevo dire che anche mio padre lo dice.

La password

Workshop su privacy e sicurezza online. Discorso password, un ragazzo alza la mano:

– Posso usare come parola-chiave la mia data di nascita?

– No.

– Allora devo cambiarla.

– Domani mattina dì ai tuoi di accompagnarti all’anagrafe.

Cosa non fare online

Domanda in una prima media: che cosa non fareste mai online?

Ragazzino: “Il mio papà mi ha detto di non fare il pedofilo”.

L’anti-influencer

– Parliamo degli influencer

Uno, triste, alza la mano e dice:

– Io sono l’anti-influencer, prof!

– Che cosa vuol dire?

– Ho un solo follower.

– Beh, almeno uno ti segue.

– Già. Ma sono io: è il mio account fake.

Cialtronaggine e scetticismo

– Prof, Ma chi ci dice che lei non sia un cialtrone?

Forse ho esagerato nell’insistere sullo scetticismo.